Solo in Italia le fattorie didattiche sono 2.134,
e con le loro attività appassionano bambini e adulti. Sono passati 15
anni da quando, grazie ad Alimos, una società cooperativa no profit,
sono
cominciate anche in Italia le prime esperienze riguardo le fattorie
didattiche
o scuole-fattoria.Una recente indagine che le ha censite su tutto il territorio nazionale, evidenzia la massima concentrazione in Emilia-Romagna (330), seguita a ruota dal Piemonte (285) e dalla Campania (278). Lo scopo di questo particolare tipo di azienda agricola è quello di accogliere scolaresche, o gruppi di privati cittadini, creando una sorta di collegamento tra la campagna e la città.
A differenza però dell’agriturismo, che si fonda
unicamente sull’accoglienza, le fattorie didattiche comportano il coinvolgimento
attivo dei partecipanti e, tramite diversi percorsi, si cerca di educare la
persona a quello che è la vita rurale. Questo modo di fare agricoltura ha avuto
origine nei Paesi Scandinavi agli inizi del ‘900 e traeva ispirazione ad un movimento giovanile nordamericano
denominato Club delle 4-H (Head, Health, Heart, Hand) dove l’imperativo
principale era “Imparare facendo”. Dal nord europa le fattorie didattiche si
sono diffuse, per tutto il secolo scorso, con un discreto successo nel resto
del continente tanto che recentemente, nel 1990, le varie associazioni
nazionali si sono riunite nella rete europea denominata European Federation of
City Farms (EFCF)
Visitare una
scuola-fattoria non è quindi una semplice scampagnata ma bensì vuol dire
toccare con mano quello che sono le varie realtà produttive e quindi l’origine
dei prodotti alimentari. Così, se si visiterà un’apicoltura, non si guarderà
l’alveare dal di fuori ma, con le ageduate protezioni, si potrà aprire e dare
un’occhiata da vicino alla frenetica vita delle api partecipando magari alle
varie fasi di estrazioni del miele dal favo. Oppure, con l’aiuto
dell’agricoltore, si potrà coltivare un piccolo orto e vedere lo sviluppo di
ortaggi e verdure tipiche della nostra alimentazione, scoprendo magari che le
patate sono dei tuberi e che crescono sottoterra. I più volenterosi potranno
dare una mano nella pulizia della stalla o nell’accudire animali di piccola
taglia come galline o conigli.
Niente però è lasciato al caso. Ogni visita
viene solitamente preceduta da una riunione in classe dove si spiegherà la
finalità del progetto ed i ragazzi verranno seguiti da personale adeguatamente
formato. Una fattoria didattica permette di vivere in maniera attiva la quotidianità di
una fattoria consentendo, tra l’altro, una presa di coscienza da parte dei
ragazzi dell’utilità del loro lavoro. Per ultimo, ma non meno importante, far
parte a queste attività è formativo rispetto al territorio circostante.Alla fine, non si vuole far crescere una nuova generazione di imprenditori agricoli, ma futuri adulti che, nonostante abbiamo speso una vita in una grande città sanno che le pere crescono sull’albero e non nelle casette del fruttivendolo sotto casa.
Alessandro Tarentini
Foto: Photos.co
www.ilfattoalimentare.it
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