e la Quercia nega, disperatamente. ma Zampini l' aveva previsto. l' angosciato popolo pidiessino cerca rassicurazioni a " Italiaradio "
A BOTTEGHE OSCURE PUNTIGLIOSA DIFESA DEI DIRIGENTI PDS CHE PRENDONO LE DISTANZE DALL' EX FUNZIONARIO
Fassino: il conto svizzero non c' e' ; se fossimo smentiti saremmo degli scemi; reazioni e commenti
------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ BUFERA SUI PARTITI . A Botteghe oscure puntigliosa difesa dei dirigenti pds che prendono le distanze dall' ex funzionario TITOLO: E la Quercia nega, disperatamente Fassino: il conto svizzero non c' e' . Se fossimo smentiti saremmo degli scemi - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - ROMA . C' e' la ricevuta di una somma di danaro per una campagna elettorale, a pochi passi dal portone di Botteghe oscure. E tra le bottiglie di Vezio, il proprietario del bar pieno di ritratti di Lenin, Berlinguer e Stalin che serve da anni dirigenti e funzionari del Partito. "Prestito per la vittoria della democrazia lanciato dal Pci per le elezioni alla Costituente", si legge su quel foglio di un versamento "per lire cinquecento". La firma della ricevuta e' nota: P. Togliatti. E' vicina a un adesivo che proclama: "La disperazione di una societa' e' il dubbio che vivere rettamente sia inutile". E stato inutile coltivare per anni il mito dell' illibatezza del Pci? "A me, come antijuventino, questa storia puo' fare anche piacere", scherza Vezio. Ma e' un uomo di passioni e presto la sua voce si fa amara: "Se e' vero, pero' , se e' vero mi dispiace. Mi dispiace per la federazione di Torino che e' stata quella di Gramsci, di Togliatti, di Pecchioli e di Violante. Penso a quanto potrebbero soffrire loro". E vero? Non e' vero? Piu' dell' aria pesante di sconfitta che si e' respirata alle Botteghe oscure nei giorni peggiori di un decennio con una scissione e batoste elettorali, l' arresto di Primo Greganti porta un clima di attesa. Sta arrivando una nuova batosta o ha ragione il tesoriere, Marcello Stefanini? Con gli occhi arrossati, stanco, eppure tutt' altro che nervoso, lui dichiara: "Il Pds non ha conti in Svizzera, ne' ha autorizzato alcuno ad aprirli. Posso affermarlo con assoluta certezza, a nome mio e del mio predecessore Renato Pollini". Niente condizionali, niente esitazioni. Mentre Davide Visani, il coordinatore della segreteria, rafforza questa reazione tesa a tranquillizzare la base e lo stesso gruppo dirigente: "Greganti non era accreditato per svolgere un ruolo ne' dal Pci ne' dal Pds. Se Greganti e' il signor G e il signor Panzavolta gli versa una tangente, chi e' il mallevadore? Come mai Panzavolta gli da' credito? Chi e' questa terza persona? Noi stiamo chiedendo alla magistratura di fare di piu' , non di meno. E di fare rapidamente questi accertamenti". Aggiunge Fassino: "Se dicessimo di non avere un conto e poi fossimo smentiti in 24 ore, saremmo scemi. Il conto non c' e' ". Ma chi e' Greganti? Quali rapporti ha col Pds? Dove comincia questa storia che fa dire a Franco Bassanini, fra il serio e il faceto: "Forse dovremo fare la lega dei pidiessini"? "Si' , lo conoscevo. E stato un funzionario del Pci a Torino fino al 1987, poi se n' e' andato e si e' messo in proprio", spiega Pecchioli. Tra i ricordi di chi lavorava a Torino emerge il ritratto di un comunista vecchio tipo diventato manageriale come e' avvenuto ad una fetta dell' Italia. Lavora alla Fiat come operaio negli anni Sessanta. Piu' tardi si licenzia. Nel Pci diventa segretario della 18 sezione, quella delle Ferriere. "E uno estroverso, il contrario dell' uomo d' apparato", racconta Fassino, che lo conosce bene perche' Greganti fu nominato segretario amministrativo del partito torinese quando era alla guida della federazione. "Ha fatto l' amministratore per sette anni, in un momento molto delicato. Fu dopo lo scandalo che sconvolse la giunta, la storia di Zampini. Era scrupoloso", continua Fassino. Tra le cose che ha amministrato, la rivista Nuovasocieta' . Nella seconda meta' degli anni Ottanta Greganti viene spesso a Roma. E a questo punto la sua biografia arriva con un comunicato del Pds che viene diffuso al momento dell' arresto: "E stato funzionario della federazione di Torino dal 1970 al 1987 e non e' mai stato dipendente della direzione nazionale. Dopo aver risolto il suo rapporto di lavoro col Pci, Greganti ha avviato in proprio un' attivita' imprenditoriale nel campo pubblicitario. La sua collaborazione col Pci si e' da allora limitata alla presenza nei consigli di amministrazione degli Editori riuniti e di Radio Line. Anche tale rapporto e' cessato nel 1989". Radio Line e' la societa' che possiede le apparecchiature di Italia radio. Quando se ne