venerdì 26 dicembre 2025

La cugina di Rossella: «Non voglio arrendermi»

 lunedì 27 settembre 2021


La cugina di Rossella: «Non voglio arrendermi»

SAN VITO

«Non voglio arrendermi». Accanto al dolore per quel che accadde nel 1975, quando Rossella Corazzin, 17enne di San Vito al Tagliamento. sparì nel nulla a Tai di Cadore, la cugina Mara ha trovato la forza per riprendere in mano i ricordi e spiegare al suo avvocato, Antonio Maria La Scala, di essere a disposizione nel caso in cui gli inquirenti ne avessero bisogno. Il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, ha chiesto alla Procura di Belluno una copia delle dichiarazioni rese da Angelo Izzo all'allora procuratore Francesco Saverio Pavone nel 2016. Gli accertamenti mirano a trovare un possibile collegamento tra i responsabili del massacro del Circeo (Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira) e Francesco Narducci, il medico di Perugia trovato morto nel lago Trasimeno nel 1985.

LA CONSEGUENZA
Questo riapre anche il caso Corazzin. Se le parole di Izzo su Narducci dovessero essere ritenute vere (il giudice di Perugia lo ha già definito inattendibile), allora potrebbero schiudersi nuovi scenari. «Mara Corazzin, la cugina di Rossella ha raccontato l'avvocato Maria La Scala mi ha chiamato chiedendomi cosa ne pensassi. Mi ha anche detto che non intende arrendersi. Se si aprirà un pista sarà ben lieta di aiutarmi nel seguirla». Insomma, l'accertamento voluto da Morra ha riacceso un briciolo di speranza nei familiari di Rossella. Angelo Izzo, Francesco Narducci e Rossella Corazzin. C'è un collegamento tra questi tre nomi? L'ipotesi che il medico di Perugia, indagato anche per i fatti del mostro di Firenze e poi trovato morto nel lago Trasimeno, fosse coinvolto nella scomparsa della 17enne di Pordenone era serpeggiata fin da subito. Nessuno, però, è mai riuscito a dimostrarlo. L'unico a crederci per davvero e ad avviare un'indagine personale in Cadore era stato il fotoreporter Roberto Fiasconaro. «In quegli anni aveva raccontato sembra che Narducci fosse nella sua villa a Cortina d'Ampezzo con due amici: Iacchia, un altro medico, e Iommi, un avvocato con una casa proprio a Tai di Cadore».

IL COLLEGAMENTO
Il nome di Narducci era stato fatto dalla bestia del Circeo, Angelo Izzo, in carcere a Velletri. Era stato lui a chiedere al procuratore Pavone di essere ascoltato e a raccontare una storia da brividi incentrata sul rapimento della 17enne e su un rito satanico terminato con uno stupro e un omicidio in una villa del lago Trasimeno (di proprietà del Narducci). Nessuno gli ha mai creduto. Che durante le vacanze estive e invernali Cortina fosse frequentata da un gruppo di figli di papà legati all'ambiente dell'estrema destra e della criminalità romana, era probabile. Ma come potevano aver incrociato sul loro cammino una ragazza di 17 anni introversa e monitorata a vista dai genitori? Rossella si allontanò da casa una volta sola, il 21 agosto, e non vi fece ritorno. Il giorno prima, durante una passeggiata, aveva scoperto delle villette isolate, forse anche quella dell'avvocato Iommi, e aveva chiesto al padre di poterci andare. Davanti al rifiuto del genitore, potrebbe esserci tornata da sola. Le ville furono perquisite una ad una ma non venne trovato nulla. Ora la Commissione parlamentare anti-mafia ha deciso di riaprire il caso. È un'indagine diversa, ma potrebbero emergere nuove piste.

