venerdì 24 ottobre 2014

ATTACCO ALLA P.A., ENNESIMA PUNTATA! 
Renzi ha dichiarato che è giunto il momento di semplificare la pubblica amministrazione, di sburocratizzarla, di renderla più efficiente. E questa volta fa sul serio, col dl. 90 della ministra Madia, siamo in presenza di un nuovo attacco all’impiego pubblico e ai servizi. L’ultimo annuncio dell’esecutivo, secondo cui anche nel 2015 i salari del pubblico impiego resteranno al palo, costituisce un’ulteriore, ennesima, provocazione.

Renzi e Madia hanno deciso di aprire dapprima una fase di “consultazione” nel mese di maggio, “consultazione” che è stata un vero flop per le scarse dimensioni di coinvolgimento dei lavoratori, nonostante il credito dato a questa modalità da Cgil-Cisl-Uil.
In quei punti il governo parlava apertamente della riduzione delle aziende municipalizzate. Si rilancia, dunque, la politica delle privatizzazioni e dell’attacco ai servizi pubblici. Se a questi punti aggiungiamo l’obiettivo di modificare il codice degli appalti pubblici previsto recentemente nella bozza di decreto “sblocca Italia” non è difficile immaginare che dietro tutto ciò si nasconde come sempre l’apertura di spazi ai privati attraverso il meccanismo delle esternalizzazioni e/o degli appalti, fonte importante di profitti.
L’articolo 3 del provvedimento, il cui oggetto è “semplificazione e flessibilità nel turn over”, in realtà parla molto chiaro: “le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le agenzie e gli enti pubblici non economici potranno procedere, per l’anno 2014, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 20 per cento di quella relativa al personale di ruolo cessato nell’anno precedente. La predetta facoltà ad assumere è fissata nella misura del 40 per cento per l’anno 2015, del 60 per cento per l’anno 2016, dell’80 per cento per l’anno 2017, del 100 per cento a decorrere dall’anno 2018”.
Il blocco parziale del turn over è in netta continuità con le scelte dei governi precedenti. è la spending review applicata agli organici della pubblica amministrazione che rende sempre più complicato garantire alcuni servizi pubblici.
Non tutto quanto è previsto nella riforma Renzi-Madia è “semplicemente” in continuità con i governi precedenti. Col nuovo decreto, infatti, saranno possibili trasferimenti coatti entro 50 chilometri, è la mobilità obbligatoria. Il lavoratore pubblico, per evitare di
essere licenziato dopo due anni in “disponibilità”, potrà chiedere una mobilità “volontaria” con decurtazione salariale e del percorso professionale acquisito, in sostanza il più classico “demansionamento”, un processo di deprofessionalizzazione inaccettabile.
All’attacco politico al sindacato e al suo ruolo negoziale e di contrattazione degli ultimi anni si aggiunge l’attacco alle agibilità con il taglio del 50 per cento per distacchi e permessi sindacali di sigla. La sola Cgil, complessivamente, ha visto un taglio di circa 500 sindacalisti. Aldilà delle differenze importanti tra l’istituto dei permessi (un diritto contrattuale e previsto dallo Statuto dei lavoratori) e quello dei distacchi, questo è un attacco vero all’attività sindacale di tanti attivisti che garantiscono una presenza del sindacato in tanti posti di lavoro. Dovrebbe essere compito dei lavoratori decidere se un proprio dirigente deve continuare a rappresentarli o meno, non possiamo permettere che siano il governo o i padroni a farlo per noi!
Ci sarebbero tutte le ragioni per mettere in atto una mobilitazione vera ma non lo si fa per la scarsa credibilità che oggi ha il sindacato.
Il governo Renzi gioca facile, c’è una grande forza sociale, la classe lavoratrice, che le direzioni sindacali non chiamano alla lotta o al massimo a manifestazioni di sabato quando l’ennesimo attacco è già passato.
Non è mai troppo tardi nel decidere di cambiare le sorti della lotta di classe di questo paese. La disponibilità alla lotta, quella seria, è stata dimostrata. Non c’è altra alternativa all’ipotesi di organizzarsi e generalizzare le lotte con piattaforme e programmi avanzati in difesa del lavoro e dei servizi pubblici.


Alessandro in Lotta

Alessandro Verga

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