👏❤️ E poi ci sono notti che non finiscono quando smettono i botti.
Notti che restano addosso, negli occhi, nelle mani che tremano ancora ore dopo.
Paolo Campolo non stava cercando di essere un eroe.
Era lì. Ha visto le fiamme. Ha sentito le urla. E ha capito che non c’era tempo per pensare.
«C’erano decine di ragazzi che chiedevano aiuto».
Non una frase detta per colpire, ma una fotografia cruda di quei minuti. Fumo, vetri, paura che ti prende allo stomaco e non ti molla più. In mezzo al caos di un’esplosione che, in pochi istanti, ha trasformato una notte di festa in un incubo.
Paolo è un analista finanziario. Numeri, strategie, razionalità.
Ma quella notte i numeri non contavano più. Contavano i volti. Le mani tese. Le voci spezzate di chi cercava qualcuno che rispondesse: “Sono qui”.
È intervenuto senza pensarci due volte.
Ha aiutato ragazzi a rialzarsi, ha guidato chi non vedeva più nulla per il fumo, ha fatto spazio dove sembrava non essercene più. Non perché fosse preparato, ma perché era umano. E quando l’umanità chiama, o rispondi o te la porti addosso per sempre.
Poi arriva il pensiero che ti gela il sangue.
Sua figlia.
In mezzo a tutto questo, anche lei era lì. E quando realizzi che poteva non farcela, che basta un attimo perché tutto cambi, il mondo si ferma davvero.
«Mia figlia è salva per miracolo».
Una frase che pesa più di qualsiasi titolo. Perché dietro c’è la consapevolezza che non sempre va così. Che a volte i miracoli non arrivano. E che quella notte poteva essere ricordata in modo completamente diverso.
Capodanno dovrebbe essere un nuovo inizio.
Per Paolo Campolo lo è diventato in un altro senso: quello di chi ha visto quanto sia sottile il confine tra festa e tragedia, tra normalità e perdita, tra un “tutto bene” e un “poteva andare peggio”.
Non tutti gli eroi indossano una divisa.
Alcuni hanno solo il coraggio di non voltarsi dall’altra parte, anche quando hanno paura. Anche quando tremano. Anche quando sanno che, in mezzo a quelle fiamme, potrebbe esserci qualcuno che amano più di sé stessi.
E forse, dopo notti così, il vero augurio non è “buon anno”.
Ma ricordarsi che siamo ancora qui. E che ogni volta che scegliamo di aiutare, anche nel caos più totale, stiamo già facendo qualcosa di straordinario.
Resilienza
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