venerdì 23 novembre 2012

Sequestro Spinelli: spunta anche una donna albanese


Il capobanda ai pm ha detto che la chiavetta Usb mostrata al ragioniere era vuota



 Gli autori del sequestro dei coniugi Spinelli



La presunta partecipazione di una donna albanese ad alcune fasi del sequestro e, soprattutto, ad incontri successivi con il capo della banda e poi il ruolo di un misterioso 'settimo uomo' che potrebbe aver "suggerito l'obiettivo da aggredire" e confezionato l'ormai famoso presunto dossier da far arrivare a Silvio Berlusconi in cambio di 35 milioni di euro. Spuntano anche questi due elementi negli atti della Procura di Milano che indaga sull'azione compiuta, tra il 15 e il 16 ottobre scorso, ai danni del manager di fiducia dell'ex premier, il ragioniere Giuseppe Spinelli, e di sua moglie. Sequestro che lunedì scorso ha portato in carcere tre italiani e tre albanesi, ma su cui ancora deve essere fatta piena luce.
DONNA ALBANESE PARTECIPO' A SEQUESTRO - Anche una donna albanese potrebbe aver partecipato ad alcuni fasi del sequestro di Giuseppe Spinelli, il tesoriere di Silvio Berlusconi. E' quanto emerge da alcuni passaggi della richiesta di custodia cautelare firmata dai pm di Milano. La donna, sempre stando all'atto dei pm, sarebbe stata presente,assieme a Ilirjan Tanko e Marjus Anuta, due degli albanesi arrestati, anche ad un incontro il 13 novembre con Francesco Leone, il presunto capo della banda.
ALTRO PERSONAGGIO HA SUGGERITO OBIETTIVO SEQUESTRO - Oltre alle sei persone arrestate per il sequestro del ragioniere Spinelli, "a parere di questo ufficio, anche un altro personaggio, in contatto con Leone Francesco, risulta coinvolto nel sequestro della famiglia Spinelli, anche se allo stato non é chiaro il ruolo da lui svolto, verosimilmente ha suggerito l'obiettivo da aggredire". Lo scrivono i pm di Milano nella richiesta di custodia cautelare.
ALBANESE A GIP,PER SEQUESTRO NON HO PRESO UN SOLDO - "Mi avevano promesso dei soldi, ma alla fine io non ho visto neanche un euro". Lo ha spiegato Marjus Anuta - uno dei tre albanesi arrestati per il sequestro - nell'interrogatorio davanti al gip di Milano, Paola Di Lorenzo. E avrebbe chiarito che non sapeva nulla dei presunti documenti 'scottanti' e del contenuto della chiavetta usb, offerti in cambio di soldi dal capo della banda, Francesco Leone.
Anuta, da quanto si è appreso, verrà sentito domani dai pm di Milano, così come Alessio Maier, un altro dei 'protagonisti' del sequestro, l'uomo che avrebbe avuto contatti con intermediari svizzeri per cercare di trasferire, stando alle intercettazioni, soldi in Svizzera. Leone dovrebbe tornare davanti ai pm tra una decina di giorni. L'interrogatorio verrà probabilmente richiesto dalla difesa, dopo che avrà terminato di leggere le carte e in una prospettiva di collaborazione, già avviata ieri.
Il verbale di Leone è stato secretato, ma, da quanto si è potuto sapere, il pregiudicato barese avrebbe chiarito ai magistrati che nella chiavetta usb mostrata a Spinelli in realtà non c'era nulla, nessuna registrazione e nessun filmato 'scottante'. Sempre da quanto si è appreso, Anuta, nell'interrogatorio di ieri, avrebbe precisato che il suo ruolo nel sequestro era meramente "operativo" e che lui avrebbe fatto da "garante" perché nessuno facesse male al tesoriere e a sua moglie. Ha confermato anche che quelle usate erano armi giocattolo. E ha chiarito che per quell'azione gli erano stati promessi soldi, non molti, forse alcune migliaia di euro, ma non ha chiesto anticipi e poi non ha ricevuto nulla. A suo dire, lui, come gli atri due albanesi della banda, non sapevano nulla delle carte e delle presunte registrazioni che i capi-banda, soprattutto Leone e Maier, hanno provato a offrire all'ex premier, attraverso Spinelli, in cambio di 35 milioni di euro. (ANSA)

