/di Francesco Cundari/
In un solo giorno Vladimir Putin ha clamorosamente smentito tutti gli argomenti della propaganda putiniana da cui veniamo quotidianamente sommersi. L’occasione è stata la grande parata del 9 maggio con cui da anni il regime celebra se stesso e il suo progetto imperialista, mascherato dietro la rievocazione della vittoria contro il nazismo nella Seconda guerra mondiale. Il fatto stesso che quella solenne cerimonia si sia dovuta tenere alla svelta, con ben pochi armamenti e ancor meno ospiti internazionali da esibire, e solo dopo avere fatto pressione su Donald Trump perché pregasse l’Ucraina di non bombardare la piazza Rossa durante la sfilata, è la più clamorosa smentita del principale argomento della propaganda putiniana di questi quattro anni: la forza schiacciante della Russia, che le avrebbe consentito di fare dell’Ucraina quel che voleva, ragion per cui Kyiv avrebbe fatto meglio ad arrendersi subito, perché la resistenza avrebbe potuto solo prolungare le sue sofferenze (il classico argomento di tutti i supercattivi dei fumetti). Ancora più significative però sono state le parole di Putin sull’Armenia, pronunciate poco dopo in una conferenza stampa, in cui ha detto chiaramente, con ovvio scopo intimidatorio nei confronti del vicino, che la guerra in Ucraina è stata causata proprio dai tentativi di entrare nell’Unione europea. Altro che accerchiamento della Nato, genocidio nel Donbas, persecuzioni contro i russofoni e tutto il resto del campionario di falsità e fesserie da cui siamo tempestati regolarmente sulla stampa e nei talk show. Putin lo ha detto nel modo più chiaro qual è stato il vero motivo, e c’è da credergli, perché l’unica reale minaccia al suo potere è lo spettacolo di una democrazia libera e prospera proprio di fronte ai suoi confini, che dimostri ogni giorno ai russi il costo esorbitante della cleptocrazia putiniana.
Per minacciare l’Armenia il Cremlino si è fatto scappare la verità: a causare l’invasione è stato il desiderio ucraino di entrare nell’Ue
Quanto poi alla sua presunta volontà di pace, o anche solo disponibilità a trattare, che tanti giornali, a dire il vero non solo italiani, hanno voluto vedere persino nello stringato discorso del 9 maggio, fa fede la smentita dei portavoce ufficiali del regime. «È chiaro che la parte americana ha fretta, ma la questione di una soluzione ucraina è troppo complessa e raggiungere un accordo di pace è un percorso molto lungo con molti dettagli complicati», ha detto Dmitry Peskov. Mentre Yury Ushakov, consigliere di Putin, ha ribadito che l’Ucraina dovrà ritirarsi dal Donbas, cioè cedere spontaneamente pure quei territori che i russi non sono mai riusciti a conquistare: una singolare idea di mediazione diplomatica. Ma state pur sicuri che sui giornali e nei talk show italiani i nostri infaticabili capitori di Putin e delle ragioni della Russia continueranno a ripetere che è l’Europa a volere la guerra e a rifiutare la soluzione diplomatica che sarebbe a portata di mano.
https://www.linkiesta.it/2026/05/putin-russia-parata-mosca-piazza-rossa/

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