Facciamo crescere una scuola diversa
Gruppo di lavoro dell’Assemblea delle scuole di Bologna
Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad altisonanti dichiarazioni di voler ascoltare il mondo della scuola. L’ex ministra Carrozza: “Non ho una mia idea di riforma, consulterò il Paese per una grande riforma condivisa”. Renzi nella mozione per le primarie era ancor più ambizioso e dettagliato: “Gli insegnanti sono stati sostanzialmente messi ai margini, anche dal nostro partito. Abbiamo permesso che si facessero riforme sulla scuola senza coinvolgere chi vive la scuola tutti i giorni… Casa per casa, comune per comune, scuola per scuola, da gennaio 2014 i nostri insegnanti, i nostri assessori alla scuola, i nostri circoli, i nostri ragazzi saranno chiamati alla più grande campagna di ascolto mai lanciata da un partito a livello europeo…”.
A Febbraio, Renzi, nella sua relazione introduttiva alla Direzione Pd, riannunciava per i primi giorni di marzo l’inizio della “campagna d’ascolto degli insegnanti”. Ad aprile, la “grande campagna” veniva riannunciata per i primi di maggio… Siamo a giugno, a sei mesi dal primo annuncio, e ancora niente.
Lip
In realtà, il mondo della scuola una riforma l’ha in mente e presentata da anni: “La legge di iniziativa popolare (Lip) per una buona scuola per la Repubblica”. Una proposta di legge discussa per mesi, condivisa da centinaia di insegnanti, genitori e studenti, sottoscritta da 100.000 cittadini.
Nella relazione introduttiva alla Lip, tra l’altro, si legge: “La proposta di legge che vi proponiamo rappresenta l’esito di un percorso che ha coinvolto in modo democratico migliaia di genitori, docenti e studenti di varie parti d’Italia, che hanno avuto così l’opportunità di riflettere e condividere un’idea di scuola composita e complessa… Non abbiamo la presunzione di interpretare, nel suo contenuto, il sentire di tutto il paese, ma siamo convinti che questo sia il metodo da seguire per avviare un cambiamento, partecipato e condiviso, che produca effetti positivi e di lungo respiro sul Sistema Scuola. Un tale metodo è sempre mancato nell’intervenire sulla scuola”.
Oltre il No alla riforma Moratti
Ma quando è nata la Lip? Più o meno nel 2004, ai tempi del forte movimento nato per ottenere l’abrogazione della riforma Moratti. La sfida era di accompagnare quella protesta con una proposta seria alternativa, importante non solo sul piano pedagogico didattico e organizzativo ma anche giuridico. L’idea di Lip nacque, in particolare, durante un’Assemblea nazionale dei Coordinamenti in Difesa della Scuola Pubblica che si tenne a Venezia il 30 gennaio del 2005 e ci mise quasi sei mesi a prendere una forma preliminare.
Si partì da un gruppo di un centinaio di persone, un insieme eterogeneo non solo sotto il profilo della provenienza (Nord, centro, sud e isole) ma anche della eventuale appartenenza politico-sindacale, che aveva però come collante un metodo di lavoro, dal basso, senza deleghe a partiti, sindacati o associazioni. Si cominciò a dibattere, dividersi e ricomporsi, in rete, al telefono, nelle scuole finchè, tra giugno e luglio di quell’anno quel centinaio di, insegnanti, genitori e studenti si ritrovarono quattro volte per gettare le basi della bozza che sarebbe stata proposta alla discussione di tutti coloro che avessero a cuore le sorti della Scuola Statale e come faro la Costituzione.
Il 9 luglio la terza versione della bozza iniziale segna la partenza della consultazione sul territorio nazionale. La bozza venne infatti costantemente rivisitata in 53 Comitati Buona Scuola che si costituirono in giro nella penisola e che misero in comune le proprie esperienze, i propri sogni, le proprie competenze.
Inizialmente l’assemblea nazionale per il varo della legge emendata era prevista per il novembre 2005, ma poi fu spostato a gennaio per dare più tempo alla discussione, nella convinzione che la democrazia non può essere una gara di velocità, ma ha suoi tempi che devono essere rispettati. Il 21 e 22 gennaio 2006 si tenne a Roma l’assemblea finale per il varo del testo definitivo della Lip.
