martedì 28 gennaio 2014

Intervista ad Alessandro Bastasi per "La scelta di Lazzaro"
Di Laura Costantini 


RaiUno sta mandando in onda in questi giorni una serie di fiction, tre per la precisione, dedicate agli anni spezzati, quelli segnati tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli '80, dal terrorismo rosso e nero, dalle stragi di stato, da un conflitto interno ancora tutto da dirimere. Viste le polemiche feroci, soprattutto le critiche rivolte alla lettura che di quegli anni è stata data dal prodotto televisivo, abbiamo chiesto ad Alessandro Bastasi di parlarci del suo ultimo lavoro. Il romanzo "La scelta di Lazzaro", e-book edito da Meme Publishers, che proprio a quei terribili anni, di piombo, di sangue, di estremismi, ma anche di grandi ideali, si ispira affrontandoli con occhio disincantato, senza scelte di barricata.

Alessandro Bastasi

( Foto : Alessandro Bastasi / )
Alessandro Bastasi in una foto d'archivio

La scelta di Lazzaro è il tuo primo romanzo in e-book. Spiegaci il motivo di questa scelta.
Più che di una scelta parlerei di un'opportunità. Quest'estate Lorenzo Mazzoni, responsabile della collana "Noir" della neonata Meme Publishers, casa editrice digitale italo-francese, mi ha chiesto se avevo del materiale pronto per la pubblicazione. Avendo avuto difficoltà a far accettare agli editori tradizionali il romanzo, gli ho mandato "La scelta di Lazzaro". Il libro è piaciuto ed è stato pubblicato.

La scelta di Lazzaro affronta un periodo storico, i cosiddetti anni di piombo, che forse per la non sufficiente distanza temporale non manca mai di suscitare polemiche e schieramenti contrapposti. Perché?

Visto l'argomento, non mi meraviglia. Basti pensare alle reazioni suscitate da recenti articoli e prese di posizione di Erri De Luca. Quel periodo storico ha prodotto profonde lacerazioni che perdurano tuttora. A mio parere si è sempre voluto, da parte dei media e della politica, a destra ma soprattutto a sinistra, derubricare a fenomeno criminale le vicende che hanno caratterizzato quel periodo, come se fossero state un bubbone su un corpo sano, senza condurre un'analisi puntuale sul contesto e sulle motivazioni di quelle scelte. Non dimentichiamo che la strategia della lotta armata nasce come risposta alla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, una strage di Stato con la quale una parte delle Istituzioni aveva deciso di rispondere alle lotte (pacifiche) degli studenti e dei lavoratori. Non a caso la strage viene progettata e attuata a ridosso del cosiddetto "autunno caldo", che rivendicava un cambiamento radicale dei rapporti all'interno delle fabbriche. Che quella delle Brigate Rosse e delle organizzazioni analoghe fosse una strategia sbagliata, che peraltro ha pesantemente contribuito ad affossare il movimento e ad aprire la strada, dagli anni '80 in poi, a una restaurazione di cui subiamo ancora le conseguenze, lo hanno poi dimostrato i fatti, ma, ripeto, a mio parere di quel periodo non si è ancora fatta una esauriente disamina storica.

La scelta di Lazzaro ha trovato difficoltà a farsi leggere dagli addetti ai lavori?
Solo in parte. Alcune case editrici l'avevano letto, ma, pur apprezzando la scrittura, l'avevano rifiutato adducendo il motivo che l'argomento terrorismo, che è il cuore del romanzo, "non li convinceva", o che avrebbe potuto urtare la sensibilità di una certa fascia di lettori. Per questo motivo mi piacerebbe che il libro fosse letto, per fare un esempio, da una persona come Benedetta Tobagi, per avere la sua opinione in proposito.

Sta andando in onda su Rai Uno la serie dedicata agli Anni Spezzati con tre fiction dedicate a tre personaggi vittime del terrorismo. Le polemiche sono divampate. Tu che ne pensi?
Penso che la fiction dedicata al commissario Calabresi sia stata semplicemente indecente. Un altro tassello dell'opera di mistificazione e di capovolgimento della verità perseguita da anni con una ostinazione che non esito a definire culturalmente criminale. Si sono voluti dipingere gli anni 1968 e 1969, anni generosi e straordinari, gli anni della "scalata al cielo", come se fossero stati pregni di violenza, quando l'unica violenza fino ad allora era stata quello dello Stato. Ma quali "anni di piombo"? Il solo piombo fu sparato contro i lavoratori, ad Avola e Battipaglia ; la sola violenza fu quella dei manganelli della polizia ed dell'indifferenza dei molti. La violenza esplose, terribile e assassina il 12 dicembre 1969. Non prima. Tutto cominciò alle 16 e 20 di quel giorno lì, che segnò tutti i successivi. Fu la violenza che tolse la vita a Pinelli, innocente, non suicida. Di quelle bombe furono vittime anche i lavoratori e gli studenti in lotta, furono vittime i nostri sogni. Gli "scalatori del cielo" vennero colpiti ... ferocemente. Tutto fu più difficile. Regista e attori della fiction dicono "accettiamo le critiche". Ma le nostre non sono critiche. Sono una denuncia, chiara e netta: l'Ufficio politico della Questura, del quale Calabresi condivise tutte le responsabilità, protesse i colpevoli della strage, i fascisti; depistò le indagini, nascose tutte le prove; accusò, senza prova alcuna Valpreda e Pinelli. Cioè la sinistra. La Questura fu e resterà per sempre colpevole. Calabresi non fu un "fedele servitore dello Stato ".

