“L’omosessualità? È una malattia. In alcuni Paesi è pure reato e si viene impiccati. Poi il politicamente corretto sistema tutto. Ma qualche scienziato prima del woke e del gender aveva messo nero su bianco trattarsi di malattia“.
L’autore di questo delirio si chiama Antonio Lamiranda e poteva essere di qualunque partito, invece è di… Fratelli d’Italia. Più precisamente, assessore meloniano all’Urbanistica e all’Ambiente di Sesto San Giovanni.
Ma invece di occuparsi delle strade, ha pensato bene di dire la sua sulla notizia (tra l’altro falsa) del ritiro dalla boxe di Imane Khelif.
Ed è riuscito nell’impresa di portare l’orologio indietro di una ottantina d’anni, addirittura evocando con una certa compiacenza pure l’impicaggione per gli omosessuali.
E finendo infine per scagliarsi contro il fantomatico “politicamente corretto” perché - a suo dire - ci impedirebbe di dire la verità. Ma evidentemente non a lui…
L’unico problema del “politicamente corretto” è che permette a chiunque di dire la sua stron**** senza pagarne le conseguenze, anche a chi inspiegabilmente riveste incarichi istituzionali.
Altro che scuse, come sento chiedere.
Uno così dovrebbe dimettersi cinque secondi dopo aver pronunciato una perla omofoba del genere ed essere allontanato e rimosso da qualunque incarico pubblico e politico, in quanto culturalmente regredito e politicamente non in grado di rivestirlo.
Ma non accadrà nulla di tutto ciò.
Anzi, questa sparata gli farà aumentare consensi e prebende nel suo partito. Perché non è il “pensiero” di un camerata che sbaglia ma la concezione più o meno dichiarata di questa destra-destra e del suo elettorato medio.
Questo, drammaticamente, è.
Lorenzo Tosa

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