UNO STUDIO DI ACHILLE
TELARETTI
Prima
parte: L’influenza di Satana nell’uomo
La Parola di Dio c’insegna
circa l’esistenza di una personalità spirituale, che si oppone a
Dio ed alla sua creazione.
Questa personalità è chiamata Satana.
Ci dice pure che questa
personalità è accompagnata da una numerosa moltitudine d’entità
parallele, che collaborano
per raggiungere un medesimo scopo, che è quello di distruggere
l’uomo e tutta la
creazione.
Nell’universo, vi sono,
dunque, due forze opposte, le quali tendono a dirigerlo in opposte
direzioni e incamminarlo
verso differenti destini. Da un lato, Dio e le sue miriadi angeliche;
dall’altro, Satana e le sue
schiere d’angeli ribelli.
Satana è definito con
diversi nomi, fra i quali:
· Il Tentatore.
· Il
Serpente Antico.
· Il Padre
della Menzogna.
· Il
Maligno.
· Il
Principe della Potestà dell’Aria.
· L’Accusatore.
· La Bestia
L’influenza che questa
entità esercita sull’uomo è opposta ai desideri divini, che sono di
perfezione e di armonia universale,
e determina nell’uomo una serie di ragionamenti e di
comportamenti, i quali
costituiscono ciò che la Parola di Dio definisce con il termine “peccato”.
Il peccato è dunque la
conseguenza dell’influenza della personalità di Satana nell’uomo e,
attraverso di lui,
nell’intero universo, ed attua nella creazione come una costante minaccia
distruttiva.
In questi ultimi tempi,
sentiamo spesso parlare di terrorismo. Ebbene, questo è soltanto
una parte degli “attentati”
che Satana realizza sulla terra. Attraverso di lui, l’uomo attenta non
soltanto contro i propri
simili, per distruggerli come fece Caino originariamente, o attenta
contro se stesso per
auto-distruggersi con alcool e droghe, ma attenta anche contro la natura,
cioè in definitiva contro
tutto e contro tutti, direttamente e personalmente, cioè in maniera auto-
lesionistica, oppure
indirettamente.
Il male è dunque universale
ed investe tutti gli aspetti della personalità dell’individuo, della
famiglia e della società.
Questo stato di degradazione, rispetto alla perfezione originaria
della creazione, è definito
con il termine “depravazione totale”, e dura fin dalle origini. In Genesi
6:5, leggiamo infatti: “E
l'Eterno vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra,
e che tutti i disegni dei
pensieri del loro cuore non erano altro che male in ogni tempo”.
Il peccato si insinuò nel
mondo, allorché il primo uomo dette ascolto, per la prima volta, ai
suggerimenti del Tentatore,
e disobbedì a Dio.
Influenze e disturbi satanici, p. 2 di 21
Da allora, tutti subiamo la
sua influenza, senza esclusione, poiché tutti discendiamo secondo
la carne da quel nostro
progenitore. L’Apostolo Paolo era ben consapevole di ciò, esclamando:
“Misero me, chi mi trarrà
da questo corpo di morte!”.
Egli era cosciente che, per
quanti sforzi l’uomo possa fare per vincere questa forza che lo
induce continuamente a
peccare, mai potrà debellarla, poiché essa è legata alla nostra stessa
carne. Questa forza sfrutta
cioè il nostro stesso cervello e le nostre stesse membra, per mettersi
in azione, e non è
possibile non subirne gli attacchi. In quanto abbiamo un corpo, siamo
suscettibili
che questo corpo, che è
diventato corpo di morte, venga influenzato in qualsiasi
momento dal Nemico, e
cominci a desiderare ciò che desidera il Nemico, e cominci possibilmente
ad attuare nella direzione
di questi desideri. Il peccato, in ogni caso, si può fermare solamente
ad uno stadio iniziale, che
è semplicemente quello di pensare di fare il male, ossia di
concupire.
È importante, a questo
riguardo, fare una precisazione.
Satana ha il potere di
indurci a desiderare il male, ma non ha il potere di obbligarci a farlo.
La tentazione, ossia
l’influenza satanica, può essere vinta.
Nella preghiera del Padre
Nostro, Gesù c’insegna a pregare affinché Dio non permetta che
veniamo esposti alla
tentazione, poiché questa tentazione rappresenta per noi una possibilità
di caduta. Non sempre
l’uomo passa dal pensiero all’azione peccaminosa, ma l’influenza del
Nemico esercita ugualmente
su di lui un incontrastabile potere di seduzione: il male, gli piacerebbe
farlo.
Il desiderio di peccare,
anche se non equivale alla realizzazione del peccato, costituisce
già un peccato in se
stesso.
In Mat 5:27,28, leggiamo:
“Voi avete udito che fu detto: Non commettere adulterio. Ma io
vi dico che chiunque guarda
una donna per appetir la, ha già commesso adulterio con lei nel
suo cuore”. La
concupiscenza è cioè il primo passo verso la realizzazione del peccato, e già
la
stessa concupiscenza è
peccato.
L’uomo, cioè, è un
peccatore per costituzione, prima che per elezione. Anche se non dovesse
commettere l’azione
peccaminosa, pur sempre egli sarebbe un peccatore, avendo desiderato
commetterla.
La persona di Cristo poteva
essere tentata, ma non subiva il fascino della concupiscenza.
Egli si trovava, nella
carne, nelle stesse condizioni del primo uomo, ma nello spirito era
intoccabile.
Non poteva peccare.
L’attacco di Satana era
destinato a fallire in partenza. Tuttavia, egli fu costretto a tentarlo,
poiché il suo compito è
proprio quello di tentare tutti. Satana non poté esimersi dal tentare
Cristo. Se avesse potuto
astenersi dal tentarlo, il piano di Dio non sarebbe stato perfetto. Satana
avrebbe potuto rifiutarsi
di tentare questa persona “intoccabile ed invincibile”, ed avrebbe
risparmiato la sconfitta.
Ciò non era possibile. Egli doveva tentare Cristo, in quanto uomo,
poiché è il Tentatore. Egli
doveva mettere in atto le stesse armi di seduzione, usate contro Eva.
È di fondamentale
importanza osservare che la tentazione di Satana non consiste esclusivamente
nel suggerci di fare
qualcosa di palesemente malvagio, ma può consistere anche nel
suggerirci di fare del
bene. Per Cristo non rappresentava un male, dopo 40 giorni di digiuno, il
fatto di voler mangiare.
Mangiando, Egli avrebbe potuto salvare la sua vita, messa in pericolo
dalla grave inedia nella
quale si trovava. Neppure il fatto di desiderare tutti i regni della terra,
rappresenta un peccato.
Cristo avrebbe potuto desiderare di possedere tutto il mondo, solamente
a fin di bene, cioè allo
scopo di governarlo in saggezza, in prosperità ed in pace, aiu-
Influenze e disturbi satanici, p. 3 di 21
tando i bisognosi, i
poveri, e i malati. Cristo fu tentato, ma senza concupire le cose che gli
venivano
offerte.
Egli ebbe fame. Subì come chiunque
altro il fascino di una pagnotta calda, dopo 40 giorni
di digiuno, ma non la
desiderò di là da ciò che poteva essere la volontà di Dio in quel momento.
Egli lasciò spazio alla
Provvidenza, cioè al Bene assoluto di Dio. Egli sapeva che Dio non
avrebbe permesso che egli
morisse di fame. Se fosse morto di fame in quel momento, non avrebbe
potuto morire poi sulla
croce. Per questo motivo, perfino trovandosi in quella situazione
del tutto scomoda, ed in
quelle precarie condizioni fisiche, egli sapeva che il Padre gli stava
dando tutto ciò che era
buono per lui, e non desiderava sostituirsi alla Provvidenza. Degli
angeli vennero poi a lui,
per sopperire alle sue necessità.
Nell’episodio del pagamento
del tributo, vediamo ancora una volta che Cristo non concupì,
ma si rimise alla
Provvidenza di Dio. Pagare la tassa era urgente ed obbligatorio, ma egli
non aveva denaro. Tuttavia,
non cominciò a disperarsi né a preoccuparsi circa il modo col
quale procurarselo, ma si
affidò all’intervento miracoloso della Provvidenza.
Possiamo dire che Cristo,
nella tentazione, subì l’attacco di Satana, ma non la sua influenza.
Egli non si lasciò
influenzare in alcun momento dalla concupiscenza, ossia dal desiderio di
sostituirsi a Dio.
Un altro uomo avrebbe
pensato ad altre possibili soluzioni del problema, per esempio a
compiere un miracolo a
pagamento, per poter pagare in tal modo l’esattore. Nel Libro degli
Atti, vediamo Simon Mago
voler comprare la capacità di compiere i miracoli. Non sappiamo
se quel personaggio
pensasse di offrire poi a pagamento le sue prestazioni spirituali. Ciò che
leggiamo è che egli voleva
comprare dagli Apostoli la capacità di infondere lo Spirito Santo. I
doni dello Spirito Santo,
che egli avrebbe voluto infondere, erano cose essenzialmente buone,
sante e desiderabili, ma
era sbagliato il suo atteggiamento nei confronti di queste cose.
Dopo di lui, altri hanno
manifestato il suo stesso atteggiamento, stabilendo indulgenze,
penitenze, o compensi
obbligatori o volontari, come contropartita per le prestazioni spirituali.
Dalla lettura dell’episodio
di Simon Mago, ci accorgiamo che non sempre la cosa che Satana
ci fa desiderare deve
essere obbligatoriamente cattiva, ma può anche essere buona in se
stessa. Il peccato non
risiede nella cosa in se stessa, ma nel nostro atteggiamento nei confronti
di ciò che desideriamo.
Molti si adoperano, ad
esempio, nel compiere buone opere, allo scopo di guadagnare meriti
davanti a Dio. Le loro
buone opere rimangono certamente tali, ma la loro motivazione a
compierle è sempre ed
inevitabilmente macchiata dal peccato, tanto che nessuno di noi può
presentarsi a Dio adducendo
le sue opere come un “biglietto da visita”, poiché queste buone
opere non fanno altro che
presentarci a Dio nella maniera peggiore. Queste opere non presentano
a Dio i loro effetti sulle
persone beneficiate, ma presentano anzitutto a Dio la nostra concupiscenza,
ed in definitiva la nostra
natura ed il nostro stato di peccatori.
Possiamo verificare
quest’affermazione, esaminando l’episodio del Fariseo nel Tempio. Il
suo atteggiamento era
proprio quello di voler presentare se stesso a Dio attraverso le sue opere.
Egli pensava: “Io pago la
decima, io faccio elemosina... Perché mai tu, oh Dio, dovresti
guardarmi con occhio
sfavorevole?” Egli metteva davanti a sé le sue opere, che erano senza
dubbio buone: generosi
contributi alla chiesa, donazioni ai poveri, ecc...
Al contrario, quelle opere
buone non valsero a presentarlo a Dio come meritevole. Quelle
opere erano infatti
precedute e coperte dalla natura intrinseca della sua persona, natura che era
identica a quella di
qualsiasi altro uomo sulla terra, compreso a quella del pubblicano, del
quale non viene ricordata
nessun’opera buona. Vediamo che quest’ultimo venne giustificato
da Dio indipendentemente
dal fatto di aver compiuto qualsiasi opera, buona o cattiva, mentre
Influenze e disturbi satanici, p. 4 di 21
il Fariseo venne condannato
per il fatto di offrire a Dio le sue opere come contropartita per un
giudizio favorevole nei
suoi confronti.
