MASADA 1579 CAPITOLO 21
MASADA n° 1579 10-10-2014
ROMANZO-UNA SECONDA POSSIBILITA’- CAPITOLO 21
Viviana Vivarelli
Deprivazione di energia – Il fantasma della
depressione all’orizzonte – Curare gli altri può farti ammalare – Esperienze
fuori dal corpo
“Privati della vista, a meno che
Gli occhi non ricompaiano
Come la stella perpetua
Rosa di molte foglie
Del regno di tramonto della morte
La sola speranza
Degli uomini vuoti”
(Thomas Eliot)
Ormai da otto giorni non sento più mio marito. E’
sparito quel filo sottile che me lo faceva sentire accanto: il crepito sul
tavolino di salotto, quando arrivava; la sua foto che volava nell’aria; quella
sensazione di presenza nella casa; la risposta immediata alle mie domande
mentali; quel senso di sicurezza con cui mi muovevo nel mondo, come il bambino
che sa di andare da solo però mentre la mamma lo guarda. Dopo 60 anni, io sono
rimasta sola. E non riesco a capacitarmi.
La sua assenza mi ha gettato nello sconforto. Non
serve che mi dica che dopo 19 mesi dalla morte può essere benissimo che sia
rinato di nuovo o che sia affaccendato in qualcosa che lo porta lontano da me.
Sento di colpo la sua assenza e mi manca.
Contemporaneamente a questo senso di assenza
desolata, le mie energie sono crollate.
Ho dovuto sospendere per un giorno i trattamenti del
mattino ai miei amici con varie patologie (ero arrivata a sei persone) perché mi
è preso il sospetto che questa cosa abbia delle controindicazioni perché mi
svuota totalmente di energia. E’ una balla colossale che curare
gli altri ti gratifichi o che l’energia ti alimenti venendo dal cielo o da
chissà quale empireo e ti attraversi come una canna vuota senza far danno. Prova
a chiederlo a un analista sotto pressione se occuparsi dell’energia di
qualcun’altro non lo svuoti della sua. Non so se i benefici riscontrati da
queste sei persone siano reali o solo immaginari, ma so per certo che, per
quanto riguarda me, dopo ogni trattamento mi gira la testa e sono senza voce, e
sulla deprivazione di energia mi sono fatta una storia. Così ieri, sabato, avevo
riprovato ad andare a pranzo con Mariapia, dopo il bidone che le ho dato l’altra
volta, che sono svenuta in farmacia prim’ancora di vederla e mi ha raggiunta poi
al pronto soccorso dove lei parlava, parlava e io svenivo, svenivo… Così mi
sentivo in colpa e volevo rimediare, perché è una buona amica, abbiamo bisogno
l’una dell’altra, e non è giusto che io la bidoni per le mie paturnie, e ho
fissato di nuovo con lei e ce l’ho fatta persino ad andare in centro,
chiacchierare con lei e superare il pranzo, ma, appena siamo uscite dalle
trattoria, ho sentito di nuovo la coscienza che si sfilava come se ricadessi
nello svenimento precedente e non sono riuscita che a fare pochi passi fuori
dalla trattoria per lasciarmi cadere sulla sedia metallica del bar contiguo,
aspettando che il malore passasse, ma alla fine, sentendo che stavo
sempre peggio e per non fare il bis col pronto soccorso, ho chiamato un
taxi e sono tornata a casa, per finire la giornata stesa sul divano
dormicchiando, dentro il buio e fuori dalla luce, così la mattina dopo,
domenica, ho deciso di fare una pausa sulle cure prestate ad altri.
Nessuno sa cosa sia l’energia, come giri, che regole
abbia, se davvero sia possibile mandarla da un essere umano all’altro, se
davvero aiuti a guarire la gente. Nessuno sembra occuparsi di qualcosa di più di
ciò che abbia un corpo o sia stato regolamentata come corpo, e francamente delle
dicerie degli esoterici improvvisati me ne infischio e così dei reikiani, degli
steineriani e di tutti quei cialtroni bigotti che pontificano per sentito dire o
per osservanza a chiese o scienze o sette o scuole di pensiero più o meno
ufficiali, ma quantunque grande sia la falsa conoscenza in proposito, io so solo
che ho tra le mani qualcosa su cui non posso scherzare o piegare a leggende
metropolitane.
Oggi Mariapia mi scrive che “la nostra comune amica
Gianna ha mani meravigliose da pranoterapeuta, ma ha dovuto sospendere e per
mancanza di tempo e per perdita di energia”. Dice Pia: “Quando trattava Germana,
che aveva un cancro, faticava poi a stare in piedi. L'energia che viene passata
al malato esce dal curante, che resta vuoto. Proteggiti e amati.” Fosse
facile!
Ho interrotto per due giorni questa cosa che nemmeno
so e capisco ma prendo male questa sospensione forzata. Ce l’ho con me e mi
sento in colpa. Quando prometti a qualcuno che ti prendi cura di lui, quella
promessa è sacra e l’altro ci conta. In qualunque modo tu lo faccia, lui ti si
affida. E’ vero che la mia guarigione più miracolosa riguarda un signore di 86
anni che era molto male in arnese e nemmeno era stato avvertito di quello che
gli facevo, ma ugualmente un compito è un compito. E se vuoi sperimentare
qualcosa, la prima regola che non si discute è che tu lo prenda molto sul serio.
Altrimenti non vale nemmeno cominciare. E’ come in amore. Puoi avere le tue
battaglie e i tuoi casini, ma l’impegno deve essere serio. O la cosa non
inizierà nemmeno.
Tuttavia qualcosa devo fare perché sto svanendo.
