domenica 25 maggio 2025

LA MIA RECENSIONE CINEMATOGRAFICA AL FILM "PELE':BIRTH OF LEGEND " CHE STA ANDANDO IN ONDA SU RETE 4.

 



Al Cinema nel 2016 ho visto volentieri il film dei fratelli Jeff e Michael  Zimbalist, un genere biografico e a tratti emozionante, che narra la storia del leggendario calciatore Pelè, che come tutti ricordano, ha portato il Brasile a vincere i mondiali di calcio nel 1958.

Ho trovato buona l' interpretazione  di Leonardo Carvalho, ovvero, il protagonista il cui vero nome è Edson Do Nascimento, detto in seguito Pelè. 

La tecnica registica dei fratelli Zimbalist ha  messo in evidenza lo stile di gioco di Pelè, detto il " ginga ", definito spregiudicato ma spettacolare con i passaggi di palla ( interessanti i vari zoom utilizzati  ) e, in sinergia con gli sceneggiatori, hanno posto in risalto l' importanza dell' influenza paterna ( anche il padre fu un calciatore ) sulla sua formazione atletica e lo spirito di rivalsa sociale che ha avuto genesi dall' ambiente di ristrettezze economiche  da cui proveniva Pelè.

Il flilm è distribuito dalla M2 Pictures e, se i fratelli Zimbalist avesserero aggiunto profondità alla leggenda, il risultato sarebbe stato ancora più emozionante!

Mi ha colpito la conferenza stampa in cui il vero Pelè, in riguardo a codesto film dichiara quanto segue : " Ci sono diversi momenti del film in cui ho dovuto fare fatica a fare il duro per non piangere ".


Un film da vedere ! #Pelè #calcio #Giornale



Laura Giovannelli Protani 


Novax algabbio?

 


Su un profilo Facebook, un rivoluzionario (nei suoi deliri mentali) lamenta di aver ricevuto un avviso di garanzia.

Ecco di cosa è accusato:



Inutile dire, dai suoi commenti, che non ha capito un cazzo della gravità delle accuse imputategli.


Ai 29 rivoluzionari vorrei consigliargli, in caso di condanna, di stare attenti se gli cascasse il sapone sotto la doccia perché rischiano di essere sierati altrimenti...

Per rimanere un tema di casi patologici presi a caso:






 


A questi guerrieri della ĺuce urge un Tso.


Per finire, in caso di condanna, di quei 29 analfabeti funzionali, mi auguro che fiocchino denunce a non finire contro Meta ( si pronuncia merda) per non aver mai combattutto veramente contro le fake news (da anni i nostri servizi segreti ne denunciano la pericolosità).

Ecco dove ho preso la bella notizia con l'immancabile elenco di merdate:






A Zuckerberg gli auguro un domani che mai finisse al fresco di trovarsi un'elefante sotto la doccia.

Fenix

Texas Tornado



 Quando, per la prima volta, vidi "Texas Tornado" in Tv, fui subito profondamente colpito. Avevo 10 anni ed Ultimate Warrior era il mio prototipo di wrestler: alto, una montagna di muscoli super definita, carisma da tutti i pori, capelli lunghi ed una energia pazzesca. Quel wrestler, per certi versi, aveva molti tratti in comune (tanto che, nel 1992, quando Warrior tornò sulle scene della WWF, in molti pensarono che sotto il face paint del Guerriero ci fosse proprio lui).


Dan Peterson, che conosceva "l'altra federazione", quella più tecnica, più solida e meno dedita allo spettacolo puro, ovvero la NWA, lo chiamava con quello che sapeva essere il suo vero nome, ovvero Kerry Von Erich, e ci parlava della sua parlata "texana", facendo anche una imitazione pazzesca.


Ricordo, molto ingenuamente, che rimasi un pò dubbioso: come poteva quel lottatore, così fortemente "americano", avere un cognome tedesco? Pensai ad un origine europea, da parte del padre, ma francamente i tratti somatici non è che fossero proprio quelli teutonici... non sapevo nulla dei Von Erich, della tragica storia della loro famiglia, e rimasi all'oscuro per molto tempo di chi - veramente - era Kerry Adkisson, ex-campione NWA, l'unico nella sua famiglia ad aver forse superato in popolarità il patriarca, suo padre Fritz.


Quando lo vedevamo in Tv durante le puntate di "Superstars of Wrestling", mai ci saremmo immaginati che proprio in quel preciso periodo, nonostante avesse vinto il titolo Intercontinentale battendo l'imbattuto Mr.Perfect (Curt Hennig), Kerry stava lottando una battaglia contro un dolore lancinante ed una depressione personale che lo avrebbe portato ad un gesto tragico.


Rispetto agli altri suoi fratelli, Kerry era il prototipo perfetto del wrestler anni 90: alto, muscoloso, amato da tutte le ragazzine che si stappavano i capelli per avere un suo autografo, fu l'unico che colpì Vince McMahon, che lo volle a sé nella WWF, con grande orgoglio del padre, che era stato avversario di Vince in qualità di promoter.


Ma Kerry, mentre aspettava sua figlia Lacey (anche lei, un giorno, futura lottatrice), ebbe un grave incidente con la moto, andando a sbattere contro una macchina della polizia e riportando gravi ferite ad un piede. Ferite che, da wrestler cresciuto con l'idea che "il business va prima di ogni altra cosa", non si curò minimamente di trattare con i dovuti tempi di guarigione, condizione che lo portò ben presto alla tragica amputazione dell'arto.


