Viveva ai domiciliari in una località protetta da quando aveva deciso di collaborare con la giustizia. C'era lui nel mirino dei sicari del clan Alfano che nel giugno del '97 colpirono per errore la giovane mamma a salita Arenella
L'arresto di Luigi Cimmino e, nel riquadro, Silvia Ruotolo
Non ha portato via con sé i segreti di quasi quarant’anni vissuti al vertice della criminalità organizzata napoletana.
Quelli, davanti alla prospettiva di andare incontro - nella migliore
delle ipotesi - a una condanna ad almeno vent’anni di carcere, nella
primavera del 2022 aveva deciso di affidarli ai pm antimafia della
Procura partenopea all’epoca guidata da Giovanni Melillo. Quello di Luigi Cimmino, indiscusso boss della malavita della zona collinare, è stato un pentimento eccellente,
così come di primissimo piano è stato il suo ruolo nello scacchiere
criminale del capoluogo campano: era lui, infatti, a tenere ben salde le
redini del racket sugli appalti ospedalieri in città.
Ed era sempre lui l’obiettivo designato del commando di sicari del clan Alfano che nel giugno del 1997 entrò in azione in salita Arenella sparando all’impazzata nel tentativo, vano, di assassinarlo. Di quei trenta colpi di pistola uno, un maledetto proiettile vagante, uccise l’innocente Silvia Ruotolo. Luigi Cimmino, una vita vissuta da boss e poco meno di tre anni da collaboratore di giustizia, ieri sera è morto nella località protetta in cui aveva da poco ottenuto gli arresti domiciliari.
L’ex ras dell’Arenella da anni soffriva di diabete. Proprio il suo penultimo arresto avvenuto nel 2016 era maturato quando i carabinieri, nel corso di una perquisizione «mirata» eseguita a Chioggia, in provincia di Venezia, trovarono nel covo alcuni farmaci salvavita che fecero capire loro di trovarsi nel posto giusto: il boss era nascosto in un armadio e per lui non ci fu alcuna possibilità di scampo. A Luigi Cimmino non ha però dato scampo neppure il male incurabile che gli era stato diagnosticato alla fine dello scorso anno. Nel giro di pochi mesi le sue condizioni di salute sono precipitate, tant’è che il tribunale di Sorveglianza aveva deciso di concedergli gli arresti domiciliari in una località protetta. La stessa dove ieri ha esalato il suo ultimo respiro davanti a una cerchia ristretta di familiari. I funerali dell’ex capoclan saranno celebrati - come di consueto in casi di questo tipo - in forma strettamente riservata.
Cimmino, che aveva compiuto 64 anni lo scorso 15 marzo, era considerato il ras degli ospedali. Lui, insieme ad alcuni esponenti di spicco dei clan Lo Russo e Licciardi, pilotava appalti strategici in ambito sanitario: dai servizi di ristorazione e caffetteria alle ditte di pulizie, passando per le società incaricate delle ristrutturazioni dei padiglioni. Indicava le ditte e quando non lo faceva aveva comunque la forza di imporre estorsioni a cinque e sei zeri. Arrestato l’ultima volta nel maxi-blitz che alla fine del 2021 aveva azzerato il clan Cimmino-Caiazzo e pentitosi nella primavera del 2022, Cimmino, inizialmente difeso dall’avvocato Domenico Esposito e più di recente dalla penalista Carmen di Meo, era però riuscito a limitare i danni nel processo che lo vedeva imputato: in primo grado se l’era cavata con una condanna a «soli» nove anni di carcere.
Una delle sue ultime apparizioni in tribunale risaliva allo scorso mese di ottobre, quando Cimmino, chiamato a deporre in qualità di teste della pubblica accusa, aveva fornito nuove informazioni sul racket negli ospedali napoletani e indicato cinque strutture sanitarie finite nel mirino dei clan attivi tra la zona collinare e la periferia nord di Napoli: «Io e Giulio De Angioletti gestivamo il giro di estorsioni al loro interno e poi distribuivamo il denaro. Arrivavano un sacco di soldi. Anche i lavori nelle stazioni metropolitane dell’area collinare, compresa quella di Materdei, erano di nostra “competenza”». Il collaboratore di giustizia nel corso dell’udienza aveva a lungo parlato anche dei suoi rapporti con i clan Mallardo, Licciardi, Contini e Lo Russo, ai quali andava «una percentuale per ogni estorsione imposta al Vomero». È stato uno degli ultimi «lampi» del suo pentimento, poi la malattia e nella prima serata di ieri il decesso.
https://napoli.corriere.it/notizie/cronaca/25_aprile_16/e-morto-a-64-anni-il-boss-luigi-cimmino-era-il-bersaglio-del-raid-costato-la-vita-all-innocente-silvia-ruotolo-d927c57d-31c5-4a1c-9d3e-1ccfc8f96xlk.shtml
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