mercoledì 2 aprile 2014

Di Matteo chiarisce: “Io non ho paura di Riina”

In una lunga intervista, il pm Nino Di Matteo si concentra sulle minacce di morte ricevute da Riina, dimostrando, ancora una volta, il coraggio e l'impegno in nome della legalità che lo contraddistinguono.
Di Matteo chiarisce: "Io non ho paura di Riina"-Redazione- "Mi chiedo spesso se è giusto andare avanti. Se lo è per la mia famiglia. A pensarci razionalmente forse no, ma poi un insieme di emozioni e di ricordi mi trascina a una sola risposta: ne vale la pena, è giusto così."
Sono queste le parole di Nino Di Matteo, il pm simbolo del processo sulla trattativa Stato-mafia, vittima di minacce da parte del Capo dei Capi Totò Riinache, dal carcere di Opera in cui è rinchiuso, ha sentenziato la sua condanna a morte. 
"È stato un alternarsi di minacce e avvertimenti di vario tipo", ammette ora il giudice, intervistato a Oggi. "Una sorta di escalation di scritti anonimi, prima recapitati presso il mio ufficio poi arrivati sulla scrivania di altri colleghi, ma sempre diretti a me. E spediti, infine, anche a casa mia." Non che li abbia contati, ma, agiunge, "la tensione e il livello delle minacce sono saliti quando è iniziato questo processo".
Un procedimento scomodo, che fa paura a molti. E che sembra aver fatto infuriare Riina, più di tutti gli altri. Tanto da indurlo a esporsi e parlarne con il suo compagno di socialià, Alberto Lorusso, scagliandosi contro Di Matteo. "Per la prima volta è lo stesso Riina, con la sua voce, a tradirsi. A dare un chiaro ordine di morte", ha spiegato il magistrato. "Un ordine che Riina svela, durante l’ora d’aria, a un criminale di basso rango che uno come lui, il grande Capo dei Capi, non dovrebbe degnare neanche di uno sguardo. Eppure è a tal Alberto Lorusso che confida la sua rabbia e i suoi propositi".
Forse il boss sapeva di essere intercettato, o forse no. In ogni caso, spiega Di Matteo, si trattano di parole e messaggi allarmanti. "Quelle conversazioni ci sembrano al momento, e fino a prova contraria, frutto di un atteggiamento e di una volontà spontaneamente trasmessi alla sua 'dama di compagnia', come si dice in gergo", ha infatti illustrato. Ma, "se fosse dimostrato il contrario sarebbe ugualmente preoccupante: si dovrebbe capire perché e con quali scopi precisi abbia pronunciato quelle parole".
Di Matteo, nel corso dell'intervista, non esclude poi che la trattativa Stato-mafia sia stata intrapresa non solo per fermare le stragi, ma anche per compierle. "Non posso rispondere su quell che è successo", ha chiosato il magistrato al giornalista di Oggi, "dico soltanto che, teoricamente, le due cose non sarebbero incompatibili. Potrebbero essere due fasi diverse di uno stesso rapporto illecito." La stessa trattiva a cui si interessò Paolo Borsellino: "Sappiamo che il giudice se ne stava occupando", ha ammesso Di Matteo. "Ma non abbiamo ancora elementi concreti per ritenere che Borsellino sia stato ucciso anche per quel motivo e per quelle sue indagini". 
Lo stesso giudice ucciso nell'attentato in via D'Amelio viene citato ancora, nel corso dell'intervista. Di Matteo, infatti, fa proprie le sue parole nello spiegare il suo stato d'animo a fronte delle minacce di Cosa Nostra. "Chi si occupa da tanto tempo di queste vicende deve mettere in conto che l’organizzazione mafiosa possa desiderare o organizzare la sua eliminazione fisica", ha infatti dichiarato. "Certo non sarei credibile se dicessi di essere indifferente alla cosa… Ricordo le parole di Paolo Borsellino: il coraggio non è non avvertire la paura, sarebbe da sciocchi. Il coraggio sta nel far prevalere la consapevolezza di voler andare avanti a testa alta e senza subire condizionamenti." "Quello che spero e cerco di fare", ha concluso.

http://www.articolotre.com/2014/04/di-matteo-chiarisce-io-non-ho-paura-di-riina/

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