Kerry decise comunque di non arrendersi: nonostante il dolore fitto e costante, grazie ad una enorme forza di volontà, motivata dal principio base di non deludere un padre che riponeva tutte le aspettative di una carriera in questo mondo spietato praticamente solo su di lui, e grazie anche all'aiuto di antidolorifici in dosi abbondanti, decise di mettersi una protesi dentro uno stivale da wrestling, continuando la sua scalata al successo.


Entrando nel backstage, aveva detto a tutti che non poteva togliersi e mettersi l'attire perché, a seguito dell'incidente, aveva dovuto fare una operazione di "fusione della caviglia", per renderla stabile e permettergli di lottare senza problemi. Una scusa credibile agli occhi dei colleghi, che però nascondeva la drammatica realtà della sua condizione, che peggiorava giorno dopo giorno.


Solo una volta, durante un match contro Colonel De Beers, accidentalmente questi tolse lo scarponcino con la protesi dentro, in una sorta di effetto da film horror anni 80, con conseguente spavento mortale per il Colonello, che pensava di aver menomato per sempre il suo amico sul ring. Ma erano anni in cui internet e social media non esistevano, e fu quindi semplice nascondere la realtà e continuare la propria menzogna.


Purtroppo, l'uso smodato di antidolorifici portò il giovane Kerry a fare uso di tante altre sostanze, portando a peggiorare il suo rendimento nel quadrato. Ben presto, da essere campione e proiettato nel main event, fu messo sempre più in basso nella scaletta dei programmi WWF, fino alla naturale fine del suo contratto.


Un giorno, insieme a Bret "Hitman" Hart, mentre parlottavano tra loro del più e del meno, e della loro pazzesca vita in famiglie che avevano dedicato tutto a questa disciplina, Kerry confidò al canadese di aver voglia di rivedere i suoi fratelli, che lo avevano lasciato a seguito di drammatiche tragedie. Bret si era impaurito, ed aveva fatto leva su di lui parlandogli della famiglia, dei figli, del loro futuro. Un discorso che Kerry approvò in maniera sbrigativa, quasi a voler liquidare il suo interlocutore dopo essersi aperto un pò troppo con lui.


Dopo essere stato beccato ben due volte dalle forze dell'ordine per uso di sostanze illecite, e con l'alta probabilità di passare un periodo in gattabuia, Kerry prese la decisione di non attendere oltre per rivedere quei fratelli a cui era immensamente legato: il 18 Febbraio 1993, nel ranch di famiglia, pose fine alla sua storia su queste tristi terre.


Qualche giorno dopo, la notizia scorse come un brivido freddo lungo la schiena quando arrivò alle orecchie di The Hitman. Bret, insieme al fratello Owen, prese il primo volo per il Texas, per presenziare al funerale di Kerry.


Lì, Fritz e la sua ormai ex-moglie Doris, uniti nel dolore, seppellirono - ancora una volta - uno dei loro amati figli. Fritz fu contento che una parte degli Hart era lì, accanto a loro, nel dolore. Kevin, l'ultimo rimasto in vita dei fratelli, guardava senza parole, con sguardo perso nel vuoto, la bara scendere, mentre il becchino iniziava a buttare terra per coprirne il tumulo: era l'ultimo di loro, l'ultimo sopravvissuto... l'ultimo dei Von Erich.


Bret, vedendo lentamente la bara coprirsi di terra, ripensando a quel pomeriggio in cui l'amico, inavvertitamente, aveva confidato lui il tragico destino che si era riservato, chiuse gli occhi e penso tra sé e sé "arrivederci amico mio... ci vediamo ai cancelli del paradiso".


#kerryvonerich #vonerichs #texastornado #brethart #hitman #brethitmanhart #wwf #wwe #wrestling #maestrozamo

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Napoli campione d'Italia

 


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Antonella Mosetti, STUPENDA😍

 


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sabato 24 maggio 2025

L’IRAN PAGA DEI MINORENNI PER COMPIERE ATTENTATI IN EUROPA CONTRO OBIETTIVI EBRAICI E ISRAELIANI

 



Agenti iraniani reclutano adolescenti su Telegram e TikTok per compiere attentati in Europa contro obiettivi ebraici e israeliani. I minorenni accettano senza riflettere alle conseguenze delle loro azioni e spesso non sanno nemmeno che dietro alle persone che gli promettono premi in denaro ci sia il regime di Teheran. Gli incentivi finanziari vanno dai 120 euro per lanciare bombe molotov a 1500 euro per crimini più gravi come gli omicidi. Finora il teatro degli attacchi sono stati Svezia, Norvegia, Danimarca e Belgio ma non è escluso che i tentacoli iraniani si spingano fino in Italia. A Stoccolma lo scorso maggio un quindicenne armato fino ai denti, salì su un taxi direzione ambasciata israeliana. La polizia che già lo teneva sott’occhio, lo arrestò assieme ad un complice. A Göteborg un ragazzo di 13 anni è stato arrestato mentre sparava contro la sede di un’azienda israeliana specializzata nello sviluppo di tecnologie per il settore della difesa. E sempre contro lo stesso obiettivo un sedicenne e un ragazzo di 23 anni furono sorpresi a piazzare delle bombe nascoste in borracce termiche all’entrata principale dell’edificio. A Bruxelles lo scorso maggio le autorità avevano sventato un attentato contro l’ambasciata israeliana arrestando un gruppo di minori di 14 anni. A ottobre sempre a Stoccolma, erano stati uditi degli spari contro l’ambasciata israeliana. Una volta arrivate le forze dell’ordine si erano perse le tracce del sospettato che due giorni dopo a Copenaghen fece esplodere due ordigni nelle vicinanze della sede della delegazione israeliana nella capitale danese.

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