Serena Mollicone: verità negate, segreti di un delitto irrisolto
È il 1° giugno 2001 quando Serena Mollicone, una ragazza di appena diciotto anni, esce di casa nel piccolo paese di Arce, in provincia di Frosinone. Deve andare dal dentista, ma a quell’appuntamento non arriverà mai. Da quel momento, la sua vita diventa un enigma e il suo nome, un simbolo di mistero e dolore che ancora oggi non conosce pace.
Due giorni dopo, il corpo di Serena viene ritrovato in un bosco ad Anitrella: mani e piedi legati, un sacchetto di plastica in testa, una ferita profonda al cranio. Una scena che sembra uscita da un film dell’orrore, ma che purtroppo appartiene alla realtà.
Un’indagine tra depistaggi e silenzi
All’inizio le piste sono confuse: un litigio tra amici, una fuga, perfino un gesto volontario. Tutto cade presto. L’autopsia parla chiaro: Serena è stata uccisa. Ma da chi? E perché?
Il paese si chiude in un silenzio assordante, mentre le indagini arrancano tra testimonianze contraddittorie e sospetti che non portano a nulla. Fino a quando un’ipotesi inquietante inizia a prendere corpo: Serena potrebbe essere entrata nella caserma dei Carabinieri di Arce quel giorno.
La porta che parla
Gli investigatori scoprono che la ferita alla testa della ragazza è compatibile con l’impatto contro una porta all’interno della caserma. Non un dettaglio da poco: significherebbe che Serena ha trovato la morte proprio lì, nel cuore delle istituzioni.
Si parla di litigi, di segreti pericolosi scoperti per caso, di una verità scomoda che qualcuno non voleva venisse a galla. E di un depistaggio: il corpo trasportato nel bosco per simulare un altro scenario.
Morti sospette e processi infiniti
Il caso diventa sempre più oscuro. Nel 2011, il brigadiere Santino Tuzi, che aveva rivelato la presenza di Serena in caserma, viene trovato morto. Ufficialmente suicidio. Per molti, un’altra verità sepolta.
Nel 2016, nuove indagini rilanciano l’accusa: vengono rinviati a giudizio l’ex comandante della caserma Franco Mottola, la moglie, il figlio e due carabinieri. Finalmente, sembra che la giustizia possa dare un volto ai colpevoli.
Ma nel luglio 2022 arriva la doccia gelata: tutti assolti. “Il fatto non sussiste.” Vent’anni di indagini, processi, ipotesi: e il nulla.
La battaglia di un padre
In questa storia c’è una figura che ha commosso l’Italia intera: Guglielmo Mollicone, il padre di Serena. Con la sua tenacia ha trasformato il dolore in battaglia civile. Per anni ha bussato a porte, tribunali, televisioni, chiedendo solo una cosa: la verità.
È morto nel 2020, senza conoscerla. Ma con la certezza che la sua voce, un giorno, sarà ascoltata.
Ogni volta che si pronuncia il suo nome, riemergono le stesse domande: chi ha ucciso Serena? E perché, dopo più di vent’anni, nessuno ha ancora il coraggio o l’interesse di dirlo?
Storie e Misteri

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