occupa, il compagno venuto da Torino e' gia' uno con valigetta e telefonino. Tra i suoi lavori in proprio, pare che abbia contatti con aziende dell' Est. Aveva un ufficio alle Botteghe oscure? "Io sono entrato nell' 89, non posso dirlo. Certo, prima lavorava per una societa' che raccoglieva pubblicita' per le feste dell' Unita' ", risponde Stefanini. E nessuno ha saputo dirlo a lei? "Il mio predecessore, in questo momento, e' in ospedale". Insomma, ufficio o no Greganti non era una persona ignota. E dopo il 1989? C' e' chi lo ricorda sull' aereo da e per Torino, chi ricorda che ha un ufficio in centro a Roma. Di quel periodo parlano dal momento dell' arresto i dirigenti e i funzionari del Pds e di Rifondazione. Su quello ruota l' attenzione. "Il nostro problema e' come quello dei repubblicani: con noi l' elettorato e' molto piu' severo. Giustamente, si aspetta piu' rigore", sottolinea Bassanini. "Un conto in Svizzera non mi sembra possibile. Stefanini mi assicura di no e a lui ci credo. Li vedo tranquilli. Non l' avrebbe accettato", commenta Chicco Testa, anima ecologista di un partito che non si troverebbe comodo a scoprirsi fra conti elvetici, conti Protezione, altri conti privi di ideali. Gastone Gensini e' un signore che archivia da anni le carte segrete di Botteghe oscure. Ricorda qualche precedente? "Ho letto i verbali delle riunioni di segreteria del ' 46, ' 47, ' 48. Non c' e' mai un riferimento a un conto svizzero. Neanche quando Pietro Secchia riceveva i soldi da Mosca, quando probabilmente li' un conto c' era. Le storie di soldi che conosco io sono altre: serviva la firma di Togliatti anche per un semplice aumento di stipendio a un funzionario, ci sono i nomi di qualche deputato che non pagava le trattenute richieste dal Partito e le lettere di richiamo". Sulla storia recente, e' stato Stefanini a dare informazioni nella riunione del coordinamento politico. Poi lo mandano giu' dai giornalisti con Visani come voci ufficiali. "Chi e' il titolare del conto svizzero che e' al centro dell' inchiesta? Chi vi ha attinto? Rispondendo a queste domande si confermera' la nostra convinzione: il Pds non c' entra", afferma Visani. Ecco la linea di difesa decisa con Occhetto: negare, chiedere le prove, uscirne indenni senza scontrarsi con i magistrati. "Noi ci siamo liberati dalla cultura del sospetto. Pero' non siamo neppure degli ingenui: noi abbiamo detto che l' inchiesta Mani pulite deve andare fino in fondo e ora capita questa cosa. Siamo interessati a seguire la verita' , perche' dalla verita' ci viene solo del bene", assicura Visani. E se l' inchiesta producesse un avviso di garanzia per chi sta a Botteghe oscure? "Abbiamo una regola alla quale faremo onore: un indagato del Pds si farebbe da parte. Ma qui questa ipotesi non esiste", risponde. Significa che le dimissioni non scatterebbero? "Significa che noi non prendiamo in considerazione l' ipotesi che un dirigente del Pds possa essere inquisito per questa vicenda", conclude Visani. Una frase che lascia la risposta aperta a piu' interpretazioni. Tant' e' che piu' tardi Visani deve precisare: "Chiediamo ad altri il rispetto di questa regola. Noi comunque faremmo cosi' . Nella fattispecie non abbiamo preso in considerazione l' ipotesi perche' siamo convinti che non esista il presupposto". Maurizio Caprara ------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ TITOLO: Ma Zampini l' aveva previsto - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - TORINO . Primo Greganti era il tesoriere del Pci torinese negli anni Ottanta, quando scoppio' il famoso scandalo, provocato dalle rivelazioni del "geometra Zampini", che investi' la citta' , il Comune e la provincia. Segretario provinciale di quel Pci era Piero Fassino, oggi uno dei dirigenti nazionali del Pds. Sindaco di Torino era Diego Novelli, allora comunista, oggi leader della "Rete" insieme a Leoluca Orlando. Zampini, veronese, un passato di capitano degli alpini, fu il personaggio chiave e fini' anche in carcere. Condannato a tre anni in primo grado, ha avuto la riduzione a un anno e tre mesi in appello. Zampini sollevo' il coperchio con la sua denuncia di aver pagato tangenti e bustarelle per 700 milioni. Sua controparte nell' amministrazione pubblica erano i fratelli Biffi Gentili. Il sistema Zampini comprendeva anche veri e propri regali: viaggi, stereo e automobili a politici, portaborse e consulenti vari. Chi passo' i guai maggiori in quello scandalo fu il Partito socialista, che aveva, nella giunta di sinistra, il vicesindaco Nanni Biffi Gentili, rampante scomparso dalla scena politica. Anche il leader torinese del Psi, Giusy La Ganga, fu travolto dall' inchiesta della magistratura. Il Pci fu anche