Spinelli: il film del sequestro lampo


 Gli autori del sequestro Spinelli

E' l'ora in cui, di solito il ragionier Spinelli torna a casa il lunedì a Bresso, nell'hinterland milanese, dopo la consueta visita ad Arcore da Berlusconi: le 21,45. Per abitudine il ragioniere esce la mattina presto e non rincasa fino a sera. La moglie lo aspetta sempre per cenare insieme, ma quel 15 ottobre la serata sarà diversa.
Il gip nell'ordinanza di custodia cautelare ricostruisce l'agguato a Giuseppe Spinelli: un aggressore è appostato sul pianerottolo dell'abitazione del ragioniere, all'ottavo piano del palazzo. Un altro scende di corsa dal piano di sopra ed insieme, armi alla mano, con passamontagna sul volto, bloccano il ragioniere, appena uscito dall'ascensore. La moglie di Spinelli, Anna Rasconi, intanto, avvertita dal marito che stava rientrando, sente l'ascensore fermarsi all'ottavo piano, dove l'unico appartamento è il loro, guarda dallo spioncino vede il ragioniere uscire dall'ascensore e apre la porta.
Scatta l'aggressione, Spinelli è spinto e costretto ad entrare nella propria abitazione. Nella colluttazione i due aggressori gli rompono gli occhiali. La moglie dirà di averlo visto anche perdere sangue dalla bocca. Una volta entrati in casa, i coniugi passeranno la serata e parte della notte seduti sul divano e controllati dagli aggressori in attesa di un terzo complice, considerato il capo della banda, Francesco Leone, che arriverà verso le 2 di notte. Secondo la moglie di Spinelli i malviventi li pedinavano da due mesi: "Il terzo aggressore, arrivato successivamente - racconta ai magistrati la donna - mi ha detto che erano due mesi che ci stavano seguendo, che addirittura volevano rapire me e che in quel momento vi erano altre tre persone davanti al palazzo".
La signora Rasconi ricorda i momenti di paura: "Mentre eravamo obbligati a stare seduti sul divano della sala ho tirato fuori un rosario che avevo a portata di mano e io e mio marito abbiamo cominciato a pregare". Per qualche ora poi i coniugi riposano nella loro camera da letto. "Ad un certo punto - racconta ancora la donna - ci è stato detto di andare a riposare e noi così abbiamo fatto andando in camera nostra. Il terzo aggressore, l'ultimo arrivato si è seduto davanti alla nostra camera su un seggiolino, mentre gli altri due sono rimasti in sale e si sono addormentati sui due divani che noi abbiamo. Posso dire che si sono addormentati perché io ad un certo punto mi sono alzata, dopo aver chiesto il permesso al terzo uomo, e li ho visti in sala che dormivano. Ricordo in particolare che, mentre eravamo a letto, quel ragazzo che identifico come la persona più gentile addirittura ha coperto me e mio marito con una coperta".
Verso le 7,30 di mattina, gli aggressori, sempre sotto la minaccia delle armi, costringono Spinelli a telefonare a Berlusconi. "Lo scopo - scrive il gip - è di ricevere da quest'ultimo, quale prezzo della liberazione del suo dipendente e della di lui moglie, una somma di denaro in cambio, presumibilmente anche di documentazione cartacea e/o supporto informatico di interesse per lo stesso Berlusconi".
Alle 9 del 16 ottobre i tre aggressori lasciano la casa di Spinelli e i coniugi tornato liberi. Come racconterà il ragioniere ai magistrati quello che sembra essere il capo va via "piuttosto contrariato". Subito dopo il ragioniere va a casa di Berlusconi e da lì torna verso le 15.
E' invece del 17 ottobre il fax che arriva alla procura di Milano dall'ufficio legale Ghedini-Longo in cui si racconta il sequestro di Spinelli e della moglie. Le indagini vengono attivate immediatamente con un sopralluogo presso l'abitazione del ragioniere, si rilevano tracce organiche e impronte digitali. Il giorno successivo, 18 ottobre, marito e moglie, già trasferiti in una località protetta, vengono ascoltati dai magistrati come persone informate sui fatti. (ANSA)

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