domenica 23 giugno 2024

José Luis Brown

 


L'avevano svenduto per 30 mila dollari : "Era il crociato e avevo sempre il ginocchio gonfio. E’ stata una lotta per due anni. Un dolore costante. Giravo con un frigorifero portatile. Compravo tutte le mattine le borse di ghiaccio e usavo una scarpa di ferro per fare i quadricipiti. Ero in miseria”.  Come calciatore nessuno credeva più in lui, tranne Carlos Bilardo, commissario tecnico dell'Argentina, che lo convoca per Messico '86 . Chiama uno di 29 anni, ormai inattivo da 7 mesi e i giornalisti sorridono, sghignazzano . Bilardo spiega : "Due conosco che possono fare il libero: Passarella e lui". "Nella lista dei ventidue venivo considerato il ventitreesimo. Mi consideravano lento e insicuro. Si sospettava anche che non camminassi più e che mi avessero portato solo perché ero amico di Carlos. Ma su di me lui non aveva dubbi. Lui mi ha insegnato anche che la forza sta nel pensiero". Finalissima, Argentina-Germania , al minuto 22 c'è un piazzato da destra : “Era un tiro libre preparato. Ci posizionavamo io, el Checho Batista, el Cabezòn Ruggeri e Valdano.  Dovevo andare al centro dell’area perché il mio forte era il gioco aereo . Sono arrivato e ho baciato la medaglia che mi ha regalato mio figlio Juan Inacio”.  La contraerea tedesca è ferma, anche perchè confida in Schumacher. E la sua uscita è perentoria, come al solito: “Sono saltato. Grazie a Dio ho avuto la fortuna di essere lì, dove avrei dovuto essere . E’ stato un centro perfetto, quello di Burru. Quando ho fatto il passo in avanti per darmi l’elevazione, ho visto con la coda dell’occhio Schumacher che stava arrivando”. 

Il portiere si ferma a mezz’aria, senza palla.  

Perché quella è già passata . Si blocca anche un miliardo di persone. 

“Avevo Diego davanti. Gli ho fatto cenno con la testa e mi sono appoggiato a lui . Proprio lui, quel nano. Poi ho colpito molto forte. Ho gridato senza vederla neanche entrare. Il primo ad arrivare è stato il Checho Batista . Non mi ricordo che cosa mi ha detto. Forse mi sono reso conto nello spogliatoio. Mi sono bagnato la testa. Ho iniziato a piangere. In quel momento è arrivato Carlos . Mi ha dato uno schiaffo e mi ha detto ' vamos ' “. 

Poi nell'ennesima mischia, si fa male . Entra il medico. “Non potevo allungare il braccio destro . Il dolore era insopportabile. Ce l’avevo stretto. Non potevo giocare. Al medico però ho fatto capire che dei rischi me ne fregavo”. Lui porta la maglietta alla bocca e con i denti fa un buco al centro : “Ho messo le dita nel buco e ho continuato. Mica ero così pazzo da uscire. Ho sofferto, ma non volevo lasciare la squadra a un passo dal traguardo”. Bilardo ripete: “Non è rischioso lasciare in campo chi è disposto a morire”. Anche la sua corsa, solitamente ordinata ed elegante, deve cambiare. Quella parte del corpo lo condiziona. 

Finisce così : Argentina-Germania 3-2, campioni del Mondo.

Lo vuole il Colonia. Lo vogliono in Francia, in Spagna.  E adesso ride lui : “Sono l’uomo più felice del mondo”.

Nel discorso di ringraziamento, il presidente Alfonsin decide di citare solo il nome di un calciatore : non è Diego Maradona, ma Josè Luis Brown detto el Tata.

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(fonti: el Grafico - Gazzetta - Clarin - The Guardian- Noble calcio)

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