venerdì 27 marzo 2026

Great Muta

 


Sebbene prima di lui Antonio Inoki e Giant Baba fossero nomi già conosciuti nel pro wrestling americano, nessuno può mettere in dubbio che il primo, grande atleta proveniente dal Giappone entrato di prepotenza nel cuore dei fan a stelle e strisce sia proprio quest'uomo qui: Keiji Mutoh.


Mutoh, già abbastanza famoso in giovane età, fu inviato a "farsi le ossa" in vari territori del grande continente, partendo da Porto Rico fino ad arrivare nella WCW. Lì, dal momento che il suo inglese era davvero pessimo, fu affiancato da uno dei manager più quotati ed ancora oggi poco lodati nonostante le sue incredibili capacità al microfono: Gary Hart.


I fan americani avevano avuto un assaggio di wrestling "orientale" grazie al diabolico The Great Kabuki e - sfruttandone in qualche modo le potenzialità del nome - dipinsero il volto del ragazzo e lo fecero diventare "suo figlio" (nonostante non vi fosse alcuna parentela, un pò come faranno qualche anno dopo con The Giant presentato tra le righe come il figlio di André), affibbiandogli il nome di "The Great Mota" (con la "O", poi presto tramutata in "U").


Per la prima volta, i fan della WCW abituati allo stile classico dei pro wrestler americani fatto principalmente da calci, pugni e prese di sottomissione, si trovarono davanti moonsault, movimenti veloci ed acrobazie aeree che non avevano mai visto... e se ne innamorarono subito.


In breve tempo, soprattutto grazie alle sue bellissime sfide contro Sting, Muta divenne uno dei primi "cool heel", ovvero uno di quei "cattivi" che però il pubblico ama tifare. Il passo per diventare un beniamino del pubblico era ormai vicino, ed una delle voci più importanti nel backstage WCW, Jim Ross, comprese che i tempi erano maturi per un suo cambio di rotta.


Anche Jim Herd, allora a capo della promotion di Atlanta, era favorevole a questa idea, ma ambedue trovarono un forte avversario: lo stesso Gary Hart.


Hart era totalmente contrario, soprattutto perché Muta - a suo dire - non poteva fare a meno della sua presenza, in particolare per il fatto che il giapponese parlava uno scarsissimo inglese ed aveva quindi assoluto bisogno di una "bocca" che poteva parlare per lui... quella, appunto,  di Hart.


Certo, Hart parlava per convenienza, ma il fatto che Muta fosse in difficoltà con la lingua era del tutto vero. Inoltre lo stesso manager convinse in qualche modo Mutoh che quel passaggio sarebbe stato dannoso per il suo personaggio e lo stesso giapponese si schierò quindi dalla sua parte.


Il tempo passava, The Great Muta diventava ogni giorno di più un personaggio come gli altri e senza un significativo cambiamento, l'interesse del pubblico americano inizio via via a scemare.


Mutoh tornerà presto in Giappone e ci vorranno tanti anni prima di un suo ritorno in terra statunitense, proprio nella WCW in una veste rinnovata... ma nel frattempo, il mondo era andato avanti. La WCW non era più quella del 1989, e senza Gary Hart al suo fianco la magia di Muta, in terra americana, lentamente svanì.


Ma Great Muta rimane comunque uno straordinario atleta, un innovatore, uno tra i wrestler - non solo nel puroresu, ma nella lotta libera professionistica in generale - più incredibili che abbiano calcato un ring, tanto da meritarsi persino un posto d'onore nella Hall of Fame della WWE... pur senza mai aver lottato nella promotion di Vince McMahon.


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