mercoledì 29 gennaio 2014

Pasolini, la verità in uno scatolone impolverato
“Con le nuove tecnologie si apriranno nuovi scenari”


Pasolini, la verità in uno scatolone impolverato <br /> “Con le nuove tecnologie si apriranno nuovi scenari”

Ne avevamo parlato quasi un anno fa. Il 2 aprile 2009 il caso Pasolini era stato riaperto. Da allora fino a qualche mese fa non era successo granché. Caso aperto e dimenticato. Ma in pochi giorni è accaduto tutto quello che non era accaduto in un anno. E tutto è cominciato da un libro, Petrolio, e dal suo capitolo scomparso. Interpellanze parlamentari, lettere del Ministro della Giustizia, nuove testimonianze, audizioni. E, finalmente, nuove analisi su reperti dimenticati, abbandonati all’interno del Museo Criminologico di Roma.Gialli.it vi racconta cosa è accaduto negli ultimi due mesi. Da marzo a ieri, 10 maggio 2010, una data importante.
di CLAUDIA MIGLIORE
Tutto ha inizio con Marcello dell’Utri. Non sembrerebbe una gran novità. Sono tante le storie che in questi anni cominciano così. Il senatore Marcello dell’Utri, stretto collaboratore del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, negli ultimi anni è stato nell’occhio di numerosi cicloni. Ma in questa storia ci entra per caso. E questa è una novità.
Dal 10 al 12 marzo. Cronaca di un mistero.E’ intorno al 10 di marzo che il senatore, che tra i suoi tanti mestieri e passioni ha la bibliofilia, dichiara di aver letto il capitolo scomparso del libro incompiuto di Pier Paolo Pasolini, “Petrolio”. Gli è passato per le mani, per caso, almeno lui così dice.
Petrolio è un libro discusso. Rappresenta l’ultima indagine di Pier Paolo Pasolini sui misteri dell’Eni e sulla morte di Mattei. Petrolio è il libro che Pasolini non è riuscito a terminare. Per molti, Petrolio è la vera causa della sua morte. Lo è per Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza che con il loro libro “Profondo nero” spingono la Procura di Roma a riaprire il caso. E’ il 2 aprile 2009 e dobbiamo aspettare quasi un anno perché accada qualcosa.
Ma torniamo a dell’Utri e a quel capitolo, Lampi sull’Eni, che potrà essere visionato a partire dal 12 marzo alla XXI mostra del libro antico di Milano. Almeno così dichiara dell’Utri.
Ma il 12 marzo arriva, la mostra del libro apre e del capitolo di Petrolio non c’è nessuna traccia. “La persona che mi aveva promesso quei fogli è scomparsa” dichiara dell’Utri. Il mistero del capitolo scomparso diventa quasi più fitto di quello della morte del suo autore. E tra una dichiarazione e l’altra arriviamo al 22 marzo.
Dal 22 marzo ad oggi. Pasolini un caso riaperto?
“Egregio Signor Ministro… oggi le nuove tecnologie investigative consentono, come è avvenuto per via Poma, di riaprire casi del passato…. Conviviamo da anni con un numero di ombre insopportabile. Più ne dissiperemo e meglio sarà per tutti noi, per il nostro meraviglioso Paese…” Con queste parole si apre e si chiude una interpellanza dell’on. Walter Veltroni  indirizzata al Ministro Alfano. Veltroni chiede, alla luce del mistero aperto con il capitolo Lampi sull’Eni, che vengano svolte ulteriori indagini ed ulteriori accertamenti e che per il caso Pasolini vengano, se necessario, utilizzate anche le moderne e sofisticate tecniche scientifiche. La lettera viene pubblicata sul Corriere della Sera il 22 marzo, dopo 4 giorni Alfano risponde e dopo circa un mese ripartono le indagini per scoprire chi, nella notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975 all’idroscalo di Ostia [link alla nostra scheda], uccise Pier Paolo Pasolini, scrittore, poeta, regista bolognese. 35 anni di attesa per avere la chiara sensazione di trovarsi di fronte ad un dejavù. Per leggere di fatti accaduti 35 fa ma mai approfonditi né investigati. Per dare un senso ad un’indagine che oggi ha un senso solo perché le tecnologie lo consentono.
Viene recuperata l’Alfa 2000 di Pasolini lasciata per anni nel deposito giudiziario del Flaminio per analizzare possibili prove. Vengono interrogati i carrozzieri che videro l’altra misteriosa Alfa 2000, quella che avrebbe investito lo scrittore. Viene rivisto il filmato che Sergio Citti, regista e amico dello scrittore, girò immediatamente dopo la tragedia dell’Idroscalo. Vengono ripresi i reperti trovati nell’Alfa 2000 di Pasolini e sul luogo del delitto. Spuntano nuovi testimoni e, per non farsi mancare nulla, nuove dichiarazioni di Pelosi.
Scene già vissute, storie già viste, voci già ascoltate. Tante volte quante le volte in cui il caso è stato riaperto e chiuso.
Ieri, 10 maggio 2010, dopo 35 anni, i carabinieri del Ris, su delega della Procura, hanno iniziato un “accertamento tecnico irripetibile” finalizzato ad analizzare tutto quanto  archiviato sul delitto ed evidentemente mai analizzato. La camicia Missoni impregnata di sangue. I jeans strappati. Il pullover verde. L’anello con la pietra rossa e la scritta “United States Army”. Gli stivaletti acquistati da Ramirez con la fibbia di metallo. Il plantare scuro, misura 41, piede destro.
Oggi, dopo 35 anni, la ricerca della verità passa per uno scatolone impolverato conservato nel Museo Criminologico di Roma. E questa volta speriamo sia quella definitiva.

http://www.gialli.it/caso-pasolini-ai-raggi-x

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