Conosco i sintomi. Dopo quello svenimento in farmacia, che poi si è prolungato
al pronto soccorso per sette ore, in cui entravo e uscivo dallo stato di
coscienza come uno zombi, è arrivata questa settimana strana, senza mio marito,
dove ho perso i colori della vita. Mi sono sentita svuotata e priva di
affettività, è stata una cosa alquanto sgradevole, come non provavo da tanto
tempo, dai sette anni della grande depressione che fu una vera morte psichica,
una cosa terribile che non vorrei ricominciare e dove il mio unico e costante
pensiero della giornata era quello di suicidarmi e se non l’ho fatto è per la
stessa inerzia o vigliaccheria che mi ha trattenuto per 29 anni nella
casa-prigione sotto mio padre, o che mi ha fatto vivere come una donna fedele
per 30 anni come moglie virtuale di un uomo che non c’era mai e che quando c’era
era attraversato da crisi isteriche perché oltre ad essere assatanato dal
lavoro, era un alcolizzato che beveva grappa fin dal mattino e fumava 55
sigarette al giorno, rovinandosi corpo e carattere e trasformando il ‘bambino
d’oro’ di cui mi ero innamorata in un malato intrattabile. Non oso nemmeno
indagare su cosa mi ha sempre trattenuto sul luogo dove stavo, attraversando
inferni e senza fuggire. Non voglio definizioni per questa cosa che è stata, per
motivi diversi, il motivo conduttore della mia vita e si è ripetuta, si è
ripetuta, come se qualcuno mi mettesse di nuovo alla prova per vedere fino a
quando reggevo. E so anche che non dovrei pronunciare mai la parola depressione,
parola malefica a cui è vietato pensare, così come non si evoca mai il male o la
sfiga, per non attirarli, vietata specie per una come me che le depressioni
degli altri cerca di mandarle via.
“Porta l’entusiasmo!” aveva detto l’Angelo. E’ una
parola! Ma in questa settimana gli antichi fantasmi dell’orrore sono riapparsi
obliqui all’orizzonte. La Vita ha un suo timbro che si chiama affettività, che è
come per un pianoforte il colore della musica. Ma quando quel calore-colore
scompare, resta solo il vibrare metallico dei duri martelletti e la vita diventa
un gelo che ti penetra nell’anima.
Mi è tornata alla mente la prima immagine del mio
periodo da sensitiva, in cui mi vedevo come un fascio di carte veline tenute
insieme da uno spillo e, se lo spilla si sfilava, ognuno di questi veli si
sarebbe sparso chissà dove. Ecco, senza Fabrizio vicino, quello spillo ha
cominciato a sfilarsi. E nella stessa settimana tante piccole punture da non
amore mi hanno colpito diversamente, abbattendo quel che restava della mia
autostima.
Ora dovrei ricominciare dall’aiuto agli altri, come
la prima volta, dando agli altri quell’energia che nemmeno trovo dentro di me e
rimettendo in moto quella sorgente che sento disseccata. Ma non è
facile.
Mariapia è convinta che il lutto si faccia sentire a
scoppio ritardato e che dovrei andare da uno psicologo, ma la sola idea mi fa
orrore. Rimestare nella mia sofferenza e tirarla su più insormontabile e
gigantesca di prima..! Nemmeno parlarne!
E tuttavia questa coscienza ondivaga che mi punisce
ritraendosi e mi lascia come un guscio vuoto, un corpo senz’anima, mi vuole dire
qualcosa, mi vuole insegnare qualcosa. E, se non riesco a capire che cosa, si
ripresenterà puntuale come un boccone non digerito a rifarsi
masticare.
Questa è la prova oggi: io corpo senza vita devo
rifar rinascere in me la Vita.
Far crescere la pianta dove si è seccato il
seme.
Prova che il mio destino ogni tanto mi ripresenta per
vedere fino a quando potrò resistere alla mai Ombra e cessare di divorarmi da
sola.
Mi scrive Cristina: “La nefrologa oggi mi ha detto
che in questi cambi di stagione l'acidità, per chi è predisposto o prendi molti
farmaci, è difficile da gestire. Mi ha prescritto quindi altri 2 nuovi farmaci
gastroprotettori da prendere nell'arco della giornata oltre a un prodotto
carminativo. Tienine conto anche tu, che certamente sei al corrente del
problema stagionale e forse come me tendi a sottovalutarlo. Sono
effettivamente, come dici tu scarica, mi affatico facilmente e se il cibo non è
equilibrato come genere, qualità o quantità. Mi sento pronta per il lancio nella
spazzatura.
Bene! In questa situazione non si può che
migliorare. “
Prendo questa frase finale come un
talismano.
Questo svanire dell’anima non ha niente a che fare,
io lo so, con la OBE, Over Body Experience, esperienza fuori del corpo, altra
cosa che ho sperimentato, ché anzi quella era, sì, priva di colore emotivo ma
era piena di immagini e di ‘altra’ vita, si apriva come una finestra improvvisa
su uno strano altrove. Io in quegli eventi non ero fuori di me, ero dentro
un’altra da me.
Intanto dovrei fare una distinzione tra mente e
cervello. So che ci sono scienziati ammalati di fisicità che nemmeno si pongono
la differenza. Rita Levi Montalcini, pure premio Nobel per la medicina, fa una
affermazione indecente quando dice che “il
pensiero è un prodotto secondario del cervello”, così come il sudore
è un prodotto secondario della pelle. Trovo aberrante una scienziata che riduce
tutto alla fisiologia materiale e non riesce nemmeno a immaginare una mente a sé
stante. E la sua frase per me è mostruosa, prova di quali abissi possa
raggiungere una mente orientata solo alla logica della materia e bloccata in una
fissità senz’anima.
E’ un po’ come la distinzione tra corpo e anima.
Hillman dice che non è vero che il corpo è abitato da un’anima, si deve credere
piuttosto che un’anima è abitata dal corpo. Frase bellissima!
Ma quando io sono a terra, dove è fuggita la mia
anima?
Allo stesso modo io credo profondamente che il nostro
pensiero possa essere contaminato dalla materia, per cui ora io ho magari un
ormone che non funziona o gli otoliti dell’orecchio che se ne vanno a giro
creandomi vertigini, ma non crederò mai di avere un corpo abitato dal pensiero
o, peggio ancora, che produce pensiero così come la pelle produce sudore. Per me
il pensiero è ‘regale’. E’ la massima e fortissima realtà, la realtà primaria,
che può attraversare più corpi o esistere fuori dal corpo.
Io credo profondamente alla preesistenza del pensiero
sulla materia e anche alla possibilità che questo esista fuori dal corpo e
indipendentemente da esso. E lo credo proprio a causa delle OBE, solo e appunto
perché io le OBE le ho provate e magari, la Levi Montalcini, povera cara, non
sapeva nemmeno cosa fossero e così navigava nei buio con la saccenza del cieco
che si crede padrone della luce.
Ma chi ha una considerazione appena più alta della
mente o ha avuto esperienze paranormali resta molto perplesso di fronte ai berci
del puro materialismo, perché le sue distinzioni sono
claustrofobiche e autoritarie e buttano via troppe cose che non
potrebbero spiegare. Non che io, poi, mi spieghi gran che, ma almeno sono
aperta alla sperimentazione e non soffoco il vivere per rifiutare la
vita.