Il Peccato nelle buone
opere . Esistono diversi modi,
attraverso i quali il Maligno riesce
ad ottenere il suo scopo.
In generale, egli sfrutta la tendenza naturale dell’uomo, e la incanala
verso ragionamenti
sbagliati, che lo portano a confondere le giuste priorità assegnate da Dio.
Egli s’insinua nella mente
dell’uomo, influenzando i suoi ragionamenti, e di conseguenza
anche le sue scelte.
L’astuzia di Satana, nel tentare l’uomo, è straordinariamente grande.
Egli è chiamato “il padre
della menzogna”. Il suo potere di seduzione raggiunge le più intime
profondità del nostro
cuore. Ha la capacità di ingannarci, facendoci vedere le cose in
maniera distorta. Egli si
presenta a noi, e ci mostra come appetibili alcune cose, perfino buone
e legittime di per se
stesse; poi ci invoglia a desiderarle, facendoci perdere completamente di
vista altre cose che
dovremmo desiderare invece con priorità. Cristo avvertì contro questo
modo sbagliato di valutare
il bene, dimostrandoci a chiare parole che non tutto ciò che è buono
perché sembra tale,
costituisce però il bene perfetto ed assoluto, ma è solamente l’insieme
delle cose buone che è
possibile fare compiendo il minor peccato.
Ai Farisei, i quali
pensavano di aver fatto del bene, e certamente l’avevano fatto, Cristo
risponderà:
“Guai a voi, scribi e
Farisei ipocriti, perché pagate la decima della menta e dell'aneto
e del comino, e trascurate
le cose più gravi della legge: il giudizio, e la misericordia, e la
fede. Queste son le cose
che bisognava fare, senza tralasciar le altre” (Mat 23:23).
Anche nel fare del bene, ci
può essere dunque peccato e ipocrisia. I Farisei compivano il
bene, ma peccavano!
Il concetto prima esposto è
veramente arduo da capire, e può sembrare addirittura impossibile
che un insieme di cose
buone e di opere buone possano costituire invece un peccato più
o meno grande per colui che
le compie, e non invece un bene più o meno grande ed un’opera
meritoria più o me no
encomiabile. Sembrerebbe assurdo pensare che invece è vero proprio il
contrario!
Per spiegare questo concetto,
continuiamo dunque a riportare altri esempi abbastanza
semplici, in modo da non
lasciare spazio a possibili dubbi.
In Atti 5:1,10, leggiamo:
“Ma un certo uomo, chiamato Anania, con Saffirà sua moglie,
vendé un possesso, e tenne
per sé parte del prezzo, essendone consapevole anche la moglie; e
portatane una parte, la
pose ai piedi degli apostoli. Ma Pietro disse: Anania, perché ha Satana
così riempito il cuor tuo
da farti mentire allo Spirito Santo e ritener parte del prezzo del podere?
Se questo restava
invenduto, non restava tuo? E una volta vendutolo, non ne era il prezzo
in tuo potere? Perché ti
sei messa in cuore questa cosa? Tu non hai mentito agli uomini ma a
Dio. E Anania, udendo
queste parole, cadde e spirò. E gran paura prese tutti coloro che udiron
queste cose. E i giovani,
levatisi, avvolsero il corpo, e portatolo fuori, lo seppellirono. Or avvenne,
circa tre ore dopo, che la
moglie di lui, non sapendo ciò che era avvenuto, entrò. E Pietro,
rivolgendosi a lei: Dimmi,
le disse, avete voi venduto il podere per tanto? Ed ella rispose:
Sì, per tanto. Ma Pietro a
lei: Perché vi siete accordati a tentare lo Spirito del Signore? Ecco, i
piedi di quelli che hanno
seppellito il tuo marito sono all'uscio e ti porteranno via. Ed ella in
quell'istante cadde ai suoi
piedi, e spirò. E i giovani, entrati, la trovarono morta; e portatala
via, la seppellirono presso
al suo marito. E gran paura ne venne alla chiesa intera e a tutti coloro
che udivano queste cose”.
Qui la Parola di Dio ci
mette di fronte ad una chiara evidenza: Il bene non consiste in ciò
che diamo. I due si erano
accordati per largire una cospicua somma alla Chiesa. Questa è senza
dubbio una buon’azione.
Però, nel compierla, essi avevano commesso un grave peccato.
Quest’ultimo era talmente
grande da annullare completamente tutto il loro operato, e da far
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apparire quel lascito
generoso, che corrispondeva non alla decima parte, ma addirittura alla
metà di tutti i loro beni,
come qualcosa di abominevole e ripugnante davanti a Dio; tanto ripugnante
da meritare non una lode
parziale per ciò che era stato effettivamente dato, ma da meritare
l’applicazione del castigo
estremo! L’intenzione di Anania era quella di aiutare la chiesa.
Egli, depose semplicemente
la somma ai piedi degli Apostoli, e tacque. Lo stesso Pietro
avrebbe potuto
semplicemente ringraziarlo per quel grande regalo fatto alla chiesa. Tuttavia,
davanti a Dio, quel grosso
regalo, lungi dal costituire un grosso merito, costituiva un grosso
peccato.
Il male non consisteva nel
fatto che essi avrebbero dovuto dare obbligatoriamente alla
chiesa non la metà, ma
tutta la somma ricavata. Ciò non avrebbe avuto importanza, se il loro
atteggiamento fosse stato
diverso. La vedova, di cui si parla nell’episodio di Marco 12:42, non
arriva ad offrire che due
monetine, eppure la sua offerta ha per Dio un grande valore.
Il Bene non è dunque in ciò
che diamo alla Chiesa o ai poveri, né nella quantità della quale
ci priviamo.
L’Apostolo Paolo avverte in
tal senso: “Quand’io distribuissi tutte le mie facoltà per nutrire
i poveri, e quando dessi il
mio corpo ad essere arso, se non ho carità, ciò niente mi giova”
(1Co 13:3).
Ancora una volta, ci
rendiamo conto che perfino facendo del bene, noi possiamo commettere
un grave peccato.
Analizziamo la prima
tentazione di Gesù. Satana gli dice:
“Se tu sei Figliol di Dio, dì
che queste pietre divengano
pani”.
Se riflettiamo bene, la
Scrittura non ci parla di un piccolo miracolo. Satana non suggerisce
di trasformare in pani
soltanto due o tre pietre, ma tutte le pietre di quel deserto. “Dì che
“queste” pietre divengano
pani!” Ebbene, lì, in quel deserto roccioso, di pietre, ce n’erano a
perdita d’occhio! La
Scrittura ci sta parlando di un miracolo bellissimo: quello di trasformare
le pietre del deserto, in
pani! Ci sembra già di vedere le folle accorrere per essere sfamate,
come sarebbe avvenuto
qualche tempo dopo (Gv. 6;26).
Se Gesù avesse accettato
l’offerta di Satana, e avesse trasformato in pani le pietre del deserto,
egli avrebbe risolto il
problema della fame nel mondo. Sarebbe bastato ripetere quel miracolo
in ogni nazione ed in ogni
città. Nessuno avrebbe più patito la fame. Dare da mangiare
agli affamati, è un’opera
di misericordia; ma anche in quest’opera buona può esserci il peccato
e l’adorazione di se stessi
e del Nemico.
Gesù sapeva che se avesse
dato da mangiare ai poveri, trascurando però ciò che in quel
momento era essenziale per
lui, cioè vincere la battaglia contro Satana, egli avrebbe commesso
un peccato! Quest’ultimo sarebbe
stato un peccato di orgoglio. Satana gli suggeriva infatti,
come motivazione per
compierlo, un sentimento di superiorità: Tu sei il Figliol di Dio! Tu
hai la possibilità di
trasformare l’indigenza e la fame, in abbondanza! Tu ne possiedi i mezzi!
Dio ti ha dato la capacità
di trasformare in pani le pietre del deserto!”
Cristo poté rendersi conto
di questa trappola, nascosta dietro l’opera buona, che Satana gli
chiedeva di fare. Potremmo
noi fare altrettanto? Se risolvessimo noi il problema della fame
nel mondo, potremmo non
sentirci gratificati e meritevoli di lode?
Talvolta, quella di dare ai
poveri è una maschera, con la quale cerchiamo di nascondere a
Dio le nostre mancanze e la
nostra concupiscenza. C’illudiamo che, quella di dare, sia
un’alternativa alla carità,
cioè all’amore, e che l’elemosina sia il prezzo che ci permetta di
continuare a trascurare
tutte quelle cose che dovremmo invece compiere con priorità, cioè le
obbligazioni che abbiamo
contratto col nostro coniuge, con i figli, o con la società.
Influenze e disturbi satanici, p. 6 di 21
Talvolta, incontrando un
povero che ci chiede l’elemosina, sentiamo dire questa frase:
“Fate la carità”. In
effetti, di carità si tratta. Però, se questa carità la facciamo allo scopo di
sentirci poi esonerati
dall’obbligo di avere carità con i nostri familiari, coi colleghi di lavoro,
o coi fratelli, a nulla ci
è valso! Non possiamo illuderci di aver avuto carità, neppure se avessimo
dato a quel povero non
un’intero stipendio, ma tutte le nostre sostanze. La carità non si
può comprare o sostituire
col denaro.
L’Apostolo Paolo ce lo
ripete in maniera chiarissima: “Quand’io distribuissi tutte le mie
facoltà per nutrire i
poveri, e quando dessi il mio corpo ad essere arso, se non ho carità, cioè
amore al mio prossimo, ciò
niente mi giova!” Niente non vuol dire “mi giova poco”, cioè faccio
una piccolissima cosa
buona, ma vuol dire, appunto, niente, cioè uno zero assoluto!
Vogliamo far notare, ancora
una volta, che la nostra elemosina gioverà certamente al povero,
cui l’abbiamo dato.
Tuttavia, quest’elemosina non gioverà a noi davanti a Dio, se
l’avremo usato come
pretesto per trascurare i nostri doveri primari e prioritari.
La richiesta del povero, in
quest’ultimo caso, non avrebbe per noi il valore di una “richiesta
di carità”, ma dovrebbe
essere corretta più semplicemente in quest’altra: “Mi dia un poco
del suo denaro!”.
Purtroppo, l’uomo naturale
non sempre si rende conto dell’inganno che si cela dietro le
opere. Tutto ciò avviene a
causa dell’influenza di Satana nelle nostre menti, la quale influenza
ci porta a distorcere e a
macchiare qualsiasi opera noi facciamo. Questo è il motivo per cui la
Parola di Dio definisce le
buone opere come dei “panni sporchi”, dal momento che esse non
possono mai essere perfette
ed eterne, ma sono sempre ed inesorabilmente accompagnate da
qualche macchia, più o meno
grande, ma comunque inevitabile, causata dalla nostra concup iscenza.
Tutto ciò che facciamo, è
macchiato dal peccato.
Non è dunque l’opera, anche
se buona, a costituire il peccato, ma noi stessi, nel farla, manifestiamo
inevitabilmente davanti a
Dio la nostra natura di peccatori; poiché in tutte le sue
azioni, anche nelle buone
opere, l’uomo è manovrato dalla sua concupiscenza, ossia
dall’influenza di Satana.
