8 aprile, 2014.
Come tanti di voi, specie i più giovani, che leggono questa pagina dedicata al wrestling, all'epoca ero uno di quei fan "no spoiler" che tentavano, in un modo o nell'altro, di vedere il weekend di WrestleMania senza incappare in social media o siti specializzati che svelassero questa o quella sorpresa durante lo show più importante dell'anno targato WWE.
E quell'anno era un anno veramente speciale per me.
Fin da ragazzino, il mio wrestler preferito era stato The Ultimate Warrior. Ero arrivato a questo sport dopo le sue straordinarie imprese contro Hulk Hogan e "Macho Man" Randy Savage e ne ero rimasto letteralmente folgorato.
Ma l'esplosione del Guerriero, negli anni, si era molto affievolita: dopo quell'ultimo, sfortunato guizzo in WCW nel 1998, di Warrior erano rimaste solo le briciole, e nemmeno delle migliori. Polemiche, controversie e poche apparizioni ufficiali, spesso intinte nell'amaro nettare della discordia e del risentimento che Jim Hellwig - più che giustamente - covava nei confronti della sua vecchia casa e del suo padre-padrone, Vince McMahon.
Ma quell'anno, improvvisamente, tutto era cambiato.
Pochi mesi prima dello "showcase of immortals", una serie di notizie aveva sconvolto noi appassionati del Guerriero: prima la sua firma per essere inserito nel muovo videogame della WWE, con tanto di promo "personalizzato", poi l'annuncio che Ultimate Warrior, dopo tanti anni di tira e molla, sarebbe stato l'atleta di punta introdotto nella classe 2014 della Hall of Fame.
Cosa era successo perché due uomini così distanti tra loro, Jim Hellwig e Vince McMahon, si erano finalmente trovati su un terreno comune?
Sapete una cosa? Non me ne fregava assolutamente niente!
Ero felicissimo, contento, perché finalmente ogni speculazione, ogni malelingua, ogni diceria sarebbe cessata: avrei potuto godere, ancora una volta, del mio wrestler preferito in quella che ho sempre definito la sua "casa".
Nei giorni antecedenti WrestleMania si parlò veramente di tutto: un fantomatico match Ryback contro Ultimate Warrior, una sua entrata in corsa verso il ring e persino il suo vecchio rivale, Hulk Hogan, ci aveva messo del suo quando, intervistato, disse che avrebbe controllato da vicino la Andre the Giant Memorial Battle Royal perché poteva succedere di tutto, "anche vedere Ultimate Warrior entrare e sbaragliare tutti".
Insomma, di carne al fuoco ce n'era veramente tanta, ma sapevo che il 99% di quelle notizie erano solo sensazionalismi e congetture: ormai un distinto signore, padre di due splendide bimbe, con capelli corti bianchi e spesso in giacca e cravatta, era davvero difficile pensare di vederlo con il volto pitturato correre come una locomotiva verso il ring... però, chissà, il desiderio nel cuore rimaneva sempre acceso.
Poi, riuscii nonostante gli impegni di lavoro a godermi la Hall of Fame ed il suo memorabile discorso, e persino la notte di WrestleMania dove - come previsto - non partecipò ad alcun incontro. Ma un piccolo spoiler era già trapelato: Warrior avrebbe presenziato, dopo tanti anni, a Raw per un suo intervento di fronte al pubblico.
L'emozione era davvero forte per me, ragazzino invecchiato degli anni 80 e 90, ma non potevo vedere quella puntata in diretta per svariati motivi personali. Non importa, l'avrei vista qualche giorno dopo... rigorosamente senza spoiler.
Ma quell'8 Aprile di 12 anni fa un messaggio arrivato sul mio cellulare frantumò ogni mia felicità in pochi secondi.
"Fra, perdonami, lo so che sei no spoiler, ma questa notizia credo tu debba saperla: è morto Ultimate Warrior"
Il mio grande amico Manuele mi aveva giustamente informato, sapeva negli anni che lo avevo seguito e sostenuto anche quando sembrava davvero difficile farlo... e adesso che tutto sembrava tornato alla normalità, la realtà era entrata di prepotenza nei miei desideri per presentarmi un conto salato: nonostante la sua ancora giovane età, Warrior se n'era andato.
Per qualche secondo sono rimasto così... fermo, immobile.
Ho persino sorriso, ricordandomi di quel balzo sulla sedia quando, a 12 anni, avevo sentito "Ultimate Warrior! È tornato!" nel finale dell'ottava edizione di WrestleMania. Oppure quando, alle Messaggerie Musicali di Milano, vidi il WWF Magazine a prezzi da furto presentarlo in copertina in tutta la sua maestosità (ovviamente lo comprai subito).
Un lungo viaggio, quello che avevo intrapreso con il mio idolo, tra alti e bassi, discutendo con gli amici che lo definivano "scarso sul ring", "una meteora", "inguardabile", rispondendo loro che un wrestler, a distanza di 16 anni dal suo ultimo incontro e con poco più di 5 anni complessivi al vertice, che ancora riscuoteva tale successo era molto più di quello che loro dicevano. E lo è tutt'ora nel cuore di tantissimi appassionati.
Era finito là, tra le parole di un messaggio di poche righe, una vita ad inseguirlo. Ed ora che l'avevo raggiunto... se n'era andato, per sempre.
C'era però qualcosa di poetico in tutto questo: con il suo ultimo lascito, Warrior aveva reso immortale la sua eredità. I suoi match, i suoi fantastici promo, la sua energia e la sua carica, sarebbero stati finalmente ricordati come meritavano.
Finalmente, con tanto amaro, mi misi davanti alla Tv per vedere il suo ultimo, incredibile lascito a Raw.
"Un giorno, il cuore di ogni uomo batte il suo ultimo colpo. I suoi polmoni esalano l'ultimo respiro, e se ciò che quell'uomo ha fatto nel corso della sua vita scorre nel sangue di altri come lui, allora il suo spirito diventerà immortale.
Lo spirito di Ultimate Warrior vivrà per sempre".
#UltimateWarrior #WWEHallOfFame #WWE #wrestling #maestrozamo

Nessun commento:
Posta un commento