E’ vero, ho vissuto per 29 anni una forma di
sciamanesimo spontaneo e che alla fine sono riuscita a bloccare completamente
perché mi disturbava troppo e non lo sopportavo. Sono una normopatica, la
fissazione di essere normale è la mia patologia, e la mia impossibilità ad
esserlo la mia sofferenza. Ma in un, in verità molto lungo, mi è stato dato di
incontrare a mo’ di antologia una serie di esperienze paranormali. Credo di
averle provate quasi tutte, non so per quale straordinario ed enigmatico
motivo, dico quasi perché mi mancano sicuramente la trance, la
levitazione, la bilocazione e la pranoterapia…
Una di queste esperienze destabilizzanti e
inspiegabili è stata l’esperienza della mente fuori dal corpo.
Per un intero mese di agosto in montagna ebbi, nel
riposo del dopo pranzo, ogni giorno, l’esperienza del
TUNNEL DELLA
MORTE, la quale solitamente ha a che fare con esperienze
traumatiche di incontro con la morte, gravi incidenti o infarti, incidenti o
situazioni in cui il soggetto viene riconosciuto morto ma in cui accade che
torni alla vita. Nel mio caso queste situazioni estreme non ci furono, e già
questa è una anomalia nella anomalia.
Al di fuori del tunnel, le esperienze vere e proprie
della mente fuori dal mio corpo che si spostava in tempo reale altrove si è
prodotta in casi fortuiti e lontani tra loro, in genere non sempre riconducili a
situazioni di stress o trauma psico-fisico.
Sopra il corpo schizzai quando caddi in piscina sul pavimento bagnato rompendomi il menisco e mi vidi di colpo da sopra con la gente che si affollava attorno a me distesa sulle piastrelle azzurre, zoom dall’alto, in cui saltai a pie’ pari il dolore lancinante del menisco rotto ed entrai nel puro distacco dell’osservatore..
Sopra il corpo schizzai quando caddi in piscina sul pavimento bagnato rompendomi il menisco e mi vidi di colpo da sopra con la gente che si affollava attorno a me distesa sulle piastrelle azzurre, zoom dall’alto, in cui saltai a pie’ pari il dolore lancinante del menisco rotto ed entrai nel puro distacco dell’osservatore..
Ma altre situazioni sono state bizzarre e senza causa
apparente.
Ricordo una sera in cui ero stanchissima per aver
passato una bella ma faticosa giornata in montagna col gruppo del martedì e ci
fu un litigio con mia figlia, come spesso accade tra madri e figlie adolescenti,
dopo di che andammo ognuna a dormire molto irritate nella propria camera e,
proprio appena chiusi gli occhi, ancora tesa e arrabbiata per la rovente
discussione, mi trovai sbalzata in un altro luogo. Ero un punto di coscienza
senza corpo, sospesa sopra una strada in cui era avvenuto un incidente. Pur
restando ferma e sospesa in alto come in un punto fisso, mi pareva che, per
stare lì, si doveva muovere dentro di me un motore impazzito di
cui sentivo la velocità infinita, simile a quella provata nel tunnel. Ero su una
piccola strada di campagna asfaltata in curva, da una parte vedevo un muro,
dall’altra la campagna, la macchina era francese, piccola e blu, il conducente
era stato sbalzato fuori ed era rimasto lo sportello aperto, e due poliziotti
vestiti di blu e nero col kepì tipico dei poliziotti francesi stavano cercando
tra l’erba la testa che mancava e che era stata staccata di netto dall’incidente
in curva volando via.
Appena avuta questa visione, diversa da un sogno
intanto per l’immediatezza, poi per questa sensazione di essere un motore che mi
proiettava a una velocità spaventosa pur restando ferma in un punto, ho aperto
immediatamente gli occhi spaventata e sono saltata in piedi fuori dal letto.
Ripresa la calma, mi sono distesa di nuovo cautamente, ma come ho richiuso gli
occhi, zac, ero di nuovo nello stesso luogo, questa volta un poco oltre sulla
spalla di un motociclista che andava a folle velocità e che era, non so come,
coinvolto nell’incidente o ne era stato la causa, un motociclista con la muta di
pelle nera e un casco nero con in mezzo una riga bianca. Io ero come un punto di
coscienza sospeso sulla sua spalla sinistra e andavo alla sua
velocità.
Reply: apro di colpo gli occhi e salto fuori dal letto, Ma come mi rimetto giù e di nuovo chiudo gli occhi, ricomincia tutto da capo. Sono sempre sul luogo dell’incidente ma è notte, so che siamo vicino a un aeroporto. Vedo un locale di ristoro che porta una insegna luminosa con delle corna di bisonte. C’è un bosco di alberi non alti dai tronchi sottili, cespugli... Per quanto sia notte, vedo tutto benissimo, con la massima nitidezza, bianco su nero come in una cianografia, ogni più piccola foglia, ogni minimo filo d’erba, vedo come potrebbe vedere un animale notturno dalla vista acutissima e senza i miei attuali impedimenti visivi. La situazione si ripete una quarta volta, mi sposto ma sono sempre nella zona dell’incidente. Alla fine decido di non dormire più e vado in camera di mia figlia per restare sveglia, non ripetere l’incubo, e discutere con lei della cosa.
Reply: apro di colpo gli occhi e salto fuori dal letto, Ma come mi rimetto giù e di nuovo chiudo gli occhi, ricomincia tutto da capo. Sono sempre sul luogo dell’incidente ma è notte, so che siamo vicino a un aeroporto. Vedo un locale di ristoro che porta una insegna luminosa con delle corna di bisonte. C’è un bosco di alberi non alti dai tronchi sottili, cespugli... Per quanto sia notte, vedo tutto benissimo, con la massima nitidezza, bianco su nero come in una cianografia, ogni più piccola foglia, ogni minimo filo d’erba, vedo come potrebbe vedere un animale notturno dalla vista acutissima e senza i miei attuali impedimenti visivi. La situazione si ripete una quarta volta, mi sposto ma sono sempre nella zona dell’incidente. Alla fine decido di non dormire più e vado in camera di mia figlia per restare sveglia, non ripetere l’incubo, e discutere con lei della cosa.
Altre visioni me lo sono un po’ dimenticate: troppe
ne ho avute.
