domenica 9 giugno 2013

MASADA n° 1469 4-6-2013 IL SEMIPRESIDENZIALISMO – LA DEMOCRAZIA AUTORITARIA

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Primo discorso di Mussolini il 16 novembre 1922 dopo la marcia su Roma:
«Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti»

Caratteristiche di una Repubblica semipresidenziale: tendenza ad una gestione egemonica e autoritaria del potere da parte del presidente, come conseguenza dell’eccessiva concentrazione di poteri nella sua persona.
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Stanno avvenendo cose tragiche in Italia nella completa disinformazione di media servili che preferiscono fare titoloni sui dissapori dentro il M5S piuttosto che informare del colpo di stato a marca Pd-Pdl che trasformerà la Repubblica parlamentare in Stato semipresidenziale con elezione diretta del capo di Stato. Al Senato la rivoluzione è stata già approvata “per alzata di mano” da Pdl e Lega. Contrari  i senatori dell'Udc, astenuti quelli del Fli, assentati per protesta (come Ponzio Pilato!!) Pd e Idv.

Spinoza
Alfano propone il semipresidenzialismo. Deve avere in mente un candidato molto basso.
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Alfano propone il semipresidenzialismo. Il tribunale di Milano rilancia con la seminfermità mentale.
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B semipresidente della repubblica.
Sì, e Licio Gelli presidente del consiglio!
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Presidenzialismo sul modello francese.
Le presidont Burlesquon.

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B sogna il presidenzialismo alla francese.
Ma con scappellamento a destra...

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Il PDL candida B alla presidenza della Repubblica, ma rimangono forti dubbi sulla proposta delle corazziere in tanga.
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Presidenzialismo alla francese. Che bella perifrasi per spiegarci che ce lo vuole mettere ancora in quel posto!
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Il «resistibile fascino di una soluzione ambigua» (Carlo Fusaro)
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Sartori: “In passato il dittatore rovesciava la democrazia, il passaggio all'autocrazia era manifesto, rivoluzionario. Oggi questo processo avviene senza alcuna rivoluzione, senza neppure bisogno di riforme. Il caso più eclatante è la Russia di Putin: formalmente resta un sistema semipresidenziale, ma di fatto un uomo solo si è impadronito del potere e di tutti i contropoteri previsti per contrastarlo.

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Enrico Grosso: “Il principale obiettivo di De Gaulle era stato quello di smantellare
il principio della centralità del Parlamento, su cui si basava la  Costituzione francese del 1946. Quell’operazione era stata vissuta come strumento diretto a sottrarre quanta più influenza possibile sulla gestione dell’indirizzo politico al vituperato ‘regime  dei partiti’, che nell’ottica del Generale e dei suoi consiglieri divide, inasprisce le
passioni, opprime le minoranze, getta il paese nella discordia. “
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Sartori: “Quali sono gli inconvenienti del semipresidenzialismo? Il più citato è che se il presidente non vince anche la maggioranza in Parlamento, allora il «maggior potere» passa a un primo ministro che, appunto, ha la maggioranza in Parlamento. Questa eventualità viene detta «coabitazione»; e viene demonizzata da chi non vuole il sistema francese. Ma questa coabitazione è avvenuta, in Francia, due volte; e non è successo niente di tragico. D’altro canto anche i presidenti Usa si trovano sempre più spesso in minoranza nel Congresso e anche lì il sistema funziona lo stesso. E se la coabitazione del semipresidenzialismo spaventa, per renderla altamente improbabile basta far coincidere l’elezione del corpo legislativo con quella del presidente.”
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Matteo r
La politica italiana dal dopoguerra in poi è sempre stata "indirizzata" e gestita da poteri occulti che, ogni qual volta si è stati a un passo da un vero cambiamento, hanno fatto in modo che quel cambiamento non avvenisse. Ricordate il golpe borghese nel 1970? O il coinvolgimento di apparati dello Stato nella strage di Brescia del 1974? Gli apparati e i servizi segreti hanno da sempre fatto in modo che le cose andassero come dovevano andare perché i centri di potere economici e politici dovevano e devono continuare il loro corso.
Oggi questa stessa situazione si sta verificando a livello europeo, siamo in balia di personaggi che tra finanza e potere non intendono correre rischi, ci indicano la strada da seguire, decidono le nostre politiche economiche, ordinano di non investire nel rilancio del paese, stabiliscono che dobbiamo rimanere ancorati all'euro pena la disfatta totale del nostro Paese. Ecco perché hanno deciso che un Governo lo si dovesse fare e con i soliti noti: per mantenere lo status quo che serve a loro per continuare a fare i loro interessi e a noi per rimanere nell'ignoranza.
Il M5S deve crescere, maturare, essere pronto, individuare alcune personalità che sappiano reggere il confronto e che allo stesso tempo informino la gente e indichino una via.  Di questo abbiamo bisogno e all'interno della legalità queste azioni devono essere forti e di rottura con il passato.
proposte?

1. Cominciamo col dire che per un anno la pubblica amministrazione non può spendere un euro in più dell'ordinario/necessario (chi ha lavorato in un ente pubblico sa benissimo che gli sprechi da quello parti sono vergognosi)
2. e che chi evade il fisco per cifre superiori ai 20.000 euro si becca 10 anni di galera 3. e che un datore di lavoro che viene trovato con personale "in nero" si becca 5 anni di galera

4. mentre chi assume personale non paga un euro di tasse. ...intanto cominciamo!

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Il presidenzialismo è il regime dei peggiori paesi africani come della Russia di Putin e non certo per far avanzare la democrazia, bensì per portare avanti pericolose forme di populismo che sono sfociate in dittature.
Se credete che la democrazia diretta sia la stessa cosa dell'accentramento del potere nelle mani di una sola persona avete un'idea di democrazia buona per il fascismo. Ma la democrazia in Italia è solo una verniciatura leggera sopra un paese che è rimasto fermo al medioevo o alle signorie.
Sono sistemi semipresidenziali:
Algeria  - Burkina Faso  -  Congo  -  Gibuti -  Egitto  -  Guinea - Guyana  -  Haiti  - Kirghizistan - Madagascar - Mali - Mauritania - Niger -  Russia -  Romania -  Senegal -    Siria - Taiwan - Tagikistan - Tunisia - Ucraina - Zimbabwe
Credete che in questi Paesi ci sia il massimo della democrazia?

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IL SEMIPRESIDEnZIALISMO E’ NEI PIANI DELLA P2

Il piano della P2 si è sviluppato un po' alla volta in questi 31 anni. Fu scoperto nel 1982 e riguardava 900 persone ma già a quel tempo gli affiliati erano più di 2000 ed era un piano della massoneria deviata italiana per distruggere dall'interno via via tutti gli strumenti democratici. In tutto questo tempo si è ammodernato e migliorato, restando fermo l'intento di fondo di distruzione graduale della democrazia, ma in 30 anni nessun Governo ha riaperto il processo e la ricerca dei suoi membri e del loro inserimento nelle istituzioni pubbliche. Chiaro che i progressi sono stati molti, per es., Gelli aveva parlato dei media ma voleva una tv privatizzata e non aveva capito l'enorme importanza di un controllo monopolistico della televisione italiana, come veicolo fondamentale del lavaggio del cervello e della disinformazione, come non aveva capito che la  politica poteva essere ridotta a marketing e instillata come merce nella testa dei 'consumatori', cosa che invece fu compresa benissimo da Silvio B. L'aggiunta del presidenzialismo, ugualmente si deve a B come a D'Alema, anche se Gelli l’aveva caldeggiata, e tende allo stesso scopo: distruggere la democrazia dal basso e accentrare il più possibile il potere in poche mani, meglio ancora in quelle di un solo soggetto autocratico, trasformando i partiti in corti di sudditi e cortigiani.
Chi crede che parlare di elezioni diretta del capo dello Stato da parte degli elettori sia uno strumento democratico prende un grosso abbaglio e dovrebbe ricordare che non solo tale strumento viene usato (e manipolato) in tutte le dittature, ma è il primo passo per trasformare una democrazia in dittatura.
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Cercare eventuali discrepanze col testo originale di Gelli mi sembra un esercizio inutile. Gelli del semipresidenzialismo aveva parlato molto spesso e ogni qual volta esso è stato minacciato, se ne è rallegrato. Qual’era lo scopo fondamentale della Pd? Far fuori la democrazia! E il semipresidenzialismo, con la mancanza di contrappesi che c'è in Italia, con i media succubi del regime e una Magistratura che sarebbe messa sotto il tallone del Governo, sarebbe l'anticamera diretta di una dittatura.
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Ovviamente nessuno in Italia vorrebbe un sistema come quello francese, dove il potere del Presidente è contemperato da quello del primo Ministro e può collidere con esso, e nemmeno di tipo americano, perché Obama deve concordare col voto del Congresso e con una stampa sicuramente più critica della nostra.
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In Francia la Magistratura è sotto il ministro degli Interno il quale comanda anche la polizia per cui un processo può non essere avviato mai o la polizia può avere ordini dal Governo di non far arrivare certe prove alle indagini richieste da un magistrato
E io non credo che un sistema in cui l'equilibrio dei poteri sia violato in modo così clamoroso possa dirsi democratico.

