venerdì 2 gennaio 2026

Grande Bud

 


Un mio amico che pranzava in questo ristorante mi ha mandato questa foto appesa alla parete. Contattai Bud Spencer tramite Gaia Gorrini, sua nipote, che era l’aiuto regista di Fuochi d’Artificio. Gli dissi che se fosse venuto a giocare una giornata con noi sarebbe stato fantastico, che sul diario delle elementari e sulle costole dei libri scrivevo il suo nome e che abbracciandolo sarebbe stato come abbracciare tutta la mia giovinezza più spensierata. Rise con la sua vociona da gigante buono e mi chiese solo “dimmi dove devo venire e quando” io felice come una pasqua gli dissi tutto e poi aggiunsi “la faccio chiamare dalla produzione” e lui “e che ci diciamo con la produzione?”. E così mi fece questo bellissimo regalo e venne su a Firenze. Gratis, tanto per giocare una giornata con noi.


Leonardo Pieraccioni

Fotografie Importanti 

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Alla fine del XII secolo, papa Innocenzo III proclamò una nuova spedizione per liberare Gerusalemme, con l’intento di ravvivare lo slancio religioso dell’Occidente. La Quarta Crociata, pero’, si sarebbe presto trasformata in qualcosa di radicalmente diverso, deviando dal suo scopo originario fino a incidere in modo irreversibile sulla storia dell’Europa orientale.


I nobili crociati, animati da fervore ma privi delle risorse necessarie, non furono in grado di finanziare la traversata verso l’Oriente. La soluzione venne dalla Repubblica di Venezia, potenza navale dominante del Mediterraneo. Il doge Enrico Dandolo accettò di fornire la flotta in cambio di una somma enorme e della partecipazione ai futuri bottini. Quando nel 1202 divenne chiaro che il debito non poteva essere saldato, Venezia impose una deviazione: l’attacco a Zara, città cristiana ribelle al suo controllo. Fu una frattura morale profonda, che segnò la perdita definitiva della rotta ideale della crociata.


Il passo successivo giunse con la proposta di Alessio Angelo, figlio dell’imperatore deposto Isacco II. In cambio del sostegno militare per riconquistare il trono, egli promise denaro, il saldo dei debiti veneziani e la riunificazione della Chiesa bizantina con Roma. Nel 1203 la flotta crociata apparve davanti a Costantinopoli, suscitando meraviglia nei cavalieri occidentali, colpiti dallo splendore della più grande metropoli cristiana del tempo. Un primo assedio portò alla caduta dell’usurpatore Alessio III e all’ascesa di Alessio IV accanto al padre.


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Le promesse, però, si rivelarono irrealizzabili: le casse imperiali erano vuote e l’ostilità della popolazione verso i latini crebbe rapidamente. Una rivolta violenta portò al potere Alessio V Murzuflo, deciso a resistere agli invasori. A quel punto, crociati e veneziani optarono per la soluzione estrema: la conquista totale della città.

Il 12 aprile 1204, dopo un assalto reso possibile dall’ingegnosità navale veneziana, Costantinopoli cadde. Seguì uno dei saccheggi più devastanti del Medioevo: per tre giorni la città fu abbandonata a violenze, profanazioni e distruzioni. Biblioteche antiche scomparvero, reliquie vennero trafugate, e persino Santa Sofia fu spogliata dei suoi tesori.


Sulle rovine sorse l’Impero Latino d'Oriente, con Baldovino di Fiandra sul trono, mentre Venezia consolidò la propria egemonia commerciale. L’Impero bizantino, rifugiatosi in stati come Nicea, riconquistò la capitale solo nel 1261, senza mai recuperare l’antico splendore. Il trauma del 1204 aprì una frattura irreversibile tra Oriente e Occidente cristiano. La Quarta Crociata si concluse così non con la liberazione della Terrasanta, ma con la distruzione del cuore stesso della cristianità orientale.


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Alla conquista della Britannia

 


Durante il primo sbarco in Britannia di Cesare, nel 55 a.C., i romani si trovarono in grossa difficoltà, con i britanni che li attendevano sulla riva. I legionari erano titubanti, finchè l'aquilifero della decima legione, prediletta di Cesare, si lanciò in acqua contro il nemico, gridando (De Bello Gallico, IV, 22): "Desilite, commilitones, nisi vultis aquilam hostibus prodere: ego certe meum rei publicae atque imperatori officium praestitero" (“Compagni, saltate giù, se non volete lasciare l'aquila in mani ai nemici; io certamente farò il mio dovere sia verso la repubblica sia verso il nostro comandante”).

I legionari allora, spronati dall'aquilifero, lo seguirono e riuscirono a ricacciare i britanni, che si dispersero.