Caratteristiche anomale rispetto ai sogni sono
l’immediatezza del salto spazio-temporale per cui sono sveglia e non faccio a
tempo ad addormentarmi, l’assenza del corpo, l’incredibile velocità a cui mi
sembra di viaggiare anche se sono ferma, le alterazioni alla percezione per cui
vedo anche le cose più piccole o vedo dentro gli oggetti (per es. dentro gli
armadi o i comodini o i corpi: vista endoscopica), la riduzione del numero dei
colori a pochissimii, la percezione anche di cose che dovrebbero essere
invisibili come l’alone energetico attorno alle persone o dettagli che si
dovrebbero vedere male perché sono nel buio e che invece per me sono nitidissimi
come se vedessi perfettamente in ogni condizione di luce. C’è poi uno stato
emozionale diverso nel senso che, qualunque cosa veda, io sono uno spettatore
freddo e distaccato che non prova emozioni nemmeno davanti a un corpo con la
testa mozza. Anzi, sembra che riguardo alle emozioni umane io sia uno spettatore
alieno che guarda le emozioni altrui col distacco di chi osserva cose che non
capisce.
Ricordo, durante una bellissima meditazione della
psicosintesi con Piero Ferrucci, di essere stata sbalzata di colpo in una casa,
dove una famiglia cenava in cucina attorno a una tavola sotto una lampada accesa
e ricordo il distacco da osservatore alieno con cui la guardavo. Pur non essendo
essi inseriti in una scena emozionale ma nella normalità di una normale cena
famigliare, il loro essere vivi mi colpiva per la stranezza che gli esseri umani
hanno riguardo alle emozioni e che ne fa esseri speciali nell’universo, la loro
vivezza emozionale mi sembrava qualcosa di bizzarro, di eccessivo, come un
brulicare molto caldo e intenso che quasi non tolleravo ma che allo stesso tempo
mi interessava in modo morboso e magnetico.
Comunque sia stato, in questo
tipo di esperienza ho avuto sempre la netta sensazione che la mente fosse una
cosa completamente distinta dal mio cervello e del mio corpo, che poteva avere
una vita propria con percezioni anche diverse ma sempre molto forti anzi più
forti senza gli impedimenti del corpo e i suoi deficit, e che questa mente
poteva sussistere e anche meglio senza l’aggravio corporeo anche se guadagnava
delle caratteristiche particolari non umane.
Ovviamente la Levi Montalcini non
sarebbe d’accordo con nulla di quel che ho detto e mi considererebbe una
mitomane o una delirante.
Ovviamente mi permetto di considerare lei una razionale e una
dispotica.
In senso neurologico il cervello è formato da una
rete di cellule nervose, i neuroni, che trasmettono le informazioni con un
sistema elettro-chimico che potremmo paragonare a una serie di scariche
elettriche che percorrono delle vie neuronali fino a bombardare determinate aree
del cervello.
In questa trasmissione elettrica, il cervello può
emettere varie frequenze elettromagnetiche e qualunque neurologo sa che ad ogni
fascia frequenziale corrisponde un certo tipo di attività mentale, andando dallo
stato di coma fino all’eccitazione creativa del genio.
In tal senso si parla di onde beta, veloci, da 21 a
14 picchi al secondo, connesse alle attività razionali e corrispondenti al
lavoro della mente che pensa in stato di attenzione o vigilanza. Ci sono poi le
onde alfa, meno veloci, da 14 a 7 cicli al secondo, legate all’intuizione e alla
creatività, che emergono quando la mente pensante si riposa ed entra in uno
stato di tranquillità’: RILASSAMENTO, DORMIVEGLIA o MEDITAZIONE; abbiamo poi le
onde teta, molto più
lente, onde del SONNO, che scendono dai 7 a 4 cicli al secondo; ancora più bassa
e’ la fascia delle onde delta, sonno profondissimo o stato vegetativo, da 4 a
mezzo ciclo, qui troviamo il COMA o l’ESTASI, e già è abbastanza
sconcertante che lo stato di minore attività cerebrale, il coma, corrisponda a
quello stato di maggiore attività paranormale, che è appunto
l’estasi.
Si dice che normalmente siamo in uno stato di
coscienza ordinaria, stato di veglia lucida o sonno normale.
Gli stati modificati di coscienza sono gli stati di
coscienza straordinaria e li possiamo vivere solo eccezionalmente e moltissimi
non ne hanno mai avuti nella loro vita. L’Obe sta qui ed essi possono essere di
vari tipi: ipnosi, trance, estasi, allucinazioni, visioni ed esperienze
paranormali in genere. Para vuol dire che sta ‘al di là’, in questo caso al di
là dell’esperienza psichica ordinaria, cioè comune a tutti.
Alcuni hanno una facilità quasi congenita verso
questo uso della mente, altri non lo hanno mai attivato, altri infine vi
capitano raramente e ne restano scioccati. Alcuni sperimentano questi stati come
squilibranti o patologici o comunque fortemente anomali e inquietanti. E’ stato
il mio caso ed io non ho fatto altro che cercare di eliminare queste esperienze
per 29 anni finché ci sono riuscita e sono tornata normale come tutti con
l’enorme sollievo di chi non sarebbe mai riuscito ad abituarsi a queste anomalie
da schizzati. Ma ci sono persone che le hanno dalla nascita o vivono nelle
culture giuste e sono abituati ad esse perché costituiscono un loro modo
abituale di usare la mente.
Queste persone esistono da tempo immemorabile e sono
state chiamate con vari nomi: santi, guru, sciamani, stregoni, maghi, veggenti
ecc. e in genere sono stati onorati dai loro gruppi sociali che li hanno usati
per la terapia o la veggenza. Noi facciamo eccezione, perché il materialismo
occidentale ha scelto di basarsi sulle scienze fisiche (il mondo della
Montalcini, appunto) su ciò che è visibile e ripetibile, imponendo un vero
monopolio razionale alla mente, al punto da demonizzare chiunque la usi in modo
diverso, così che la stessa Chiesa cristiana, e in particolare quella cattolica,
ha rinnegato il paranormale persino in ambito religioso, rendendo difficile la
vita dei santi, che spesso sono dei medium diretti dalla fede.
Ma noi riteniamo che la distinzione tra cervello e
mente sia importante, pensiamo che il cervello organico non esaurisca la mente
ma ne sia uno strumento funzionale, come un telefonino o un pc, che possono
portare la voce o il pensiero di un soggetto ma stanno su un piano inferiore e
strumentale, sul piano della materia. Secondo la mia opinione e le mie
esperienze, il cervello è una cosa e la mente un’altra, e la mente può esistere
anche senza o fuori il cervello.