lui toccato dallo scandalo, ma usci' molto meglio da tutta la vicenda. Non fu affatto intaccata la figura di Novelli (usci' anzi rafforzata) che si merito' il soprannome di "Don Bosco laico". Solo alcuni comunisti furono coinvolti pesantemente. Ma poi tutta la questione fu ridimensionata. Il fatto che piu' sorprese fu il coinvolgimento nell' affaire torinese anche di comunisti di altre citta' , come quello di Sauro Castagna, sindaco di Ortonuovo in provincia di La Spezia. ------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ TITOLO: L' angosciato popolo pidiessino cerca rassicurazioni a "Italiaradio" LE REAZIONI - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - ROMA . "Pronto, sono Patrucci da Milano, iscritto al Pci dal 1945. Oggi sono di Occhetto e vi chiedo: quando si capisce chi ha sfruttato quel conto si puo' capire chi l' ha impiegato contro di noi?". Piazza del Gesu' , stesso palazzo della sede della Massoneria di rito scozzese. All' ultimo piano arriva questa voce incredula. Arriva per telefono nello studio di Italiaradio che si trova li' ed e' una delle tante voci che fanno rimbalzare in modulazione di frequenza lo sbigottimento della base ex comunista, post comunista e tuttora comunista. A rispondere, c' e' Piero Fassino, lo spilungone che lavora 14 ore al giorno come responsabile degli Esteri del Pds e che al microfono sa bene di doversi occupare di tutto fuorche' di politica estera. "Greganti . risponde Fassino a Patrucci . e' stato alla Federazione di Torino con me. Quando e' stato dirigente del partito e' stato un dirigente serio, ha assolto con scrupolo gli incarichi che gli venivano affidati. Lo dico con piena onesta' . Ora c' e' un episodio non chiaro, che va chiarito nell' interesse del partito e dello stesso Greganti. Noi non abbiamo uno scheletro nell' armadio da nascondere". Romeo Ripanti, il moderatore del filo diretto, non ha il tempo di passare la linea a un altro ascoltatore che Fassino continua, senza fermarsi: "Non credo che i magistrati vogliano colpire il Pds. Sarebbe un' affermazione temeraria. Perche' queste notizie sono state precedute da un tam tam... Bisogna che i magistrati chiariscano tutto e ci mettano nella condizione di sapere. Loro hanno il conto, hanno il nome dell' intestatario". Zerosei per chi chiama da fuori Roma, sei sette nove quattordici dodici. Altra telefonata. "Sono Carla da Roma, iscritta al partito. Non ho dubbi sul fatto che non abbiamo il conto. Per me vogliono screditare il maggior partito della sinistra nel momento in cui sta passando la maggioritaria". Altra telefonata. "Sono Roberta da Firenze. Non ho domande da fare al compagno Fassino. Ce l' ho con i compagni di Rifondazione che nella manifestazione di sabato distribuivano loro bandiere per appropriarsi del corteo". Fuori tema. dodici. Altra telefonata. "Sono Enrico. Sono amareggiatissimo per questo conto in Svizzera che e' uscito all' improvviso. E un macigno che si e' abbattuto sulla nostra dignita' . Mi rifiuto di crederci. Apprendo dal Tg3 che questo Greganti non vuole collaborare con i giudici. Che ne pensa? La nostra immagine non deve essere offuscata. E un pugno nello stomaco, noi fra l' altro dobbiamo recuperare queste anime affrante del Psi che si sono viste defraudate". Fassino: "Dico a questo compagno e a tutti quelli che hanno lo stesso stato d' animo di non farsi sopraffare. Noi non abbiamo un conto in Svizzera e chiediamo che su questa vicenda si faccia chiarezza. Sono ore difficili. Per i compagni in giro per l' Italia e per i compagni che come me sono nel gruppo dirigente del partito. Il gruppo dirigente deve essere vicino ai compagni di base e i compagni devono crederci: va fatta piena luce. Noi non pensiamo a un complotto. Abbiamo sostenuto i magistrati, hanno scoperto scandali veri. Ma cio' non significa che altri non abbiano interesse a colpirci...". dodici. "Sono un compagno dalla provincia di Frosinone. Bisogna prendere piu' provvedimenti verso i compagni che magari si sono lasciati corrompere. Nel mio paese quando si chiamava l' onorevole di un altro partito arrivavano sempre buoni benzina, soldi. Noi mai, noi abbiamo parlato piu' di tutti di senso dello Stato". Fassino: "La questione morale non e' una clava che si agita nella battaglia politica, viene prima della battaglia politica. Non c' e' solo un attacco al Pds, c' e' un attacco a tutta la democrazia...". M. Ca.
Caprara Maurizio
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(2 marzo 1993) - Corriere della Sera
(2 marzo 1993) - Corriere della Sera
http://archiviostorico.corriere.it/1993/marzo/02/Quercia_nega_disperatamente_Zampini_aveva_co_0_9303029900.shtml
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