Davide Piol

https://www.ilgazzettino.it/pay/udine_pay/la_cugina_di_rossella_non_voglio_arrendermi-6221210.html
SAN VITO

«Orrore di Rossella a villa Narducci, Izzo è attendibile». Commissione antimafia: guerra tra correnti massoniche sulla morte del medico

 

«Orrore di Rossella a villa Narducci, Izzo è attendibile». Commissione antimafia: guerra tra correnti massoniche sulla morte del medico
di Michele Milletti

giovedì 27 ottobre 2022, 07:14 - Ultimo aggiornamento: 07:23

PERUGIA - Un mistero. Lungo 47 anni. Che continua a tornare nonostante le archiviazioni e le voci non confermate. È il mistero della scomparsa e della morte di Rossella Corazzin sparita da Pieve di Cadore nell’agosto 1975, ad appena 17 anni, e mai più ritrovata.
Un mistero che continua a puntare su Perugia, su una villa con vista Trasimeno, sul medico Francesco Narducci e gli ulteriori misteri del mostro di Firenze. Intrecci con la confessione choc di Angelo Izzo, proprio uno dei mostri del Circeo. Che ha raccontato in due volte, nel 2016 prima e nel 2018 poi, di aver partecipato a villa Narducci al sacrificio prima e all’uccisione poi della ragazza. Ebbene, dopo che le sue parole sono state archiviate due volte dalla procura perugina (l’ultima a dicembre 2019) a riaprire il caso ci pensano le 166 pagine della relazione finale “La scomparsa e morte presunta di Rossella Corazzin, i fatti accaduti sul Lago Trasimeno nell’ottobre del 1985 e i delitti delle coppie nella provincia fiorentina tra il 1974 e il 1985” della Commissione bicamerale antimafia, appena sciolta con il termine della legislatura e che ha visto tra i suoi membri il deputato umbro Walter Verini. 
Secondo la commissione, le parole di Izzo trovano una «sostanziale conferma, specie per quanto riguarda proprio il gastroenterologo perugino e la sua villa sulle colline del Trasimeno».
La descrizione che Izzo fa del luogo dell’omicidio della 17enne è talmnte dettagliata da dimostrare «con ragionevole probabilità che egli si era recato effettivamente nella villa di Narducci».
La Commissione bicamerale Antimafia ha ripreso e dettagliato la ricostruzione dei fatti fornita sulla vicenda nel 2016 da Angelo Izzo, con gli esponenti politici che hanno anche sentito direttamente Izzo nel carcere di Velletri in cui è recluso. «Di particolare rilievo ai fini della credibilità del racconto sui fatti di cui la casa del Narducci sarebbe stato teatro, è certamente la descrizione della stessa villa dove avrebbe avuto luogo la cerimonia dopo la quale Rossella Corazzin sarebbe stata soppressa. Effettivamente, vi si accede da una strada bianca, e l’Izzo la descrive asserendo di esservi stato solo una volta e poco meno di 50 anni fa. Il particolare della strada bianca è esatto. La strada collega la parte della frazione di San Feliciano che è ad altezza del Lago con il cancello della villa, sulle alture» è uno dei passaggi in cui si elencano le rispondenze tra le descrizioni fatte e quanto effettivamente riscontrato dai membri della commissione: «Particolari che corrispondono al vero, come si è potuto accertare anche da sopralluoghi effettuati dall’Ufficiale di collegamento e dai consulenti della Commissione» è scritto ancora. 
Insomma l’auspicio della Commissione, è che pur ammettendo che «a proposito del presunto delitto in danno di Rossella Corazzin non si può certo dar credito senza riscontri» alle dichiarazioni di Izzo, la commissione rileva che i fatti raccontanti «presentano la caratteristica di aver avuto, solo a distanza di molti anni, una qualche spiegazione e delle indicazioni puntuali», il materiale venga preso in esame anche dalla magistratura che quindi potrebbe riaprire l’inchiesta sulla sparizione della diciassettenne».
Ma c’è di più.