Del resto basta aver avuto anche una sola esperienza
di OBE per sapere che la mente può esistere fuori dal corpo, anzi è più libera,
diretta, e percepisce diversamente. Se accettiamo questo punto di vista, risulta
chiaro che la macchina cervello non esaurisce le possibilità della mente ma è
solo un sistema d’uso. E’ come in un computer. Da una parte ho l’hardware e
dall’altra il software. Con l’avvertenza che nel caso della mente, questa può
funzionare anche senza l’hardware.
Quello che possiamo notare subito è che negli stati
straordinari di coscienza cambia il modo con cui viene percepita la realtà. In
particolare risultano modificate le coordinate cognitive di spazio e
tempo.
I matematici sanno quanto sia importante stabilire le
coordinate di base, perché da esse dipende una determinata lettura del reale. E,
se si cambiano queste coordinate, cambia anche la realtà conseguente. Così essi
sono in grado di ipotizzare realtà a 3 dimensioni, a 4, 5 ecc.
Einstein impresse una svolta radicale alla fisica
aggiungendo il tempo alle tre dimensioni di base: lunghezza, larghezza e
profondità. Aggiungendo il tempo si scoprivano variazioni della realtà
altrimenti insospettabili.
Per es., se si prendevano due gemelli e se ne mandava
uno nello spazio a una velocità prossima a quella della luce, via via che la
velocità dell’astronave aumentava rallentava il tempo del pilota, cioè si
arrestava il suo invecchiamento. Così, se egli tornava sulla Terra dopo un lungo
viaggio nello spazio, risultava più giovane del suo gemello rimasto sulla
Terra.
Il prof. Subhash Kak, dell’università della Luisiana,
presenta il fatto cosi’: “Se il gemello a bordo della nave spaziale si reca
sulla stella più vicina al nostro pianeta, che dista 4.45 anni luce, viaggiando
all’86% della velocità della luce (300.000 km al secondo), rientrando sul
pianeta Terra risulterà invecchiato di 5 anni mentre il gemello rimasto a terra
sarà invecchiato di 10 anni!” Insomma viaggiare nello spazio a una certa
velocità ci manterrebbe giovani.
Per capirsi è importante avere gli stessi punti di
riferimento, non solo nei viaggi nello spazio ma anche nella percezione della
realtà o anche nella conversazione comune. Per cui quando io parlo delle mie
esperienze a una persona di percezione ordinaria posso risultare altrettanto
folle di Einstein quando spiegava lo spazio-tempo a qualcuno che non sapeva una
cippa di fisica.
Spazio e tempo sono le coordinate abituali del
conoscere con cui da migliaia di anni ci hanno insegnato in Occidente a
inquadrare la realtà. Ma il modo con cui percepiamo è una visione relativa, non
assoluta, un determinato modo di percepire, una visione culturale. Cosa ci sia
in assoluto non lo sappiamo. I filosofi hanno coniato il termine ‘noumeno’ per
indicare la realtà assoluta non conoscibile, la realtà in sé, che si contrappone
al ‘fenomeno’, che indica la visione del reale relativa al nostro modo
ordinario, abituale, culturale, di conoscere. Insomma quella che chiamiamo
realtà non è altro che una particolare visione fenomenica.
Il nostro conoscere è il frutto di un lunghissimo
condizionamento mentale, ereditario e ambientale, che ci ha programmato in un
certo modo, per cui non sapremo mai com’è la realtà in sé’, possiamo solo
elaborarla come ci hanno insegnato a fare. Ma quello che le esperienza
paranormali mi hanno insegnato è la possibilità che la realtà possa essere
elaborata in altri modi.
L’ambiente e la cultura ci hanno programmati così e
noi usiamo il cervello di conseguenza. Ma un diverso ambiente e una diversa
cultura avrebbero potuto programmarci diversamente e noi avremmo avuto una
diversa elaborazione del reale.
Questa differenza risulta chiara quando contattiamo
culture molto lontane dalla nostra, in particolare culture che sono rimaste
isolate per lungo tempo e non si sono omologate alla cultura occidentale, per
es. una tribù da poco scoperta dell’Amazzonia.
Noi siamo come dei computer, siamo programmati e
agiamo secondo il programma ricevuto. Non esiste nulla nella mente umana che non
sia programmato culturalmente, che non sia frutto di un condizionamento
precedente. Già quando nasciamo, le nostre cellule hanno subito un imprinting
ereditario che poi prosegue con gli influssi dell’ambiente in cui siamo
immersi.
La cultura è una manipolazione lenta e sottile che
procede per migliaia di anni e di cui non ci accorgiamo nemmeno. Noi nasciamo
già programmati in un certo modo in via ereditaria, poi gli insegnamenti,
l’educazione diretta e indiretta, scolastica e ambientale, l’esempio, i veti e
le sollecitazioni fanno il resto.
Quando possiamo confrontare culture molto diverse, ci
rendiamo conto che il cervello può essere programmato in molti modi e che certi
canali possano essere aperti o chiusi o le stesse funzioni percettive o
cognitive possono essere usate anche in modi opposti.
Un indio dell’Amazzonia, abituato a sapere fin dalla nascita che la selva è abitata da spiriti, non farà nessuna fatica a vederli, perché ha sviluppato dei canali percettivi adatti a questo scopo, in un europeo questi canali sono stati accuratamente chiusi, per cui se egli di colpo vedesse uno spirito penserebbe di essere pazzo o di essersi sbagliato e censurerebbe la visione, manca l’imprinting culturale di elaborazione del dato, per cui si spaventerebbe e cercherebbe di oscurare la sua impressione. Insomma, come c’è un rimosso psichico, per cui sprofondiamo nell’inconscio i contenuti psichici che non vogliamo vedere, così c’è un rimosso culturale per cui oscuriamo tutte quelle esperienze paranormali per cui possiamo essere presi per pazzi, perché non si omologano con la cultura conosciuta e accettabile, sono un non rimosso cognitivo e arriviamo al punto di negarle e non riconoscerle.
Un indio dell’Amazzonia, abituato a sapere fin dalla nascita che la selva è abitata da spiriti, non farà nessuna fatica a vederli, perché ha sviluppato dei canali percettivi adatti a questo scopo, in un europeo questi canali sono stati accuratamente chiusi, per cui se egli di colpo vedesse uno spirito penserebbe di essere pazzo o di essersi sbagliato e censurerebbe la visione, manca l’imprinting culturale di elaborazione del dato, per cui si spaventerebbe e cercherebbe di oscurare la sua impressione. Insomma, come c’è un rimosso psichico, per cui sprofondiamo nell’inconscio i contenuti psichici che non vogliamo vedere, così c’è un rimosso culturale per cui oscuriamo tutte quelle esperienze paranormali per cui possiamo essere presi per pazzi, perché non si omologano con la cultura conosciuta e accettabile, sono un non rimosso cognitivo e arriviamo al punto di negarle e non riconoscerle.