Dobbiamo ricordare che fino al generale De Gaulle non c'era presidenzialismo in Francia. E che questo fu messo di forza da De Gaulle per contrastare la decadenza rissosa dei partiti che si era accentuata con la perdita delle colonie e la crisi algerina.
Il presidenzialismo francese è detto ‘ad assetto variabile’, in quanto il potere del presidente è temperato dal potere del primo ministro, sono due organi designati da due diverse consultazioni elettorali e possono essere in contrasto tra loro, nel qual caso il potere del presidente diminuisce. Il Primo Ministro è nominato formalmente dal Presidente, ma  richiede insieme  a tutto il Governo la fiducia del Parlamento.
Il Parlamento francese presentò una maggioranza di colore politico diverso da quello del presidente nel 1986 e nel 1993, quando era presidente Mitterrand, e nel 1997 con Chirac. In questo caso si ebbe la contemporaneità di un presidente e di un primo ministro di opposte tendenze, caso in cui prevale la legittimazione parlamentare. Ma non credo che B vorrebbe un simile sistema. E’ un personaggio vorace che tende a un potere assoluto, che rompa l’equilibrio dei poteri e dunque snaturi la democrazia e metta la Magistratura agli ordini dell’esecutivo.
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Per chi crede che semipresidenziale significhi maggiore democrazia, domando:
Quale è l'organo più importante di uno Stato?
20 anni fa era il Parlamento: aveva il potere di fare le leggi e controllava la loro esecuzione da parte del Governo. Derivava direttamente, anche in base al sistema proporzionale a base uninominale, dai cittadini, rispettando la sovranità popolare e i diritti democratici.
Oggi, dopo 20 anni di malGoverno in cui il Pdl ha imperversato a il Pd ha fatto una pericolosa deriva verso destra, con referendum violati, porcellum traditore e distruzione degli istituti democratici da parte equanime di Lega, Pdl e Pd, a poco a poco il Parlamento (organo delega della volontà popolare) è stato esautorato. Si è votato sempre più con decreti legge (atti del Governo, per di più privi di necessità e urgenza) e voti alla fiducia imposti al Parlamento, senza discussione e col ricatto della caduta del Governo.
In 8 mesi Monti ha chiesto la fiducia 34 volte! Durante il suo 2° Governo, Prodi  in 20 mesi chiese la fiducia 28 volte, superando addirittura la media del successivo Governo B. B, nel suo 4° Governo, chiese la fiducia 53 volte, 26 volte al mese. Ma Monti li ha battuti tutti: è riuscito a chiedere 34 fiducie in 8 mesi, 3 al mese; è stato un continuo susseguirsi di decreti legge del Governo, approvati con il voto di fiducia, esautorando il Parlamento dei suoi poteri.
Il Parlamento ha smesso di fare le leggi, la discussione è sempre più stata relegata nelle commissioni, Camera e Senato sono diventati il passacarte del Governo. B ha addirittura chiuso per breve tempo il Parlamento! In più Napolitano, da garante della Costituzione, è diventato sempre più il capo effettivo del Governo, ha fatto e disfatto, ha comandato e ordinato, saltato turni elettorali, scelto comitati di saggi, bloccato le commissioni e alla fine ha venduto il Pd al grande Inciucio, come prima aveva venduto il Paese al Bilderberg di Monti e alla Bce della Merkel.
Il popolo ha contato sempre meno, il voto elettorale è stato rovesciato nel suo contrario, nelle grandi intese, le promesse elettorali calpestate, la Costituzione derisa, le guerre prolungate, l'iniquità palese, in un progressivo rafforzamento della Casta.
A questo punto, l'elezione diretta del Capo dello Stato sarebbe un passo ulteriore verso il verticismo di stato, l'accentramento della sovranità dal popolo (che vota una volta sola e poi perde ogni potere) verso un potere supremo e assoluto.
E c'è chi chiede come mai questo non è un aumento di democrazia??? Mi pare evidente.

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BARBARA SPINELLI
L’ESCAMOTAGE DEL PRESIDENZIALISMO
(sunto)

Non è certo una Costituzione difettosa a impedire ai partiti di ritrovare la decenza perduta, o a darsene una nuova. Non è un capo di Stato eletto direttamente dal popolo e più dominatore che curerà i mali che vengono dalla coscienza dei partiti, nel loro rapporto con l'elettore.
De Gaulle concepì la Repubblica presidenziale per superare la guerra d'Algeria: aveva di fronte a sé un compito immane - la decolonizzazione - e alle spalle una classe politica incapace di decidere. Non aveva uno Stato corroso come il nostro, in cui i cittadini credono sempre meno. La Costituzione semi-monarchica nacque per adattarsi a lui, l'uomo che da solo era entrato in Resistenza ma non come  capopopolo stile B che non sopporta il laccio di leggi e costituzioni. La politica francese prima del 1958 era inservibile, ma la corruzione morale non l'aveva distrutta. Siamo noi oggi la colonia. Sono in casa i golpisti. Piazzare un padre-padrone con poteri più vasti non ci salverà dalla rovina.
E poi non fu facile far nascere la Quinta Repubblica, moltiplicò opache derive e non  democratizzò. Piuttosto il contrario: un Presidente autocrate e decisamente di parte; un Parlamento esautorato; un Governo sempre sacrificabile dal Capo supremo, tutto fu confutato da politici e costituzionalisti. Non si oppose solo il socialista Mitterrand, che nel '64 scrisse Il colpo di Stato permanente, denunciando vocazioni bonapartiste e la perdita - grave - della funzione di arbitro del Presidente. Ma anche costituzionalisti come Maurice Duverger: "Ogni Costituzione è un'arma politica, attraverso la quale un partito vincitore cerca di consolidare la propria vittoria e trasformare gli avversari in vinti".
Mitterrand fu accusato di indossare il detestato manto presidenzialista per spezzare la dialettica democratica: "Le costituzioni sono cattive quando il controllo può divenire invadente al punto di paralizzare l'esecutivo, o quando l'esecutivo diventa onnipotente al punto di annientare il controllo". Una Costituzione è buona se consente controlli: "Senza contropoteri costituzionali - Revel - il Presidente reagisce solo a forze esterne alle istituzioni: ai media e alle piazze". E il presidenzialismo non è nemmeno più efficace: "Una buona Costituzione non solo associa controllo ed efficacia senza sacrificarli l'un l'altro, ma garantisce l'efficacia perché esiste il controllo".
L'Italia di oggi, dopo la Prima repubblica degradata in Tangentopoli, nella P2, nei patti Stato-mafia, dopo 20 anni dominati a uno scardinatore di istituzioni come B, metterà a rischio la democrazia se cincischia la Carta proprio ora quando il reciproco controllo fra poteri non è compiuto. La nostra Carta è ancora da realizzare. Credere di raddrizzarla col presidenzialismo vuol dire renderla più  storta. Dicono che il popolo tornerebbe a esser sovrano, votando il Presidente. Non è vero. Lo dice Mitterrand: una volta svuotati Parlamento, politica, governi, "si installa una tecnocrazia rampante, una sfera di amministratori indifferenti al popolo" che "confiscano il potere della Rappresentanza nazionale". Revel: "Il potere è attribuito da un onnipotente irresponsabile a creature che sono sue emanazioni e che dunque partecipano della sua irresponsabilità". De Gaulle non era temuto come tiranno. In Italia non c'è un De Gaulle. Questo è uno Stato diviso in bande, che ha patteggiato anche con le mafie. Questo è solo un furbo  escamotage. In doppia fuga: dai fondamenti (nessun bene pubblico è difeso da partiti o sindacati) e fuga da noi, dalla nostra storia di colpe e misfatti, storia in cui si bagnano ormai dx e sx. L'aggiramento della volontà popolare, la parola sistematicamente non tenuta, il tradimento, il Governo Letta come inciucio nato a tavolino fuori dalla democrazia. La mancanza di morale pubblica. Ed è per immoralità che si rinviano le cose prioritarie, anteponendo l'escamotage. Berlinguer lo disse e mai come oggi è obbligo etico il "corretto ripristino del dettato costituzionale", il divieto ai partiti di occupare lo Stato. Quell’occupazione produce sprechi, debito, ingiustizia. La questione morale è impellente. Questo è un paese dove non è stata mai fatta una legge sul conflitto di interessi. Dove un magnate tv ha governato nonostante una legge del '57 proibisca l'elezione di titolari di concessioni pubbliche. Dove restano leggi ad personam, grazie a cui B elude processi e condanne. Qui si ha l'impressione che tutto sia fumo o diversivo. Il Pd aveva promesso di non governare con B, e ora B comanda. Aveva promesso di cambiare subito la legge elettorale, e non lo fa. Quel che è accaduto è una pagina nera, simile alla pugnalata di Prodi. Il 29 maggio si raccolgono adesioni contro il Porcellum per tornare alla legge Mattarella (1 milione 210.000 italiani hanno chiesto un referendum su questo). 100 firmano: Pd, Sel e 5 Stelle. Ma arriva l'altolà di Enrico Letta e Finocchiaro. Se ne parlerà solo se vorrà B. Questo è un paese dove si mente al popolo, annunciando pompose abolizioni del finanziamento pubblico ai partiti, poi si obbligano i contribuenti a sovvenzionarli col 2 per mille, anche quando non lo dichiarano. Questo è un paese dove il presidente della Repubblica esercita poteri imprevisti. Con che diritto ha definito il Governo: "a termine"? Il Quirinale già ha pesato molto, influenzando il voto presidenziale e favorendo le grandi intese. Si continua a ripetere inganni e tradimenti. La chiamano addirittura pace, responsabilità. In realtà nessuno risponde di quel che fa o non fa. Deridono Grillo, che chiama portavoce i rappresentanti. Ma loro non sono affatto rappresentanti, essendo nominati. Nessuno è imputabile, e la non-imputabilità è la fine di ogni etica pubblica.


