lunedì 2 dicembre 2013

fate il pieno di benzina o gasolio procuratevi medicine e alimenti che la festa durerà un po' :D

Dalla Sicilia al Veneto, è tempo di Forconi (liberali)

ForconiNessuno ha parlato di Berlusconi ora più a destra di Alfano, ne della Lega più romana del Movimento 5 Stelle: la parola d’ordine è rivoluzione, pacifica, contro lo Stato, che ha costretto gli italiani ad un modello politico che trova esplicito appoggio solo dalla propria classe politica, e non dalla gente. Per dirlo come lo direbbero loro, i Forconi di Sicilia, “l’inizio della fine”. Pronti ad un sit-in di cinque giorni a partire dalle 22 dell’8 dicembre, i tir siciliani si stanno muovendo di regione in regione per intervenire alle riunioni di coordinamento di chi vuole appoggiare attivamente la loro protesta. Oggi in Piemonte, domani nella Marche, ieri in Veneto. Ospiti dellaLIFE, Liberi Imprenditori Federalisti Europei, i siciliani hanno portato i loro camion, la loro voce, la loro rabbia e anche la loro grinta a Bovolone, dove era stato organizzato un evento di coordinamento regionale proprio per l’appuntamento dell’Immacolata: «Fate sapere al Questore che noi non ciimpiccheremo mai» urla al microfono il leader siculo Mariano Ferro, facendo da eco a Lucio Chiavegato, presidente LIFE: «La pazienza è finita. È finita non perché lo dico io, ma perché ci sono decine, centinaia di persone che mi scrivono per sapere dove devono presentarsi e quando».
Quattrocento di queste erano presenti in sala: quattrocento storie diverse, quattrocento storie diingiustizia dello Stato, quattrocento persone pronte a fare i bagagli e scappare con la famiglia versoCarinziaCroazia e America. Quattrocento persone determinate, oggi, a tentare il tutto per tutto, dicendo “Basta”. Quattrocento persone determinate, che non sono però i 5 milioni di veneti che condividono le loro argomentazioni: «Mi aspettavo di vedere gli spalti del palazzetto pieni – ammette infatti Mariano Ferro, che invita tutti a una prima azione concreta – Se ci credete sul serio iniziate a fare volantinaggio, a parlare con i vostri vicini di casa e con i vostri amici. Spronateli a stare dalla vostra parte: noi lo faremo, sta a voi capire se volete unirvi o meno». Una critica che suona come un consiglio di chi già sa a che cosa va incontro: «Noi eravamo tanti – dice ancora Mariano Ferro – ma ci siamo arresi troppo presto, e abbiamo sbagliato». Esposti alle forze dell’ordine, ai media e alle persone che non condividono la protesta: «Non è facile» sembrano avvisare i Forconi. Ma la LIFE risponde alla chiamata: «Andremo avanti ad oltranza – dice Chiavegato – non siamo noi i delinquenti».
La chiamata è fatta, ora il programma d’azione. I siciliani parlano di presidi ovunque: strade, raffinerie, porti e banche. I veneti invece guardano al blocco autostradale, forse proprio aVerona dove si incrociano la I forconiBrennero e l’autostrada serenissima: «Nulla di certo, stiamo ancora valutando il da farsi» dicono gli organizzatori. E tra la platea i progetti si fanno strada: «Se si vuole bloccare davvero tutto bisognerebbe iniziare il 7 dicembre con due presidi sul corridoio che collega la penisola con il Trentino, uno sull’autostrada e uno sulla statale – dice un manifestante – l’obbiettivo è bloccare il turismo verso le piste da sci che aprono ufficialmente gli impianti l’8 dicembre, e continuare magari anche durante il periodo natalizio: i danni sarebbero ingenti e con tutta probabilità il Trentino farebbe causa al governo esigendo la compensazione delle perdite. Bloccare un casello stradale va bene, ma dieci autoarticolati fermi sulle due strade sono il vero segnale che dovremmo mandare a tutti».
Quanto oserà il Veneto si saprà solo nei prossimi giorni, quando il coordinamento della LIFE comunicherà la strategia ufficiale. Ma più di tutto lo si vedrà il 9 dicembre quando, per le strade, porrebbero esserci più di una serranda chiusa: «Il contributo di tutti è fondamentale – si legge suFacebook – sarà sufficiente non andare al lavoro per un giorno almeno, e dimostrare che il Veneto è pronto a lottare per salvarsi». Messaggi che all’indomani della presentazione spuntano come funghi, anche sulle bacheche di chi non era tra i 400 di Bovolone. Segno che la rivoluzione del Veneto, oggi, non ha ancora numeri chiari. Ma chiaro invece l’obbiettivo: fermare l’Italia per far ripartire gli italiani, dalla Sicilia a Pordenone.

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