Partì quindi la fase organizzativa più impegnativa e onerosa: la promozione, la raccolta e la certificazione delle 50mila firme necessarie. I Comitati Buona Scuola divennero oltre 120, da Aosta a Cagliari: genitori-insegnanti e studenti che, senza l’appoggio organizzativo di nessuna forza organizzata, seppero raccogliere oltre 100.000 firme che furono depositate alla Camera il 4 agosto 2006.
Pedagogia, non mercato
Al centro della Lip e del processo avviato tra insegnanti e studenti c’è l’idea di una scuola aperta, laica, pubblica e inclusiva, la sola capace di dare motivazione allo studio, una scuola capace di costruire cittadinanza attiva e dare sostanza al diritto all’istruzione sancito all’articolo 3 della Costituzione. Una scuola di tutte e di tutti, in grado di usare il linguaggio della pedagogia e non quello del mercato, perchè l’istruzione è un bene comune. La legge ebbe il n. 1600 nella XV legislatura. La VII commissione ne iniziò la discussione ad aprile 2007. L’opposizione del Pdl e del Pd e la crisi del governo Prodi del 2008 e ne interruppero l’iter. Nella XVI legislatura prese il n.1, ma non fu mai discussa, né considerata ai fini dell’emanazione della Legge Gelmini. E siccome dopo due legislature le leggi popolari decadono, ora giace impolverata in qualche cassetto della Camera.

La Lip individua anche le risorse da destinare subito alla scuola: il 6 per cento del Pil, ovvero la media europea. Queste risorse permetterebbero: l’obbligatorietà dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia (al contrario dello anticipo, scellerato come ogni maestra sa, della scuola primaria a cinque anni). L’estensione dell’obbligo a 18 anni. Classi di 22 alunni, il ripristino e l’estensione del modulo e del tempo pieno nella scuola elementare e prolungato nella media, perché per fare una buona scuola, per avere attenzione vera per tutti, per applicare una didattica improntata sul lavoro di gruppo e sulla sperimentazione, è necessario tempo ed un numero gestibile di allievi. Dotazioni organiche aggiuntive stabili e adeguate per il sostegno, l’alfabetizzazione, l’integrazione, la lotta alla dispersione e al disagio. Una scuola che in nome della continuità didattica dei docenti e della qualità del sistema educativo affronta la questione del precariato, con l’assunzione a tempo indeterminato su tutti i posti vacanti.
Una scuola superiore che rimanda la scelta delle proprie attitudini a 16 anni (e non a 13 come accade oggi disorientando le scelte dei ragazzini) con un biennio unitario e un triennio di specializzazione, ma che fino a quell’età offre a tutti i suoi cittadini l’opportunità di “assaggiare” tutti gli ingredienti necessari per una buona riuscita nella vita, che sa vedere oltre la necessità del mercato del lavoro, e antepone ad esso lo sviluppo delle capacità critiche di ogni individuo.
E ancora: trasparenza e costante autovalutazione delle scuole a partire dall’ascolto degli alunni e dei loro genitori e col contributo di figure professionali esterne, obbligo per gli insegnanti alla formazione e all’aggiornamento. Il rilancio, rafforzamento ed estensione degli organi collegiali; l’apertura pomeridiana delle scuole, un piano straordinario di edilizia scolastica.
12 giugno
Dunque il metodo, i contenuti, la convinzione che la Lip sarebbe addirittura più necessaria ora di allora ci spingono a tentare di farla conoscere e riconoscere oggi. Per questi motivi abbiamo lanciato la campagna “Adotta la Lip”, costruendo un sito http://adotta.lipscuola.it/ dove la legge può essere conosciuta e, se condivisa, adottata, scegliendone e colorandone una parola (ad oggi già trecento persone ne hanno evidenziato una, spiegando il motivo della scelta e dell’affetto).Non potendo più ripresentarla come “legge di iniziativa popolare”, il 12 giugno, presso la sala stampa della Camera sarà lanciato un appello ai parlamentari affinché sottoscrivano e ripresentino a loro nome la legge.
Proprio perchè si tratta di una proposta, non può e non vuole avere nessuna presunzione se non quella di essere una traccia concreta e strutturata sulla quale avviare oggi un confronto vero sulle sorti della scuola italiana cominciando davvero dall’ascolto vero (e non solo annunciato) di coloro che la vivono ogni giorno, che giorno dopo giorno ne conoscono e ne rappresentano il respiro, un respiro oggi purtroppo sempre più in affanno.
http://comune-info.net/2014/06/scuola-diversa/


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