Condivido molte delle parole pronunciate da Matteo Renzi.
Sono concetti che ho scritto anch’io nei giorni scorsi: si può criticare Trump, difendere il diritto internazionale e allo stesso tempo non chiudere gli occhi davanti alla natura del regime iraniano.
Renzi lo ha detto con chiarezza.
«Non sono d’accordo con la posizione di Pedro Sánchez. Penso il peggio possibile dell’amministrazione Trump, dell’ICE, dei dazi. Ma questo non può portarci alla posizione populista di Sánchez che dice: “No, siamo per la pace”. Anch’io sono per la pace, ma se attaccano Cipro significa che stanno attaccando l’Europa».
«Nessuno è favorevole alla guerra, ma credo che l’attacco all’Iran sia stato giusto».
«A me Trump non piace, ma tra Ali Khamenei e gli Stati Uniti io sto sempre dalla parte degli Stati Uniti».
«Il diritto internazionale deve valere sempre. Ma il diritto internazionale significa anche che le ragazze iraniane non possono essere uccise per non aver indossato il velo. Lo dico al mio amico Pedro Sánchez: il diritto internazionale deve valere anche per Nicolás Maduro. Il diritto internazionale si applica sempre o non si applica mai».
«Non mi piace Trump, ma credo che la distruzione degli ayatollah contribuisca alla pace in Medio Oriente e alla lotta contro il terrorismo islamico. Abbiamo bisogno che nella guerra civile del mondo islamico vincano i riformisti contro i fanatici».
Sono parole di buon senso.
Si può essere critici verso Trump, verso alcune scelte degli Stati Uniti o verso Israele.
Ma ridurre tutto all’anti-americanismo significa ignorare un fatto evidente: da quarantasette anni la Repubblica islamica iraniana reprime il proprio popolo, perseguita le donne e alimenta instabilità e terrorismo nella regione.
Purtroppo una parte della sinistra ideologica continua a leggere tutto attraverso una lente anti-occidentale.
Chi oggi brandisce il diritto internazionale solo contro l’Occidente, ma tace davanti a tutto questo, non sta difendendo il diritto internazionale.
Sta semplicemente difendendo una posizione ideologica anti-occidentale e populista.
Alessandro Furnari

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