Facciamo ancora qualche
esempio. In Matteo 16:23, l’Apostolo
Pietro, avvertito del fatto
che Gesù avrebbe sofferto e
sarebbe stato ucciso, ebbe una reazione di pietà per la vita del
suo Maestro. Egli non
avrebbe voluto che morisse. Se si fosse presentata l’occasione, egli sarebbe
stato anche disposto a
combattere per salvare il suo Maestro (come fece in Mat 26:51) o
a dare la sua vita per lui
(come non fece in Gv. 13:37).
In tutti i casi citati,
questi atteggiamenti, pur se pietosi, avrebbero ottenuto però dei rimproveri.
In Matteo 16:23, Gesù gli
avrebbe risposto addirittura: “Vattene via da me, Satana; tu
mi sei di scandalo. Tu non
hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini”.
Evidentemente, Cristo si
rendeva conto che in quel momento la personalità di Pietro si
trovava sotto l’influenza
satanica, e che egli stava parlando illudendosi di essere nel giusto e
credendo di fare
possibilmente qualcosa di buono per il suo amato Maestro, augurandogli di
scampare ad una possibile
morte, mentre in realtà stava solamente tentando di ostacolare i
piani della Provvidenza di
Dio, e di assecondare gli interessi di Satana.
In un’altra occasione,
vediamo Pietro dichiarare di voler dare la sua vita per Gesù, dicendo
“Signore, perché non posso
seguirti ora? Metterò la mia vita per te!” (Gv. 13:37). Questa
era una dichiarazione
verbale di fedeltà, ma questa dichiarazione non sarebbe poi stata seguita
dall’applicazione pratica.
Pietro, infatti, non avrebbe avuto il coraggio di fare ciò che aveva
promesso. Gesù gli risponderà:
“Metterai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico che il
gallo non canterà che già
tu non m'abbia rinnegato tre volte” (Gv. 13:37,38).
Influenze e disturbi satanici, p. 7 di 21
In Matteo 26:51,54,
leggiamo ancora: “Ed ecco, uno di coloro ch'eran con lui, stesa la
mano alla spada, la
sfoderò; e percosso il servitore del sommo sacerdote, gli spiccò l'orecchio.
Allora Gesù gli disse:
Riponi la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendon la spada,
periscon per la spada.
Credi tu forse ch'io non potrei pregare il Padre mio che mi manderebbe
in quest'istante più di
dodici legioni d'angeli? Come dunque si adempirebbero le Scritture,
secondo le quali bisogna
che così avvenga?”. Dietro alle buone intenzioni di Pietro, c’era
pur sempre qualcosa di
errato, tale da suscitare il rimprovero di Cristo. L’impulsività di
quest’Apostolo, cioè la sua
efferatezza nel voler operare, non faceva altro che manifestare,
prima che le sue buone
intenzioni, la sua concupiscenza.
In Mt. 16:23, Cristo non lo
loda per la sua bontà d’animo, ma si limita solamente a rimproverarlo.
Quel sentimento d’amore e
di amicizia viene condannato, perché non può aggiungere
nulla di positivo
all’intrinseca natura di peccatore di Pietro.
Quando siamo chiamati ad
operare, dobbiamo prima ricordare che ciò che stiamo per fare
non può aggiungere nulla ai
nostri meriti davanti a Dio, ma che può addirittura peggiorare la
nostra condizione davanti a
Lui. Dobbiamo ricordare, ancora una volta, la frase di Gesù:
“Guai a voi, Farisei,
ipocriti, perché pagate... ma trascurate...”
Dobbiamo sottolineare
fortemente il fatto che per l’uomo è impossibile compiere il bene.
La parola di Dio ci dice
chiaramente che: “Non c’è alcun giusto; no, neppure uno” (Ro 3:10).
“Non c’è nessuno che
pratichi il bene, no, neppure uno” (Ro 3:12). “Il giusto vivrà solamente
per fede”. “Per le opere
della legge nessuno sarà giustificato al suo cospetto” (Romani 3:20).
Ora, però,
indipendentemente dalle opere della legge, è stata manifestata una giustizia di
Dio,
attestata dalla legge dai
profeti” (Romani 3:21). “Tutte le nostre buone opere, non sono altro
che panni sporchi”. “Io
proclamerò la tua rettitudine, e le tue opere... che non ti gioveranno
nulla (Isaia 57:12). Tutti
quanti siam diventati come l'uomo impuro e tutta la nostra giustizia
come un abito lordato”
(Isaia 64:6). Ecc...
Dobbiamo renderci conto del
fatto che la Parola di Dio ci dice che qualsiasi cosa buona
non verrà valutata in se
stessa, né secondo l’attitudine generosa con cui essa è stata compiuta,
ma viene valutata in base a
criteri completamente diversi.
L’opera buona apparirà come
inesorabilmente sporcata (lordata) dal contatto del nostro
corpo, proprio come i panni
puliti, ogni volta che li indossiamo. Anzi, più prolungato sarà il
contatto, più la nostra
natura di peccato macchierà tutto ciò che stiamo facendo.
La Condanna inesorabile
degli Ingiusti a causa delle loro Buone Opere . Abbiamo riportato
l’esempio di due credenti,
Anania e Saffira, ai quali quel particolare lascito generoso
fu imputato ad abominio e
condanna. Ad altri uomini, invece, non soltanto alcune, ma tutte le
loro buone opere vengono
addirittura imputate da Dio come colpe imperdonabili. La legge
delle opere ha comunque una
validità universale, e condanna tutti coloro che ad esse si affidano,
cioè tutti coloro i quali
pensano di poter aggiungere qualcosa di buono alla creazione, o di
poter aiutare o pagare Dio,
o di essere riconosciuti benemeriti attraverso di esse. Questi pensieri
sono frutto della
concupiscenza e macchiano di un’ombra di peccato tutto ciò che facciamo.
Nell’ultimo giorno, alcuni
uomini, pensando di dover meritare qualcosa in cambio del bene
che essi hanno operato,
diranno infatti: “Abbiamo fatto opere potenti nel tuo nome!”; “Abbiamo
esercitato tutte le opere
di misericordia!”. Ma il Giudice risponderà: “Andate via da
me, nell’inferno che è
stato preparato per voi e per gli angeli ribelli, perché ebbi fame e non
mi deste da mangiare...”.
Allora questi uomini, cioè coloro che Dio considera ingiusti e che
bolla con tale marchio
inesorabile, risponderanno: “Quando mai ti abbiam visto aver fame e
non ti abbiamo dato da
mangiare...”.ma il Giudice dirà: “In quanto non l’avete fatto ad uno
solo di questi miei minimi,
non l’avete fatto neppure a me”.
Influenze e disturbi satanici, p. 8 di 21
Nelle opere, c’è dunque una
maledizione: o si riesce a compierle tutte, o si è condannati
come inosservanti. E’
chiaro che mai e poi mai, nessun uomo al mondo, è stato né sarà capace
di compiere tutte le opere
buone per lui materialmente possibili. Ciò è escluso. In uno dei
miei sermoni sul tema delle
opere, per dimostrare appunto quest’impossibilità, io citai come
esempio il leggendario
Robin Hood. E’ noto a tutti che questo personaggio della letteratura
inglese, rubasse ai ricchi
per dare ai poveri.
E’ chiaro che, dando ai
poveri, egli facesse loro del bene; tuttavia faceva del male ai ricchi
che venivano derubati dei
loro averi. In più, se egli avesse continuato per tutta la sua vita a
“ben operare” sempre in tal
senso, i ricchi, fatti oggetto di continui saccheggi e ruberie, si sarebbero
ben presto trasformati in
poveri, ed i poveri in ricchi, determinando la necessità di
un’inversione di tendenza
da parte del povero arciere di Sherwood; il quale avrebbe dovuto
ricominciare tutto daccapo,
rubando cioè a coloro che egli stesso aveva arricchito, e restitu ndo
il mal tolto a coloro che
lui stesso aveva ridotto sul lastrico.
Quest’esempio ci fa capire
come sia impossibile fare il bene, poiché quest’ultimo sarà necessariamente
associato al male diretto o
indiretto di un’altra persona o, al limite, anche soltanto
di noi stessi.
Lo stesso personaggio prima
citato, mentre faceva almeno in apparenza del bene ai poveri
da lui prescelti, faceva
però un male indiretto a tutti gli altri poveri che egli non avrebbe mai
potuto materialmente
raggiungere, non costituendo ciò una scusante davanti a Dio: “In quanto
non l’avete fatto a uno
solo di questi miei minimi, non l’avete fatto neppure a me!”
Non c’è dunque nessuna
possibilità di compiere “il Bene”, ma quelle poche cose buone
che ci sembra di fare,
dobbiamo capire che non realizzano il Bene assoluto, né appagano la
giustizia di Dio, ma che al
contrario sono viste da Dio come inquadrate nell’ottica del Bene
Universale; nel senso che,
queste opere di bene, non potendo essere L’Opera del Bene Assoluto
ed Universale, vengono cioè
viste da Dio come delle colpe parziali.
Più bene facciamo, più
colpe parziali accumuliamo. Gli ingiusti diranno: “Ti sbagli!
Quando mai, noi non abbiamo
fatto opere buone? Sempre e nei confronti di chiunque noi abbiamo
continuamente bene
operato!”. Ma il Giudice dirà, ancora una volta: “In quanto non
l’avete fatto a uno solo di
questi miei minimi...”. Gli ingiusti saranno condannati proprio a
causa delle opere buone da
loro stessi piamente e devotamente compiute!
Il terribile metro della
condanna sarà proprio il fatto che essi non potranno affermare di
aver compiuto tutte le
buone opere, ma dovranno ammettere di essersi dimenticati anche di un
solo bisognoso, che
attendeva, magari all’altro capo del mondo, che qualcuno gli desse da
mangiare o da bere o che lo
ospitasse o che lo visitasse.
Fatta questa necessaria
premessa, possiamo ora capire che tutte le sollecitudini umane, che
ci creiamo nell’illusione
di poter migliorare lo stato generale delle cose che Dio governa e
prestabilisce, è vanità.
Cristo dice: “Non siate con ansietà solleciti...”. Egli vuol farci capire
che non possiamo pensare di
migliorare con affanno una creazione già perfetta e perfettamente
governata da Dio in ogni suo
angolo più recondito e durante ogni suo attimo, ma che Dio
offre già alla sua
creazione tutto ciò che costituisce il bene universale.
Riferendoci ancora una
volta all’esempio del personaggio leggendario prima citato, se noi
ci affannassimo ad
arricchire noi stessi o qualcun altro, non faremmo altro che guastare un
poco quella perfezione
universale di Dio, dal momento che noi non possediamo il metro della
giustizia universale, il
quale è anche il metro necessario per compiere il Bene Universale. Non
potremmo in alcun modo
operare al posto di Dio per determinare questo Bene, sostituendoci,
noi esseri imperfetti, alla
Sua divina Provvidenza.
Influenze e disturbi satanici, p. 9 di 21
Natura Intrinseca del
Peccato. A Satana, non importa che la
cosa desiderata sia buona o
cattiva. In entrambi i
casi, infatti, egli raggiunge il suo scopo, che è quello di indurre al peccato.
