IL GRANDE GIORNO DI ZAMPINI
TORINO - Il gran giorno di Adriano Zampini è arrivato. Dal pomeriggio di oggi sull' austera scena della seconda sezione del tribunale di Torino il geometra-faccendiere potrà recitare la parte che si è ritagliata sin da quando, ventuno mesi fa, con una clamorosa confessione, ha innescato il meccanismo che ha coinvolto nello scandalo delle tangenti amministratori pubblici di diversa fede politica, imprenditori ed affaristi vari. Ha promesso di parlare e sicuramente non si tirerà indietro. Ha promesso nuove rivelazioni e quasi certamente le farà. Dopo che il tribunale ha deciso di respingere le eccezioni sollevate dai legali di alcuni imputati, non soltanto Zampini potrà raccontare quanto ha già detto agli inquirenti in fase istruttoria, ma potrà aggiungere dell' altro. Il suo difensore, Graziano Masselli, ha chiesto già che siano ascoltate le bobine delle intercettazioni telefoniche e, con riferimento a un articolo dell' "Avanti!" pubblicato nella primavera dell' 83, conta di chiedere al tribunale l' audizione del segretario del Psi Bettino Craxi. In quell' articolo si ventilava una manovra antisocialista con la complicità di Zampini che si voleva già appartenente a formazioni di estrema destra. Senza ammiccamenti, senza sottintesi, senza mezze frasi o messaggi in codice, dal banco degli imputati Zampini dovrà dire tutto quello che dice di sapere e che ancora non ha detto. Dovrà, per esempio, spiegare perchè voleva diventare console onorario del Kenia a Torino e attraverso quali strade stava per coronare questa sua aspirazione. Ai cronisti si è limitato a raccontare che questa promozione diplomatica gli sarebbe costata cento milioni di cui ne aveva già pagati un terzo. "Poi è scoppiato lo scandalo" - ha aggiunto con tono rammaricato - "e tutto si è bloccato". Per il tribunale potrà essere interessante anche appurare fino a che punto siano vere le affermazioni dell' ex ufficiale degli alpini circa i suoi rapporti con ministri, imprenditori, uomini politici non ancora sfiorati dallo scandalo; sapere in quale occasione e per quale ragione Zampini sia stato ricevuto dal sindaco di New York e come nel loro colloquio siano entrati Francesco Pazienza e Flaminio Piccoli. Soprattutto riuscire a collegare tutti questi racconti sussurrati dall' imputato numero uno del processo di Torino con le vicende che sono alla base dello scandalo delle tangenti. Zampini non si limiterà soltanto a parlare. Come si è detto, il suo legale farà di tutto perchè siano ascoltate in aula almeno una parte delle oltre trecento ore di intercettazioni telefoniche. Sarà quello il momento clou del processo. Secondo Masselli quelle telefonate potranno chiarire meglio delle parole il clima che si era instaurato tra Zampini e i suoi soci in affari. Chi ha avuto occasione di ascoltare qualche frammento di queste conversazioni telefoniche assicura che l' immagine che ne vien fuori è quella di un personale politico di infimo ordine. "Quell' ascolto", faceva notare ieri un avvocato, "sarà un momento veramente penoso". Il linguaggio scurrile, i messaggi in tono mafioso, l' uso frequente di soprannomi, la disinvoltura con la quale si parla di atti concernenti la pubblica amministrazione, tutto contribuisce a gettare una luce poco rassicurante su una certa classe politica che oggi siede tristemente sui banchi degli imputati. Uno spettacolo squallido e desolante, che Zampini ha interesse venga riproposto in tutta la sua miseria morale. Poichè soltanto in questo modo potrà dimostrare che lui era sì un corruttore, ma che non poteva fare altrimenti in un mondo che sembrava avere innalzato la corruzione a sistema di vita. Adesso ha via libera. Se fossero state accolte le eccezioni sollevate in apertura del processo - in particolare quella sulle intercettazioni telefoniche - probabilmente l' impianto della pubblica accusa avrebbe denunciato qualche pericoloso cedimento. Non è stato così. Il tribunale dopo oltre otto ore di camera di consiglio ha deciso di respingere le obiezioni procedurali, pronunciandosi per la piena regolarità delle intercettazioni. In altre parole il magistrato le avrebbe disposte dopo aver constatato, come vuole la legge, l' esistenza di indizi seri e concreti di un qualche reato. Questi indizi sarebbero stati riscontrati nelle affermazioni fatte dall' ingegner Antonio Deleo, l' uomo che era andato da Novelli a lamentare alcune scorrettezze e che dal sindaco era stato invitato a riferire il tutto al procuratore della Repubblica Giorgio Vitari oggi pubblico ministero del processo. Nella replica all' avvocato Chiusano, difensore di Enzo Biffi Gentili e di Libertino Scicolone, che gli aveva contestato la regolarità delle intercettazioni, Vitari ha negato l' esistenza di indagini parallele o fonti confidenziali ma ha spiegato che quanto detto da Deleo era "materia da sgrossare poichè c' era tutto e il contrario di tutto". Ma se questa era la sostanza delle dichiarazioni dell' uomo-chiave Deleo, si chiedono gli avvocati, come si fa a ravvisare l' esistenza di "seri e concreti indizi"? Evidentemente c' è qualcosa che ancora sfugge e che forse Zampini potrà chiarire a cominciare da oggi. Il tribunale ha deciso di ritenere valido anche il rapporto dei carabinieri di Venaria che era stato contestato da alcuni legali e sul quale si potrà sapere di più non appena la dinamica dibattimentale avrà fatto piena luce su come andarono le cose nei due mesi che precedettero il drammatico 2 marzo del 1983.
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