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Pasqualina Martino

 


A volte serve poco per spaventare anche il più violento dei regimi. Basta anche una donna, basta anche una come Pasqualina Martino. Nata il 6 gennaio del 1901, Pasqualina sposò giovanissima Francesco De Rubeis, bracciante e militante politico.

Originaria del chietino, dal 1918 si sposta a San Benedetto dei Marsi, nel cuore della provincia aquilana. Pasqualina e Francesco saranno il fulcro dei movimenti che coinvolsero l’area durante il biennio rosso, dal 1919 al 1921: al centro della loro lotta vi saranno le condizioni delle classi popolari, la lotta contro i latifondisti locali, soprattutto la famiglia nobile dei Torlonia. Un impegno che la portò a diventare, nel maggio del 1920, una delle fondatrici della Federazione Comunista-Anarchica abruzzese, ed in seguito ad essere tra le anime del movimento che diede il via all’autogestione delle terre del Fucino

Con l’ascesa del fascismo Pasqualina non si tirò certo indietro di fronte alla minaccia squadrista: nel novembre 1922, infatti, con il marito affrontò a revolverate alcuni dirigenti della sezione fascista di San Benedetto dei Marsi. Vennero arrestati entrambi per tentato omicidio e possesso illegale di armi e munizioni.

La vendetta del regime non si fece attendere. Il giorno di Natale dello stesso anno fu obbligata a sfilare per il suo paese con addosso dei cartelli con scritte di elogio al fascismo.

Pasqualina, tuttavia, non cedette un passo. La sua casa continuò ad essere un deposito e centro di smistamento di stampa antifascista ed in parte anche di armi. Il marito Francesco venne inviato al confino, lei subì perquisizioni ed arresti durante tutto il Ventennio e la guerra, fino al 1942. Poi arrivarono le truppe alleate, cadde il fascismo, la guerra finì. Non terminò, invece, la lotta di Pasqualina, conosciuta ormai col nome di “Pasqualina Anarchia” che continuò ad essere attiva nelle rivendicazioni dei braccianti abruzzesi


Cronache Ribelli


Del contesto della Valle del Fucino durante il fascismo, di braccianti e anarchici abruzzesi, ne parla anche il nostro graphic-novel "Francesco Ippoliti - Un anarchico abruzzese". Trovate il link nel primo commento.

Cronache Ribelli 

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Paolo Campolo

 


👏❤️ E poi ci sono notti che non finiscono quando smettono i botti.

Notti che restano addosso, negli occhi, nelle mani che tremano ancora ore dopo.


Paolo Campolo non stava cercando di essere un eroe.

Era lì. Ha visto le fiamme. Ha sentito le urla. E ha capito che non c’era tempo per pensare.


«C’erano decine di ragazzi che chiedevano aiuto».

Non una frase detta per colpire, ma una fotografia cruda di quei minuti. Fumo, vetri, paura che ti prende allo stomaco e non ti molla più. In mezzo al caos di un’esplosione che, in pochi istanti, ha trasformato una notte di festa in un incubo.


Paolo è un analista finanziario. Numeri, strategie, razionalità.

Ma quella notte i numeri non contavano più. Contavano i volti. Le mani tese. Le voci spezzate di chi cercava qualcuno che rispondesse: “Sono qui”.


È intervenuto senza pensarci due volte.

Ha aiutato ragazzi a rialzarsi, ha guidato chi non vedeva più nulla per il fumo, ha fatto spazio dove sembrava non essercene più. Non perché fosse preparato, ma perché era umano. E quando l’umanità chiama, o rispondi o te la porti addosso per sempre.


Poi arriva il pensiero che ti gela il sangue.

Sua figlia.

In mezzo a tutto questo, anche lei era lì. E quando realizzi che poteva non farcela, che basta un attimo perché tutto cambi, il mondo si ferma davvero.


«Mia figlia è salva per miracolo».

Una frase che pesa più di qualsiasi titolo. Perché dietro c’è la consapevolezza che non sempre va così. Che a volte i miracoli non arrivano. E che quella notte poteva essere ricordata in modo completamente diverso.


Capodanno dovrebbe essere un nuovo inizio.

Per Paolo Campolo lo è diventato in un altro senso: quello di chi ha visto quanto sia sottile il confine tra festa e tragedia, tra normalità e perdita, tra un “tutto bene” e un “poteva andare peggio”.


Non tutti gli eroi indossano una divisa.

Alcuni hanno solo il coraggio di non voltarsi dall’altra parte, anche quando hanno paura. Anche quando tremano. Anche quando sanno che, in mezzo a quelle fiamme, potrebbe esserci qualcuno che amano più di sé stessi.


E forse, dopo notti così, il vero augurio non è “buon anno”.

Ma ricordarsi che siamo ancora qui. E che ogni volta che scegliamo di aiutare, anche nel caos più totale, stiamo già facendo qualcosa di straordinario.