La tua produzione letteraria è sempre legata a doppio filo all'indagine sociale. È questo il ruolo dello scrittore?
Diciamo che è la molla che mi fa scrivere. È la mia biografia che me lo impone, la passione civile. La voglia di arrivare a chi mi legge attraverso i personaggi e le vicende di un romanzo per suscitargli dei dubbi, per raccontargli il mondo in cui vive da una visuale diversa, fino a tormentarlo, fino a fargli male. Non do soluzioni, nei miei romanzi, non ho una concezione della letteratura consolatoria, non tendo ad alcuna catarsi. Vorrei che alla fine del libro il mio lettore ideale fosse lacerato, ferito nelle sue certezza.

Un tuo parere spassionato sul panorama editoriale italiano.
Discorso lungo e complesso. L'editoria italiana (non dico nulla di originale) è in profonda crisi, ed è tuttora incerta sulle strade da percorrere, alla ricerca di nuove idee, nuovi autori, nuove modalità di pubblicazione e di distribuzione. L'editoria main stream per sopravvivere punta soprattutto - pur con le dovute meritevoli eccezioni - su operazioni editoriali che consentano un revenue immediato, spesso a scapito della qualità. Per questo motivo mi sembrano molto interessanti le piccole case editrici che si avventurano con coraggio sia nella ricerca di nuovi talenti di qualità sia in modalità di pubblicazione e distribuzione non tradizionali. La tecnologia consente ormai di esplorare strade completamente nuove, penso per esempio all'editoria digitale, alla possibilità di creare una contaminazione sempre più spinta tra generi (narrativa, grafica, video, eccetera), fino ad arrivare a opere completamente multimediali.

Un tuo parere spassionato sul panorama culturale italiano.
Un campo di macerie dal quale spuntano continuamente degli asfodeli bellissimi. L'appiattimento verso il basso di una società in cui rappresentanti istituzionali affermano che con la cultura non si mangia è desolante, ma vedo sorgere sacche di resistenza un po' dappertutto.

Un tuo parere spassionato sul panorama politico italiano.
Per un uomo come me, vissuto nella seconda metà del secolo scorso, è sconfortante. Sono cambiati tutti gli scenari e i paradigmi. La quasi scomparsa dei partiti organizzati della sinistra radicale ne è una conseguenza tangibile. Dalla caduta dell'URSS (tema del mio primo romanzo) e con il cambiamento epocale dei rapporti di produzione a livello planetario si è assistito alla cancellazione di qualsiasi ipotesi di alternativa politica al sistema economico e finanziario che ha dominato il mondo negli ultimi venti-trent'anni. E' stato imposto - utilizzando la grancassa dei media - un modello di società che prometteva uno sviluppo senza limiti e senza più conflitti sociali. Però i problemi della gente invece di diminuire si sono ingigantiti, e non si vede soluzione a breve. E' vero che nascono qua e là focolai di "rivolta" trasversali (vedi in Italia i No-Tav, i forconi, eccetera), ma non riscontro alcun tentativo di sintesi che porti a un progetto politico alternativo all'attuale stato di cose. La tendenza, anzi, è all'opposto: una sinistra sempre più omologata al pensiero neoliberista.

Che libri stai leggendo?
Alcazar, di Stefania Nardini.

Il futuro del libro è nel digitale?
Sul lungo periodo penso di sì. Oggi siamo agli albori di quella che potrà essere una vera rivoluzione. Se faccio un parallelo con quello che sta succedendo nel mondo delle aziende, dove si tende sempre di più a dematerializzare i supporti informativi finora cartacei, in prospettiva questo succederà anche nell'ambito dell'editoria. Sono certo comunque che ci sarà posto, in alcune nicchie, anche per gli amanti dei libri di carta. Ma parlo di nicchie, appunto.

Il futuro di tutti noi, invece, dov'è?
Ah, saperlo! Il futuro è nella consapevolezza. Di sé e del mondo nel quale si vive. Nella cultura, nel procurarsi strumenti critici, per non subire la storia ma essere noi stessi a darle un'impronta, una prospettiva, una svolta. Non come singoli individui ma insieme agli altri, collettivamente.

Autore/artista preferito, in qualunque ambito artistico.
Luigi Romolo Carrino

Autrice/artista preferita.
Christa Wolf

Lazzaro fa una scelta drammatica. Le scelte lo sono sempre?
Sono drammatiche le scelte dalle quali non puoi tornare indietro. Le scelte nelle quali non hai una seconda possibilità. Di qualunque natura esse siano.

Responsabilità, coraggio, onestà. Quale delle tre potrà salvarci?
Il coraggio. Si può essere personalmente responsabili e onesti, ma se non hai il coraggio di esercitarle, queste virtù rimangono fini a se stesse.




http://it.ibtimes.com/articles/61380/20140116/alessandro-bastasi-intervista-la-scelta-di-lazzaro.htm#ixzz2rhgk1hcz

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