Gerusalemme ha vissuto una Domenica delle Palme inedita, quando la polizia israeliana ha impedito al cardinale Pierbattista Pizzaballa di entrare al Santo Sepolcro per celebrare la Messa.
Secondo le autorità israeliane, la decisione non è stata dettata da ostilità religiosa, ma da stringenti esigenze di sicurezza in una città sotto la minaccia costante dei missili iraniani. Negli ultimi giorni, infatti, l’Iran ha lanciato ripetuti attacchi balistici contro Israele, e frammenti di ordigni sono caduti a pochi metri dalla Basilica del Santo Sepolcro e da altri luoghi santi della Città Vecchia.
Per questo, nel quadro dell’operazione “Leone Ruggente”, Israele ha temporaneamente chiuso ai fedeli tutti i principali luoghi sacri, cristiani, ebraici e musulmani in quell’area, limitando gli accessi e gli assembramenti oltre le cinquanta persone.
Si tratta di misure generali, applicate senza distinzione di fede, per ridurre l’esposizione dei pellegrini e dei religiosi a una minaccia missilistica reale e documentata.
Il presidente Isaac Herzog ha telefonato personalmente a Pizzaballa, esprimendo rammarico per l’incidente, ma ribadendo che la priorità in questo momento è proteggere vite umane di fronte agli attacchi del “regime terroristico iraniano”. L’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, ha sottolineato come “Gerusalemme sia chiusa per tutti” e che il Patriarca era stato informato dei rischi e delle restrizioni.
In questo contesto, lo stop all’ingresso al Santo Sepolcro va letto non come un affronto al cristianesimo, bensì come un atto di responsabilità da parte di uno Stato sotto bombardamento, chiamato a difendere anche la vita del Patriarca e dei fedeli. Israele ha già annunciato la disponibilità a trovare soluzioni alternative che consentano, nel rispetto delle norme di sicurezza, la prosecuzione delle celebrazioni pasquali, confermando il suo impegno per la libertà di culto in una Gerusalemme oggi nel mirino dei missili iraniani.
Esponenti israeliani hanno informato che queste misure sono destinate a tutti i fedeli di tutte le religioni, vista la situazione con l'Iran e visto il recente missile caduto la scorsa settimana nella Città Vecchia, non lontano dal Santo Sepolcro.
Il Governo italiano, nella persona di Tajani, ha protestato e convocato l'Ambasciatore israeliano in Italia per domani. Assieme al Ministro degli Esteri, anche Giorgia Meloni e Matteo Salvini hanno condannato esplicitamente l'accaduto.
(evidentemente, dopo la batosta referendaria, il Governo cerca di riguadagnare qualche consenso - n.d.r.)
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