mercoledì 19 marzo 2014

Il mondo e la Storia dal tram di Roma

di Andrea Satta
Le cose che contano sono quelle che vedi, se non vedi non conosci, se non conosci non capisci. Ecco, io sono innamorato del «tranvetto» della Casilina e non è nostalgia. Lui mi aiuta a provare a capire. È un trenino, «er tranvetto» dei romani della periferia, un pezzo di ferro che circola fiero con carrozze costruite nel ’26 le più vecchie, quasi novant’anni di onorato servizio. L’hanno prese i signori in bombetta e le donne con l’ombrellino e il vestito lungo fino ai piedi. L’hanno preso gli operai, gli studenti, i disoccupati, quelli che andavano «ar monte dei pegni», le mamme con le carrozzine e io pure con mio padre, spesso.
Scartamento ridotto, lo «scartamento» è la distanza fra i binari e qui è meno di un metro. Quindi, né un tram, né un treno, appunto, un «tranvetto». Un tempo arrivava fino a Fiuggi e Frosinone. Ora «er tranvetto», che nel frattempo dopo la livrea marrone isabella e celeste e bianca è diventato bianco sporco con fascia gialla, è il «mezzo» degli stranieri.
Zeppo di gente e zuppo di odori e sudori, sferraglia tra solitudine e speranza, la sera tardi, la mattina presto. Sali e sei a Islamabad, a Lagos, a Pechino, a Bogotà, a Quito, a Casablanca, a Bucarest, a Tirana, a Kiev, in Montenegro, al Cairo, a Tunisi, in India. Questi passeggeri certo non si fanno il problema, si insaccano ben bene, si stipano nel vagone e vanno. La via Casilina è sempre stata un teatro totale: immigrazione ciociara, abruzzese, marchigiana, calabrese e, ora, da tutto il mondo.
Rastrellamenti tedeschi, bombardamenti, lotta partigiana, racconti di Pasolini e le vite da baraccati di Ferrarotti. Il Pigneto, Torpignattara, il Mandrione, Centocelle, Angela Linda Zammataro e i rom. Il ’68 e il ’77 hanno avuto qui sedi e strategie. Tutto è stato visto dai finestrini del «tranvetto». Ha fiancheggiato la famosa scena di Roma città aperta, la sua retta geometricamente correva perpendicolare alla disperazione di Anna Magnani, un fiume di sangue colava dai suoi vagoni nel’43, quando le bombe lo colpirono in pieno e sangue anche dal corpo Raffaelle Melis, il parroco di sant’Elena, la chiesa del quartiere.
Se vuoi capire Roma, se vuoi davvero farlo, fotografa con gli occhi questo contrasto, questo casuale evento: prendilo con gli stranieri il «tranvetto» e capirai. Capirai, come se vedessi il Colosseo, come se vedessi San Pietro quanto è grande, come se vedessi Trinità dei Monti.
Roma è coesistenza. Se un giorno sopprimessero queste vecchie vetture per tramutarle in qualcosa di più moderno e confortevole, cancellerebbero la più fantastica possibilità di comprensione. Si può intuire moltissimo attraverso un rumore, un odore che rimanda, un suono che raccorda.
È molto più di un oggetto consegnato alla custodia di un museo, è mille volte più efficace. Consumare il passato nella vita reale è il tempo presente.

Fonte: unita.it

http://comune-info.net/2013/11/il-mondo-e-la-storia-dal-tranvetto-di-roma/

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