Quest’ultimo consiste,
infatti, non soltanto nel compiere il male, cioè nel trasgredire i Comandamenti
di Dio, come ad esempio
uccidere, rubare, eccetera, ma perfino nel compiere delle
cosidette buone azioni. Il
peccato risiede non nella cosa fatta, ma nell’atteggiamento con il
quale la facciamo, che è
quello di volerci sostituire a Dio. A qualcuno, potrebbe sembrare ancora
una volta totalmente
assurdo e a rigor di logica inaccettabile il fatto che compiendo una
buona azione si possa
commettere invece un grave peccato. Per spiegare ancora meglio la profonda
verità di queste asserzioni
vorrei citare alcuni riferimenti tratti dalla stessa Parola di
Dio.
Cominciamo col peccato
d’Eva. Non c’è nulla di male, nel
desiderare di conoscere il bene
e il male o nel desiderare
di apprendere cose nuove, e non c’è nulla di male nel desiderare
di non morire. Direi anzi
che questi desideri sarebbero stati utili alla vita stessa dell’uomo.
La conoscenza avrebbe,
infatti, portato l’uomo a trarre un usufrutto sempre migliore dal
giardino d’Eden, secondo il
desiderio stesso di Dio, il quale “aveva posto l’uomo nel giardino,
perché lo lavorasse e lo
custodisse”; mentre il desiderio di non morire avrebbe allontanato da
lui possibili e indesiderabili
desideri suicidi o autolesionistici, e ciò sempre in accordo ai desideri
di Dio, il quale voleva
appunto evitargli questo tipo di esperienze (vedasi la terza tentazione
di Cristo in Luca 4:9).
Gli argomenti suggeriti da
Satana non costituivano peccato in se stessi. Satana cercava però
di suscitare attraverso di
essi la concupiscenza. Non è la cosa desiderata, buona o cattiva
che sia, ma è il fatto di
desiderarla ardentemente, cioè il voler farsene una ragione prioritaria
di vita o una cosiddetta
fissazione.
Quest’influenza negativa, è
chiamata, appunto, concupiscenza, in quanto porta l’uomo a
desiderare qualcosa
ardentemente, fino al punto di considerare questa cosa come predominante
e indispensabile nella sua
vita. Per esempio, al giorno d’oggi, l’uomo si affanna per avere
l’automobile nuova,
l’ultimo modello di telefonino, il televisore ultrapiatto e col telecomando
in ogni stanza; ma se
chiediamo in giro, tutti rimpiangono il genere di vita che si faceva una
volta. La concupiscenza si
potrebbe paragonare ad una sorta di “pubblicità satanica”, in quanto
ci fa desiderare cose delle
quali non abbiamo un bisogno prioritario, e ce le fa desiderare
ardentemente ed in
opposizione ai desideri di Dio per noi.
Per fare un esempio di come
si possa peccare facendo cose buone, semplicemente per il
fatto di non rispettare
alcune priorità, pensiamo ad una persona che desiderasse andare sempre
in chiesa, ma che
trascurasse la famiglia e i figli. Questa persona non farebbe la volontà di
Dio. A nulla le servirebbe
il fatto di assistere assiduamente ai culti o di non arrivare mai in ritardo.
Similmente, a nulla le
servirebbe largire continui e sostanziosi lasciti alla chiesa, se poi
trascurasse di andarci o
rifiutasse i doveri dell’amore e dell’ospitalità verso i fratelli.
Questa persona, sarebbe
nelle condizioni di chi, credendo di fare una buon’azione, commette
in realtà una moltitudine
enorme di peccati. Varrebbe per lei quella sorta di “scomunica”
di cui parla l’Apostolo
Paolo in 1Co 13, quando dice:
“Quand'io parlassi le
lingue degli uomini e degli angeli, se non ho carità, divento un rame
risonante o uno squillante
cembalo. E quando avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i
misteri e tutta la scienza,
e avessi tutta la fede in modo da trasportare i monti, se non ho carità,
non son nulla. E quando
distribuissi tutte le mie facoltà per nutrire i poveri, e quando dessi il
mio corpo ad essere arso,
se non ho carità, ciò niente mi giova”.
L’Apostolo continua poi nel
suo discorso, e descrive le caratteristiche di questa carità,
cioè le caratteristiche che
debbono prima di ogni altra cosa manifestare tutti coloro i quali si
esercitano nelle opere di
bene prima descritte, pensando di essere grati a Dio solamente attra-
Influenze e disturbi satanici, p. 10 di 21
verso di esse. Egli
prosegue dunque dicendo: “La carità è paziente, è benigna; la carità non
invidia; la carità non si
vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca
il proprio interesse, non
s'inasprisce, non sospetta il male, non gode dell'ingiustizia, ma gio isce
con la verità; soffre ogni
cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. La carità
non verrà mai meno. Quanto
alle profezie, esse verranno abolite; quanto alle lingue, esse
cesseranno; quanto alla
conoscenza, essa verrà abolita; poiché noi conosciamo in parte, e in
parte profetizziamo; ma
quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito.
Quand'ero fanciullo, parlavo
da fanciullo, pensavo da fanciullo, ragionavo da fanciullo;
ma quando son diventato
uomo, ho smesso le cose da fanciullo. Poiché ora vediamo come in
uno specchio, in modo
oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia: ora conosco in parte; ma allora
conoscerò appieno, come
anche sono stato appieno conosciuto. Or dunque queste tre cose
durano: fede, speranza,
carità; ma la più grande di esse è la carità”.
Le affermazioni di Paolo
avvalorano fortemente quanto è stato finora detto. Tutti coloro
che credono di fare un
bene, ma trascurano di avere carità, costoro debbono convincersi che il
loro sacrificio non è valso
a nulla; anzi, essi non hanno fatto altro che peggiorare la loro condizione
davanti a Dio.
Nell’ultimo giorno, Cristo
si unirà alle parole di Paolo, dicendo: “Guai a voi, ipocriti, perché
avete pregato senza sosta
(profetizzato), e avete studiato a fondo la Bibbia, tanto da
conoscerla tutta a memoria
(conosciuto tutti i misteri e tutta la scienza), e avete avuto tutta la
fede, tanto da riuscire a
trasportare i monti! Guai a voi, perché avete distribuito tutte le vostre
facoltà per nutrire i
poveri, e avete dato il vostro corpo ad essere arso, e avete sempre pagato
la decima alla vostra
chiesa! Guai a voi! Guai a voi, perché, nonostante abbiate fatto tutte
queste cose alla
perfezione, avete però contemporaneamente trascurato le cose più gravi della
legge: il giudizio, e la
misericordia (cioè la carità) ... Queste erano le cose che bisognava fare,
senza tralasciar le altre”
(Confronta con Mat 23:23).
Queste sono delle
rivelazioni terribili, per tutti coloro che pensano di aver pagato un prezzo
a Dio, attraverso qualsiasi
loro buona opera. La carità è il fondamento di tutte le opere buone.
Se ci spogliamo di tutto
ciò che abbiamo, se diamo tutte le nostre sostanze ai poveri, e se
doniamo ad uno ad uno tutti
i nostri organi vitali affinché siano trapiantati per salvare vite
umane, sappiamo che se non
abbiamo avuto carità verso il nostro prossimo, a nulla ci serve il
sacrificio di privarci di
ciò che possediamo di più prezioso. Saremo condannati per il bene
compiuto, proprio a causa
del fatto che abbiamo tralasciato la cosa più importante, cioè di aver
avuto carità. L’Amore è
l’unico, gran comandamento di Dio.
Se non abbiamo “pagato” Dio
con l’amore, non avremo altra moneta con cui pagargli un
prezzo alternativo per la
nostra salvezza. In fondo, questo è ciò che egli ha sempre voluto
dall’uomo: che lo amasse
con il cuore; non con il calcolo.
Ciò che Dio ricerca, è
dunque il fatto che l’uomo cambi la sua natura intrinseca, prima che
le sue azioni.
È proprio questa natura,
contaminata dalla concupiscenza, quella che Dio aborrisce.Il
bambino che piange, si
dispera, batte i piedi, inveisce, e possibilmente insulta se non riesce ad
ottenere, e subito, tutto
ciò che desidera, ci rivela che questa natura è presente ed operante in
lui fin dall’infanzia. Egli
non ha carità. Manifesta d’essere bambino e di parlare da bambino, e
di pensare da bambino, e di
ragionare da bambino (1 Co. 13).
La concupiscenza, ossia il
peccato, lo pervade fin nel seno materno; lo domina fin dai
primi vagiti, attraverso i
quali manifesta non soltanto l’urgenza di un legittimo bisogno vitale,
ma manifesta anche il suo
egoismo prepotente e, in definitiva, la sua concupiscenza. Vuole
tutto, e subito, e
disperatamente! Si illude che, una volta appagato quel bisogno, tutto sia
risolto
nella sua vita; tutti i
suoi problemi svaniscano, e no n avrà più bisogno di nient’altro.
Influenze e disturbi satanici, p. 11 di 21
L’Apostolo Paolo vuole
dirci invece che quando si decide di diventare finalmente adulti,
allora si deve smettere di
pensare come i fanciulli, e si deve riconoscere ed accettare il valore
supremo e prioritario della
carità.
I primi uomini pensarono da
fanciulli. Vollero tutto e subito. Avrebbero potuto vivere ugualmente
bene, pur senza desiderare
“alternative prioritarie” al genere di vita suggerito da
Dio (Gen 2:16,17). Essi
vollero però prendere in considerazione l’alternativa sbagliata, e caddero
nella concupiscenza.
Finirono cioè per considerare quella stessa alternativa come prioritaria
e sostitutiva, rispetto
all’unica buona alternativa possibile, che era quella offerta loro dalle
Parole di Dio. Essi
finirono pure col considerare quell’alternativa come “liberatoria” dalle
loro obbligazioni prioritarie.
Essi non potevano in alcun
modo compiere un bene che risultasse maggiore rispetto a
quello che Dio aveva già
stabilito come il “massimo bene possibile”.
Avendo concupito, essi
avevano sostituito la volontà di Dio con la loro opera personale.
Ebbene, dopo la promessa
del Salvatore, Dio coprì le loro nudità con una veste, la quale sta
appunto a significare che i
loro corpi di peccato, rappresentanti quell’opera, avrebbero dovuto
essere nascosti da un’opera
esterna alla loro, e indipendente da loro. Il fatto che le tuniche
fossero fatte con la pelle
di un animale, era una prefigurazione del sacrificio di Cristo,
l’Agnello di Dio.
Anche Caino cadde
nell’inganno di considerare una sua opera come sostitutoria dell’opera
di Dio. Egli desiderò
offrire a Dio qualcosa di diverso da quell’unica cosa che Dio stesso
considerava
e considera come la massima
e l’unica che gli si possa offrire, cioè la fede. Caino gli
offrì dei frutti stupendi,
desiderando ardentemente di poter cambiare in meglio i Suoi attributi,
cioè cercando di far
desistere Dio dal desiderare il Bene Universale, per convincerlo invece a
desiderare ciò che era bene
per lui, per Caino, cioè un paniere di frutta. La forza di convincimento
di Satana, manifestata
nella concupiscenza di Caino, lo portò perfino a rattristarsi del
fatto che Dio non avesse
accettato di cambiare il Suo modo di pensare, riguardo a ciò che è
bene, e non avesse
accettato di smettere di pensare da Dio, per cominciare a pensare come lui!
