Quanti come me, seduti davanti alla Tv quella sera del 1992, in attesa di vedere lo speciale sulla "Royal Rumble" su Tele+2 con il commento del mitico "coach" Dan Peterson, rimasero stupiti nel vedere che l'evento iniziava con il match per il titolo Intercontinentale... ma completamente diverso da quello che ci aspettavamo?
Per settimane era stato pubblicizzato che Bret Hart, il campione in carica, avrebbe sfidato The Mountie, mentre adesso improvvisamente ci trovavamo l'odiato poliziotto canadese con la cintura attorno alla vita e contro di lui uno dei più quotati partecipanti della Rumble stessa, "Rowdy" Roddy Piper... ma che cavolo era successo?
Ricordo che pensai mi fossi perso qualche puntata, a volte mancavo le puntate settimanali di "Challenge" la domenica e persino qualcuna infrasettimanale se motivi di studio o altro mi tenevano lontano dallo schermo, ma ero quasi certo di non aver perso nulla, perché quel periodo, così pieno di colpi di scena, con il titolo del mondo vacante, era diventato il centro dei miei interessi da ragazzino.
All'epoca non avevo idea di "tapings televisivi", "dark match" o "incontri impromptu", e solo anni dopo sono riuscito a capire che non mi ero perso proprio nulla, così come la maggior parte degli spettatori statunitensi.
Bret aveva perso il titolo in un "house show", un incontro non ripreso dalle telecamere (anche se alcuni estratti vennero alla luce), proprio contro The Mountie. La verità, sembra, fu che Hart si era "ammalato" e non poteva partecipare al pay per view, ma fonti ancora più credibili dicono che Bret fu privato del titolo in quanto era in forti discussioni con McMahon in merito al contratto di rinnovo.
Fatto sta che, quella sera, ci ritrovammo con un "antipasto" della Rumble completamente nuovo... e devo dire che ne fui intrigato. Del resto, non mi aspettavo certo che Hart ne sarebbe uscito perdente, mentre adesso niente era scontato.
Jacques Rougeau, l'uomo dietro i panni di The Mountie, fu informato praticamente la sera prima che avrebbe vinto il titolo Intercontinentale da The Excellence of Execution, e ne fu totalmente entusiasta , pensando che finalmente era arrivato il "suo" momento... tranne ricevere la doccia fredda (anzi, diciamo pure gelata!) da parte del boss con la notizia che avrebbe dovuto cedere la cintura due giorni dopo, appunto, alla Rumble.
Tra l'altro, per Rougeau, la decisione di passare il titolo nella mani di "Hot Rod" era la classica beffa oltre al danno. Ai microfoni di "Wrestling Then and Now" così si esprimeva nei confronti del "finto" scozzese:
"Piper era un gran bravo ragazzo nello spogliatoio, un ottimo worker, un grande carisma, ma non un collega con cui amavo confrontarmi sul ring.
Sono il tipico "cattivo" a cui piace mettere a terra il "buono", per interagire con il pubblico e prendermi i loro insulti.
Non potevi farlo con Piper.
Ci ho provato, ma lui era una macchina, lo colpivo, lo colpivo, e lui si difendeva sempre. Andava avanti sempre così, e quindi non riuscivo a fare niente.
Niente da dire su di lui come persona, ma era un wrestler che sapeva come rendersi "over" più del suo avversario, ed aveva la dirigenza dalla sua parte, quindi lo poteva fare.
Perché se non avesse avuto dietro le spalle Vince che gli permetteva di fare così, qualcuno dei ragazzi l'avrebbe preso nello spogliatoio, messo a sedere e gli avrebbe detto "hey, amico, quando saliamo sul ring è un gioco di dare ed avere. È una strada a doppio senso."
Alla fine, però, con Piper c'era sempre un solo modo. Lo poteva fare per un po', ma alla fine non è che vendesse molto. Ed io sono uno che deve avere il buono faccia a terra, ed io sulla seconda corda che incito la folla.
Ma con Piper non l'ho mai potuto fare"
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