domenica 6 aprile 2014

Caso Moro, le rivelazioni dell'ex poliziotto Rossi seminano rabbia sul web: "Ma quali 007, è tutto noto" (FOTO)


caso moro rossi
via Fani - 16 marzo 1978 | ASSOCIATED PRESS

Nessuna novità giudiziaria, ma tanta rabbia sul web. Le rivelazioni dell’ex ispettore di polizia Enrico Rossi, che hanno tenuto banco sui media per tutta la settimana scorsa con la storia della presenza di due agenti dei servizi segreti in via Fani il giorno del sequestro di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, hanno scatenato diversi blog e siti internet di sinistra. Perché? Per il modo in cui il racconto di Rossi, reso all’Ansa domenica 23 marzo, è stato riportato dai maggiori organi di informazione. In quanto, si sostiene in diverse ricostruzioni pubblicate su vari portali, l’identità dei due passeggeri della Honda che ha transitato in via Fani pochi minuti prima dell’azione brigatista è nota fin dal 1998, quando ne parlò ‘Il Messaggero’ in un articolo del 23 aprile. Non si trattava di 007, come sostiene Rossi, bensì di due “compagni” del “Comitato proletario di Primavalle Mario Salvi”: Giuseppe Biancucci, 23 anni, alla guida della moto, e Roberta Angelotti, 20 anni, sul sedile posteriore, conosciuti a Roma Nord come “Peppe e Peppa”.

 Non sono mai stati interrogati e se ne lamentano perché hanno molto da raccontare gli antisabotatori che per primi arrivarono all'R4 rossa, con il corpo di Moro nel bagagliaio, in via Caetani, il 9 di maggio di 35 anni fa. Uno di loro, Vitantonio Raso, ha scritto un libro, 'La bomba Umana', nel quale dà dettagli che modificano la storia per come finora nota.

Lui ed il suo collega Giovanni Circhetta spostano l'ora del ritrovamento dell'auto e del cadavere dello statista a prima delle 11, mentre era delle 12.30 la famosa telefonata delle Br che annunciava l'uccisione di Moro ed il luogo dove trovarne il corpo.










Vitantonio Raso


Nulla di nuovo. L’identità di Biancucci e Angelotti fu rivelata negli anni ’90 dall’ex brigatista “pentito” Raimondo Etro. Fu lui a spiegare al magistrato Antonio Marini, ricorda il sito ‘Contropiano.org’, “chi erano quei due sulla ‘famosa Honda’”. In pratica, Etro riferì le informazioni che disse di aver avuto dalla Br Rita Algranati, moglie del latitante Alessio Casimirri, Br nel commando di via Fani. E cioè: “Ad un certo punto sono passati i due cretini di Primavalle ed hanno anche fatto ciao ciao con la manina”. Perché Biancucci, che passava da via Fani in quanto abitava da quelle parti, avrebbe riconosciuto sul luogo dell’agguato sia “Valerio Morucci, con cui aveva condiviso il liceo alla fine degli anni '60”, che “Casimirri, con il quale aveva militato per anni nel “collettivo Primavalle”, scrive sempre Contropiano.org. Riconosciuti nonostante il camuffamento da steward, divisa usata dal commando Br per l’azione su Moro e la sua scorta. Ignari però di quel che stava accadendo, Peppe e Peppa, da militanti dei collettivi dell’epoca, si sono resi conto che stava succedendo qualcosa di grosso e sono andati via subito.
Sempre da Contropiano:
La presenza di “Peppe” e della sua moto in via Fani fu confermata da Valerio Morucci e Adriana Faranda, nel frattempo “pentiti” a loro volta. Biancucci venne anche “riconosciuto” dall'ingegner Marini (il testimone di via Fani contro cui nessuno sparò mai un colpo, tanto meno da quella moto). “Peppe” e Roberta furono interrogati, ammisero di esser passati lì quella mattina. Ma non avevano mai fatto parte delle Br e quindi rilasciati.
In un blog pubblicato su ‘insorgenze.wordpress.com’ (‘Rapimento Moro, ma quali servizi sulla moto Honda di via Fani c’erano due giovani che abitavano nel quartiere’), Marco Clementi e Paolo Persichetti concludono così:
"16 anni fa la magistratura è pervenuta ad una ricostruzione della vicenda della moto di via Fani che si avvale di elementi probanti molto forti: la deposizione dei due motociclisti che hanno ammesso la circostanza, la plausibilità del loro racconto, la prossimità delle loro abitazioni con via Fani, il riconoscimento del testimone, il possesso della moto da parte del Biancucci compatibile temporalmente con i fatti, la testimonianza di uno dei brigatisti presenti in via Fani. Evidenze del tutto ignorate dal circo mediatico che ha rincorso uno scoop fondato su una lettera anonima farcita di contraddizioni. Possibile che nessuno sapesse dell’inchiesta del 1998? Che nessuno si sia ricordato?"
E sui circoli web di sinistra extraparlamentare si scatenano i commenti su quello che la stampa “mainstream” ha ignorato nel riportare il racconto di Rossi. “Il vero mistero è come mai una storia nota anche ai giornalisti – almeno quelli più seri – può essere riciclata ancora una volta in altra salsa…”.

Aldo Moro, un giallo italiano
http://www.huffingtonpost.it/2014/04/04/caso-moro-ex-poliziotto-rossi-rabbia-web_n_5091595.html?ref=topbar#slide=2635893

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