Tanto per ricordare ...
Storici come Philo Judaeus 20 a.C.- 50 d.C. o tanti altri storici conosciuti che vissero e scrissero nel primo secolo non menzionano il figlio di dio.
E’ solo recentemente che sono stati ritrovati nuovi documenti.
Le più grandi scoperte risalgono all'anno 1945, vicino a Nag Hammadi in Egitto, e all'anno 1948 a Qumran con i famosi manoscritti del Mar Morto.
Questi manoscritti coprono un periodo che va da 100 anni prima e 100 anni dopo "Cristo" e non c’è un accenno al figlio di dio.
Il Vaticano ha tentato invano di impedire la loro divulgazione per circa quaranta anni, probabilmente per questo motivo.
I vangeli furono scritti nella lingua greca utilizzata nel secondo e terzo secolo e, insieme alla bibbia, furono tradotti in latino nel quarto secolo.
Il libro d’Umberto Eco, Il nome della Rosa, dà un’idea precisa su chi tradusse e su come furono tradotti e compilati i testi antichi.
Il latino utilizzato era un latino ecclesiastico incomprensibile che solo gli iniziati potevano capire; d’altra parte la chiesa si opponeva alla diffusione della bibbia al di fuori delle mani dei sacerdoti, e vietava la sua traduzione in altre lingue.
John Wycliff, il primo che osò tradurre la bibbia in inglese, fu denunciato come eretico e la sua traduzione fu data alle fiamme.
All’inizio del sedicesimo secolo, William Tyndale fu strangolato e poi bruciato per aver osato tradurre la bibbia in Inglese.
Le traduzioni furono consentite soltanto dopo lo scisma, ma il significato dei testi risultò spesso stravolto a causa dell'influenza culturale del traduttore.
Un esempio clamoroso è quello della versione della bibbia ancora in vigore in Papuasia, Nuova Guinea, in cui la popolazione, che conosce solo il maiale, ha fatto diventare maiali tutti gli animali della bibbia (asino, leone e bue) compreso Gesù, "agnello di dio" che è diventato "maiale di dio".
Ecco i primi papi diciamo un tantino eccentrici:
Dal 1513-1521 d.C. Papa Leone X (che morì improvvisamente senza motivi apparenti) affermò:
"Historia docuit quantum nos iuvasse illa de Christo fabula",
Si sa da tempi remoti quanto ci sia stata utile la favola di Gesù Cristo (Lettera di Papa Leone X° al Cardinale Bembo).
Dal 1534-1549 d.C.
Peggio di Leone X si comportò Paolo III, come riferisce l'ambasciatore spagnolo Mendoza, in termini inequivocabili:
Spingeva la sua irriverenza fino al punto di affermare che Cristo non era altro che il sole, adorato dalla setta Mitraica, e Giove Ammone rappresentato nel paganesimo sotto la forma di montone e di agnello.
Egli spiegava le allegorie della sua reincarnazione e della sua resurrezione mettendo in parallelo Cristo e Mitra.
Egli diceva ancora che l'adorazione dei magi non era altro che la cerimonia nella quale i preti di Zaratustra offrivano al loro dio oro, incenso e mirra, le tre cose attribuite all'astro della luce.
Egli sosteneva che la costellazione della Vergine, o meglio ancora d'Iside, che corrisponde al solstizio in cui avvenne la nascita di Mitra, erano state prese come allegorie per determinare la nascita di Cristo per cui Mitra e Gesù erano lo stesso dio.
Egli osava dire che non c'era nessun documento valido per dimostrare l'esistenza di Cristo, e che, per lui, la sua convinzione era che non era mai esistito. (La favola di Cristo).
Quello che mi fa più male è che anche oggi vediamo il contrasto con gli insegnamenti del primo Cristiano che è Gesù andare in frantumi di fronte le ricchezze sfoggiate dal vaticano.
Tutto è basato su una evidente gigantesca menzogna e nonostante questo grossa parte dell'umanità ci crede, per questo per me il credere è un "verbo virus psichico", crea i Boccaloni.
Valentino Isidori

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