Dal momento che sempre nel corso della relazione nel tratteggiare la figura considerata «centrale» di Narducci, emerge come dall’audizione del professor Giuliano Di Bernardo, Gran Maestro del G.A.D.U. (Grande Oriente d’Italia) dal 1990 al 1993, la vicenda Narducci abbia visto il fronteggiarsi di due correnti massoniche perugine, una che invocava la trasparenza e l’altra che «preferiva l’opposta soluzione, cioè un atteggiamento rigidamente negazionistico, limitato alla vulgata 1985, cioè alla morte per “annegamento da probabile episodio sincopale”. Tale ultima soluzione è quella che prevalse».


https://www.ilmessaggero.it/umbria/mostro_firenze_narducci_perugia_lago_trasimeno_izzo_circeo_commissione_antimafia_massoneria_morte-7014315.html

"Ce l'hanno rubata": la scomparsa di Rossella Corazzin e i fantasmi del Circeo

 20 novembre 2025


Quando è scomparsa, nel pomeriggio del 21 agosto 1975, Rossella Corazzin, diciassette anni, di San Vito al Tagliamento, studentessa al liceo classico di Pordenone, aveva con sé soltanto una macchina fotografica. E un libro: I passi perduti, di Carpentier. Era in vacanza con i genitori a Tai di Cadore, dagli zii: «Papà, oggi non andare a fare la ninna: vieni a fare la passeggiata con me». Papà Sergio era stanco, mamma Elisanna stava armeggiando con le stoviglie, da lavare dopo il pranzo in famiglia. Rossella s’incamminò, da sola, nelle stradine del paesino incorniciato dai boschi del Monte Zucco, tra le Dolomiti. Non tornerà a casa quella sera, né mai. Quarant’anni dopo Angelo Izzo, uno dei mostri del Circeo, scriverà in una lettera inviata ai pm di Belluno che Rossella sarebbe stata uccisa dal suo branco, in una villa in Umbria, sul Lago Trasimeno, dopo un rito iniziatico e uno stupro di gruppo. “Ce l’hanno rubata” è il titolo dell’episodio scritto da Christian Seu e che fa parte di “Fantasmi” il uno dei volumi della collana “True Crime a Nordest”. Cinque libri che trovate in edicola al prezzo di 8,90 euro l’uno

https://www.ilnordest.it/true-crime/rossella-corazzin-scomparsa-circeo-true-crime-nordest-pna5umds

L’autore del massacro del Circeo confessa anche l’uccisione di Rossella Corazzin

 

25/05/2018 







Angelo Izzo si conferma l’uomo dei misteri della cronaca italiana. Uno dei tre ragazzi del Circeo, salito alle cronache per il delitto di Rosaria Lopez e per lo stupro di Donatella Colasanti (il famoso massacro del Circeo del 1975), dal carcere di Velletri ha confessato di essere stato tra gli autori del delitto di Rossella Corazzin, una 17enne veneta scomparsa da Tai di Cadore il 21 agosto del 1975, di cui non si è avuta più alcuna traccia.

La confessione del delitto di Rossella Corazzin

Ora, Angelo Izzo – il più «intraprendente» dei tre di Corso Trieste che, negli ultimi giorni di settembre del 1975 si resero protagonisti di uno dei più efferati delitti della cronaca italiana – ha rivelato il tragico destino dell’adolescente veneta. Secondo il testimone, la Corazzin venne rapita e portata in una villa vicino al lago Trasimeno (in provincia di Perugia). Qui fu seviziata da almeno dieci uomini e poi uccisa. Il suo corpo non è stato mai più ritrovato.

Angelo Izzo non ha fatto il nome: «Ma dai riferimenti si capisce che parla di lei»

La Procura di Pordenone aveva dichiarato la morte presunta nel 2010. Ora, all’indomani della confessione di Angelo Izzo, la Procura di Roma ha chiesto di riaprire il fascicolo per omicidio colposo. Ma il procuratore capo di Belluno, Paolo Luca, l’ha trasmesso per competenza a Perugia.

