La storia di Christian
La storia di Christian riaccende il dibattito politico, con Fratelli d'Italia, 'l'azionista' di maggioranza della giunta lombarda, che resta contraria al fine vita. Nel mentre, la discussione è entrata nel vivo anche a livello nazionale, con un disegno di legge che approderà in Senato per la discussione il 3 giugno. Il ddl è all'esame delle commissioni Sanità e Giustizia e martedì apriranno i termini per gli emendamenti.
«Aveva dolori insopportabili»
Christian aveva dolori insopportabili, dipendeva completamente da chi si prendeva cura di lui e, dopo aver chiesto la verifica delle condizioni per il suicidio assistito, si è autosomministrato il farmaco letale a casa lo scorso 18 maggio. «Il suo caso - commentano Cappato e la segretaria nazionale della Coscioni Filomena Gallo - conferma la piena applicabilità della sentenza della Corte costituzionale in tutto il territorio nazionale, non solo in Toscana e Sardegna. Ma anche che, quando un'azienda sanitaria adempie con tempestività ai propri compiti, il paziente riesce ad evitare di dover subire una lunga agonia contro la propria volontà».
Le indicazioni della Regione
Pur non sostenendo una legge regionale, la Lombardia ha messo appunto delle indicazioni procedurali che sono state inviate una decina di giorni fa alle aziende sanitarie. Con tutta probabilità, il caso di Christian è stato affrontato tenendo conto di queste indicazioni a disposizione degli ospedali, ma anche dei pazienti per conoscere con esattezza i requisiti per accedere al suicidio assistito. Parte del documento è comunque dedicata alle cure palliative e al lavoro da fare per informare chi vuole fare la domanda, che sarà poi esaminata da un collegio di valutazione. La morte può avvenire a casa del paziente o, su sua richiesta, in ospedale, con il Servizio sanitario regionale che fornisce il farmaco letale.
Massimo 145 giorni
Le indicazioni lombarde definiscono anche i tempi, con un massimo di 145 giorni tra la ricezione della domanda e la fine dell'iter. Un vademecum che per FdI rappresenta un «errore politico», come aveva dichiarato il consigliere Matteo Forte, che ora ribadisce che il suicidio medicalmente assistito «in assenza di una norma nazionale non si può e non si deve fare. Men che meno le Regioni. L'unico organo legittimato a legiferare sui diritti fondamentali come quello alla vita rimane il Parlamento. Seguire altre strade - afferma - significa cercare forzature». Mentre il Pd, con il capogruppo in Regione Pierfrancesco Majorino, sottolinea che «ci vuole una legge nazionale e in assenza serve una norma regionale. Non possiamo lasciare da sole le persone».
https://www.leggo.it/schede/22_maggio_2026_suicidio_assistito_christian_sclerosi_multipla-massimo_145_giorni-4-9548695.html

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