Cara Giorgia Meloni,
ci sono giorni in cui la politica fa rumore.
E giorni, più rari, in cui fa eco.
Questo è uno di quelli.
Non per la vittoria.
Ma per ciò che si è mosso sotto, in profondità.
Giovani.
Non quelli che “non capiscono”.
Non quelli da liquidare come “poveri comunisti”.
Giovani che hanno preso treni, speso soldi, cercato strade
pur di esserci.
Non hanno ereditato la storia:
hanno scelto di entrarci.
E non lo hanno fatto per distruggere.
Lo hanno fatto per proteggere.
Non un’idea.
Ma un equilibrio.
Quel confine invisibile
tra potere e diritto,
tra decisione e garanzia,
tra chi governa
e ciò che tiene in piedi la libertà di tutti.
Non perché credano che tutto vada bene così.
Ma perché vogliono un cambiamento vero.
Non semplificazioni.
Non promesse facili.
Qualcosa che regga.
Per tutti.
Forse non hanno tutte le risposte.
Ma la democrazia non chiede perfezione.
Chiede presenza.
E loro c’erano.
Con una croce su un foglio hanno detto:
“ci siamo anche noi”.
“possiamo fare la differenza”.
E forse, Presidente,
c’è qualcosa che noi adulti dovremmo imparare.
Dal loro esserci.
Dal loro scegliere.
Dal loro non tirarsi indietro.
Perché una generazione che si muove
non si etichetta.
Si ascolta.
E allora non resta il risultato.
Resta una scelta.
Resta una presenza che non si è tirata indietro.
Resta il coraggio, raro, di non delegare.
Resta chi ha deciso
che la democrazia
non è qualcosa da raccontare.
È qualcosa di cui prendersi cura.
Margherita Roncone
#referendumgiustizia #youthvoices #makeadifference

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