Uno sguardo insolito e commosso sulla Germania nazista
Storia di una ladra di libri
-Elena Romanello –Non è la prima volta, e non sarà nemmeno l’ultima, che il cinema si occupa della Seconda guerra mondiale e del nazismo: ma Storia di una ladra di libri, del regista televisivo (suo è il pluripremiato Downton Abbey) Brian Percival, ha dalla sua alcune originalità e novità.
Alla base di tutto c’è il romanzo, edito in Italia da Frassinelli, La bambina che salvava i libri scritto dall’autore australiano Markus Zusak, in cui si raccontano vicende ispirate ai nonni, immigrati da Germania e Austria.
Sia il libro che il film sono raccontati dalla Morte, che rimane affascinata da Liesel, ragazzina nella Germania hitleriana, separata dalla madre oppositrice del regime e data in adozione ad un’anziana coppia, Hans, decoratore ex eroe della Grande Guerra, e Rosa, stiratrice e sarta. Liesel, analfabeta, impara pian piano a leggere, rimanendo affascinata dai libri che sottrae ai roghi nazisti, leggendoli anche al giovane ebreo Max, che la sua famiglia nasconde in cantina.
Storia di una ladra di libri racconta il nazismo dal di dentro, da un Paese in cui terrore e soppressione di ogni senso di umanità erano all’ordine del giorno, dove si bruciavano nei roghi libri di autori come Wells in attesa di bruciare le persone, dove si mandavano al fronte anziani e ragazzini. Una storia morale e struggente, di una ragazzina che porta avanti una sua resistenza, partendo dai libri, forse l’arma più potente e più temuta, da tutte le dittature di tutti i tempi, un simbolo di cultura, libertà, sfida.
Il cast, di buon livello con alcuni giovanissimi interpreti come la protagonista Sophie Nélisse a cui è facile pronosticare una carriera fulgida, è dominato dai veterani Geoffrey Rush e Emily Watson, i due genitori adottivi, due resistenti semplici contro la barbarie della dittatura e tra i migliori attori del momento.
E se la Morte alla fine tocca a tutti, Storia di una ladra di libri ricorda in periodi di revisionismo e intolleranza che ci sono vite degne di essere vissute per quello che sanno trasmettere ad altri. Un messaggio non da poco e non certo da sottovalutare.
http://www.articolotre.com/2014/04/uno-sguardo-insolito-e-commosso-sulla-germania-nazista/
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