L CORSIVO - In questi tempi di crisi, sono sempre più i giovani impiegati senza stipendio. Ma stagisti e ''abusivi'' sono il vero motore di questa Italia
Scritto da Emanuela De Marchi il 5 giugno 2012 in Editoriale
Lavorare
gratuitamente o non lavorare. Un dilemma che divora milioni di giovani
italiani alle prese con un’infinità di annunci che offrono nient’altro
che posti di lavoro senza stipendio. Ma un lavoro senza retribuzione che
lavoro è?
Il lavoro e il volontariato.
Fino a qualche anno fa, quando si lavorava gratuitamente si parlava di
volontariato. Oggi però quella che era un’eccezione è diventata la
regola. Senza alcuna vergogna, le aziende e le istituzioni cercano ogni
giorno persone che lavorino per loro gratuitamente. In un momento di
grave crisi occupazionale e con la paura di invecchiare lasciando il
curriculum troppo scarno e privo di quell’esperienza lavorativa tanto
richiesta, molti ragazzi sono disposti a scendere anche a questo
compromesso. Disoccupazione, stage gratuiti e contratti atipici che
prevedono miseri stipendi. Il risultato è che 480 mila famiglie sono
costrette a mantenere i proprio figli, molti dei quali a 30 anni ancora
non sanno come andar via da casa.
A non pagare sono sempre i più ricchi.
Se nessuno fosse più disposto a lavorare gratuitamente forse i datori
di lavoro smetterebbero di approfittarsene e inizierebbero a pagare,
perché i soldi li hanno. Tra le 10 persone più ricche d’Italia ci sono
alcuni imprenditori che nelle loro aziende prevedono stage della durata
di 6 mesi rigorosamente gratuiti. Alcune grandi banche italiane
prevedono un misero rimborso spese. I ministeri e i comuni pagano i
propri dipendenti (alcuni dei quali assenteisti, come ha recentemente
messo in luce Striscia la Notizia) stipendi decisamente soddisfacenti ma
per tutti gli altri i soldi sono pochi o inesistenti. Ci sono poi,
tutti quei contratti a progetto che prevedono una retribuzione mensile
di 500-700 euro e tutti coloro che assumono promettendo un futuro
stipendio non appena il progetto decollerà.
Quale alternativa?
Purtroppo, le persone non riescono a sopravvivere solo di aria. Ma
sembra che molti imprenditori non siano in grado di rendersene conto.
Oggi, i giovani che hanno la fortuna di avere una famiglia che li può
mantenere senza problemi, vanno avanti. Tutti gli altri rimangono
indietro. Ma qual è l’alternativa a questo stato di cose? Non lavorare.
Non avere più neanche la speranza di farsi notare, conoscere qualcuno o
fare un’ulteriore esperienza di lavoro da aggiungere al CV per non
lasciarlo tristemente e drammaticamente fermo a quei titoli accademici
faticosamente ottenuti e a quel primo stage gratuito o praticantato che
era stato messo in conto.
In Italia i giovani sono maltrattati e
sottovalutati. Non se ne riesce a cogliere il valore e l’importanza.
Eppure sono il motore del paese. Sono le persone maggiormente disposte a
spendere. Sono la chiave per rilanciare l’economia. Se gli si tolgono
gli stimoli e le ambizioni per continuare a tutelare i più anziani,
quella classe dirigente responsabile di questa situazione allora
l’Italia non riuscirà mai a darsi una seconda possibilità per tornare ad
emergere.

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