L'Italia si crede cattolica. I dati dicono un'altra cosa.
Nel 1993, il 37% degli italiani andava a messa ogni settimana. Oggi, secondo ISTAT, siamo al 17,9%. In trent'anni, la pratica religiosa in Italia si è praticamente dimezzata.
Eppure il racconto non cambia: crocifissi nelle aule, processioni in agosto, Papa italiano fino al 2013. L'identità cattolica è ancora lì, intatta nell'immaginario collettivo. La pratica reale è un'altra storia.
La Polonia, paese che nell'immaginario europeo appare meno "emblematicamente cattolico" dell'Italia, porta il 36% dei suoi cittadini in chiesa ogni domenica. Il doppio esatto dell'Italia.
E non è un caso geografico o culturale isolato: la Spagna è al 15%, la Francia al 5-7%, la Germania sotto il 6%. L'Italia, con il suo 18%, regge ancora rispetto al Nord Europa. Ma rispetto alla sua reputazione, è un'altra storia.
Spoiler: tra i giovani italiani tra i 18 e i 19 anni, la quota di chi va a messa regolarmente scende all'8%. Meno di 1 su 12.
Il cattolicesimo italiano è diventato soprattutto un'identità anagrafica. Lo dichiari sulla carta, meno al bancone della parrocchia ogni domenica mattina.
Un paese può essere cattolico nel DNA e non esserlo nei comportamenti. L'Italia ci riesce benissimo.
In breve:
In Italia solo il 18% va a messa ogni settimana, contro il 37% del 1993
La Polonia ha il doppio dei praticanti settimanali rispetto all'Italia: 36%
Tra i giovani italiani di 18-19 anni la quota crolla all'8%

Nessun commento:
Posta un commento