Resilienza 

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Putin non occupa e ne' libera niente

 




L'ESERCITO RUSSO È A 15 CHILOMETRI DA ZAPORIZHIA. PUTIN: CONTINUATE L'OFFENSIVA E LIBERATE! "FINIREMO A GENNAIO-FEBBRAIO." IL GENERALE HA RIFERITO A PUTIN SULLA SITUAZIONE A KUPYANSK.


Le truppe russe si trovano a 20 km da Sumy e a 15 km da Zaporizhzhia. Questa informazione è stata resa nota durante un incontro tra Vladimir Putin e i vertici del Ministero della Difesa.

"La zona di sicurezza nell'Oblast' di Sumy è profonda più di 16 chilometri e larga 60 chilometri. Nel frattempo, l'unità avanzata si trova a meno di 20 chilometri dal centro regionale ", ha affermato Yevgeny Nikiforov, comandante del gruppo Sever. E il comandante delle Forze aviotrasportate, generale Mikhail Teplinsky, ha chiarito:

Le offensive continuano nella regione di Zaporizhia. Le unità avanzate sono dislocate a circa 15 chilometri dalla periferia meridionale di Zaporizhia . Il Presidente rispose a Teplinsky:

Nel prossimo futuro è necessario continuare l’offensiva congiuntamente al gruppo Vostok per liberare Zaporizhia .

La situazione a Kupyansk, dove le forze armate ucraine hanno lanciato un contrattacco diversi giorni dopo l'annuncio della liberazione della città, è stata discussa oggi in un incontro tra Vladimir Putin e i vertici del Ministero della Difesa.

I tentativi del nemico di compromettere la situazione a Kupyansk devono essere fermati con decisione. So che state prendendo le misure necessarie per farlo", ha affermato il presidente, rivolgendosi ai militari. "In direzione di Kupyansk, la liquidazione delle formazioni delle Forze armate ucraine circondate a est della città viene effettuata secondo il piano approvato dallo Stato maggiore.  Attualmente le nostre truppe stanno distruggendo le unità della 14a Brigata Meccanizzata nella zona degli insediamenti di Podoli e Kupyansk-Uzlovaya.  Il completamento finale, il blocco rimanente di una parte del gruppo nemico, lo contiamo di completare tra gennaio e febbraio", ha detto Kuzovlev. Il conduttore radiofonico Sergei Mardan ha osservato che la leadership russa non ha cercato di nascondere i problemi che circondano Kupyansk: "c'è stato un certo cambiamento nella copertura delle questioni problematiche. Nessuno ha evitato l'argomento di Kupyansk. Putin ha sottolineato di essere informato e di monitorare la situazione. Gerasimov non ha letto l'editoriale del quotidiano Pravda sui gruppi isolati di sabotaggio e ricognizione, ma ha piuttosto delineato seriamente un arco temporale piuttosto ampio per la soppressione delle forze concentrate lì", commenta Mardan. Il columnista Boris Rozhin descrive la situazione come segue: A Kupjansk e nelle zone circostanti continuano pesanti combattimenti. Il nemico non si è ancora esaurito e continua i suoi attacchi nella speranza di cacciare le truppe russe da Kupjansk. Syrsky ha bisogno almeno di una piccola vittoria tattica per compensare i disastrosi risultati dell'anno per le Forze Armate ucraine.  Attualmente, una parte della città è sotto il controllo russo, una parte sotto il controllo ucraino e una parte si trova nella zona grigia...  L’impegno delle riserve nemiche nelle battaglie vicino a Kupyansk facilita senza dubbio l’avanzata delle nostre truppe in altre direzioni.”  Il volontario Vladimir Romanov, che assiste i partecipanti all'SVO, segnala una situazione critica in diverse zone, citando informazioni ricevute dai combattenti. I nostri ragazzi sono ancora asserragliati in piccoli gruppi in tre distretti. Sono completamente circondati. Hanno minato il perimetro", ha scritto Romanov, chiedendo rifornimenti aerei. Ma il corrispondente di guerra German Klimenko è ottimista:

"Quello che accadrà sarà quello che è successo a Bakhmut, Krynki e al confine tra Belgorod e Kursk: i resti delle unità ucraine pronte al combattimento saranno annientati, il che porterà al completo abbandono dei tentativi di riconquistare questa città, così come ai fallimenti in altre sezioni del fronte. Poi assisteremo alle proteste (che non si sono mai fermate, in realtà) sulla necessità di un cessate il fuoco per un referendum/elezioni... Rifiuteremo tutto questo e continueremo a liberare sia il territorio costituzionale russo sia le nuove regioni, che senza dubbio vogliono tornare al loro porto d'origine."

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Anna Magnani e Pierpaolo Pasolini in una discoteca a Venezia nel 1962.

 


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