venerdì 30 novembre 2012

MEDICINA: NEL CUORE DEL TOPO IL SEGRETO DELLO SCOMPENSO

 ROMA - Il segreto per curare le malattie cardiache come lo scompenso o l'ipertrofia dell'atleta potrebbe celarsi nel cuore del topo: è proprio a partire da questi animali, infatti, che Gianluigi Condorelli, ricercatore alla Fondazione Parco Biomedico San Raffaele di Roma, sta cercando nel proprio laboratorio di individuare nuove molecole capaci di stimolare il cuore alla contrazione, funzione che viene compromessa quando il muscolo cardiaco è malato o ha subito un infarto.

Per le sue ricerche Condorelli, che ha ricevuto un finanziamento dal progetto Eugene Heart da parte della Comunità Europea e un finanziamento dall'NIH, l'Istituto Nazionale per la Salute americano, ricava dal cuore dei topolini i cardiomiociti, ovvero le cellule responsabili della contrattilità del cuore. E su queste cellule, che hanno la forma di un rombo e che si contraggono ritmicamente per dare vita ai battiti del cuore, i ricercatori puntano a studiare in maniera più approfondita il ruolo di una molecola in particolare, chiamata AKT.

"Il compito di AKT - spiega il professore - è proprio quello di regolare le contrazioni del muscolo cardiaco: non è un caso infatti se nello scompenso cardiaco (dove il cuore ha più difficoltà a contrarsi) questa molecola funziona a un livello più basso del normale, mentre nell'ipertrofia dell'atleta (dove il cuore ha una contrattilità più elevata) AKT funziona ad un livello più alto della norma".

Una ricerca ovviamente ancora lontana dall'applicazione sull'uomo, ma che lascia intravedere già alcune potenzialità: "La qualità del trattamento per un infarto - spiega infatti Condorelli - negli ultimi tempi è molto migliorata: non si muore quasi più di infarto, perché è ormai diventata solo una questione di tempistica. Però, anche se il paziente si salva, la contrattilità del cuore rimane compromessa". Conoscere quindi nuove molecole in grado di ripristinare le contrazioni naturali del cuore, o scoprire dei farmaci capaci di regolare l'azione di AKT, potrebbe quindi essere fondamentale per migliorare la qualità della vita dei pazienti cardiopatici.

Il problema, però, rimane quello di sempre, ovvero i finanziamenti alla ricerca: "La biologia del cuore - spiega Condorelli - è tagliata fuori dal Settimo Programma Quadro dell'Europa. In quel Programma c'é molta roba sulla ricerca cardio-vascolare, ma sul muscolo del cuore quasi nulla, e questo succede perché adesso per richiedere i fondi ci sono dei bandi di concorso. E protroppo, se il tema proposto dal ricercatore non rientra nello specifico ambito del bando, il finanziamento non arriva". E poi, aggiunge il professore, "se ci sono argomenti anche importanti, di cui però si occupano poche persone, è difficile che un burocrate di Bruxelles capisca l'importanza di questa tematica, e gli dedichi un finanziamento".

Anche se pochi gruppi lavorano ad un argomento così rilevate per la salute del cuore, sono quasi una su cento le persone a rischio di scompenso cardiaco in Italia, pari all'1% della popolazione.

(ANSA)

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