«Nelle dichiarazioni sulle altre violenze del gruppo rese ai pm di Roma e che mi sono state trasmesse – ha dichiarato il procuratore di Belluno -, Angelo Izzo ha dedicato poche parole, vaghe, alla vicenda di questa ragazza, Rossella Corazzin, ma ha dato riferimenti su data della scomparsa e luogo dell’uccisione, da far ritenere che sia effettivamente lei».

Le parole dell’avvocato di Gianni Guido: «Non credete ad Angelo Izzo»

La confessione di Angelo Izzo non è stata presa bene dalla difesa dell’altro autore del delitto del Circeo, Gianni Guido. L’avvocato Massimo Ciardullo ha da ridire circa l’attendibilità delle parole dell’autore della confessione: «È una notizia priva di qualsiasi fondamento – ha affermato -. Quello che racconta Angelo Izzo va sempre preso con le molle perché in passato ha dimostrato di essere una persona non coerente e lineare».

Non solo Rossella Corazzin, la storia tormentata di Angelo Izzo

La storia di Angelo Izzo è sempre stata costellata dalle polemiche. La frequentazione degli ambienti dell’estrema destra romana negli anni Settanta, la vita agiata del quartiere Trieste della Capitale, il delitto del Circeo, l’uscita dal carcere con la semilibertà – tra le polemiche – nel 2004, il successivo duplice omicidio del 2005 di cui si macchiò.

Alla tormentata vicenda personale di Angelo Izzo si aggiunge, quindi, la drammatica scomparsa di Rossella Corazzin. Nelle modalità, il delitto ricorderebbe quello del Circeo: anche in quel caso, due amiche furono sequestrate e portate in una villa di proprietà di uno dei tre ragazzi (gli altri due erano Gianni Guido e Andrea Ghira) e lì stuprate e seviziate fino alla morte di una di loro. La ferocia di quel delitto, oltre che nelle numerose monografie, è stata recentemente raccontata dal vincitore del premio Strega 2016 Edoardo Albinati, nel suo romanzo La scuola Cattolica.

https://www.giornalettismo.com/massacro-circeo-rossella-corazzin/

Delitto Rossella Corazzin, Angelo Izzo agita lo spettro del mostro di Firenze e dei riti satanici

 

29/05/2018 di Gianmichele Laino





Ogni frase pronunciata da Angelo Izzo sembra gettare una ulteriore ombra sui misteri della cronaca italiana. Così, dopo aver tirato in ballo i ragazzi del delitto del Circeo per l’omicidio di Rossella Corazzin, è la volta dell’ambiente legato al mostro di Firenze. Secondo Izzo, ci sarebbe un collegamento tra la morte della 17enne sparita da Tai di Cadore (Belluno) e Francesco Narducci, il medico morto nel 1985, che in passato è stato chiamato in causa nei fatti relativi ai misteri del mostro di Firenze.


Angelo Izzo mostro Firenze, cosa c’entrano con il delitto di Rossella Corazzin

Francesco Narducci è stato tra i sospettati per il ruolo di mandante dei delitti del mostro di Firenze. Sul suo suicidio, in passato sarebbero emerse anche altre ombre. Ora, Angelo Izzo lo chiama in causa anche per la morte di Rossella Corazzin che, sempre secondo l’autore del delitto del Circeo, sarebbe stata provocata dalla violenza di non meno di dieci persone, dopo il sequestro della 17enne e il trasporto della stessa nella villa sul Trasimento di proprietà dello stesso Narducci. Quest’ultimo, sempre secondo il racconto di Izzo, avrebbe partecipato al massacro.

Un delitto particolarmente brutale. Gianni Guido e Francesco Narducci con Andrea Ghira e altri due giovani – stando al racconto fatto ai magistrati dallo stesso Angelo Izzo -, si sarebbero avvicinati a Rossella a bordo di una Land Rover mentre stava passeggiando a Tai di Cadore. Ma le cose terribili si sarebbero ferificate nella casa sul lago Trasimeno, sempre secondo il racconto di Izzo: venne inscenato un vero e proprio rito satanico, con la ragazza che sarebbe stata legata a un tavolo, seviziata e violentata da dieci persone incappucciate. Izzo ha però affermato, davanti al pm di Belluno Francesco Saverio Pavone, di non aver preso parte all’assassinio. «Non ho visto l’omicidio – avrebbe raccontato – ma sapevo che doveva essere soppressa».

