venerdì 24 ottobre 2014

JOBS ACT: LA NOSTRA VITA NON E' UN GIOCO. ASSEMBLEA NAZIONALE IL 26 OTTOBRE A ROMA

Di lavoro e di pre­ca­rietà si parla tanto, in que­ste set­ti­mane. Tutti cri­ti­cano la pre­ca­rietà e tutti sem­brano pre­oc­cu­pati dei livelli ormai dram­ma­tici di disoc­cu­pa­zione, in par­ti­co­lare gio­va­nile. Tutti dicono che biso­gna cam­biare il mer­cato del lavoro, ma in pochi sono dispo­sti o favo­re­voli a cam­biarlo in meglio. Il governo, la mag­gio­ranza e gli opi­nio­ni­sti omo­lo­gati e alli­neati non fanno che ripe­terlo: “lo fac­ciamo per Marta, gio­vane pre­ca­ria”, “lo fac­ciamo per la gene­ra­zione che non ha diritti, per quelli che sono esclusi dal sistema di tutele e di wel­fare del nostro mondo del lavoro”. Un’operazione cinica e spre­giu­di­cata, che usa le nostre vite, che usa noi come carne da macello, come scudi umani, in una bat­ta­glia tutta poli­tica per garan­tire al governo il con­senso dell’elettorato di destra e il sup­porto di Con­fin­du­stria, di Angela Mer­kel e della BCE.

Nel frat­tempo, nelle nostre vite, nulla cam­bia, se non in peg­gio. La legge delega sul lavoro, il cosid­detto Jobs Act, con­ti­nua esat­ta­mente sulla strada per­corsa dai pre­ce­denti governi: togliere diritti, tagliare risorse, livel­lare verso il basso. Il con­tratto a tutele cre­scenti toglie l’articolo 18 a pro­te­zione dai licen­zia­menti ingiu­sti­fi­cati e, al tempo stesso, non garan­ti­sce alcuna nuova oppor­tu­nità alla gene­ra­zione pre­ca­ria. Invece di pre­ve­dere un ragio­ne­vole canale di accesso a un con­tratto digni­toso, il governo ha già lega­liz­zato la pre­ca­rietà pro­lun­gan­done la durata. È lo stesso dise­gno por­tato avanti negli ultimi 20 anni da chi ha pre­ce­duto Renzi: prima si peg­gio­rano le con­di­zioni di vita e di lavoro dei gio­vani, gra­zie all’uso e all’abuso dei con­tratti pre­cari, e poi, con la scusa di ridurre le dif­fe­renze, si livel­lano verso il basso anche quelle di tutti gli altri.

Sarebbe que­sto il futuro ine­lut­ta­bile per la nostra gene­ra­zione e il nostro paese? Vogliamo dav­vero par­te­ci­pare alla com­pe­ti­zione glo­bale sulla nostra pelle, facendo a gara a chi è più sfrut­tato con i lavo­ra­tori di tutti i continenti?

Noi non ci stiamo. Invece di con­ti­nuare a par­lare dei pre­cari, vor­remmo che si ini­ziasse a far par­lare i pre­cari. Abbiamo il biso­gno e il dovere di affer­mare un punto di vista diverso su quello che sta suc­ce­dendo nel nostro paese. Il punto di vista di chi l’articolo 18 non l’ha mai avuto e però non vede razio­nal­mente cosa gli potrebbe venire, di buono, dalla sua abo­li­zione. Il punto di vista di chi sa che lo scam­bio pro­po­sto da Renzi non è accet­ta­bile ed è solo un bluff. Il punto di vista di chi di tutto ha biso­gno tranne che dell’ennesima nuova forma con­trat­tuale pre­ca­ria che si somma alle altre offrendo un nuovo mec­ca­ni­smo di sfrut­ta­mento. Il nostro è il punto di vista di chi sa bene cosa ser­vi­rebbe dav­vero, per miglio­rare la pro­pria vita: la ridu­zione delle forme con­trat­tuali pre­ca­rie, un red­dito minimo garan­tito che ci assi­curi un’esistenza digni­tosa e libera dai ricatti, l’estensione uni­ver­sale a tutti e a tutte degli stru­menti di wel­fare (malat­tia, casa, mater­nità e pater­nità), inve­sti­menti veri per creare nuova e buona occupazione.

Ed è per que­sto che non ci ras­se­gniamo al ruolo che ci è stato asse­gnato, di oggetti da poter uti­liz­zare per sman­tel­lare ciò che resta dei diritti sociali, dei ser­vizi pub­blici, dei beni comuni. La nostra vita non è un gioco, e la sua dire­zione la sce­gliamo noi. Sce­gliamo di resi­stere a chi ci vor­rebbe sem­pre più soli e in com­pe­ti­zione l’uno con l’altro, sce­gliamo un destino comune di impe­gno, di lotta. Sce­gliamo la strada della par­te­ci­pa­zione, sce­gliamo la strada dell’innovazione, sce­gliamo la strada dal cambiamento.

L’uscita dalla pre­ca­rietà, oggi, passa dall’opposizione al Jobs Act e dalla costru­zione di un’alternativa a que­sto governo e alle sue poli­ti­che, dalla pro­po­sta di un’altra riforma del lavoro e di un modello di eco­no­mia e società basato sull’uguaglianza, le oppor­tu­nità, la conoscenza.

Per que­sto saremo in piazza nella mani­fe­sta­zione sin­da­cale nazio­nale del 25 otto­bre pro­mossa dalla CGIL, per que­sto par­te­ci­pe­remo allo scio­pero sociale del 14 novem­bre indetto nel per­corso dello strike mee­ting, per que­sto con­ti­nue­remo la bat­ta­glia fino in fondo, nelle piazze, nelle isti­tu­zioni, nella società.

E per que­sto pro­muo­viamo un’assemblea pub­blica a Roma il 26 otto­bre, all’indomani della mani­fe­sta­zione sin­da­cale: un appun­ta­mento a dispo­si­zione di tutti coloro che vogliono con­fron­tarsi su come fer­mare il Jobs Act e su come costruire un’alternativa a un modello di svi­luppo basato sullo sfrut­ta­mento, sulla pre­ca­rietà, sull’impoverimento di fasce sem­pre più lar­ghe della popo­la­zione, in par­ti­co­lare delle più deboli. Un’assemblea che parta da noi — lavo­ra­tori e lavo­ra­trici pre­cari, auto­nomi, para­su­bor­di­nati, free lance, disoc­cu­pati, in for­ma­zione — con l’obiettivo di far incon­trare per­corsi di lotta e ver­tenze ter­ri­to­riali, con­fron­tarci sulle buone pra­ti­che, defi­nire una pro­po­sta per l’altra riforma del lavoro, raf­for­zare legami e alleanze, costruire coa­li­zioni per il cambiamento.

La nostra vita non è un gioco, il nostro destino lo sce­gliamo noi.

L’assemblea si svol­gerà a par­tire dalle 10 a Visiva – la città dell’immagine, in via Assisi 117 (metro Furio Camillo), Roma


Alessandro in Lotta

Alessandro Verga

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