Caino, oltre a non aver
fede, non aveva neppure, e soprattutto, carità per il suo prossimo,
tant’è vero che lo uccise,
e Dio non poteva gradire la sua offerta, né per il primo motivo, né
per il secondo. Egli
impersona colui che Paolo chiamerebbe un “nano” spirituale.
Il suo tentativo personale
di piacere a Dio senza la fede e senza la carità era destinato a
fallire, poiché questo
tentativo era macchiato dalla sua natura di peccato e dalla sua attitudine
alla concupiscenza, e ciò
per l’azione di Satana.
Un giorno, Whitefield fece
dal pulpito quest’affermazione: “Io sono convinto, anzi, che
perfino il mio miglior
sermone, sia il mio più grande peccato”. Nel condividere la dichiarazione
di questo grande
predicatore, non vogliamo sostenere che l’uomo non debba compiere
quelle opere che gli
sembrano ben fatte. Vogliamo invece dire che nessun uomo, nel farle,
può pensare di aver
compiuto il Bene, ma che deve convincersi di non aver aggiunto nulla alla
perfezione della
Provvidenza. Siamo servi inutili, cioè siamo chiamati a compiere delle opere
che non aggiungono nulla
alla perfezione di Dio. Quando facciamo il bene, noi abbiamo fatto
soltanto un nostro preciso
dovere, e non acquisiamo, attraverso il bene compiuto, nessun diritto
speciale. Perfino quel
sentimento d’autogratificazione, che proviamo nel compiere
un’opera buona, è il segno
del nostro innalzarci al di sopra di chi non ha compiuto, per qua lsiasi
motivo, un’opera simile
alla nostra. Questo sentimento è dettato da ipocrisia.
Influenze e disturbi satanici, p. 12 di 21
Non ci sentiamo servi inutili,
ma servi buoni e meritevoli di una giusta ricompensa. Al
contrario, non possiamo
accampare nessuna pretesa davanti a noi stessi ed a Dio. Chi pensa
l’opposto, è sotto
l’influenza di Satana.
Finalità del Peccato. Chiediamoci, dunque, il motivo per cui il Tentatore
induce l’uomo
ad indulgere su questo tipo
di convinzioni.
La realtà è che egli si
oppone a Dio e tenta di sostituirsi a Lui con ogni mezzo o di sostituire
a Lui qualsiasi altra
creatura. L’idolatria, cioè l’adorazione di qualsiasi persona o cosa
creata, al posto del
Creatore, è una delle conseguenze che scaturiscono da questo suo atteggiamento.
Dio, nel primo
Comandamento, ha richiesto l’adorazione esclusiva, dal momento
che solo Lui è il Creatore,
ma Satana induce l’uomo al dubbio e all’alternativa, dicendogli:
“Come? Dio ha detto di non
adorare nessuna delle creature che sono nel giardino della creazione?”.
“Guarda quante creature
perfette, e sante, e benedette, e angeliche egli ha creato! Hai
solo da sceglierne una e
adorarla!”
In conseguenza di ciò,
vediamo l’uomo adorare qualsiasi cosa, fuorché il Creatore: pezzi
di carta stampata, quadri,
pezzi di legno, souvenir, ciondoli, portachiavi, pietre, chiodi arrugginiti,
pezzi di stoffa, ciambelle,
ossa di morti...
La cecità prodotta da
Satana, è tale che l’uomo non si rende conto che sta adorando un
portachiavi al posto del
Padre Eterno, Creatore di tutte le cose, che è Benedetto in eterno, ma
gli sembra di rendere un
culto gradito a Dio. In fondo, neanche Caino riusciva a vedere una
differenza sostanziale tra
la fede in Cristo e la fiducia in una cesta di frutta.
Satana usa dunque la stessa
tendenza naturale dell’uomo, ossia la stessa personalità
dell’uomo naturale, facendo
in modo che anche lui, cadendo nella stessa idolatria di Caino, si
opponga a Dio, rifiutando
di rendergli un culto esclusivo, ma mettendo sugli altari persone o
cose create.
Seconda
parte: Disturbi satanici
Abbiamo fin qui esaminato
l’influenza cha Satana ha su tutte le menti degli uomini, credenti
o non credenti, ed abbiamo
visto come quest’influenza generalizzata conduca
all’universalità del
peccato. Vogliamo adesso prendere in esame alcune esteriorità caratteristiche
dell’influenza di Satana,
ossia alcune maniere tipiche con le quali può manifestarsi esteriormente
l’influenza di Satana
nell’uomo.
Se l’influenza di questa
Personalità del male è generale, è vero però che questa stessa influenza
ha bisogno del consenso
della nostra volontà, per potersi esteriorizzare. Cristo fu capace
di resistere alla
tentazione ed alla concupiscenza, poiché oppose all’influenza di Satana
la Parola di Dio, ossia la
Volontà di Dio per il bene universale della creazione.
Vi sono però delle
circostanze nelle quali, a causa di una sua grave disobbedienza alla Parola
di Dio, l’uomo non è più
capace di contrastare l’influenza di Satana, né di tenerlo a debita
distanza, ma è costretto ad
accettarlo come ospite temporaneo.
Vi sono cioè dei casi in
cui la personalità dell’uomo è temporaneamente annullata e sostituita
dalla personalità di
Satana.
In questi casi, la
personalità di Satana affiora di quando in quando nel soggetto, determinando
sporadici comportamenti
anomali. Lo sdoppiamento della personalità può rientrare in
questo caso. Esistono dei
periodi di “lucidità”, nei quali il soggetto rientra in se e si accorge
del male che Satana ha
operato attraverso di lui.
Influenze e disturbi satanici, p. 13 di 21
Il Figliol Prodigo, ne
rappresenta un esempio. Egli aveva
vissuto nella dissolutezza.
Aveva tradito la fiducia di
suo padre, sperperando il suo patrimonio, e facendolo vivere per
tanti anni in una forzata
solitudine. Non era più lui. Era come se ci fosse stata un’altra persona
al suo posto. Questo
personaggio aveva vissuto l’esperienza di un’influenza satanica continuata.
La volontà di Satana si era
sostituita alla sua, ed egli l’aveva assecondato, accettando di
lasciarsi guidare dai suoi
desideri. Nel Vangelo di Luca, leggiamo: “Ma rientrato in sé, disse:...”.
Questa frase ci fa capire
come il Figliol Prodigo fosse stato per un certo tempo manovrato
dal Nemico e come fosse
rimasto in suo potere per un tempo. Per tutto quel tempo, egli
non era stato più la stessa
persona. Quel figliuolo buono era morto. Era subentrata in lui la
personalità di Satana, cioè
del principe della morte.
La Parola di Dio ci dice
che un pentimento è possibile in questo stadio, e che Dio ci dà
ancora la possibilità di
ritrovare la strada per ritornare a Lui. Il Padre, anche se ci considera
morti, nutre tuttavia la
speranza di vederci ritornare, ed è in attesa che noi ci pentiamo, pronto
a venirci a cercare per
ridarci una nuova vita.
Il disturbo satanico è
un’influenza più o meno continuata, durante la quale l’uomo subisce
il fascino del peccato e
decide di abbandonarsi ad esso. Questa è una condizione assai deplorevole.
Lontani da Dio, non
possiamo esperimentare le sue benedizioni. Tutto ciò che Satana
ci dà, non è altro che
spazzatura, rivestita di una superficiale e fugace apparenza di appetibilità.
Il Figliol Prodigo,
infatti, appetiva e desiderava ardentemente di mangiare il cibo dei
maiali, che Satana gli
aveva messo davanti, promettendogli che avrebbe potuto mangiarne, ma
quello stesso cibo era
illusorio. Satana non mantiene mai ciò che promette, e non può esistere
il cosiddetto “patto” col
Diavolo, dal momento che egli non ne ha mai mantenuto nessuno. Satana
è il padre della
concupiscenza. Proprio come il bambino di cui abbiamo parlato più sopra,
egli vuole tutto, e subito,
senza dar nulla in cambio.
Un primo aspetto
caratteristico dell’esteriorizzazione del disturbo satanico sull’uomo, è il
voler accusare. Satana è
chiamato, infatti, l’Accusatore. Satana fu il primo ad accusare Dio di
ingiustizia e di
parzialità. In Genesi 2:16, leggiamo: “E l'Eterno Iddio diede all'uomo questo
comandamento: 'Mangia pure
liberamente del frutto d'ogni albero del giardino'... Or il serpente
era il più astuto di tutti
gli animali dei campi che l'Eterno Iddio aveva fatti; ed esso disse
alla donna: 'Come! Iddio
v'ha detto: Non mangiate del frutto di tutti gli alberi del giardino?'”
Così facendo, Satana
suggeriva alla donna un’interpretazione diversa della volontà di Dio.
Mettendo in lei il tarlo
del dubbio e della ribellione, egli voleva che la donna disobbedisse a
qualsiasi legge proveniente
da Dio, legge che Egli ha dato a pro dell’uomo.
Quella di accusare, è
una caratteristica peculiare di Satana. In
Apocalisse 12:10, leggiamo:
“Ed io udii una gran voce
nel cielo che diceva: Ora è venuta la salvezza e la potenza
ed il regno dell'Iddio
nostro, e la potestà del suo Cristo, perché è stato gettato giù l'accusatore
dei nostri fratelli, che li
accusava dinanzi all'Iddio nostro, giorno e notte”. Dopo il peccato,
l’uomo fu subito portato ad
accusare gli altri. Adamo accusò Eva di essere stata lei la prima a
peccare. Eva accusò a sua
volta il serpente. Gen 3:12,14: “L'uomo rispose: 'La donna che tu
m'hai messa accanto, è lei
che m'ha dato del frutto dell'albero, e io n'ho mangiato'. E l'Eterno
Iddio disse alla donna:
'Perché hai fatto questo?' E la donna rispose: 'Il serpente mi ha sedotta,
ed io ne ho mangiato'”.
Vediamo cioè che l’influenza dell’Accusatore induce anche l’uomo ad
accusare. Se la sua
attitudine ad accusare è continua, ciò è il sintomo di un disturbo satanico
continuato.
Un’altra maniera per
entrare nella persona disturbata, e di sostituirsi alla sua volontà, può
essere offerta a Satana da
una temporanea debolezza del corpo. Cristo dovette digiunare 40
giorni e 40 notti, prima
che Satana si manifestasse. In alcuni casi, è possibile favorire
l’ingresso di Satana,
facendo in modo di indebolire la volontà o di separare temporaneamente
Influenze e disturbi satanici, p. 14 di 21
il corpo dallo spirito. Ciò
può essere ottenuto durante i cosiddetti fenomeni di “trance”, indotti
attraverso l’assunzione di
droghe. L’uomo è costituito, come sappiamo, da un corpo e da uno
spirito.
Dio fece, infatti, l’uomo
dalla polvere della terra, vale a dire gli formò un corpo, e poi gli
soffiò nelle nari un alito
vitale, vale a dire gli dette uno spirito. L’unione di queste due componenti,
costituisce la personalità
umana, cioè l’anima dell’uomo. Spesso ci chiediamo il motivo
per cui nella Parola di Dio
leggiamo: “l’anima che pecca morrà”.
