CANCELLATO LO SCANDALO DELLE TANGENTI DI TORINO
TORINO Con sette condanne e undici assoluzioni i giudici della Corte d' assise d' appello di Torino hanno cancellato lo scandalo delle tangenti story di Torino. La sentenza è stata emessa poco dopo le 19, dopo tre ore di camera di consiglio. Fra gli imputati c' erano esponenti del Psi, del Pci e della Dc. L' ex vicesindaco di Torino, il socialista Enzo Biffi Gentili è stato condannato a un anno e sei mesi; il fratello Giovanni, ex segretario amministrativo provinciale del Psi a un anno e tre mesi; l' ex segretario cittadino della Dc Claudio Artusi a un anno; un anno e quattro mesi sono stati inflitti all' ex assessore regionale al Bilancio il socialista Claudio Simonelli; un anno e sei mesi al suo collega Gianluigi Testa. Adriano Zampini, indicato come il regista di affari da decine di miliardi che però non sono stati mai portati a termine, è stato condannato a un anno e tre mesi. Tutti gli altri imputati sono stati assolti con varie formule: o perché il fatto non sussiste, o perché non costituisce reato. Quando il giudice a latere Giordano ha concluso la lettura della sentenza in un' aula illuminata dalle luci delle telecamere delle tivù e piena come ad una prima teatrale, i pochi imputati presenti si sono abbracciati con le lacrime agli occhi. L' ex assessore comunale socialista Libertino Scicolone ha sussurrato: Sono stato assolto. Avrebbero dovuto farlo in tribunale. L' ex vicesindaco Biffi Gentili ha osservato: E' stato tutto ridimensionato. Sono stato accusato di un reato da pretura, la corruzione impropria. Zampini che medita sul suo futuro ha osservato: Dovrò rendere conto alla giustizia fino al 2000. Poi se ne è andato seccato dopo aver ascoltato la sentenza che vede assolti gran parte dei personaggi con i quali avrebbe concordato tangenti da centinaia di milioni. La Fiat ha commentato l' assoluzione di Umberto Pecchini con una nota in cui afferma che l' azienda è sempre stata certa della totale estraneità del proprio dirigente, ex responsabile di Corso Marconi per i rapporti con gli enti locali. La Fiat - prosegue la nota - prende ora atto, con grande soddisfazione, che la magistratura, sulla quale l' azienda ha posto sempre la massima fiducia, ha accertato l' assoluta innocenza di Pecchini assolvendolo con formula piena. Le richieste del procuratore generale Giovanni Mitola avevano ridimensionato la sentenza di primo grado. Ma i giudici d' appello sono andati oltre. Lo scandalo della tangenti story scoppiato nella primavera dell' 83 sembra essere stato dimenticato. Nessuno dei diciotto imputati (il diciannovesimo è l' onorevole Giusy La Ganga responsabile degli enti locali del Psi la cui posizione è stata stralciata) farà un giorno di carcere. Al termine di tre udienze di requisitoria, il 27 aprile, il procuratore generale, Giovanni Mitola, aveva chiesto quattro assoluzioni e la conferma di tredici condanne. Le assoluzioni richieste dal pg riguardavano l' ex parlamentare socialista, Franco Froio (condannato in primo grado a un anno e sei mesi), l' ex responsabile delle relazioni istituzionali della Fiat, Umberto Pecchini (due anni), gli ex capigruppo in consiglio comunale, il comunista Giancarlo Quagliotti (due anni) e il democristiano, Giuseppe Gatti (tre anni). Nessuno sconto era stato proposto per uno dei maggiori imputati: Zampini. Il magistrato aveva richiesto la conferma della condanna di primo grado: tre anni di reclusione. Il pg aveva chiesto, inoltre una lieve riduzione di pena per l' ex vicesindaco di Torino, il socialista Enzo Biffi-Gentili (da quattro anni a tre anni e un mese), per il fratello Giovanni, soprannominato Nanni, anch' egli ex esponente Psi (due anni e tre mesi). Il procuratore generale, nelle tre lunghe giornate di requisitoria, aveva ridimensionato le accuse del pentito Zampini. Le sue rivelazioni aveva affermato il procuratore generale devono essere prese per buone, solo in via generale e non al cento per cento, come è avvenuto nel giudizio di primo grado. Zampini aveva aggiunto ha fondato le sue accuse di pentito soltanto su deduzioni; quindi si devono cercare ora le prove e le conferme di quanto ha raccontato, sia in istruttoria sia in aula davanti ai giudici del Tribunale.
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