Angelo Izzo mostro Firenze, la verifica del racconto

Ora, si cercherà di capire la veridicità di quanto affermato da Angelo Izzo e, secondo i magistrati, ci sarebbe un modo per verificare il racconto. La storia raccontata dal mostro del Circeo, infatti, è costellata di particolari sull’arredamento della villa: se un tavolo fu effettivamente utilizzato per immobilizzare la vittima, il mobile potrebbe ancora contenere delle tracce di dna essenziali per poter risalire alla natura del delitto. Le indagini, però, si annunciano lunghe e macchinose. Quanto c’è di vero nelle nuove, spiazzanti dichiarazioni di Angelo Izzo?

Una parziale smentita arriva direttamente all’agenzia di stampa ANSA: nella lunga e controversa indagine sulla morte e sul ritrovamento del cadavere, nell’ottobre del 1985 al Trasimeno, del medico perugino Francesco Narducci non sarebbero mai emersi riferimenti o collegamenti con Angelo Izzo o agli altri soggetti coinvolti nel ‘massacro del Circeo’. I giudici, tra l’altro, hanno escluso il coinvolgimento di Narducci nelle vicende del mostro di Firenze.

https://www.giornalettismo.com/angelo-izzo-mostro-firenze-rossella-corazzin/


Rapita, stuprata e uccisa dopo rito satanico in Cadore, l'ombra del mostro di Firenze

 


Le conclusioni della commissione Antimafia dopo le dichiarazioni di Angelo Izzo, uno dei "mostri" del Circeo


Rapita, stuprata e uccisa in rito satanico in Cadore, l'ombra del mostro di Firenze

mercoledì 26 ottobre 2022, 16:44

I delitti del mostro di Firenze, i massacratori del Circeo e i riti iniziatici di alcuni ambienti dell'estrema destra potrebbero essere lo scenario nel quale si è consumato il delitto, insoluto da quasi mezzo secolo, di una giovane 17enne di San Vito al Tagliamento (Udine), Rossella Corazzin.
A dirlo, nella bozza della relazione finale sul caso, è la Commissione bicamerale Antimafia.
La ragazza, viene scritto, sarebbe stata «rapita in Cadore, violentata nel corso di una cerimonia a sfondo esoterico e strangolata in una villa vicino al lago Trasimeno di proprietà di Francesco Narducci». Rossella scomparve in un pomeriggio d'estate del 1975 mentre era in villeggiatura a Tai di Cadore, nel Bellunese, dopo aver lasciato delle lettere nelle quali accennava al fatto di aver conosciuto un certo «Gianni».

LA RELAZIONE
La Commissione Antimafia ha ripreso e indagato sulla ricostruzione dei fatti fornita sulla vicenda nel 2016 da Angelo Izzo, uno dei mostri del Circeo. Il caso di Rossella venne poi archiviato dalla Procura di Perugia, giudicando inattendibile la sua versione. Ma secondo la bozza della commissione, i riferimenti specifici forniti da Izzo non possono essere liquidati come non credibili. «Dal racconto emergono elementi - si sottolinea - che non hanno trovato smentita, specie per quanto riguarda il medico perugino e la sua villa sul Trasimeno». Il riferimento è a Narducci, professore dell'ateneo umbro e gastroenterologo di fama, scomparso misteriosamente nel 1985, quando il suo nome cominciò ad essere associato ai delitti del Mostro di Firenze.