http://www.repubblica.it/politica/2013/06/05/news/escamotage_presidenzialista-60385812/?ref=HREA-1

Stanno portando a termine il golpe bianco contro la democrazia con l’aiuto del Pd e di Monti e la connivenza di Vendola. La massoneria europea esulta. In Letta ha trovato il nuovo esecutore della P2.
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DI PIETRO

Più che un piano di rinascita per l’Italia sembra si stia rimettendo in piedi il piano di rinascita di Licio Gelli, P2. Il ‘venerabile’ in questi giorni sta esultando e rilasciando interviste. L’abbozzo di Repubblica presidenziale che sembra delinearsi all’orizzonte, nelle intenzioni di Letta, Alfano e company, è molto simile a quello proposto da lui a suo tempo. Grazie a Letta con l’appoggio di Napolitano, si attuerà questa revisione della Costituzione in senso presidenziale. Avremo così un uomo solo al comando: B (tessera P2 numero 1816), con tutti i rischi e le derive autoritarie che correrà il Paese. Gli ex piduisti sono ai vertici del potere, nei suoi gangli di comando, a cominciare da B e dai suoi fidati scudieri, come Cicchitto, (tessera P2 numero 2232), quest’ultimo premiato con la presidenza della commissione Esteri. I massoni ormai detengono buona parte dei mezzi di comunicazione e sono pronti a sferrare il colpo mortale alla nostra democrazia con l’appoggio trasversale delle forze politiche presenti in Parlamento.  E’ una deriva antidemocratica col potere nelle mani di lobby trasversali che fanno capo alla massoneria. Bisogna fermarli prima che sia troppo tardi! Nessuno tocchi la Costituzione, nessuno tocchi la democrazia.
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ENRICO LETTA COME ESECUTORE DEL PIANO DI GELLI

C’è chi nega che Gelli nel suo piano di golpe pidduista che distrugge la democrazia abbia mai parlato di presidenzialismo. Ma lo smentisce lo stesso Gelli su tutta la stampa.
Vedi per es. http://www.blogncc.com/24395/licio-gelli-presidenzialismo-unidea-mia-napolitano-e-letta-vinceranno.html
Gelli dice che pensa a una repubblica presidenziale dal 1976, quando tracciò il suo piano per mandato di Leone (divenuto presidente grazie alla massoneria) per contrastare la minaccia di uno stato comunista, ma poi Leone non volle eseguire il golpe: “Il Piano prevede la revisione della Costituzione in senso presidenziale, come fine della guerra civile tra i poli e la nomina  di un comitato di 11 saggi con pieni poteri per rifare tutte le leggi, con ripristino dell’autorità del Prefetto, militarizzazione delle periferie, ripristino del fermo di polizia, riduzione dei poteri della Consulta, impiego dell’esecutivo in operazioni di ordine pubblico, limitazione del diritto di sciopero, riduzione dei giornali, separazione delle carriere tra Gp e Pm, perizia psichica periodica sui giudici..” E conclude: “Già dai tempi in cui fra Craxi e Napolitano esisteva un concreto asse di solidarietà, si tendeva in maniera mascherata a creare i presupposti di una repubblica presidenziale. Napolitano ci ha riprovato con Monti, dopo averlo fatto senatore a vita in pochi minuti e aver sponsorizzato la sua campagna elettorale. Oggi l’asse  vincente ha un solo nome: Letta, magnificamente trasversale”.
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LORENZA CARLASSARE
Prof. emerito all’Università di Padova

“Le riforme da noi hanno lo scopo di delegittimare la Costituzione esistente e sostanziare quella vena di autoritarismo che ci portiamo dietro da sempre, perché la riforma della forma di Governo è totalmente inutile. Il presidenzialismo all’americana non lo vogliono perché lì i poteri del presidente sono davvero limitati dal Parlamento e dal potere giurisdizionale, mentre vogliono un semipresidenzialismo per concentrare i poteri in una persona sola.  A questa aspirazione autoritaria io non ci sto e quindi la mia idea sarebbe di portare la mia voce dissidente, ma questa voce dissidente non avrà spazio. La mia intenzione è quella di seguire i lavori del comitato con grande attenzione, perché molte riforme sono urgenti e necessarie. Non mi vorrei sottrarre all’idea che si possano fare dei mutamenti specifici e puntuali, ma che non devono toccare l’essenza liberaldemocratica della nostra Costituzione. Se la commissione intende fermarsi su questi temi bene, se invece si va su temi che non mi convincono per nulla, come il presidenzialismo, francamente non ci sto. In tal caso mi dimetto. Sottolineo che molti componenti della commissione sono persone che stimo: voglio dire che le cose possono anche andare bene. Ritengo che la figura del Capo dello Stato, il ruolo svolto in modo così importante, non possa essere eliminata. La concentrazione dei poteri è il contrario della democrazia costituzionale: a questo mi sono sempre opposta e continuo ad oppormi. Vorrei che restassero saldi entrambi i punti, democrazia e costituzionale, che vuol dire un sistema di limiti al potere e di limiti alla maggioranza. Cambi alla forma di Governo assolutamente no perché non si possono scaricare sulla Costituzione le incapacità della classe politica, i partiti hanno perso la bussola e hanno dimenticato tutto quello che c’è nella Costituzione e che in qualche modo già segnava un programma. Io vorrei che la Costituzione venisse attuata”.
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LORENZO PULEO
1) Applicano il sistema parlamentare:
Canada, Libia, Etiopia, Somalia, Inghilterra, Spagna, Norvegia, Svezia, Germania, Italia, Polonia, Turchia, Mongolia, India, Australia.
Il capo dello Stato non ha sostanzialmente nessuno dei tre poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) ma svolge solo un ruolo di garante tra i poteri e un ruolo di rappresentanza dell’unità nazionale. Viene eletto dal Parlamento o nominato per via ereditaria nel caso di monarchia. Il capo del Governo deve ricevere la fiducia del Parlamento; è sfiduciabile dal Parlamento; non può sciogliere il Parlamento. In questo sistema il Parlamento rappresenta l’unico potere forte.

