REPORTAGE Santiago piange 'un inferno annunciato'
La disperazione dei familiari, orrore e polemica fra i testimoni
Le immagini del treno deragliato












di Alberto D'Argenzio
Santiago de Compostela 25 luglio - L'obitorio improvvisato e' nel palazzetto multiuso Fontes Do Sar, a un paio di chilometri da quella curva maledetta, dove restano ben visibili le tracce di orrore del treno della morte. Oggi e' una calamita di disperazione. "Questo non può succedere a me, voglio morire", urla una madre che cerca cio' che resta di un figlio di 20 anni. È già passata per tre ospedali, e niente: tra i feriti - magari gravi, ma vivi - non c'é. Dietro di lei arriva trafelata Cecilia: l'hanno chiamata i genitori, suo cugino è tra i defunti. ''È da ieri sera che lo cercavamo, adesso ci hanno detto che è qui, non c'è nulla da fare. Aveva 28 anni, era venuto da Madrid per la festa''.
La festa e' quella di San Giacomo, che ogni anno attira a Santiago de Compostela folle di pellegrini e visitatori, dalla Spagna e da mezzo mondo. Oggi sarebbe dovuta essere l'apoteosi e invece e' il giorno del lutto. I ceri funebri, in Cattedrale, hanno preso il posto fin dalla notte dei fuochi di artificio. E' un lutto che si colora qua e là di disperazione, ma anche di rabbia. "Da un lato è un miracolo", sospira Isidoro Castano, segretario del comitato di quartiere di Angrois la cui casa - presa in ostaggio da decine di troupe televisive - si affaccia sul curvone lungo il quale il convoglio Madrid-Ferrol, lanciato a 190 km all'ora, è deragliato uccidendo un'ottantina di persone: "E' un miracolo che nessuno del quartiere sia morto. Ci sono sempre bambini che giocano sulla piazza in cui è atterrato un vagone e anziani che parlano sulle panchine, invece ieri non c'era nessuno, sarebbero tutti morti". "Ma è una piccola consolazione di fronte a una sciagura che - dice Castano - poteva essere evitata con un sistema di sicurezza adeguato".
Non é il solo a pensare che sia stato un incubo annunciato. Certo, il macchinista ha imboccato quella curva a velocità folle e non può non finire sul banco degli imputati. Ma la tragedia, secondo la gente del comitato di quartiere, ha anche altre cause. "Hanno costruito la linea ferroviaria ad alta velocità due anni fa e si sapeva bene che quel punto é pericoloso, per cui presumevamo si fosse provveduto con i più moderni accorgimenti di sicurezza e prevenzione, invece nulla: non c'era accesso alla massicciata - accusa Isidoro Castano - era impossibile per le squadre di emergenza arrivare fin lì e l'eliporto non è stato usato''. Cosi' ieri ''è stato un inferno portare i soccorsi''. Chi abita là vicino non ha dormito tutta la notte, sul volto porta i segni della fatica e della paura, nelle orecchie le urla dei feriti. ''Un incubo'', sussurra più d'uno.
''Ieri sera - riprende il filo del racconto Castano, con la voce rotta - eravamo riuniti in una casa a una trentina di metri da qui per parlare dei problemi del quartiere quando abbiamo sentito un boato indescrivibile, sembrava un terremoto o un'esplosione, tutti abbiamo pensato al treno, non poteva essere altro''. La scena e' apparsa subito infernale. ''Siamo arrivati di corsa alla piazza, mi sono messo a gridare come un pazzo, era un girone dantesco, una colonna di fumo, come un fungo nero che copriva tutto. A sinistra il treno sventrato in fiamme e a destra il vagone che si era impennato spazzando via tutto, anche il palco dell'orchestra al centro della piazza. Un caos''. La memoria di testimoni come Anna Mayo, una donna che abita a poca distanza dal binario, o come Carlos, un volontario della Croce Rossa, corre alle ''grida di chi era intrappolato tra le lamiere''. "Immediatamente - raccontano - e' scattata la corsa ''a spaccare i finestrini per tirare fuori i passeggeri: ce n'erano di ogni età, bambini e vecchi, feriti e morti". Mentre i testimoni parlano, i vigili del fuoco issano un vagone. Una gru lo fa volteggiare in aria: un lato manca completamente, portato via dall'impatto come quasi tutti i sedili.
(ANSA)
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