Una leggenda molto triste, narra che sull’isola di Kalsoy o “isola degli uomini”, una delle più remote e desolate dell’arcipelago delle isole Faroe,in Danimarca, è legata alla Selkie (foca) Kópakonan.
In un tempo passato lontanissimo, sull’isola si credeva che, chi moriva di morte violenta o suicidandosi, si trasformava in foca.
Questi però, una volta all’anno, potevano ritornare umani per festeggiare con gioia fino al sorgere del sole, quando sarebbero tornati foche.
Un giorno nell’isola Kalsoy un giovane contadino andò sulla spiaggia, curioso di vedere le foche che tornavano umani e danzavano.
Durante la danza, l’uomo prese il manto di una delle giovani ragazze/foche che così, non potè più tornare in mare.
La donna, grazie all’olfatto animale, giunse dal contadino che aveva rubato il suo manto, ma che nonostante le suppliche, non glielo volle ridare e obbligò la fanciulla a sposarlo.
Ebbero dei figli, ma il contadino teneva la chiave del baule sempre con sè, legata saldamente alla cintura fino al giorno in cui, mentre era in barca, si accorse di averla dimenticata a casa.
Di corsa tornò verso casa,ma la donna era ormai sparita e tornata al suo mare.
Da quel giorno, il contadino non la vide mai più.
Eppure, quando usciva in mare per pescare, una foca dagli occhi lucidi si aggirava costantemente intorno alla sua barca e la pesca era sempre molto buona.
Allo stesso modo, quando i suoi figli camminavano sulla spiaggia, una foca spuntava a pochi metri dalla riva, tenendo il loro passo, quasi per accompagnarli nel loro cammino.
La donna nonostante l’amore per i suoi cari, apparteneva al mare.
Nell'agosto del 2015 nel villaggio di Mikladalur è stata innalzata sulla costa una statua bellissima, dedicata a Kópakonan, in acciaio inossidabile e bronzo, alta 2,6 metri e pesa 450 chilogrammi.
Imponente e solida è capace di resistere ad onde alte anche tredici metri.
L'opera è dello scultore faroese Hans Pauli Olse
(24 agosto 1957)
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