Poste inglesi. La privatizzazione con il buco
Il governo Cameron ha svenduto la Royal Mail.
– Silvestro Tucciarone – corrispondente da Cardiff – È triste staccarsi dalle cose che ci appartengono, fossero anche piccoli oggetti quotidiani per far posto ad altri. Straziante è addirittura trovarsi a dover vendere l’oro di casa pur di arrivare alla fine del mese. Anche il governo britannico aveva deciso di mettere sul mercato un gioiello di famiglia: la prestigiosa, vecchia di 500 anni, Royal Mail. I tentativi di privatizzare l’azienda erano già arrivati con i labouristi di Gordon Brown ma gli scioperi dei lavoratori, la diffidenza del pubblico e l’avvicinarsi delle elezioni del maggio 2010 sconsigliarono il Labour di portare a termine l’impresa.
Vinte le elezioni, gli Old Etonians di Cameron hanno cominciato a martellare l’opinione pubblica con il disordine nei conti pubblici ereditato dal precedente governo, disastro che richiedeva scelte dolorose, drastiche, alle qualiovviamente e responsabilmente i conservatori non si sarebbero sottratti.
A differenza di Poste Italiane il core business di Royal Mail sta ancora nella posta, accettata, smistata, consegnata e talvolta persa. Un servizio tuttavia di una certa affidabilità che si poggia su una rete di Postal Office a gestione privata. Al progetto si erano già opposti i lavoratori della posta con uno sciopero nel 2009 che aveva avuto il solo risultato di perdere un importante contratto con Amazon.co.uk. Il commercio on line assume una particolare rilevanza nell’operazione. In Gran Bretagna gli acquisti da casa stanno desertificando le High Street, molti entrano nei negozi soltanto per fare dello showrooming – ovvero toccare la merce che si desidera comprare, indossare il capo d’abbigliamento, prendere nota delle caratteristiche e contemporaneamente cercare online sullo smartphone, magari davanti allashop assistant, il prezzo migliore e, salutando, uscire. È evidente che il servizio di consegna e recapito deve essere veloce ed efficiente; personalmente ho avuto esperienza di consegne talmente rapide da farmi pensare che il fornitore abitasse al piano di sotto. Tuttavia il governo avvisava che il servizio non sarebbe stato capillare e conveniente come nel passato. Infatti distribuire e consegnare pacchi e pacchetti nella comunità rurali sarebbe diventato molto più caro, sollevando così le proteste dei consumatori e dei molti piccoli produttori che vendono le loro merci online. Il governo aveva comunque risposto che vivere in campagna è una libera scelta che ovviamente comporta dei costi maggiori.
Dopo lunghi mesi di trattative con il sindacato dei postali il governo mise sul mercato il 90% delle azioni di Royal Mail mentre il restante 10% sarebbe stato riservato gratuitamente ai lavoratori. Il Governo continuava a trattenere una quota del 30% delle azioni dell’azienda. Critiche e dubbi emersero subito in merito al prezzo delle azioni considerato troppo basso, ma il ministro delCommercio e dell’Industria Vince Cable assicurava che il prezzo era adeguato ad assicurare l’acquisto delle azioni da parte di grandi fondi internazionali d’investimento che avrebbero garantito la stabilità proprietaria della Royal Mail e permesso all’azienda di entrare nel Footsie.
Subito dopo il loro collocamento sul mercato le azioni ebbero un impressionante rialzo di oltre il 38% confermando i primi sospetti di una sottovalutazione del valore di mercato.
Infine il 1 aprile 2014, il National Audit Office diffonde un rapporto sulla privatizzazione della Royal Mail denunciando come si sarebbero potuti incassare oltre 750 milioni di sterline in più se si fosse fissato un prezzo adeguato per le azioni, avvalorando così i dubbi dell’autunno del 2013. Inoltre, i 16 investitori istituzionali che avrebbero dovuto, nei progetti di Vince Cable, seguire la Royal Mail nella buona e nella cattiva sorte, se ne sono andati via dopo l’enorme presa di beneficio seguita al portentoso rialzo del prezzo delle azioni.
Nelle tasche dei taxpayers è rimasto un buco di 750 milioni di sterline che mette ora in grande imbarazzo David Cameron e il suo governo.
http://www.articolotre.com/2014/04/poste-inglesi-la-privatizzazione-con-il-buco/
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