Non puoi sostenere allo stesso tempo un Iran libero e la causa “Free Palestine”. Sono due cose opposte.
Un Iran libero significa abbattere un regime islamico fondato sulla Sharia e costruire una democrazia liberale.
“Free Palestine”, invece, significa cancellare una democrazia liberale — Israele — per sostituirla con uno Stato islamico governato dalla Sharia.
Non è una coincidenza se nelle piazze che protestano contro la guerra all’Iran si glorifica Khamenei mentre si sventolano bandiere palestinesi. Non è una contraddizione: è la stessa agenda.
La narrativa della “liberazione palestinese” viene venduta all’Occidente con parole studiate: colonialismo, oppressione, apartheid, suprematismo. Parole emotive, costruite per manipolare l’opinione pubblica e far sembrare giustizia quello che in realtà è un progetto politico islamista.
Dietro questa narrativa c’è un fatto semplice: molti dei movimenti che si presentano come “palestinesi” sono sostenuti e finanziati dal regime islamico iraniano guidato dall’ayatollah Ali Khamenei, che per decenni è stato la massima autorità politica e religiosa della Repubblica Islamica.
Ecco perché si oppongono a qualsiasi azione contro Teheran: se il regime iraniano crolla, crolla anche l’intera impalcatura politica e propagandistica su cui si regge quella causa.
Un Iran libero smaschera tutto.

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