Quest’espressione vuole
appunto spiegarci che tutta la personalità dell’uomo sarà devastata
dal peccato, cioè sia il
suo corpo, che il suo spirito. Gli animali, hanno un corpo, ma non
uno spirito. La loro anima
è, appunto, solamente animale. Essi soffrono, gioiscono, hanno fame,
ecc..., ma non possono
arrivare alla conoscenza di Dio, né intuire che c’è un Dio.
Lo spirito è assente in loro.
Questo è il motivo per cui i demoni chiesero a Cristo che li facesse
entrare in un branco di
maiali, proprio perché quegli animali, non avendo uno spirito,
sarebbero stati in quel
momento i soggetti ideali per la possessione. La persona che induca
una trance, o che si
abbandoni ad episodi, nei quali perde il controllo della propria personalità,
si viene a trovare nelle
stesse condizioni di quei maiali di cui si parla in Mt. 8:31,32. I corpi
privi di spirito,
costituiscono i soggetti più facili per la possessione. Per questo motivo,
quelle
pratiche attraverso le
quali alcune Sette inducono i loro adepti ad andare in trance, sono delle
Sette sataniche, in quanto
favoriscono la possessione demoniaca.
Perfino in alcune
confraternite che si definiscono chiese cristiane, vediamo invogliare la
gente a spogliarsi
temporaneamente di uno dei due elementi della loro personalità, favorendo
fenomeni di estasi. I
dirigenti di queste organizzazioni, incoraggiano i loro adepti ad abbandonarsi
a queste esperienze; anzi,
alcuni di loro possiedono il potere di provocare lo stato di
trance, durante il quale
riescono a fare in modo che lo spirito si separi dal corpo di coloro che
accettano di sottoporsi a
questo tipo di avventure, e vogliono soggiacere a una volontà estranea.
Questa pratica verrebbe
attuata con il preteso scopo di realizzare una comunione spirituale
con Dio, in maniera più
diretta. Tutto ciò potrebbe costituire una bella esperienza, simile a
quella fatta dallo stesso
Apostolo Paolo quando fu rapito da Dio in spirito, e trasportato al terzo
cielo. Però, Paolo non
promosse in alcun modo quest’esperienza. Dio solo ne fu l’autore,
ed in quei momenti era Dio
stesso Chi provvedeva a proteggere quel suo corpo rimasto indifeso.
Infatti, i demoni dovettero
chiedere ed ottenere da Gesù il permesso di entrare in quei
maiali (Mt. 8). Al
contrario, in quegli esperimenti di trance, non è Dio a rapire l’uomo, ma è
l’uomo stesso a voler
forzare quest’esperienza trascendentale. In questi casi, tutto ciò che si
ottiene, è che il corpo
sviene, ed è lasciato indifeso, e rimane per qualche minuto alla mercé
degli spiriti maligni che
vogliano entrare in lui, dal momento che si trova privo dello scudo
dello spirito, proprio come
avvenne per quei maiali, di cui si parla nel Vangelo di Matteo.
L’Apostolo Paolo, dottore
della Chiesa neotestamentaria, ci avverte anche sull’inutilità di
correre questo tipo di
rischi.
Egli dice così:
“Procacciate la carità, non lasciando però di ricercare i doni spirituali, e
principalmente il dono di
profezia. Perché chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a
Dio; poiché nessuno
l'intende, ma in ispirito proferisce misteri. Chi profetizza, invece, parla
agli uomini un linguaggio
di edificazione, di esortazione e di consolazione. Chi parla in altra
lingua edifica se stesso;
ma chi profetizza edifica la chiesa. Or io ben vorrei che tutti parlaste
in altre lingue; ma molto
più che profetaste; chi profetizza è superiore a chi parla in altre lingue,
a meno ch'egli interpreti,
affinché la chiesa ne riceva edificazione. Infatti, fratelli, s'io
venissi a voi parlando in
altre lingue, che vi gioverei se la mia parola non vi recasse qualche
rivelazione, o qualche
conoscenza, o qualche profezia, o qualche insegnamento? Perfino le
Influenze e disturbi satanici, p. 15 di 21
cose inanimate che danno
suono, quali il flauto o la cetra, se non danno distinzione di suoni,
come si conoscerà quel ch'è
suonato col flauto o con la cetra? E se la tromba dà un suono sconosciuto,
chi si preparerà alla
battaglia? Così anche voi, se per il vostro dono di lingue non
proferite un parlare
intelligibile, come si capirà quel che dite? Parlerete in aria. Ci sono nel
mondo tante e tante specie
di parlare, e non parlare è senza significato. Se quindi io non intendo
il significato del parlare,
sarò un barbaro per chi parla, e chi parla sarà un barbaro per
me. Così anche voi, poiché
siete bramosi dei doni spirituali, cercate di abbondarne per l'edificazione
della chiesa. Perciò, chi
parla in altra lingua preghi di poter interpretare; poiché, se
prego in altra lingua, ben
prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa. Che
dunque? Io pregherò con lo
spirito, ma pregherò anche con l'intelligenza; salmeggerò con lo
spirito, ma salmeggerò
anche con l'intelligenza”.
Anche l’Apostolo Paolo
raccomanda, in altre parole, di non separare lo spirito
dall’intelligenza, cioè lo
spirito dal corpo o dal cervello.
Non tutti i dirigenti delle
organizzazioni che abbiamo prima citato, hanno però dei poteri
reali. Alcuni fingono
solamente di averli, allo scopo di acquisire più potere nella loro Setta,
compensando con danaro o
con favori coloro che, similmente, fingono di essere vittime di
quel loro preteso potere.
Un’altra maniera per
entrare nel soggetto disturbato, Satana la trova attraverso alcuni suoi
emissari: coloro che
predicono il futuro. Ad alcuni di essi, Satana concede il potere straordinario
di vedere alcune cose prima
che accadano, attraverso un suo contatto intimo con queste
persone. Coloro che si
presentano a consultare questi “indovini”, non sanno di trovarsi alla
presenza stessa di Satana,
il quale è l’unico che può predire il futuro. Nessun uomo avrebbe la
capacità di predire il
futuro, se una forza malefica soprannaturale non gliene desse la possib ilità,
parlando per bocca sua.
Infatti, Dio ha in abominio i pronosticatori, ed oramai, dai tempi
cioè in cui si chiuse il
canone della Bibbia, egli non parla più attraverso l’uomo, ma parla
esclusivamente
attraverso la sua Parola.
In Apocalisse 22:18, ci
viene detto infatti: “Io lo dichiaro a ognuno che ode le parole della
profezia di questo libro:
Se alcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali le piaghe
descritte in questo libro”.
Le profezie che provengono
da Dio, sono dunque terminate. In 1 Corinzi 13:8, leggiamo
infatti: “La carità non
verrà mai meno. Quanto alle profezie, esse verranno abolite; quanto alle
lingue, esse cesseranno.”
Dunque, non è certo Dio a parlare, o a permettere che qualcuno parli
al posto suo, in quanto
Egli stesso ha voluto ed ha sancito per iscritto che le sue profezie cessassero
con l’Apostolo Giovanni, ma
Colui che parla è Satana. La possessione avviene dunque
in due tempi successivi: la
predizione degli avvenimenti e l’avverarsi della profezia.
In una prima fase, il
soggetto è “attratto” verso il medium. Satana sfrutta la sua concupiscenza.
Il desiderio di conoscere
il futuro ha da sempre affascinato l’uomo.
Oggi, vediamo intere folle,
che accorrono dovunque si senta parlare di profezie e di apparizioni.
Satana si rivela a dei
cosiddetti veggenti, i quali ricevono dei messaggi. Questi messaggi
sono spesso avvolti nel
mistero, e custoditi da coloro che ritengono e custodiscono la
parola di Satana. L’uomo
comune vorrebbe conoscerli, ma viene dichiarato non all’altezza di
recepire quelle profezie.
In tal modo, si crea un’ala di mistero, che accresce l’interesse per
questo tipo di conoscenza
proibita. Dal momento che tutto ciò che è proibito lo attrae, l’uomo
comincia ad indirizzare i
suoi desideri verso ciò che egli potrà conoscere di proibito, ed a porre
la sua fiducia in ciò che
Satana dirà attraverso la bocca dei veggenti, riguardo ad avvenimenti
futuri. Si porta così a
compimento la prima fase.
Influenze e disturbi satanici, p. 16 di 21
Tuttavia, ancora non è
certo che la predizione che egli ha richiesto ed ottenuto si avveri.
Potrebbe anche non
avverarsi. Quell’indovino potrebbe anche essere un impostore, e la persona
che ha parlato per sua
bocca, potrebbe anche non esistere affatto!
Successivamente però,
quando si realizza l’avverarsi della profezia, il soggetto si accorge
della veridicità delle
parole che Satana ha pronunziato per bocca del veggente, ed è costretto a
riconoscere, suo malgrado,
che quell’entità esiste, e che ciò che ha sentito dalla bocca del
veggente è verità.
Questa povera persona, non
può ora più sfuggire all’inganno, in quanto non può fare a
meno di guardare coi suoi
stessi occhi e di riconoscere che ciò che ha detto il medium corrisponde
perfettamente a quella
realtà che egli vede. Egli, credendo nell’esistenza di un’entità
soprannaturale, in grado di
predire veridicamente il futuro, e credendo in ciò che vede, sta
credendo in Satana! A
questo punto avviene la comunione tra le due personalità. Così come
un credente ha comunione
con Dio, attraverso la fiducia nella sua Parola, venendo lo spirito di
Dio in lui e facendo dimora
presso di lui (Gv. 14:23), alla stessa maniera il posseduto viene ad
avere comunione con la
parola di Satana, il quale entra a far parte di quella personalità.
L’individuo comincia in tal
modo a dibattersi tra momenti in cui affiora la personalità di
Satana, e momenti nei quali
riaffiora la sua. Egli si rende conto che c’è qualcosa che non funziona
nella sua vita: comincia ad
essere tormentato da continui cambiamenti di umore, da reazioni
violente, da scatti d’ira.
Egli non vorrebbe fare le
cose che fa, e si accorge che in lui c’è come una presenza estranea
che lo obbliga a fare ciò
che non vorrebbe e ciò di cui poco dopo si pente; ma non ha la
forza né le armi per
ritornare indietro. Egli è tenuto schiavo dalla parola di Satana. Ha creduto
in lui, e pertanto egli ha
conquistato il diritto di dominarlo e dirigerlo. Oh! Se solo si rendesse
conto di essere caduto
nella trappola di Satana! Se solo cominciasse a ripetere dentro di sé
queste parole: “Quanti
servi di mio padre hanno pane in abbondanza, ed io qui mi muoio di
fame! Io mi leverò e me
n'andrò a mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e
contro te: non son più
degno d'esser chiamato tuo figliuolo; trattami come uno de' tuoi servi”.
Anche in questo caso è
possibile essere liberati dalla possessione. Occorre però capire
qual’è stata l’origine del
proprio stato, e decidere di chiedere aiuto al Padre, che è il solo che
possa liberare.
Quando questi soggetti si
rendono conto che la loro vita è compromessa dalla presenza
improvvisa di un’altra
personalità, cadono in depressione. Si isolano. Cercano di contrastare
quell’uomo più forte di
loro, il quale vuole entrare sempre più spesso in loro, e lo fanno
estraniandosi
dal mondo. Quando il
contrasto è molto forte, e la frequenza delle possessioni si fa
più incalzante, queste
povere anime arrivano a rinunziare a vivere la loro vita. Si accontentano
di non viverla, pur di non
far vivere in loro quella personalità estranea. Arrivano a fissarsi
sull’idea della morte,
rifiutando e sprecando gli anni di vita che il Signore offre loro, e nei
quali avrebbero potuto
produrre molti frutti.
