Iraq: politiche, operazioni voto cominciano nel sangue
Oggi alle urne esercito e polizia. Maliki punta a terzo mandato
Un poliziotto iracheno di guardia a un seggio (foto: EPA)
Una serie di attentati suicidi contro seggi elettorali con almeno 27 morti ha funestato oggi le operazioni di voto anticipate per i membri delle forze di sicurezza in Iraq, in vista delle consultazioni legislative di mercoledì. Un pessimo viatico per un Paese che si appresta a scegliere il nuovo Parlamento mentre continua ad essere scosso dalle più gravi violenze degli ultimi cinque anni.
Il primo ministro sciita Nuri al Maliki, al potere dal 2006 e che appare favorito per ottenere un terzo mandato, fa leva proprio sulla necessita' di combattere il terrorismo e le tensioni interconfessionali per chiedere al popolo di schierarsi al fianco del governo uscente. Ma in vaste aree del Paese popolate dalla minoranza sunnita e' forte il risentimento contro il premier, accusato di condurre politiche discriminatorie contro gli appartenenti a questa confessione e di governare con metodi dittatoriali.
Altri motivi di malcontento sono la corruzione, la carenza di servizi pubblici e la disoccupazione. Problema, quest'ultimo, che nemmeno il boom petrolifero e' riuscito ad avviare a soluzione. L'Iraq, che ha raggiunto nel mese di febbraio una produzione di 2,8 milioni di barili al giorno, e' ormai al secondo posto dopo l'Arabia Saudita tra i maggiori esportatori dell'Opec, ma non riesce ancora a tradurre tale ricchezza in un piano di sviluppo economico coerente e a vasto respiro. Tra l'altro il vice primo ministro per gli affari dell'energia, Hussein al Shaherstani, ha detto che nel corso del 2013 ci sono stati ben 53 attentati contro gli oleodotti del Paese.
Lo scorso anno, con quasi 9.500 morti in attentati e violenze di natura politica e confessionale, è stato il piu' sanguinoso a partire dal 2008, secondo l'ong Iraq Body Count. La carneficina e' continuata nel 2014, con almeno 3.000 uccisi dal primo gennaio. A rinfocolare gli odi interconfessionali tra sciiti e sunniti è il conflitto civile nella vicina Siria.
Il primo ministro sciita Nuri al Maliki, al potere dal 2006 e che appare favorito per ottenere un terzo mandato, fa leva proprio sulla necessita' di combattere il terrorismo e le tensioni interconfessionali per chiedere al popolo di schierarsi al fianco del governo uscente. Ma in vaste aree del Paese popolate dalla minoranza sunnita e' forte il risentimento contro il premier, accusato di condurre politiche discriminatorie contro gli appartenenti a questa confessione e di governare con metodi dittatoriali.
Altri motivi di malcontento sono la corruzione, la carenza di servizi pubblici e la disoccupazione. Problema, quest'ultimo, che nemmeno il boom petrolifero e' riuscito ad avviare a soluzione. L'Iraq, che ha raggiunto nel mese di febbraio una produzione di 2,8 milioni di barili al giorno, e' ormai al secondo posto dopo l'Arabia Saudita tra i maggiori esportatori dell'Opec, ma non riesce ancora a tradurre tale ricchezza in un piano di sviluppo economico coerente e a vasto respiro. Tra l'altro il vice primo ministro per gli affari dell'energia, Hussein al Shaherstani, ha detto che nel corso del 2013 ci sono stati ben 53 attentati contro gli oleodotti del Paese.
Lo scorso anno, con quasi 9.500 morti in attentati e violenze di natura politica e confessionale, è stato il piu' sanguinoso a partire dal 2008, secondo l'ong Iraq Body Count. La carneficina e' continuata nel 2014, con almeno 3.000 uccisi dal primo gennaio. A rinfocolare gli odi interconfessionali tra sciiti e sunniti è il conflitto civile nella vicina Siria.
(ANSA)
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