DONALD, NON SOTTOVALUTARE L’IRAN: NON E' MICA UN VENEZUELA QUALUNQUE – CON I NEGOZIATI DI PACE IN FASE DI STALLO, WASHINGTON CERCA DI METTERE PRESSIONE SU TEHERAN FACENDO TRAPELARE NOTIZIE SUI POSSIBILI OBIETTIVI IN CASO DI UNA RIAPERTURA DEL CONFLITTO – SOLO CHE TRUMP RISCHIA DI IMPANTANARSI: GLI USA STANNO CONSUMANDO MOLTE MUNIZIONI E SOLDI, LE SCORTE SI STANNO RIDUCENDO E DEVONO PENSARE ANCHE AD ALTRI FRONTI, COME CINA E TAIWAN – L’IRAN È PRONTO A DARGLI FILO DA TORCERE: HA ANCORA MOLTE SCORTE E I BOMBARDAMENTI NON SEMBRANO AVER RIDOTTO LA SUA POTENZA DI FUOCO…
Estratto dell'articolo di Guido Olimpio per il “Corriere della Sera”
Stati Uniti e Iran lasciano aperta la porta negoziale ma si preparano allo scontro. E le stesse informazioni sulle future mosse militari fanno parte della strategia: infatti, sono fatte trapelare come forma di pressione.
I RAID
Torna, come prospettato qualche settimana fa, il modello Venezuela. Gli Stati Uniti, nel caso di una ripresa delle ostilità, hanno considerato una serie di target legati allo Stretto di Hormuz. Secondo fonti citate dalla Cnn verrebbero presi di mira scafi veloci, battelli posamine, vedette, ossia le piccole unità in dotazione a Marina e pasdaran.
Possibili, inoltre, strike su infrastrutture civili suscettibili di impiego bellico, anche se questa opzione innescherebbe una ritorsione iraniana sui vicini del Golfo. Infine, non sono esclusi nuovi omicidi mirati per eliminare personalità del regime considerate «radicali»: nella lista c’è il nome di Ahmad Vahidi, attuale comandante dei guardiani della rivoluzione presentato come il fautore della linea oltranzista. […]
I mezzi impiegati dagli Stati Uniti IN IRAN - 25 APRILE 2026
Il riferimento al dossier venezuelano è legato a quanto avvenuto nei Caraibi prima della cattura di Nicolás Maduro. […] Sempre allora era stato studiato uno scenario con raid nei confronti di personaggi dell’establishment.
LE MINE
Gli iraniani avrebbero rilasciato nuove mine. Quante? Il numero preciso sarebbe noto al Comando centrale ma non è stato rivelato per ragioni di sicurezza. Intanto la Marina americana è sempre a corto di mezzi per la bonifica: solo uno è a disposizione in zona, gli altri restano ancora in Asia.
[…]
I MISSILI CONSUMATI
Le insidie marittime non sono l’unica preoccupazione per Washington. In queste ore è riemersa la questione delle munizioni. […] Venerdì mattina il New York Times ha fatto i conti: Washington ha speso tra i 28 e i 35 miliardi di dollari dando fondo alle scorte. […] Ecco l’elenco: 1.100 cruise Tomahawk (costo unitario 3,6 milioni), ne restano circa 3 mila; mille razzi guidati Atans; 1.100 missili Jass M-Er, raggio d’azione di 600 miglia, un milione a pezzo, ne rimangono 1.500; 1.200 Patriot e un alto numero di preziosi proiettili Thaad.
I COLLOQUI DI DONALD TRUMP CON L IRAN - VIGNETTA
Il Pentagono deve colmare i vuoti, considerare le necessità su altri fronti (leggi: Cina e Taiwan), rivedere la distribuzione degli apparati. Proprio per sostenere lo sforzo nel Golfo sono stati spostati equipaggiamenti antimissile dalla Corea del Sud e, sembra, dirottati altri che erano destinati all’Ucraina. Il segretario alla Guerra Pete Hegseth, tra un’epurazione e l’altra, ha chiesto all’industria nazionale di rispondere alla domanda, ma servono budget e tempi (spesso non brevi).
Nel frattempo, si pensa a soluzioni intermedie. Gli americani hanno adottato il sistema ucraino Sky Map per proteggere la base saudita Prince Sultan, uno dei recenti obiettivi colpiti dall’Iran. È composto da sensori e radar: si è rivelato molto efficace nel contrasto dei droni Shahed usati sia dai pasdaran che dai russi. […]
L’INTELLIGENCE
Le valutazioni sui depositi si incrociano con le analisi riguardanti l’arsenale di Teheran. Nonostante la campagna di bombardamenti, i pasdaran avrebbero oltre un migliaio di missili e riserve ampie di droni-kamikaze. […] Gli addetti alla logistica hanno smentito con i fatti le previsioni su una progressiva mancanza di lanciatori a causa delle massicce incursioni aeree. Hanno recuperato veicoli, ne hanno rimessi in campo di nuovi, hanno moltiplicato i punti di «tiro».
Si pensava che la guerra dei 12 giorni di giugno avesse indebolito la divisione aerospaziale, per giunta privata di ufficiali di alto livello. Ma non è stato così. Perché, pur con tanti danni su basi e fabbriche, sono proseguite le ritorsioni documentate dalle distruzioni in Kuwait, Emirati, Arabia Saudita. Forse i dati a disposizione delle intelligence non erano così accurati oppure c’è stata una sottovalutazione.
I DRONI SHAHED PRODOTTI DALL IRAN
Ma […] il regime è stato abile nel mascherare le perdite, ha imposto una narrazione basata sulla resistenza, ha soffocato storie sgradite. Infatti, la repressione, con arresti e impiccagioni, non ha conosciuto pause. E ora gli ayatollah devono guardare al domani. Gli Usa hanno spostato nuovi caccia F-18, reparti terrestri, munizionamento mentre sono ben tre le portaerei a disposizione di Donald Trump: la Bush, la Lincoln e la Ford.




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