LA RICOSTRUZIONE
Angelo Izzo ha sempre detto che il «Gianni» delle lettere di Rossella era Gianni Guido, altro responsabile del massacro di Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, la cui famiglia aveva una casa a Cortina (quindi poco distante da Tai). Dopo aver interrogato in carcere nel 2021 il pluriomicida Izzo e risentito Gianni Guido, la commissione avrebbe trovato diversi riscontri alle parole del mostro del Circeo. La descrizione che Izzo fa del luogo dell'omicidio della 17enne è talmnte dettagliata da dimostrare «con ragionevole probabilità che egli si era recato effettivamente nella villa di Narducci». Anche Giuliano Di Bernardo, ex Gran Maestro della loggia del Grande Oriente d'Italia, «ricevette continue indiscrezioni circa il coinvolgimento di Narducci nella vicenda dei duplici omicidi di coppie accaduti nelle campagne di Firenze e di Prato». Nella bozza della relazione, inoltre, si ricostruisce anche la messinscena che si celerebbe dietro la morte, ufficialmente per suicidio, di Narducci. In realtà il cadavere ripescato dal lago nel 1985 sarebbe di un'altra persona.

LE TRACCE
Lo dimostrerebbero i pantaloni, incompatibili con un cadavere gonfio dopo lo stato in acqua, almeno come emerso dalla riesumazione effettuata nel 2002. Nelle conclusioni del documento, pur ammettendo che «a proposito del presunto delitto in danno di Rossella Corazzin non si può certo dar credito senza riscontri» alle dichiarazioni di Izzo, la commissione rileva che i fatti raccontanti «presentano la caratteristica di aver avuto, solo a distanza di molti anni, una qualche spiegazione e delle indicazioni puntuali».


https://www.ilmessaggero.it/italia/rossella_corazzin_mostro_firenze_uccisa_cadore_chi_era-7013969.html?refresh_ce


Api: scomparso Aldo Maria Brachetti Peretti, protagonista del settore petrolifero

 (Adnkronos) - Si è spento questa mattina a Roma a 93 anni Aldo Maria Brachetti Peretti, un capitano d’industria che, con lo storico marchio petrolifero Api, ha attraversato da protagonista lo sviluppo economico del nostro Paese nel dopoguerra. Sotto la sua guida Api ha attraversato con successo tutte le fasi chiave della seconda metà del Novecento, sviluppando la raffinazione, la produzione di energia elettrica e acquisendo da Eni il marchio IP. Nato nel 1932, Aldo Maria Brachetti ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio ed ha iniziato a lavorare nel 1957 in Api, oltre ad insegnare all'Università di Roma e di Parma, nelle Facoltà di Economia e Commercio, Scienze delle Finanze, Storia Economica, e Tecnica Bancaria.

Aggiunse il cognome Peretti in seguito al matrimonio con Mila, figlia primogenita di Ferdinando Peretti. Nel 1965 è entrato a far parte del consiglio d'amministrazione del Gruppo e, per le sue capacità, ha assunto la presidenza delle consociate Api ricerche e Api gas, operanti rispettivamente nel settore della ricerca di idrocarburi e della distribuzione di gas di petrolio liquefatti. Nel 1974 divenne vicepresidente esecutivo e amministratore delegato di Api aprendo una fase di realizzazione di importanti opere infrastrutturali, che hanno consentito alla società di incrementare il proprio livello produttivo e commerciale, estendendo le attività anche in tutti gli altri settori commerciali del petrolio.

Nel 1977 prese le redini del Gruppo, alla morte del fondatore Ferdinando Peretti ed assunse la carica di presidente ed amministratore delegato della Anonima Petroli Italiana. Nel 1978 la nomina a Cavaliere del Lavoro. Negli ultimi anni Aldo Brachetti Peretti aveva passato alla generazione successiva della famiglia la guida operativa del Gruppo, che oggi rappresenta la più grande azienda privata italiana del settore dei carburanti, con circa 4600 distributori a marchio IP. La sua passione per l’impresa non si è fermata, ma si è spostata dal petrolio al vino: nelle sue Marche, infatti, ha fondato la prestigiosa cantina Il Pollenza.

https://www.iltirreno.it/ultimora-adnkronos/2025/12/26/news/api-scomparso-aldo-maria-brachetti-peretti-protagonista-del-settore-petrolifero-1.100809467