Ma, quando il giogo ferreo della razionalità si
affievolisse, in un profondo rilassamento per esempio o in una situazione
traumatica, ecco che quella esperienze potrebbero riemergere
riaffermando la loro realtà. Per cui per certe cose un indio sembrerà uno
sprovveduto rispetto a un occidentale, per altre sarà in grado di fare atti o
avere percezioni che un occidentale nemmeno si sogna. Vivere in una certa
cultura vuol dire essere modificati da questa, per cui certe funzioni saranno
valorizzate, altre represse, certi canali saranno attivati, altri
chiusi.
Noi occidentali abbiamo represso o inibito molte
delle nostre potenzialità, la chiaroveggenza, la telepatia di gruppo, la
simbiosi con la natura, la comunicazione con le intelligenze invisibili ecc. Il
programma sembra non esserci, solo perché ne siamo così condizionati da non
avvertirlo più, ma ci condiziona. La razionalità ha divorato l’essere e lo ha
imprigionato nella materia.
“Siamo,
come diceva Jung, poveri
d’anima”. L’anima l’abbiamo proprio repressa, grazie ad una scienza
materialista e monopolistica e a una chiesa mirata solo alla primazia politica e
alla prevaricazione ideologica; da una parte siamo avanzati nel progresso logico
e tecnologico, dall’altra siamo regrediti nella nostra parte spirituale. per
dirla coma un induista: vediamo i corpi grossolani ma abbiamo perso quelli
sottili.
Ogni cultura ha i suoi modi di percepire il mondo e
li tramanda, programmando i suoi membri. Ogni cultura ha la sua visione della
realtà e la impone come assoluta. E’ anche questo un modo per gestire il potere.
E tutta la struttura cognitiva con cui percepiamo il mondo non è innata ma
indotta.
In Occidente le coordinate base della mente ordinaria
sono lo spazio e il tempo; lo spazio è esteso, al modo della geometria, per cui
se sono qui non posso essere altrove; il tempo è lineare, al modo
dell’aritmetica, progressivo, unidirezionale, per cui prima viene A poi B ecc.,
così come prima viene 1 poi 2 ecc..
E’ un modo di conoscere relativo, indotto,
programmato, che produce una certa visione del mondo. Quando qualcosa
contraddice questa visione noi la rifiutiamo, per es. quando un oggetto è qui ma
contemporaneamente anche altrove (bilocazione), o quando ci appare il tempo
futuro che, essendo futuro, non potrebbe logicamente essere visto
adesso.
Eppure la mente di un aborigeno australiano, che è
programmata in un altro modo, vede in modo diverso e non se ne meraviglia. Per
es. egli può vedere il futuro: se i cacciatori partono per la caccia, può vedere
prima quale preda incontreranno; se un visitatore è in arrivo può scorgerlo
all’orizzonte molte ore prima che realmente arrivi. Il modo di funzionare della
sua mente ci sembra bizzarro, perché non ha il concetto di tempo lineare né di
spazio esteso, che sono i nostri paradigmi. Eppure molti operatori sociali o
missionari che sono stati a lungo in contatto con gli Aranda o tribù simili
hanno testimoniato queste capacità.
Dobbiamo capire che le coordinate della mente possono
essere molte, non solo quelle che conosciamo. La mente può essere programmata in
modi diversi. Alcuni di essi possono aprire altri livelli di coscienza, in cui
per esempio lo spazio non è esteso ma contratto e si può essere qui ma anche
altrove (bilocazione) o essere visti in due luoghi diversi nello stesso istante
come avveniva a padre Pio, o il tempo può non procedere nel modo
unidirezionale che conosciamo, in avanti, ma può invertire il suo corso e far
vedere subito il futuro o svelare aspetti ignoti del passato (preveggenza o
chiaroveggenza).
Immaginate che queste facoltà costituiscano un certo programma mentale, questo può essere indotto culturalmente (l’aborigeno australiano) o può essere latente e diventare attivo anche in un occidentale, possono essere in lui sin dalla nascita o apparire di colpo dopo un trauma, come avvenne a me. E’ un programma mentale che produce quelle situazioni che abbiamo chiamato stati modificati della mente, diversi rispetto alla standard culturale occidentale, in quanto lontani dalla norma.
Immaginate che queste facoltà costituiscano un certo programma mentale, questo può essere indotto culturalmente (l’aborigeno australiano) o può essere latente e diventare attivo anche in un occidentale, possono essere in lui sin dalla nascita o apparire di colpo dopo un trauma, come avvenne a me. E’ un programma mentale che produce quelle situazioni che abbiamo chiamato stati modificati della mente, diversi rispetto alla standard culturale occidentale, in quanto lontani dalla norma.
In Occidente constatiamo il funzionamento di questi
programmi ‘altri’ della mente nella vita dei santi o dei sensitivi.
La cosa curiosa è che anche la fisica comincia a
interessarsi ad essi, con parecchi interrogativi perché gli scienziati hanno
ovviamente serie difficoltà a inserire i fatti ‘anomali’ nel quadro scientifico
tradizionale.
Per es., la fisica nucleare ha scoperto che, se due
elettroni fanno un lavoro comune e poi vengono allontanati, resta tra loro un
legame che porta a una conoscenza diretta condivisa, così che, se si sollecita
uno con una informazione (per es. gli si dà un tot di calore), anche l’altro,
ovunque sia, riceve la stessa informazione.
Essi formano una diade telepatica, come la madre col
figlio, sembrano due oggetti distinti e separati ma si comportano come fossero
una sola unità cognitiva, in cui l’apprensione di un dato si accende nello
stesso momento in entrambi, indipendentemente dalla distanza, come se la
distensione spaziale fosse una illusione percettiva ed essi partecipassero a una
memoria comune non solo per il passato ma anche per il presente. E, se si pensa
che tutte le particelle che formano il pianeta Terra derivano da un big bang
originario e dunque hanno partecipato ad uno stesso immane lavoro cosmico,
possiamo ipotizzare che a un certo livello tutto ciò che esiste nell’universo
sia in contatto telepatico e che l’universo possa essere un’unità di memoria
condivisa.
Dunque ci sono legami che sono indipendenti da spazio
e tempo e riguardano un altro livello di realtà in cui valgono partecipazioni
più profonde che dovrebbero essere lette secondo altre coordinate, non lo spazio
e tempo che conosciamo, ma, per esempio, l’analogia e il
significato.