L’idea fissa della morte
è ricorrente nei soggetti posseduti.
La psicologia, cercando di
definire le caratteristiche
e le cause di alcuni comportamenti apparentemente inspiegabili, adopera
la parola “lunatico”. Con
questo termine tenta di descrivere il comportamento strano
ed insolito di queste
persone. Il termine lunatico, deriva da luna. Questo corpo celeste è visibile
di notte. I soggetti
lunatici, infatti, amano le ore notturne, durante le quali il silenzio li fa
sentire ancor più
estraniati dai loro simili. Questi soggetti amano, infatti, la solitudine. Il
lunatico
è affetto anche da
malinconia cronica.
La luna, inoltre, evoca
strane leggende, che raccontano d’uomini trasformati in bestie. La
stessa licantropia, una
leggenda secondo la quale gli uomini si trasformerebbero in lupi famelici,
sarebbe provocata dalla
stessa luna. Tutti questi elementi fanno sì che la psicologia colle-
Influenze e disturbi satanici, p. 17 di 21
ghi il “lunatico” a colui
che cambia improvvisamente di umore. Questo è esattamente il significato
del termine lunatico: L’uomo
mansueto e melanconico, si trasforma repentinamente in
una bestia aggressiva e
famelica, la quale cerca di colpire senza motivo e senza pietà (1 Sa.
19:9,10). Alla luna è
dunque associata la notte, alla notte le tenebre, alle tenebre la morte ed il
suo Principe...
L’idea fissa della morte, e
la sua apoteosi, le troviamo in alcune religioni, le quali impongono
macabre lamentazioni, che
sono recitate con monotonia, e nelle quali viene realizzata
proprio l’evocazione
ossessiva della morte. Durante queste lamentazioni, una cantilena viene
ripetuta decine e decine di
volte. In essa viene rivolta l’adorazione a Satana (1), realizzata attraverso
l’adorazione della
creatura. Quest’ultima viene sostituita a Dio, quale sorgente di vita
e di luce, mentre
ossessivamente viene evocata la morte (1) e il suo stesso principe.
Questa visione della realtà
della vita è completamente opposta a quella che Dio desidera
per l’uomo.
(1) Riferimenti e temi
di meditazione
Luca 4:6,7: “E il diavolo,
menatolo in alto, gli mostrò in un attimo tutti i regni del mondo
e gli disse: Ti darò tutta
quanta questa potenza e la gloria di questi regni: perch'essa mi è stata
data, e la do a chi voglio.
Se dunque tu ti prostri ad adorarmi, sarà tutta tua. E Gesù, rispondendo,
gli disse: Sta scritto:
Adora il Signore Iddio tuo, e a lui solo rendi il tuo culto. Poi lo
menò a Gerusalemme e lo
pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: Se tu sei Figliuolo di Dio,
gettati giù di qui; perché
sta scritto: Egli ordinerà ai suoi angeli intorno a te, che ti proteggano;
ed essi ti porteranno sulle
mani, che talora tu non urti col piede contro una pietra. E Gesù, rispondendo,
gli disse: È stato detto:
Non tentare il Signore Iddio tuo.
Matteo 4:16: “Il popolo che
giaceva nelle tenebre, ha veduto una gran luce; su quelli
che giacevano nella
contrada e nell'ombra della morte, una luce s'è levata”.
Luca 2:32: “Per esser luce
da illuminar le genti, e gloria del tuo popolo Israele”.
Giovanni 1:4,8: “In lei era
la vita; e la vita era la luce degli uomini; e la luce splende nelle
tenebre, e le tenebre non
l'hanno ricevuta. Egli venne come testimone per render testimonianza
alla luce, affinché tutti
credessero per mezzo di lui. Egli stesso non era la luce, ma venne
per render testimonianza
alla luce. La vera luce che illumina ogni uomo, era per venire nel
mondo”.
Giovanni 3:19,21: “E il
giudizio è questo: che la luce è venuta nel mondo, e gli uomini
hanno amato le tenebre più
che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Poiché chiunque
fa cose malvagie odia la
luce e non viene alla luce, perché le sue opere non siano riprovate;
ma chi mette in pratica la
verità viene alla luce, affinché le opere sue siano manifestate, perché
son fatte in Dio”.
Giovanni 5:35: “Egli era la
lampada ardente e splendente e voi avete voluto per breve ora
godere alla sua luce”.
Giovanni 8:12: “Or Gesù
parlò loro di nuovo, dicendo: Io son la luce del mondo; chi mi
seguita non camminerà nelle
tenebre, ma avrà la luce della vita”.
Giovanni 9:5: “Mentre sono
nel mondo, io son la luce del mondo”.
Giovanni 11:9,10: “Gesù
rispose: Non vi son dodici ore nel giorno? Se uno cammina di
giorno, non inciampa,
perché vede la luce di questo mondo; ma se uno cammina di notte, inciampa,
perché la luce non è in
lui”.
Giovanni 12:35,36: “Gesù
dunque disse loro: Ancora per poco la luce è fra voi. Camminate
mentre avete la luce,
affinché non vi colgano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa
Influenze e disturbi satanici, p. 18 di 21
dove vada. Mentre avete la
luce, credete nella luce, affinché diventiate figliuoli di luce. Queste
cose disse Gesù, poi se ne
andò e si nascose da loro”.
Giovanni 12:46: “Io son
venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me, non
rimanga nelle tenebre”.
Giovanni 16:21: “La donna,
quando partorisce, è in dolore, perché è venuta la sua ora; ma
quando ha dato alla luce il
bambino, non si ricorda più dell'angoscia, per l'allegrezza che sia
nata al mondo una creatura
umana”.
Giovanni 3:1,2: “Or v'era
tra i Farisei un uomo, chiamato Nicodemo, un de' capi de' Giudei.
Egli venne di notte a Gesù,
e gli disse: Maestro, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto
da Dio; perché nessuno può
fare questi miracoli che tu fai, se Dio non è con lui”.
Atti 9:3,5: “E mentre era
in cammino, avvenne che, avvicinandosi a Damasco, di subito
una luce dal cielo gli
sfolgorò d'intorno. Ed essendo caduto in terra, udì una voce che gli diceva:
Saulo, Saulo, perché mi
perseguiti? Ed egli disse: Chi sei, Signore? E il Signore: Io son
Gesù che tu perseguiti”.
Per disgrazia, non tutti i
soggetti posseduti arrivano a capire il motivo del loro stato. Non
tutti possono decidere,
come fece il Figliol Prodigo o come non aveva fatto lo stesso Apostolo
Paolo fino a quel momento,
(Atti 26:14) di dire basta a quello stato deprecabile nel quale si
trovano, e di rivolgersi a
Dio per essere riammessi ne la Sua casa, che è la Chiesa.
(Atti 22:16: “Ed ora, che
indugi? Lèvati, e sii battezzato, e lavato dei tuoi peccati, invocando
il suo nome”).
Infatti, queste persone,
anche se si dicono battezzate nel nome di Gesù, provano ritegno
perfino ad entrare in una
chiesa cristiana, e a partecipare ai culti ed alla Santa Cena, in quanto
essi non possono servire a
due padroni né avere comunione con due Signori in contrasto tra di
loro.
In 1Co 10:20,21, leggiamo
infatti: “Or io non voglio che abbiate comunione coi demoni.
Voi non potete bere il
calice del Signore e il calice dei demoni. Voi non potete partecipare alla
mensa del Signore e alla
mensa dei demoni”. Molti decidono invece di rimanere nella loro
deprimente condizione, per
tutta la vita: lontani da Dio e lontani dalla sua Chiesa. Alcune
forme di depressione,
possono essere spiegate ammettendo una causa scatenante soprannaturale.
Esiste un rimedio a queste
forme? La parola di Dio ci dice che Cristo scacciava con la sua
parola i demoni, e che ha
lasciato potestà di farlo anche alla sua Chiesa. Queste liberazioni
sono avvenute non soltanto
durante il tempo in cui Cristo è rimasto sulla terra, ma si sono protratte
anche al periodo riportato
nel libro degli Atti. Qui, al cap. 19, leggiamo: Atti 19:11,20:
“E Iddio faceva de'
miracoli straordinari per le mani di Paolo; al punto che si portavano sui
malati degli asciugatoi e
de' grembiuli che erano stati sul suo corpo, e le malattie si partivano
da loro, e gli spiriti
maligni se ne uscivano. Or alcuni degli esorcisti giudei che andavano attorno,
tentarono anch'essi
d'invocare il nome del Signor Gesù su quelli che avevano degli spiriti
maligni, dicendo: Io vi
scongiuro, per quel Gesù che Paolo predica. E quelli che facevan questo,
eran sette figliuoli di un
certo Sceva, Giudeo, capo sacerdote. E lo spirito maligno, rispondendo,
disse loro: Gesù, lo
conosco, e Paolo so chi è; ma voi chi siete? E l'uomo che aveva
lo spirito maligno si
avventò su due di loro; li sopraffece, e fa' loro tal violenza, che se ne
fuggirono da quella casa,
nudi e feriti. E questo venne a notizia di tutti, Giudei e Greci, che
abitavano in Efeso; e tutti
furon presi da spavento, e il nome del Signor Gesù era magnificato.
E molti di coloro che avevano
creduto, venivano a confessare e a dichiarare le cose che avevano
fatte. E buon numero di
quelli che avevano esercitato le arti magiche, portarono i loro libri as-
Influenze e disturbi satanici, p. 19 di 21
sieme, e li arsero in
presenza di tutti; e calcolatone il prezzo, trovarono che ascendeva a
cinquantamila
dramme d'argento. Così la
parola di Dio cresceva potentemente e si rafforzava”.
In quest’episodio, vediamo
l’Apostolo Paolo scacciare i demoni con autorità, e assistiamo
al rogo dei libri e delle
carte magiche, che erano stati usati, fino a quel momento, come strumenti
di connessione Satanica.
È da notare che i libri
magici non contengono delle formule di per sé speciali o segrete, rivelate
solo a delle menti
superiori e privilegiate, ma sono dei libri qualsiasi, che chiunque potrebbe
leggere o scrivere. La
magia scaturisce invece dall’invocazione del demonio. Adorare
Satana attraverso un libro
cosiddetto “magico” non è sostanzialmente diverso dall’adorarlo
attraverso un libro di
cucina! L’adorazione viene tributata direttamente dal cuore dell’uomo e
non dipende da pretese
virtù del libro. Tuttavia, questi strumenti adoperati per l’invocazione
di Satana sono talmente
abominevoli, che conviene distruggerli, per evitare che altre persone
possano subirne il fascino
e cadere anche loro nell’adorazione del Nemico. La stessa cosa può
dirsi per le immagini sacre,
cioè delle cose che sono lassù nel cielo (Esodo 20).
Anche nella vita del re
Saul, si manifestò l’influenza continuata di Satana. Tutti sappiamo,
infatti, come questo re
fosse affetto da depressione. Di lui si narrano le gesta nel primo Libro
di Samuele. Egli aveva
commesso un grave peccato. Aveva deciso di risparmiare dallo sterminio,
ordinato da Dio, il meglio
delle pecore e dei buoi degli Amalekiti, per farne dei sacrifici
all’Eterno (1Sa 15:15).