2) Nel sistema semi-presidenziale, il potere esecutivo è condiviso tra il capo dello Stato e il capo del Governo: Mauritania, Mali, Niger, Algeria, Kenya, Francia, Ucraina, Romania, Russia. In alcune forme ha maggiore potere il capo dello Stato, in altre il capo del Governo
In un sistema semi-presidenziale con preminenza del capo dello Stato: egli ha la possibilità di indirizzare politicamente il Governo, non è solo un garante al di sopra delle parti.
Il capo dello Stato: è eletto dai cittadini; non può essere revocato dal Parlamento; può sciogliere il Parlamento nei limiti costituzionali.
Il capo del Governo: è nominato dal capo dello Stato e può essere revocato dal capo dello Stato; deve avere la fiducia del Parlamento e può essere sfiduciato dal Parlamento...

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Non si capisce come mai non nasca una forte discussione sul semipresidenzialismo, un  dibattito generale che i media ufficiali evitano proprio di fare decentrando l’attenzione su sciocchezze che riguardano il M5S. E' già passato il voto in Senato "per alzata di mano", quando la Costituzione richiede un iter lungo e complesso per qualsiasi riforma costituzionale. Ricordo che Monti, con il beneplacito di Napolitano e l’assenso del Pd e del Pdl, ha già immesso nella Costituzione delle variazioni 'enormi' senza rispettare l'iter previsto dalla Costituzione stessa,come il pareggio del bilancio, che vieta di fatto qualunque aiuto allo sviluppo e persino aiuti di Stato in caso di calamità. E ora ci dicono che il passaggio da una repubblica parlamentare a un presidenziale sta avvenendo al Senato "per alzata di mano"??!!!

Art. 138 della Costituzione
Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con 2 successive deliberazioni ad intervallo non minore di 3 mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro 3 mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

E quando mai questo è stato fatto?
E cosa aspetta il M5S a promuovere un referendum?
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Il Governo Pd è succube di B. Fare paragoni col presidenzialismo USA non ha alcun senso, vista la forza del congresso USA contro la debolezza del nostro Parlamento, esautorato ormai di ogni potere (ci vogliamo ricordare che B lo aveva persino chiuso?). Del resto il presidenzialismo francese non è immune da difetti gravissimi. La Magistratura è sotto il Ministro degli Interni e dunque è succube del potere esecutivo, cosa che crea una forte lesione dell'equilibrio dei poteri, e da noi questo sarebbe letale, vista la posizione processuale di Berlusconi e l’alto grado di corruttela dei politici. Sono il Parlamento ci sono 100 tra inquisirti e condannati. Affidare alla classe politica peggiore e più corrotta d’Europa il controllo sulla Magistratura segnerebbe la fine di ogni equità.
Ma il presidenzialismo in Italia è fortemente voluto da B e si capisce benissimo perché. Le divisioni del cosiddetto csx favorirebbe la sua elezione essendo il cdx compatto mentre il cdx p diviso in correnti e preda di risse sanguinose.
Del resto B ha sempre mirato al presidenzialismo, già dalla orrenda bicamerale che vide l'inciucio di D'Alema, poi con la mancanza di senno di Franceschini. Che il giorno del 60° anniversario della Repubblica riemerga questo spauracchio dà il senso di quanto siamo caduti in basso e dei rischi della nostra democrazia ridotta ormai a un fantoccio fatto a pezzi da chiunque.

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CONTRARI E FAVOREVOLI

Il Pres. della Corte Costituzionale Valerio Onida interviene a Milano per bocciare il presidenzialismo che “altera gli equilibri costituzionali e riduce le garanzie in favore dell'esecutivo. E' pericoloso e dobbiamo essere del tutto contrari. Non è nemmeno vero che riformare la Costituzione sia un'urgenza. Sono le strutture, le leggi, le amministrazioni che vanno riformate, nel senso indicato dalla Costituzione".
Anche Vendola si oppone: "Il fatto che noi parliamo di presidenzialismo o semipresidenzialismo in un Paese che non è riuscito nemmeno a fare la legge sul conflitto di interessi è segno di uno sbandamento culturale. Nei Paesi dove c'è il presidenzialismo ci sono straordinari contrappesi, assenti in Italia. Noi, invece, ci troviamo in una condizione in cui l'equilibrio tra i poteri è stato l'oggetto di un bombardamento quotidiano del Berlusconismo per 20 anni. B ricatta il Pd. Siccome è lui che ha il coltello dalla parte del manico ogni giorno fa vedere chi comanda”.
Anche Maroni è contrario: “Il capo dello Stato lo abbiamo appena eletto, mi pare francamente una riforma adesso assolutamente inutile".
Ovviamente B si propone come candidato premier, le tenta tutte per darsi potere e immunità. Ma anche l’ambiziosissimo Renzi ci prova e il sistema piace anche a D’Alema e a Prodi e pure a Epifani e a Veltroni. Tra i contrari la Bindi e l'ala sx del Pd. Ma esiste ancora qualcosa di sx in questo straccio di partito che ha svenduto se stesso al peggio?
Rifiutano assolutamente Rodotà, Zagrebelsky, Onida,  Saviano e ovviamente Grillo che dichiara: "Il Governo fa solo proclami e si balocca con il presidenzialismo:  la legge elettorale che verrà sotto gli occhi vigili di Napolitano (con pochi o punti cambiamenti rispetto al porcellum), la presa per il culo del falso taglio al finanziamento dei partiti (che in realtà si aumentano lo stipendio del 24% con legge del Pd e tentano di creare una quota per mille sulle spalle dei cittadini, per darsi ancora di più), la legge per eliminare il M5S dal Parlamento, la nuova Costituzione e altre amenità".
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Rodotà dice:
“Tecnicamente il presidenzialismo ha molte controindicazioni. Dalla cosiddetta monarchia repubblicana ai conflitti della coabitazione.  In Francia - dove si è imposto tra crisi algerina e ambizioni nazionali - ha retto, perché lì c’è una lealtà repubblicana condivisa. Nel contesto italiano di contro, i rischi sono enormi, perché non c’è delimitazione verso l’estrema dx, e il sistema potrebbe risultare catastrofico e divisivo. Oltralpe anche la sx ha votato Chirac, e non Le Pen. E se lo immagina un ballottaggio finale tra B e Grillo?”.
“La subordinazione della politica e dei partiti al presidente sarebbe letale e ne verrebbe travolta la funzione di garanzia del Presidente, cardine del nostro ordinamento parlamentare. Inficiata anche la norma che definisce immodificabile la forma repubblicana dello Stato, che fa corpo con la Repubblica parlamentare. Con danni e conflitti irreparabili”.
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Era ovvio che B avrebbe offerto il suo sostegno all'insufficiente e traballante Governo del Pd pretendendo in cambio il massimo dei poteri e dell'impunità. Ma ora la cambiale che il Pd si offre di pagare è veramente vergognosa e  comporta addirittura il cambio del sistema da parlamentare a presidenziale, scalzando quell'organo parlamentare che era nato come consesso dei delegati del popolo, come portatore massimo della sovranità popolare e che B ha progressivamente defraudato. Così si dà il colpo fatale a questa fragile democrazia,già derubata da quell'ignobile porcellum che nemmeno in 8 anni i partiti si sono decisi a modificare e che rimette in pratica ogni candidatura e ogni nomina a una mezza dozzina di oligarchi.
Il Pd, attaccato a un potere che non gli spetta, non essendo in Italia nemmeno il partito che ha avuto il massimo dei voti e battendo il M5S solo grazie agli Italiani all'estero,è pronto a vendere l'intero Paese e l'intera democrazia pur di non perdere la poltrona e la velocità con cui Letta si è apprestato a fare l'ignobile proposta dà il senso della servitù vergognosa del Pd a B.
Cosa sia rimasto di democratico e di repubblicano nonché di sx in un partito repellente come il Pd io lo chiedo a chi ancora lo vota.
Ma davvero voi volete tutto questo?
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COS’E’ IL SEMIPRESIDENZIALISMO

Il semipresidenzialismo non è un presidenzialismo attenuato, come si può pensare dal nome e non è confrontabile col sistema americano, perché anzi dà dei poteri maggiori al Presidente dello Stato.
Il Presidente americano, per es., non ha il diritto di consultazione popolare referendaria o l'iniziativa legislativa o lo scioglimento delle Camere. Si pensa al semipresidenzialismo quando in un Paese a regime partitocratico, nessun partito ha una maggioranza forte e tenta allora di aumentare i poteri del Presidenza che indirizzerebbe direttamente la politica del Governo, cessando di essere un garante dei valori costituzionali che sta al di sopra delle parti. Ora, in tutta Europa è chiaro il calo di consenso dei partiti, ma non per questo essi cambiano la loro forma costituzionale.

