ROMA - Un 'telescopio intestinale', del tutto simile ai telescopi astronomici, permette di raddoppiare le prestazioni di una tradizionale endoscopia. Gli stessi filtri montati dagli astronomi sui telescopi per scovare stelle e nebulose, servono oggi per andare a caccia delle malattie dell'apparato digerente. Non solo: persino per intervenire in tempo reale sulle lesioni precancerose.L'idea di puntare un 'telescopio stellare' nell'intestino dei pazienti è una delle realtà di frontiera nella diagnosi precoce di tumori e altre malattie digestive, su cui faranno il punto gli esperti riuniti a Napoli fino al 5 aprile per il XII Congresso Nazionale delle Malattie Digestive, organizzato dalla Società Italiana di Gastroenterologia (SIGE), dall'Associazione Italiana di Gastroenterologi Ospedalieri (AIGO), e dalla Società Italiana di Endoscopia Digestiva (SIED). Il 'telescopio intestinale' rileva immagini distinte della mucosa intestinale, aumentando il contrasto tra superficie e, ad esempio, i vasi sanguigni sottostanti, per diagnosticare tumori dell'esofago, dello stomaco e dell'intestino, le lesioni infiammatorie gastrointestinali o altre patologie precancerose come l'esofago di Barrett. La tecnica di endoscopia con immagini a banda stretta (NBI, narrow-band imaging) permette infatti di migliorare del 50% la capacità diagnostica di una comune endoscopia ed è oggi considerata uno dei mezzi più promettenti nella diagnosi precoce. Se l'esame per il paziente è come una normale endoscopia, lo strumento consente al medico di vedere con estrema precisione i dettagli. "Riconoscere una lesione precancerosa può essere arduo: si tratta infatti di distinguere 4,5 millimetri di mucosa poco più biancastra o rugosa rispetto al resto del tessuto", spiega Livio Cipolletta, Presidente della SIED e direttore della Divisione di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell Ospedale Agostino Maresca di Torre del Greco, "il NBI rende possibile una diagnosi sempre più precoce". Ma è anche possibile intervenire in tempo reale con mini-interventi mirati e risolutivi. E' il caso della mucosectomia: "se la lesione è ai primissimi stadi, il danno é limitato alla sola mucosa e si può intervenire eliminando la parte alterata per via endoscopica", dice Cipolletta. Con il nuovo telescopio si può ricorrere alla cosiddetta cromo-magnificazione, che permette di distinguere fra le lesioni non tumorali, i tumori precoci e i tumori invasivi, contribuendo a identificare con precisione i margini delle zone neoplastiche e offrendo una sorta di mappa dettagliata per un'eventuale rimozione chirurgica della lesione. (ANSA) |
venerdì 30 novembre 2012
ADDIO VECCHIA ENDOSCOPIA, ARRIVA QUELLA 'STELLARE'
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