In 1Sam 15:13,15, leggiamo:
“Samuele si recò da Saul; e Saul gli disse: 'Benedetto sii tu
dall'Eterno! Io ho eseguito
l'ordine dell'Eterno'. E Samuele disse: 'Che è dunque questo belar
di pecore che mi giunge
agli orecchi, e questo muggir di buoi che sento?' Saul rispose: 'Son
bestie menate dal paese
degli Amalekiti; perché il popolo ha risparmiato il meglio delle pecore
e de' buoi per farne de'
sacrifici all'Eterno, al tuo Dio; il resto, però, l'abbiam votato allo
sterminio'”.
Saul non aveva ubbidito al
comando di Dio, il quale aveva ordinato invece che tutto qua nto
il bottino fosse votato
allo sterminio. Questa sua attitudine veniva giudicata da Dio alla
stessa stregua del peccato
di Caino. Anche lui aveva offerto ciò che Dio non voleva, e non aveva
offerto ciò che gradiva.
Dalla lettura del brano,
osserviamo anche l’analogia tra le parole di Saul e quelle di Adamo.
Quest’ultimo aveva detto a
Dio: “La donna che tu m'hai messa accanto, è lei che m'ha dato
del frutto dell'albero, e
io n'ho mangiato”. Adamo si esime dalle sue responsabilità. Dio lo
aveva costituito come il
solo responsabile del giardino dell’Eden, ma lui stesso si spoglia della
sua autorità, nel momento
in cui dichiara di aver dato ascolto alla voce della donna.
Similmente, anche Saul
riversa la colpa sul popolo, come se quest’ultimo avesse potuto
esercitare una qualche
autorità, mentre era lui, il solo che potesse in quel momento ordinare e
disporre il da farsi. Anche
lui, come Adamo, si spoglia dell’autorità che Dio gli aveva dato,
eleggendolo come Re (Ge.
2:19), come suo rappresentante (Ge. 2:23), e come portavoce della
sua Parola (Ge. 2:16,17).
Spogliandosi
volontariamente della sua autorità, anche Saul spogliava Dio dell’autorità
della Sua Parola, che lui
rappresentava, in quanto suo “Unto. Ciò determinava la gravità del
suo peccato. Spogliandosi
dell’autorità di rappresentare la Parola di Dio, Saul si spogliava
contemporaneamente anche
della sua carica di re (v. 23: “Giacché tu hai rigettata la parola
dell'Eterno, anch'egli ti
rigetta come re”).
Nell’episodio di 1Sam
15:15, vediamo ancora che il re Saul, al contrario di Caino, aveva
l’intenzione di offrire
degli animali, e non dei frutti della terra. Ancora una volta, questo parallelo
ci fa capire come non sia
stato il cesto di frutta di Caino, a costituire un’abominazione
Influenze e disturbi satanici, p. 20 di 21
in sé e per sé, ma
l’attitudine del suo cuore. Dio non guardò con favore Caino, prima che
l'offerta
sua (Gen 4:5). Anche Saul
stava per offrire degli agnelli, ma la sua attitudine era opposta
a quella di Abele.
In quest’episodio, il suo
peccato viene considerato come una mancanza di fede alla Parola
di Dio, cioè come una fede
nella parola di Satana. Il Profeta Samuele gli dirà infatti: “L'Eterno
ha egli a grado gli
olocausti e i sacrifici come che si ubbidisca alla sua voce? Ecco, l'ubbidienza
val meglio che il sacrificio,
e dare ascolto val meglio che il grasso dei montoni; poiché
la ribellione è come il
peccato della divinazione, e l'ostinatezza è come l'adorazione degli idoli
e degli dèi domestici.
Giacché tu hai rigettata la parola dell'Eterno, anch'egli ti rigetta come
re” (1 Sa. 15:22,23).
Il peccato di Saul, veniva
quindi considerato equivalente a quello della divinazione, e per
questo motivo, pochi
versetti più avanti, assistiamo all’inevitabile conseguenza di questa mal
riposta fiducia in Satana.
Nel capitolo successivo, infatti, ci viene riferito che Saul cominciò
ad essere tormentato da
frequenti “presenze” del Nemico.
In 1 Samuele 16:14,16,
leggiamo infatti: “Or lo spirito dell'Eterno s'era ritirato da Saul,
ch'era turbato da un
cattivo spirito suscitato dall'Eterno. I servitori di Saul gli dissero: 'Ecco,
un cattivo spirito
suscitato da Dio, ti turba. Ordini ora il nostro signore ai tuoi servi che ti
stanno dinanzi, di cercare
un uomo che sappia sonar l'arpa; e quando il cattivo spirito suscitato
da Dio t'investirà, quegli
si metterà a sonare, e tu ne sarai sollevato'”.
Da questa descrizione,
vediamo che quelle presenze del nemico erano frequenti e continuate,
e che la presenza di Davide
sarebbe riuscita ad allontanare quelle presenze.
Osserviamo che la figura di
Davide viene qui equiparata, come in molte altre occasioni,
alla figura del Salvatore.
Davide era infatti colui che doveva essere ricercato, e trovato, e riconosciuto
come soccorritore; ed era
colui che poteva allontanare la presenza dello spirito cattivo.
Tutto ciò, sarebbe
avvenuto, a patto che Saul avesse riposto la sua fiducia in lui.
Disgraziatamente, ciò non
avverrà mai. Anzi, la figura di Davide simboleggerà per Saul
una figura nemica, e nella
vita di Saul rimarrà per sempre l’ombra della presenza del Nemico.
Questo re continuerà per
tutta la sua vita a non rendersi conto del fatto che la sua cond izione
depressiva derivava proprio
dalla sua attitudine a dar fiducia alla parola del Nemico,
piuttosto che alla Parola
di Dio. A questo riguardo, è emblematico ciò che leggiamo successivamente,
in 1Sam 28:6,20:
“E Saul consultò l'Eterno,
ma l'Eterno non gli rispose né per via di sogni, né mediante l' Urim,
né per mezzo dei profeti.
Allora Saul disse ai suoi servi: 'Cercatemi una donna che sappia
evocar gli spiriti ed io
andrò da lei a consultarla’. I servi gli dissero: 'Ecco, a En-Dor v'è una
donna che evoca gli
spiriti'. E Saul si contraffece, si mise altri abiti, e partì accompagnato da
due uomini. Giunsero di
notte presso la donna, e Saul le disse: 'Dimmi l'avvenire, ti prego,
evocando uno spirito, e
fammi salire colui che ti dirò'. La donna gli rispose: 'Ecco, tu sai quel
che Saul ha fatto, com'egli
ha sterminato dal paese gli evocatori di spiriti e gl'indovini; perché
dunque tendi un'insidia
alla mia vita per farmi morire?' E Saul le giurò per l'Eterno dicendo:
'Com'è vero che l'Eterno
vive, nessuna punizione ti toccherà per questo!' Allora la donna gli
disse: 'Chi debbo farti
salire?' Ed egli: 'Fammi salire Samuele'. E quando la donna vide Samuele
levò un gran grido e disse
a Saul: 'Perché m'hai ingannata? Tu sei Saul!' Il re le disse:
'Non temere; ma che vedi?'
E la donna a Saul: 'Vedo un essere sovrumano che esce di sotto
terra'. Ed egli a lei: 'Che
forma ha?' Ella rispose: 'È un vecchio che sale, ed è avvolto in un
mantello'. Allora Saul
comprese ch'era Samuele, si chinò con la faccia a terra e gli si prostrò
dinanzi. E Samuele disse a
Saul: 'Perché mi hai tu disturbato, facendomi salire?' Saul rispose:
'Io sono in grande
angustia, poiché i Filistei mi fanno guerra, e Dio si è ritirato da me e non mi
risponde più né mediante i
profeti né per via di sogni; perciò t'ho chiamato perché tu mi faccia
Influenze e disturbi satanici, p. 21 di 21
sapere quel che ho da fare'.
Samuele disse: 'Perché consulti me, mentre l'Eterno si è ritirato da
te e t'è divenuto
avversario? L'Eterno ha agito come aveva annunziato per mio mezzo; l'Eterno
ti strappa di mano il regno
e lo dà al tuo prossimo, a Davide, perché non hai ubbidito alla voce
dell'Eterno e non hai
lasciato corso all'ardore della sua ira contro ad Amalek; perciò l'Eterno ti
tratta così quest'oggi. E
l'Eterno darà anche Israele con te nelle mani dei Filistei, e domani tu e
i tuoi figliuoli sarete
meco; l'Eterno darà pure il campo d'Israele nelle mani dei Filistei'. Allora
Saul cadde subitamente
lungo disteso per terra, perché spaventato dalle parole di Samuele; ed
era inoltre senza forza,
giacché non avea preso cibo tutto quel giorno e tutta quella notte”.
Notiamo subito che il
profeta Samuele aveva ben scrutato l’animo di Saul, quando aveva
paragonato la sua
attitudine a non ubbidire alla Parola di Dio all’attitudine di evocare gli spir
iti.
Infatti, Saul ricorrerà a
queste arti magiche con molto cinismo e ipocrisia. Lui stesso aveva
comandato che si abolisse
la divinazione dal suo regno, ma era invece il primo a consultare gli
indovini. Allo stesso modo,
colui che prima dice di credere nella Parola di Dio e si fa battezzare,
e poi consulta gli
indovini, commette lo stesso peccato di Saul, e soffrirà le sue stesse
penose conseguenze.
Vediamo inoltre che
quell’evocatrice aveva dei poteri reali. Infatti, oltre a far comparire
Samuele, Satana le dà il
potere di “indovinare” in primo luogo l’identità di Saul, che lei non
conosceva. Quest’ultima era
una prova delle sue effettive capacità. Vediamo pure che Dio non
aveva voluto, nè provocato,
quell’apparizione di Samuele. Lo stesso profeta si ritiene “disturbato”
(v.15). Se fosse stato Dio
a mandarlo, egli avrebbe mantenuto un atteggiamento del tutto
contrario, e non avrebbe
detto, inoltre: “Perché consulti me, mentre l’Eterno si è ritirato da
te e t'è divenuto
avversario?” (v.16).
Vediamo dunque come Satana
faccia pagar cara la curiosità dell’uomo nel consultare gli
indovini. Saul, come tanti
altri ai giorni nostri, sarà tormentato da continue angosce, dubbi,
paure, e morirà suicida.
Una fine abominevole, per un Unto del Signore.
Quanti di noi, oggi, per
ignoranza o peggio per indurimento del cuore, ci siamo affidati
alla leggera ad oroscopi,
ad astrologhi, e ad indovini, credendo di fare una cosa lecita, e non
abbiamo pensato alle
terribili conseguenze!
Se così è stato, sappiamo
però che c’è qualcuno che può soccorrerci e che può allontanare
da noi lo “spirito
cattivo”. Ci sia di monito Saul. Riconosciamo il nostro peccato davanti al
Padre, come anche Saul fece
(1 Sa. 15:24), ma se ciò non bastasse cerchiamo disperatamente
di ritornare a Lui.
Prendiamo esempio dal Figliol Prodigo. Invochiamolo, e cerchiamo con
tutti i mezzi di essere riammessi
nella sua Casa.
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