Abbiamo 3 sistemi diversi: Presidenzialismo, Parlamentarismo e Semipresidenzialismo .
Il Semipresidenzialismo alla francese ha al vertice un presidente eletto dal popolo che condivide la fiducia col Parlamento, anch’egli eletto dal popolo. Una volta eletto, il Pres. designa un Primo Ministro che deve avere la fiducia parlamentare. L'elezione del Pres. avviene con voto popolare distinto ed autonomo rispetto a quello del Parlamento
-il potere esecutivo è condiviso con il Primo Ministro che può essere scelto e revocato dal capo di Stato
-Il primo ministro ed il Governo possono essere sfiduciati dal Parlamento e revocati dal Pres. che non è sfiduciabile

Il presidenzialismo americano ha al vertice il Presidente che è insieme capo di stato e capo di Governo! Una volta eletto dai cittadini, forma il suo Governo. Non ha il potere legislativo (che spetta al Parlamento) e non ha bisogno della FIDUCIA parlamentare.

Il Parlamento non può licenziare il Pres. il quale a sua volta non può sciogliere le Camere. È il principio cardine della Separazione dei poteri. Il Presidente ha il potere di veto sugli atti del Parlamento, mentre quest'ultimo a sua volta ha il "pieno potere" sulle leggi di bilancio dello stato e contabilità!
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Il semipresidenzialismo è meno democratico del presidenzialismo
In Europa ha avuto poco successo e ha finito per far tornare a sistemi parlamentari.
In Francia il sistema fu introdotto da De Gaulle e nel 1962 si completò con l'elezione a suffragio universale del Presidente, che è eletto direttamente dai cittadini e non sfiduciabile, guida il Governo e nomina il 1° Ministro. Può sciogliere il Parlamento ma non può essere sostituito o messo in stato di accusa dal Parlamento. Da noi un simile sistema sarebbe orrendo, lo si pensi con a capo Berlusconi! Viene definito ad "assetto variabile" a seconda di quanto potere ha il Presidente e se il 1° Ministro è della sua parte o no.
Avevano il semipresidenzialismo anche Irlanda, Finlandia, Portogallo e Austria, ma poi hanno fatto modifiche in senso parlamentare. Il semipresidenzialismo è sempre stato una minaccia alla democrazia, per cui i presidenti sono stati privati via via di molti poteri. In pratica lo adottano ancora la Francia e Cipro. Formalmente, il sistema semipresidenziale esiste in molti Stati del Terzo Mondo, dove non esiste alcuna democrazia, mancano elezioni pluraliste e democratiche, l’opposizione è minacciata o incarcerata, l’informazione è gestita solo dal Governo e il Presidente è tale a vita, per cui si sfocia nella dittatura.
Che il semipresidenzialismo o il presidenzialismo siano l'anticamera della dittatura lo dimostrano vari paesi africani, mentre USA e Francia hanno sistemi che al potere del Presidente oppongono vari contrappesi che da noi nemmeno esistono, perché in 20 anni B, col valido aiuto del Pd, ha progressivamente indebolito il sistema democratico dell'equilibrio dei poteri, togliendo potere al Parlamento e alla Corte dei Conti e indebolendo sempre più la Magistratura.
Con un sistema presidenziale il Governo metterebbe il suo tallone sulla Magistratura e si potrebbero fare solo i processi che il ministro degli Interni permette e anche la polizia non seguirebbe i magistrati ma i ministri. Non ci vuole molta fantasia per capire che in questo modo tutti i processi ai politici (vedi B) sparirebbero di colpo.

Com'è che dentro alcuni di voi è così forte il richiamo verso la dittatura? E così debole l'attrazione per la democrazia con un vero odio verso la democrazia diretta? E' solo servilismo verso il Pdl e una certa parte del Pd o proprio un radicato gusto del potere gerarchico accentrato?
E' davvero una vergogna vedere poi una tale difesa della attuale partitocrazia corrotta che ha trasformato la democrazia in oligarchia e ora tenta di trasformarla in monocrazia!!

Com'è debole la verniciatura di democrazia di questo Paese! Abbiamo sopportato tutto, il monopolio della Democrazia Cristiana, la mai finita tangentopoli, gli scandali a catena, le ruberie, gli abusi, i privilegi dei partiti, la corruzione crescente, le violazioni alla Carta Costituzionale, il formarsi di una oligarchia partitica, la svendita a Bruxelles o agli USA, l'ignobile inciucio, le sottrazioni di diritti ai cittadini, ai lavoratori, ai giovani, ai malati, ai diversi...,la distruzione progressiva dello stato sociale, lo svuotamento degli organi di controllo, la casta sempre più abbarbicata a un potere feudale,.. e ora, per la regola che il peggio non è mai morto ecco Pd e Pdl tramare contro questo Paese per instaurare un regime presidenziale, che sarebbe un altro passo avanti verso la dittatura. Tutto ciò è peggio che orribile, è criminale! Poi si spaccia per antipolitica il tentativo di fermare questa deriva spaventosa che ci porta sempre più lontano dalla democrazia!
'NOI' eravamo e siamo per la democrazia diretta!
'LORO' evidentemente non lo sono!
E vogliono solo un potere sempre più accentrato e in poche mani.
Ma quanti dei loro elettori lo capiscono??
E' aberrante che in un momento come questo si debba discutere di certe cose!!! Questo dice, meglio di ogni altra cosa, quanto sia enorme l'abisso tra il popolo e questi partiti!
Noi vorremmo almeno sopravvivere. Loro se ne fregano della nostra sopravvivenza e vogliono aumentare il loro potere!
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Roberto Rosi
La gente crede che il Governo sia sulla buona strada per togliere i soldi ai partiti... invece è un imbroglio colossale:
-di soldi complessivamente ne prenderanno di più perché in 5 anni anche con il tetto dei 61 milioni si arriva a molto più del massimale di ora
-il cittadino non potrà non finanziare i partiti perché se non sceglie un partito per il 2X1000 i soldi se li prendono ugualmente (come la Chiesa)
-avranno tutta una serie di benefit in più
-se uno deve dire a quale partito destinare il 2X1000 allora il segreto del voto non ha più senso. Si potrà quindi sapere anche chi ha votato chi."