In parapsicologia vediamo che, se a un figlio accade
qualcosa di grave, la madre può saperlo subito, con un sogno o una visione, una
percezione extrasensoriale o un malessere. La fisica ordinaria non sa spiegare
come questo accada e la religione non cerca nemmeno di farlo.
La diade telepatica due-elettroni o madre-figlio è un
enigma perché sta fuori del tempo e non si cura della distanza spaziale Rivela
che, da un certo punto di vista, abbiamo due unità distinte e separate, ma da un
altro una sola unità di informazione, in cui un messaggio si accende nello
stesso istante nelle due parti, così come in un organismo una minaccia può
essere percepita simultaneamente dallo stomaco (senso di vomito) o dal sistema
termico (gelo improvviso) o dal sistema limbico (paura).
Se i due poli formano una coppia telepatica,
patiscono insieme, vivono le stesse cose insieme, in virtù di un legame
significativo di cui nulla sappiamo, come una coppia di gemelli.
A questo punto si potrebbe ipotizzare che l’intero
universo sia un organismo, che posso guardarlo con una mente programmata a
distinguere le cose separate o con una mente programmata a vedere le unioni, i
collegamenti, le relazioni, le analogie..
In effetti il mio cervello, già materialmente è diviso in due emisferi di cui uno è specializzato a vedere il mondo in modo logico e separativo usando spazio e tempo, l’altro in modo intuitivo e relazionale usando simbolo e analogia. E l’esame neurologico cerebrale mostra che alcuni hanno più sviluppata la parte logica, altri quella intuitiva. L’occidente ha fatto progredire una cultura che ha sviluppato maggiormente l’emisfero logico ma le differenze individuali persistono.
In effetti il mio cervello, già materialmente è diviso in due emisferi di cui uno è specializzato a vedere il mondo in modo logico e separativo usando spazio e tempo, l’altro in modo intuitivo e relazionale usando simbolo e analogia. E l’esame neurologico cerebrale mostra che alcuni hanno più sviluppata la parte logica, altri quella intuitiva. L’occidente ha fatto progredire una cultura che ha sviluppato maggiormente l’emisfero logico ma le differenze individuali persistono.
Ci potrebbe dunque essere un modo di vedere il mondo
in cui ogni parte esiste di per sé, slegata dalle altre, e un modo in cui appare
chiaro che tutte le parti comunicano tra loro, un mondo che sembra disteso nello
spazio e allungato nel tempo, e un mondo sincronico che funziona per significati
e analogie e dove il significato è ora, qui, istantaneamente, e spazio e tempo
sono solo illusioni.
E la nostra mente, variando le sue frequenze, le
lunghezza d’onda elettromagnetiche, potrebbe passare da una visione all’altra,
da un programma all’altro: la visione spazio-temporale tipica dell’Occidente, o
la visione analogica o per significati sincronici, tipica dell’Oriente, ma anche
delle culture sciamaniche o dei sensitivi.
“La madre ebbe una visione e disse al marito: “Fabio
ha avuto un incidente di macchina, è steso su un prato con la gamba rotta,
corriamo!” Salirono in auto e lei guidò il marito nel luogo esatto
dell’incidente, dove trovarono il figlio disteso sul prato con una gamba
rotta.”
Quando impariamo ad analizzare i nostri sogni, appare
subito che questo salto dal mondo spazio-temporale a quello simbolico è
presente. In un sogno è il significato che conta, spesso un significato che
appare attraverso metafore, simboli, somiglianze, associazioni o analogie, e in
cui la successione dei tempi o il modo di presentarsi degli spazi non è
importante. Il sogno deve essere letto secondo altri codici. Appartiene a un
altro programma che occorre conoscere per capirlo.
Il sogno spesso non ha un ordine temporale, può
essere letto a rovescio, quello che dovrebbe accadere prima accade dopo, si può
partire dal suo punto più importante o emblematico o bizzarro e non dall’inizio
(Jung partiva dal particolare anomalo), non rispetta le fedeltà realistica dei
luoghi o di oggetti o persone (ero in una casa ma non era questa di adesso, o
era la casa dell’infanzia, era mio marito ma non era proprio lui ecc.). Il sogno
può prevedere fatti futuri (preveggenza) o dirci cose che ci dovrebbero essere
ignote (chiaroveggenza) ecc.
Nel sogno, o in una fase alfa prossima al sognare,
posso sapere istantaneamente qualcosa, tipicamente la morte, anche se avviene in
quel momento da tutt’altra parte, anche se riguarda persone che nemmeno
conosciamo.
Anche la fantasticheria può indurre in uno stata alfa
prossimo al sogno e aprire la chiaroveggenza.
Poiché stento ad addormentarmi, spesso mi faccio delle fantasticherie. In una di queste immagino di dare uno spettacolo in cui vengo posseduta da anime di cantanti defunte e canto con la loro voce davanti a un pubblico che me le ha richieste. Io sono stonata e mi piacerebbe molto saper cantare, per cui questa fantasticheria notturna soddisfa una mia mancanza e mi piace molto. Così una notte immaginavo di cantare con la voce di Marilin Monroe, Yma Sumac, la Callas ecc. A un certo punto si interpone una voce nuova, non chiamata, è Nilde Iotti. Sorpresa! Io dico: “Ma tu non sei morta!”. “Invece sono morta in questo momento”, dice lei “E vorrei cantare un’ultima volta l’Internazionale.” E Nilde Iotti canta con voce lenta e grave l’Internazionale.
La mattina dopo sono in salotto che spolvero con la tv accesa e sento che Nilde Iotti è
morta la notte prima.
Il sogno può essere una via di conoscenza. Il 50%
degli eventi paranormali avvengono in sogno, per cui esso può essere la prima
via che possiamo esplorare, non solo per leggere meglio in noi stessi, come
vuole la psicoanalisi, ma per conoscere fatti a noi ignoti.
In genere noi non sappiamo gestire il sogno e agirlo
in modo sciamanico, come una via di conoscenza. Ma altre culture lo fanno e gli
sciamani insegnano ai loro apprendisti a muoversi nel sogno come fosse un mondo
a parte.
Si parla di sogno, e gli stregoni lo conoscono bene,
quando non subiamo passivamente quello che sogniamo (cosa che diventa terribile
in un incubo), ma in cui un punto di coscienza attivo gestisce il sogno secondo
la sua volontà. Per esempio lo sciamano può entrare in un punto del sogno e
passare da questo ad un altro sogno, come all’interno di più scatole cinesi.
