sabato 28 marzo 2026

Giuseppe Mazzini

 


Era stanco, malato. Si trascinava ormai. Quarant’anni di arresti, botte e latitanze gli presentavano il conto. Eppure, nonostante questo, decise di tornare in Italia. Lo fece perché capì che ormai la sua vita stava volgendo al termine e non avrebbe accettato di morire all’estero, dove si trovava in esilio. 


Arrivò in febbraio sotto falso nome. E il 10 marzo del 1872  Giuseppe Mazzini si spense nel suo letto e nel Paese a cui aveva dedicato tutta la sua vita. 


Fu patriota, filosofo, socialista convinto e sognatore. Per tutta la vita si batté per un'Italia unita, forte, repubblicana, giusta. Ma fu anche una brava persona, buona. Di lui Gandhi disse infatti che “considerava le sofferenze altrui come le sue. Era un uomo devoto e religioso, né egoista né orgoglioso. Tale fu Mazzini, l'unico".


E unico Mazzini fu davvero. 

Oggi ne ricordiamo la vita. Ma con un monito: basta strumentalizzarlo. Vedere la destra - inclusa la Premier - appropiarsene, citarlo, arruolarlo forzatamente (facile con chi non c'è più) nelle sue schiere, fa male al cuore, onestamente. Mazzini fu un socialista democratico, un uomo di straordinaria tolleranza, vicino agli ultimi e con un forte senso della legalità. 


Non ce lo vedo a chiedere l'abolizione del tetto al contante, il pignoramento dei beni altrui senza decreto del giudice, l'abolizione del super bollo e la deportazione di disperati in centri al di là dell'Adriatico.

Leonardo Cecchi 

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