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LA DEMOCRAZIA DIRETTA. IL MODELLO ELVETICO

Il modello a cui guardiamo è quello svizzero, che è esattamente l’opposto di quello che si vuol fare in Italia.
La confederazione elvetica non è un sistema parlamentare né presidenziale ma ‘direttoriale’, nome che viene dal direttorio francese del 1791, cioè il Capo dello Stato e del Governo non è una persona ma un collegio composto da più persone.
All'apparenza il Consiglio federale svizzero potrebbe sembrare un tipico Governo parlamentare ma  non si tratta di una riunione di vari ministri, bensì di un collegio di Capi di Stato. Il Presidente di turno è pari agli altri, senza alcun potere né di direzione né di coordinamento dell'attività dei colleghi. I Governi cantonali  sono eletti tutti direttamente dal Popolo. L’esecutivo federale non può contare su una maggioranza precostituita, la sua composizione infatti comprende esponenti dei diversi partiti politici, appartenenti tanto alla sx quanto alla dx, stanno in carica per un tempo predeterminato, e non sono quindi tenuti ad una responsabilità politica continuativa, per cui la Svizzera non conosce crisi di Governo, né mozioni di sfiducia e il Governo non può sciogliere le Camere. Esiste poi un’ampia diffusione degli strumenti di democrazia diretta per cui le leggi derivano dal popolo.
Se vogliamo instaurare la democrazia, dobbiamo eliminare il capo dello stato e il capo del Governo, altro che fare una repubblica semipresidenziale!
Dobbiamo eliminare la Casta, perché la Casta ha sottratto al popolo tutta la democrazia, riducendolo al mittente passivo delle scelte fatte da un comitato di affari
Guardiamo a Stati di democrazia consolidata come la Svizzera. La Svizzera non ha un Presidente della Repubblica come non ha un premier di Governo.
C’è un Presidente della Confederazione svizzera, ma non è (come il Cancelliere federale in Austria o quello tedesco) il capo del Governo. Secondo la Costituzione elvetica, infatti, la Nazione non deve avere né un capo di Stato, né un capo del Governo. Tutte le funzioni che competono a questi due organi negli altri paesi sono svolte dal Consiglio federale come 'organo collegiale?!!
In quanto presidente del Consiglio federale, il suo voto è determinante in caso di parità durante una votazione.
Il sistema di democrazia elvetico mostra la divisione amministrativa del paese così che sia possibile prendere decisioni rapida dal basso secondo due modelli: i sondaggi con valore di legge che riguardano problemi locali e i sondaggi sempre con valore di legge che riguardano i problemi nazionali, senza veto alcuno nemmeno sul fisco o sulle relazioni internazionali.
Con internet e alcune correzioni possiamo ripetere questo sistema che la Svizzera usa da 30 anni, anche per l’Italia, con un federalismo certo molto diverso da quello secessionista e separativo propugnato dalla Lega ma con una realizzazione molto più allargata dei poteri alle regioni già previsti e mai attuati dalla Costituzione (poteri che l’attuale partitocrazia ha del tutto decapitato e che gli intenti di privatizzazione dei servizi con svendita delle municipalizzate e annientamento dei Comuni azzererebbero del tutto)
Questa è democrazia!
Non il sistema assoluto e verticistico che col semipresidenzialismo si rafforzerebbe ancora di più!
Il direttorio, ovvero il consiglio federale svizzero, viene eletto ogni 4 anni dalla Assemblea federale ed è formato da 7 membri
Non può essere destituito (non esiste voto di sfiducia o almeno è molto raro)
I consiglieri federali hanno molto più potere dei nostri ministri
L'assemblea federale è formata da Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati, elegge tra i 7 consiglieri federali il presidente e il vicepresidente per un anno e in genere si passa la carica via via ad ognuno dei membri del consiglio federale. 
I 7 consiglieri  sette consiglieri federali governano assieme su tutti gli affari del paese benché ognuno di loro presieda un dipartimento e sia così di fatto paragonabile a un ministro di un altro paese. L'assegnazione dei dipartimenti viene fatta dai consiglieri stessi dopo l'elezione del consiglio federale.

Le decisioni del consiglio federale vengono prese da tutti i 7 i ministri per voto di maggioranza .
L'assemblea federale corrisponde al nostro Parlamento, ha due Camere:  il Consiglio nazionale (200 seggi) e il Consiglio degli Stati (46 seggi). Le sedute si svolgono a Berna, almeno in 4 sessioni annuali di 3 settimane l'una.
Nel Consiglio nazionale i seggi sono distribuiti proporzionalmente alla popolazione dei vari cantoni; per il Consiglio degli Stati, ogni cantone ha a disposizione due seggi e i semicantoni 1.
In nessun Paese al mondo il livello della democrazia è alto come in Svizzera.
La Svizzera ha un sistema di democrazia diretta mediante continui referendum (dal 1848). Ogni cittadino può, raccogliendo in 100 giorni 50.000 firme, richiedere un referendum a maggioranza semplice chiedendo se mantenere o no una legge.
100.000 cittadini, mediante iniziativa popolare, possono richiedere anche la revisione totale  o parziale della Costituzione.
Alcune materie devono comunque obbligatoriamente essere sottoposte al voto popolare.
Gli strumenti di consultazione popolare (referendum, iniziativa legislativa, elezioni e revoca dell'esecutivo) sono molto diffusi e praticati.
Il sistema di votazione svizzero è unico, ogni cittadino può impugnare qualsiasi legge in ogni momento. Ci sono votazioni si verificano 4 volte l'anno su argomenti diversi e referendum, in cui le decisioni vengono direttamente votate dalla popolazione, poi le elezioni, in cui i cittadini eleggono i propri rappresentanti.
Si può votare su scheda, per posta, con sms e per internet.
I votanti oscillano dal 25 al 60% secondo l'argomento. Alcuni cantoni multano chi non vota. Ogni Comune nomina con una procedura casuale un gruppo di cittadini che contano le schede ma siccome spesso il voto è sì o no, si usano contatori automatici come quelli con cui si contano in banca le banconote, si pesano anche le schede con bilance di precisione.
I votanti non devono registrarsi come in Usa, siccome chi vive in Svizzera deve registrarsi nel comune di residenza entro due settimane, tutti sono registrati (Svizzeri e stranieri).
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NUOVO REGALO ALLA CHIESA

Anche in tempi di  crisi drammatica con l’aumento dei disoccupati, la  crisi delle imprese e la contrazione del credito bancario, continua l’assurdo regalo dell’IMU alla Chiesa, uno dei poteri più ricchi del mondo, un obbrobrio che non esiste in nessun paese al mondo e che da noi è stato consolidato e aumentato da Craxi e da Tremonti.

IFQ.
La Chiesa cattolica non pagherà l’IMU nemmeno quest’anno. L’Europa ha aperto contro di noi una procedura di infrazione in quanto il regalo viola una legge europea che vieta finanziamenti di Stato a enti o imprese. Monti ha fatto finta di ottemperare ma ha fatto leggi complicatissime e il caro Ministro del Tesoro Grilli si “è dimenticato” di fare i moduli per la riscossione. Lo ha confermato in una circolare emanata ieri dal direttore del dipartimento delle Finanze, Fabrizia Lapecorella. Invece di stampare questi moduli (e che sarà mai?) si rimanda tutto al 2014! Chi non ha non ha, e chi ha troppo si prende anche quello che non gli spetta. Alla faccia della miseria!
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ESM

European Stability Mechanism
Meccanismo europeo di stabilità
Organizzazione intergovernativa che gestirà il fondo salva stati