Castaneda nel suo diario di uno sciamano tolteco lavora molto su queste modalità
del sognare…e il sogno ha sempre un profondo significato nelle comunità tribali
che lo usano come strumento di conoscenza dell’ignoto, di preveggenza, di
diagnosi o terapia, o come strumento per conoscere la volontà divina.
C’è una modalità che Castaneda insegna per gestire il
sogno lucido che io uso per gestire le visualizzazioni durante le regressioni.
Dico: “Guardati le mani! le vedi le tue mani?”.
Il nostro cervello è come un computer che può avere
in memoria programmi diversi, per es. sul mio pc ho in programma vari sistemi
operativi: Internet Explorer, Firefox, Chrome.. posso passare da uno all’altro,
ci sono cose che posso fare con uno ma non con l’altro; ogni programma ha le sue
caratteristiche e devo conoscerle. E anche il mio cervello quando sogna usa un
programma di elaborazione dati che non è lo stesso che usa quando è in uno stato
di veglia.
Anche qui occorre distinguere la mente dal cervello.
Da una parte ho l’hardware, dall’altra il software. L’hardware è la macchina, il
cervello, la parte organica. Il software è uno dei programmi o codici che posso
usare.
Per esempio col computer, se sono un architetto,
userò Autocad, che è un programma di grafica molto evoluto che mi permette di
produrre disegni bi/tridimensionali in ambito ingegneristico, architettonico,
meccanico, etc. Gli stessi non li posso fare con Word ecc.
Se sono un sensitivo, la mia mente è in grado di
disattivare il programma ordinario e di passare a un altro programma che
oltrepassa i dati percettivi e i legami logici tradizionali per un altro tipo di
visione. Questa capacità di passare da un programma a un altro è fondamentale.
Non si può pretendere di usarli tutti e due contemporaneamente.
Nei 29 anni in cui ho goduto della chiaroveggenza,
quando la applicavo a un visitatore, non lo guardavo, non lo memorizzavo,
preferivo che stesse in silenzio per non essere distratta o
condizionata da quello che diceva, non gradivo la presenza di altre persone
nella stanza o di rumori ambientali, qualsiasi cosa interferisse con l’uso
interno della mia mente, e dimenticavo poi quasi dal tutto quello che vedevo o
dicevo, pur non essendo in trance. Questo lo faccio anche ora che questa
capacità di visione interna (endoscopia di una vita) è quasi scomparsa, quasi
vuol dire che qualcosa è rimasto ma non posso più produrre gli effetti di prima,
e anche ora non memorizzo i visi, le storie, i nomi…Tutto passa come su un altro
livello. Ma se rivedo la stessa persona anche dopo 20 anni, non ricordo di
averla vista, ma riprendo la sua storia dal punto in cui l’avevo lasciata. Non
ha lasciato tracce in me su un livello ordinario, ne ha lasciato su un
altro livello.
Ora, può accadere che uno sia nato con
una data specificità (la chiaroveggenza, per es.) o può accadere che in caso di
trauma si attivi di colpo un programma latente, cioè una capacità che esisteva
già nella mente e che improvvisamente attiva il cervello in un certo modo, cioè
apre un certo tipo di percezione non ordinaria, creando nuove sinapsi e nuove
vie neuronali. Il risultato è una esperienza definibile come
‘straordinaria’ perché è totalmente diversa dal modo abituale di
funzionamento cerebrale.
In un computer posso avere programmi molto diversi,
di solito essi non comunicano tra loro, tuttavia posso attivare l’uno o l’altro
e passare i dati dall’uno all’altro, memorizzandoli in un certo formato, per es.
ho un programma di immagini (foto, disegni..), se le metto in formato mpeg le
posso vedere in un altro programma, Word, non adatto a vedere immagini, sempre
che esso le riconosca.
Lo stesso accade per la mente di un sensitivo, egli
può avere esperienze che possono essere trasmesse alla mente ordinaria sempre
che essa le riconosca, altrimenti andrà in tilt o le negherà.
Insomma ci sono cose che la mia mente ordinaria non
comprende, perché è stata programmata a non comprenderle. Ma con un po’ di
esercizio si può superare questo gap e scoprire che altri modi di usare la mente
sono possibili.
L’incongruenza dei tempi e degli spazi è tipica del
sogno, per questo non ha senso dire che il sogno è strano perché non rispetta le
logiche della lettura ordinaria della realtà. Il sogno sembra strano se letto
secondo il codice della veglia, ma non lo è se viene letto secondo il codice
proprio, esattamente come due programmi diversi del computer.
Il sogno ha le sue logiche che la veglia non conosce. Non è una copia della realtà, o può anche riprendere la realtà ma secondo una lettura diversa, per cui per certi buoni sognatori il sogno è già di per sé una via sciamanica naturale (sha=sapere). Gli stregoni e gli sciamani, spesso usano nelle loro iniziazioni proprio la via del sogno come via di conoscenza ‘altra’ e superiore.
Il sogno ha le sue logiche che la veglia non conosce. Non è una copia della realtà, o può anche riprendere la realtà ma secondo una lettura diversa, per cui per certi buoni sognatori il sogno è già di per sé una via sciamanica naturale (sha=sapere). Gli stregoni e gli sciamani, spesso usano nelle loro iniziazioni proprio la via del sogno come via di conoscenza ‘altra’ e superiore.
Il sogno non è solo “la via regia dell’inconscio”, come diceva
Freud, ma una via di conoscenza molto particolare della realtà in cui usiamo
altre coordinate cognitive, come il significato o lo scopo.
Per questo la mente ordinaria può non capire affatto
il senso dei sogni e deve impararne il codice di interpretazione.
È strano vagare nella nebbia!
Solo è ogni cespuglio e pietra,
Nessun albero vede l'altro,
Ognuno è solo.
Pieno di amici era per me il mondo,
Quando la mia vita era ancora luminosa;
Adesso, che la nebbia cala,
Nessuno si vede più.
In verità, nessuno è saggio
Se non conosce il buio,
Che piano ed inesorabilmente
Da tutti lo separa.
Strano, vagare nella nebbia!
Vivere è essere soli .
Nessuno uomo conosce l'altro,
Ognuno è solo.
(Herman Hesse)
E come le stelle cadono
smarrendosi nel tempo,
così i nostri giorni
in un fruscio di specchi
smarrendosi nel tempo,
così i nostri giorni
in un fruscio di specchi
(Domenico)
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