venerdì 25 maggio 2012

Derby 2009, l'ultrà che perse l'occhio si suicida

Ferito durante Milan-Inter, non ha ricevuto i 140 mila euro di danni.

 


Uno scontro, la menomazione fisica e il suicidio per colpa di un caso di mala giustizia.
Nel corso del derby Milan-Inter del febbraio 2009 Virgilio Motta, tifoso interista, fu colpito da un pugno sferrato da un ultrà rossonero e perse un occhio.
Il 21 maggio Motta ha deciso di togliersi la vita impiccandosi nella sua casa milanese.
MANCATO RISARCIMENTO. «Le sue condizioni psicologiche erano peggiorate perché gli imputati condannati per quegli scontri non gli hanno versato i 140 mila euro che gli dovevano come risarcimento», ha spiegato il suo legale.
«Con quei soldi lui voleva andare all'estero per provare a curarsi», ha continuato l'avvocato Consuelo Bosisio.
IL GIUDICE CONDANNÒ SEI PERSONE. Il 17 luglio del 2009, a seguito dei tafferugli avvenuti nel corso della partita del 15 febbraio di tre anni fa, il giudice delle direttissime di Milano, Alberto Nosenzo, condannò a pene comprese tra sei mesi di reclusione e quattro anni e mezzo di carcere sei ultrà milanisti accusati, a vario titolo, di rissa aggravata e lesioni.
LUCA LUCCI, IL CAPO CURVA CHE SFERRÒ IL PUGNO. Alla pena più alta fu condannato Luca Lucci, uno dei capi della curva sud che, secondo l'accusa, sferrò il pugno contro Virgilio Motta, che perse poi la funzionalità dell'occhio sinistro, mai recuperata nonostante molti interventi chirurgici.
LA SCINTILLA CHE SCATENÒ LA RISSA. Quella sera, stando a quanto ricostruito dalle indagini del pm Giovanni Polizzi, alcuni supporter rossoneri scesero dal secondo anello al primo per vendicare quello che gli appariva come uno sgarro: un loro striscione tirato giù e strappato da alcuni tifosi nerazzurri.
MOTTA, ULTRÀ DELLA BANDA BAGAJ. A Motta, che era allo stadio con altri amici della Banda Bagaj, una frangia della curva interista nata per portare i piccoli a vedere le partite, era stata riconosciuta una provvisionale di 140 mila euro a carico dei condannati da versare in solido. E la sentenza fu confermata anche in appello, salvo lievi diminuzioni per alcuni imputati.
I CONDANNATI RISULTARONO NULLATENENTI. Il legale che ha rappresentato Motta come parte civile nel processo ha raccontato che «i condannati non hanno mai versato i 140 mila euro che gli dovevano perché pare che risultino nullatenenti e quindi l'anno scorso Motta ha dovuto accettare di firmare un accordo per avere piccoli versamenti a rate nell'arco di oltre 5 anni».
MOTTA VOLEVA CURARSI ALL'ESTERO. «Il suo desiderio, però, era quello di avere quei 140 mila euro per provare ad andare all'estero, la considerava l'ultima carta possibile da giocare per cercare di riavere in parte l'occhio perduto».
LA MOGLIE DI LUCCI: «140 MILA EURO, TUTTI IN MEDICINE, INFAME». Lasciando l'aula del processo di primo grado, dopo le condanne, Motta disse ai cronisti: «Quel pugno mi ha cambiato la vita e moralmente non sto bene». Poco prima la moglie di Lucci gli aveva gridato contro: «I 140 mila euro te li devi spendere tutti in medicinali, maledetto infame».
I funerali sono stati programmati per il 26 maggio, alle 15, nella chiesa di San Donato Milanese.

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