Lidia Undiemi
“Vorrei lanciare un appello ai cittadini europei e in particolare a quelli dei 17 paesi che la politica Ue vuole stringere in una organizzazione finanziaria intergovernativa: Belgio, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Cipro, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Austria, Portogallo, Slovenia, Finlandia. Questi paesi hanno in comune una importantissima battaglia di democrazia, che forse è l’ultima di questo ciclo storico. La posta in gioco è troppo alta per essere indifferenti o per peccare in mancanza di coraggio ed è per tale ragione che ci siamo trovati in una situazione di grave crisi. In gioco non ci sono soltanto i nostri diritti, il nostro posto di lavoro, i nostri soldi. In gioco c’è anche il futuro delle nuove generazioni. I diritti, la libertà e la dignità : cose che una volta perse, una volta che abbiamo concesso ai poteri finanziari di poter denigrare totalmente la nostra democrazia non possiamo più veder tutelati in qualche modo. Ciò che ci sta affliggendo  non è la crisi economica : quella è la conseguenza del prevalere della logica del potere e del denaro sui principi di uguaglianza, democrazia e giustizia che hanno garantito fino ad oggi il benessere della maggior parte degli europei. Immunità e privilegi, scudi patrimoniali e condoni fiscali, soggetti che gestiscono il fondo salva stati godendo di totale immunità nell’esercizio delle proprie funzioni. E’ con questo spirito che la politica europea intende delegare la gestione del debito pubblico degli stati in difficoltà ad un organizzazione finanziaria intergovernativa. Nonostante la scandalosa disinformazione sull’argomento, l’ESM (organizzazione intergovernativa che gestirà il fondo salva stati) non è ancora entrato in vigore. Sentiamo parlare nelle ultime notizie di stampa dell’avvio di questo fondo salva stati tant’è che la Merkel è andata in Cina per contrattare una eventuale partecipazione della grande potenza asiatica nella gestione del debito pubblico. Ma, nonostante i governatori abbiano apposto la firma al trattato affinché questo possa essere reso operativo nei 17 paesi membri che ho citato all’inizio occorre la ratifica da parte delle istituzioni nazionali. Se le istituzioni nazionali ratificano l’entrata in vigore del trattato ESM ossia dell’attribuzione ad un organizzazione intergovernativa del fondo salva stati si potrebbero anche verificare (e questa non è più ormai fantapolitica) degli scenari di retrocessione civile che nemmeno il più visionario dei registi sarebbe in grado di rappresentare. Dobbiamo fare qualcosa e dobbiamo farlo in fretta perché abbiamo poco tempo. La nostra stessa vita rischia di sfuggire al nostro controllo perché fin quando noi viviamo in uno stato di diritto e l’economia e la finanza speculativa in qualche modo abusano del diritto allora possiamo fare qualcosa. Ma lì dove tutta la politica dei leader europei spinge verso una clamorosa autoassoluzione, è chiaro che è stata la politica a non essere stata in grado di sapere gestire il fenomeno della finanza speculativa. E ora cosa vogliono fare? Attribuire ad una organizzazione finanziaria il nostro destino. Il destino dei cittadini di 17 paesi membri. Non possiamo più delegare e non possiamo più aspettare perché nessuno verrà a salvarci. La logica del leaderismo deve tramontare. Dobbiamo tornare a pensare nell’ottica della collettività. Dobbiamo avere il rispetto del NOI anziché dell’IO perché è esattamente per questo che ci troviamo  così. E i nostri politici stanno dimostrando di non essere all’altezza della situazione perché io non ho sentito parlare nessuno del fatto che il fondo salva stati sarà gestito da una organizzazione che godrà dell’immunità così come i soggetti che gestiranno questo fondo. Ho realizzato un dossier, sono una studiosa di economia e di diritto. Basta mettere assieme i giornali per capire che nessuno vuole spiegare che cos’è questo ESM. Visto che la posta in gioco qui è davvero troppo alta vi invito tutti quanti a leggerlo. Invito i magistrati, invito gli intellettuali, invito i giornalisti, invito i cittadini di qualsiasi categoria sociale, di qualsiasi partito politico e ideologia a mettersi in prima linea contro quello che potrebbe essere anche l’ultimo atto per la realizzazione definitiva di una dittatura economica e le conseguenze noi  non possiamo sapere quali possono essere. Bisogna soprattutto sapere come concretamente ciascun cittadino europeo può contribuire a bloccare l’entrata in vigore di questa organizzazione finanziaria intergovernativa e che i cittadini verifichino se la ratifica da parte del proprio paese è stata concessa. Occorre che nei siti istituzionali si vada a verificare se è avvenuta la modifica dell’articolo 136 del trattato sul funzionamento dell’unione europea. Se deve esistere una Europa deve essere quella dei cittadini e dei diritti, non un luogo dove potenti finanziari vengono ad acquistare degli stati in svendita. Leggete questo trattato ed è veramente allucinante il contenuto dello stesso. Rappresenta come una specie di delega in bianco ai poteri finanziari. E voglio dire una cosa alla Merkel : lei è andata in Cina a contrattare con il premier cinese la partecipazione al fondo. Beh, ancora non ha ottenuto la ratifica da parte di tutti gli stati membri, quindi se c’è qualcosa che vuoi contrattare è il denaro che tieni nelle tue tasche e non il nostro.
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Robert
Il M5S sta già operando nel senso di una democrazia dal basso attraverso i meet up che nascono addirittura 'prima' che Grillo li riunisca in un Movimento (vedi De Maio che inizia addirittura 5 anni fa col gruppo di Pomigliano d'Arco, per l'esigenza di una democrazia che nasce dal basso) Per questo ritengo che sia distraente il problema dell'eliminazione di una Camera o di una progressiva centralizzazione o verticizzazione presidenzialista del potere ma che, al contrario, dobbiamo operare per un potere decentrato e diffuso con deleghe temporanee e circolanti che permettano al maggior numero di persone di avere potere decisionale e scelta, in nome di altre
La delega non scompare, ma cambia profondamente il suo significato.
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DEMOCRAZIA E POPULISMO
Viviana Vivarelli

Non si può confondere democrazia con populismo, almeno non con un populismo preso nel suo senso negativo.
I sistemi democratici sono diffusi un po’ ovunque nel mondo, ma in questi ultimi anni sono stati colpiti da una crescente disaffezione degli elettori, sia a causa della globalizzazione che ha cambiato i termini dell’economia, che per la formazione di centri di potere finanziario ed economico (organismi sovranazionali e multinazionali) che hanno indebolito l’autonomia e la sovranità degli stati nazionali, sia inoltre per la debolezza di una cultura democratica nei popoli per cui essi hanno cessato di difendere i loro diritti sovrani e le costituzioni che glieli garantivano.
Oggi si parla molto di populismo ma le accezioni di questo termine sono almeno due, una negativa: movimento fanatico di un popolo dietro un capo, e una positiva: movimento democratico che ripone il potere nel popolo e lotta per rendergli la sua sovranità. In Italia, si spaccia per democrazia l’attaccamento assolutistico di una casta al potere e per populismo qualunque movimento di pensiero o di azione contrasti il potere totalitario della partitocrazia.
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ASSURDITA’ ELETTORALI
ZAC

Di amenità e sconcezze i nostri politicanti ne hanno fatte tante. Ma questa proprio " nun se pò vedè!" Un certo Francesco De Salazar si è presentato come candidato in due circoscrizioni, II e XII di Roma, ed è stato eletto in entrambe. Il meglio è che si è  presentato in due liste non solo diverse , ma concorrenti. Per Alfio Marchini  e per Fratelli D’Italia per Alemanno sindaco. Nessuno si è scandalizzato. Il tizio ha commentato che la cosa era “a sua insaputa". Ha scoperto la doppia candidatura leggendo il Corriere della Sera.
Altro esempio. Il candidato sindaco per il M5S ha detto che per il ballottaggio non avrebbe appoggiato  nessun candidato perché è per la discontinuità con il passato. Il bello è che la risposta di Alemanno è stata:” Anche noi siamo per la discontinuità con il passato!”
E che vor di’? O che non sapeva quel che diceva, o che anche lui condanna la sua passata gestione, o era in uno stato confusionario . Ma questo Alemanno è lo stesso di quello di prima? Insomma nun sto a capir un cazzo! o la realtà ha superato l’immaginabile e siamo ai confini della realtà?
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I COLPI DI GENIO DI LETTA
Zac

E’ incredibile come i media si siano accorti, tutti insieme accoratamente, che in Italia c’è la disoccupazione più alta d’Europa e che la riforma Fornero ha aumentato precari e disoccupati.
Ma come? Gli stessi che un mese fa impazzavano sulla "madonna lacrimevole", le sue esternazioni, gli elogi che le venivano profusi, il suo fecondo apporto al mondo del lavoro, quel tocco in più in quanto "donna e madre"?? Eppure i giornalisti son gli stessi. E di fronte a tutto questo dramma sociale, a questa catastrofe che nemmeno una guerra nucleare avrebbe potuto generare (lo studio della CGIl pone in 60 anni il tempo necessario per ritornar ad una occupazione ante crisi), quali sono i colpi di genio di questo Governo?
1)La repubblica presidenziale, ma a doppio turno (scambio di favore fra bande rivali)
2)Lo scambio generazionale (ancora?). I "vecchi" lavoratori "garantiti" possono andare in pensione prima, ma pagando una "penale". Secondo l’assioma che questo garantirebbe l’assunzione di giovani e che il risparmio andrebbe a favorire i giovani lavoratori.
3)sospendere, per poco però, IMU ma aumentare l’IVA.
4)rifinanziare la CIGS (non si sa con che soldi e con che risorse).
5)confermare l’acquisto degli F35 e in più comprare altre 12 navi da guerra .
6)Detassare le imprese che assumono giovani a tempo indeterminato.
Dunque o non hanno capito una beneamata mazza o non sanno che pesci pigliare. Parlano e fanno tanto per non star senza far nulla (che sarebbe meglio e farebbe meno danni!) Come se i padroni assumessero per il piacere di assumere e non per produrre, vendere e far profitti, come se, quando nessuno compra si potesse ancora produrre e quindi assumere. E’ sempre la regola di rimuovere la rigidità in ingresso e in uscita dal mondo del lavoro, gli stessi dogmi della lacrimevole Fornero, del santo Biagi, del venerando D’Antona, del beato Ichino. Si potrà mai vedere il tempo in cui queste sciocchezze andranno al loro giusto posto? E che le idee verranno da chi ci mette le gambe per farle camminare?
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NAPOLITANO E IL GOVERNO A TERMINE
Giancarlo

Il 3 giugno quasi tutta la stampa ha messo in prima pagina la frase di Napolitano sul “Governo a termine”, sconfinamento arbitrario dalle sue funzioni, ma non è successo niente per la prassi che i giureconsulti di palazzo tutto ingoiano in cambio di benefit. Camilleri ha detto che “la Costituzione è bella che andata in vacca”. Ha reagito solo Grillo, chiedendo a che titolo Napolitano possa fissare un limite temporale al Governo Letta, trattato come uno yogurt, ma la cosa è stata liquidata come la solita mattana dell’ex comico. IFQ ha chiesto il parere autorevole di Barbara Spinelli che di fronte a “una cosa mai vista”, ha risposto che Napolitano ha “forzato” la Carta e che ormai “il presidenzialismo c’è già”. Napolitano nega e se la prende con la Spinelli e IFQ. Che Napolitano si comporti come un monarca capriccioso non può sorprendere, visto che il Governo delle larghe intese lo ha inventato lui miracolando Pd e Pdl che alle ultime elezioni hanno perso insieme 10 milioni di voti. Idem per (quasi) tutta la stampa italiana che, a furia di sviolinate ai potenti, in 5 anni ha perso un milione di copie e vari milioni di lettori e ora, col cappello in mano, elemosina nuovi contributi e incentivi. Titolo di ieri sul sito del Corriere della Sera (che lunedì come gli altri aveva annunciato il Governo a termine): “Il Quirinale smentisce il Fatto”. Più chiaro di così.
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DEMOCRAZIA ZOPPA
Paolo De Gregorio

Uno degli aspetti essenziali della democrazia, e in particolare nella sua dimensione amministrativa, dovrebbe essere la trasparenza e la realtà dei dati di bilancio, al fine di trasmettere al cittadino un giudizio sulle capacità amministrative degli eletti.
Questa libertà, che dovrebbe essere un elementare diritto, ci viene negata, come dimostra la feroce polemica che a Roma contrappone il Sindaco uscente Alemanno e i suoi sfidanti. Alemanno sostiene di aver ridotto il debito ereditato dalla precedente amministrazione di sx da 12,3 miliardi a 8,7 miliardi di euro, Ignazio Marino e Marchini, due aspiranti sindaci denunciano che a loro negano l’accesso agli atti amministrativi, l’agenzia Fitch sostiene che con Alemanno il debito è aumentato di 1,7 miliardi di euro.
La matematica in mano ai politici diventa una opinione, e il cittadino è in mano alla propaganda delle parti, senza potersi fare una opinione su basi serie e obiettive.
Basterebbe introdurre la regola che la Corte dei Conti controlli l’attività amministrativa dei Comuni, che devono riversare, online,  ogni atto amministrativo negli uffici della Corte, in modo da poter offrire e certificare in ogni momento lo stato effettivo dei conti del Comuni stessi, garantiti dalla terzietà di una Magistratura indipendente.
Dispiace dirlo, ma senza questa garanzia di corretta informazione, i cittadini sono dei sudditi destinati ad essere infinocchiati da chi le spara più grosse, da chi ha più soldi per fare propaganda, da chi punta su un aspetto piacevole o simpatico.
Diventare un paese serio è difficile e nuove regole sono necessario, ciò nonostante dimentichiamo anche quelle che abbiamo, come quella legge del 1957 che dichiara ineleggibile chi è titolare di concessioni statali, fatto che dimostra, oltre ogni ragionevole dubbio, che in Italia maggioranza e opposizione non si sono mai combattute, hanno fatto sempre finta, hanno sempre fatto accordi sottobanco, fino al matrimonio incestuoso nel Governo tecnico e nel Governo Letta.
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4 NOVEMBRE 2011  
Paolo De Gregorio

In questa data l’illuminato imprenditore e grande statista S. B., dichiarava a giornali e TV che la crisi non c’era e che il peggio era passato, tanto è vero che i ristoranti erano pieni e si faticava a trovare un posto in aereo.
Se gli italiani non fossero per metà gaglioffi e per metà fessi, e almeno si ricordassero di queste parole, a fronte di ciò che è successo dopo e continua a succedere oggi, e giudicassero un premier per le sue capacità di guidare l’economia nell’interesse generale, il nome di B sarebbe scomparso per sempre dalla rappresentanza politica e citato solo come degenerazione di un ruolo in cui gli interessi privati (aziende e processi) del premier hanno nettamente prevalso sulla cosa pubblica, con i risultati che sono lì a dimostrarlo.
Ecco i dati della Confindustria forniti ieri dal suo Presidente Squinzi: negli ultimi tre anni 55mila aziende chiuse, dal 2007 è stato distrutto il 15% del potenziale manifatturiero con la distruzione di 539mila posti di lavoro, la stretta creditizia da parte delle banche ha ridotto i prestiti agli imprenditori di 44 miliardi di euro.
Se aggiungiamo a questi dati l’aumento costante del debito pubblico che ha superato i 2.000 miliardi di euro, che ci costa di interessi 80 miliardi di euro l’anno, ed è dovuto alla mala amministrazione e agli sprechi di denaro pubblico, ecco che la barzelletta della crisi ormai alle spalle assume significati più tragici che comici.
Il Governo PD-PDL di largo inciucio, con molti voti a disposizione e una possibilità di prendere decisioni urgenti, si balocca con il semipresidenzialismo gradito all’eterno Caimano, fa una legge truffa sulla eliminazione dei contributi pubblici ai partiti, parla di rilancio della economia più come ultima speranza che come strategia politica.
Intendiamoci bene, nessuna ripresa sarà possibile se non si incide sui guasti provocati dalla globalizzazione: che ha visto decine di migliaia di aziende italiane delocalizzare verso paesi dove si pagano meno tasse e meno salari, senza che nessuno dei nostri espertissimi amministratori (e nemmeno la Confindustria) muovesse un dito, i più noti marchi italiani sono stati venduti a multinazionali straniere e ora i profitti di queste aziende vanno all’estero e in Italia non resta niente, moltissimi soldi sono usciti dalla imprenditoria e sono finiti nei paradisi fiscali e nelle speculazioni finanziarie e non vi torneranno più.
Senza la presenza di una banca di diritto pubblico, senza fini di profitto, ma finanziatrice di un piano di appoggio alla piccola e media impresa, per rendere autosufficiente l’Italia almeno nei settori fondamentali dell’energia (pulita) e dell’agricoltura, la “ripresa” è una chimera.
Naturalmente questa strategia va accompagnata da un piano di drastica riduzione della spesa pubblica, tipo l’abolizione delle province e del Senato, l’abolizione dei finanziamenti pubblici a partiti ed editoria, la fine delle missioni militari all’estero, la cancellazione della faraonica e assurda spesa per bombardieri F35, l’abbandono delle grandi opere tipo TAV e ponte sullo Stretto, la fine delle convenzioni della sanità pubblica con le strutture sanitarie private dove allignano truffe e ruberie.
Cari italiani, fino a quando in Parlamento non si parlerà di queste cose, state tranquilli che non cambierà nulla, e soprattutto non cambierà nulla finché i responsabili del disastro, gli alleati PD e PDL, verranno giudicati capaci di risolvere la crisi da essi non compresa e non governata.
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CAMBIAMENTI NEL VOTO POLITICO

Le elezioni 2013 hanno segnato la fine della fedeltà nell’urna elettorale: il voto politico è diventato più fluido e il segno dei tempi è che il 40% degli elettori ha cambiato partito nel 2013, per fine delle ideologie o per adesione all’antipolitica. E’ l’analisi che Ilvo Diamanti, per l’Istituto di Ricerca Demos, fa alla luce dei dati dell’indagine Osservatorio Elettorale LaPolis, per l’Università di Urbino “Carlo Bo”).
Se dal 1948 al 2008 quella che si è presentata è una mappa del voto coerente e con poche novità, le elezioni 2013 hanno segnato il primo rilevante discostamento con l’ingresso nell’equazione di una nuova variante, Grillo, che ha segnato lo scompaginarsi degli equilibri del bipolarismo e bipartitismo. Che trasforma l’Italia del voto, da compatta e monolitica, in un paese fluido, dalle scarse certezze.
Nelle elezioni politiche di febbraio, circa il 40% degli elettori ha espresso un voto diverso da quello delle politiche 2008. In alternativa non si è recato a votare. Il distacco politico si è tradotto quindi o nell’astensione o nella protesta antipartitica, intercettata da Beppe Grillo e dal M5S. L’atteggiamento diffuso è quello dell’incertezza: solo il 54% degli elettori può affermare di non avere avuto dubbi all’inizio della campagna elettorale e ben il 23% spiega di aver deciso soltanto  nell’ultima settimana.
Le elezioni amministrative: hanno ulteriormente amplificato questo nuovo orientamento, segnando al liberazione da vincoli specifici anche per quel che riguarda la risposta all’offerta politica “locale”.  
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