ETERNO RYAN GIGGS: 40 ANNI E NON SENTIRLI,
È LA PROFESSIONALITÀ IL SUO SEGRETO

MANCHESTER - Due semplici parole per dimostrare che la classe, senza professionalità, non basta: Ryan Giggs. L'asso gallese del Manchester United arriva oggi alle 40 primavere, ma ha ancora una forma invidiabile anche dai colleghi che di anni ne hanno la metà.
Domenica, quando il Manchester United sarà ospite del Tottenham, Giggs potrebbe diventare il sesto giocatore quarantenne nella storia della Premier League. Una storia che si intreccia con quella del gallese, strappato al Manchester City ad una settimana dal 14/esimo compleanno. Merito di Sir Alex Ferguson, il suo mentore, che per convincere la mamma Lynne alla causa United, l'aveva invitata a pranzo in un ristorante thailandese. «Nel giro di tre anni gli faremo firmare il suo primo contratto da professionista», la promessa. All'epoca si chiamava ancora Ryan Wilson, primogenito di Danny, nazionale gallese di rugby. Poi i due avrebbero litigato e non si sono più parlati. Introverso, timido, diffidente. Ma determinato e pieno di talento, semplicemente un predestinato. Della stessa generazione di David Beckham, la classe del '92 (l'anno della loro promozione a titolari). Quella anche dei fratelli Neville, di Paul Scholes e Nick Butt. Una covata irripetibili di campioni, ma con un solo fuoriclasse. Così diverso da Becks. Meno telegenico, ancor meno glamour. Allergico alle luci della ribalta, diffidente del jet set che circonda il mondo del calcio. Che comunque continuerà ad essere il suo mondo, anche dopo l'inevitabile ritiro. Farà l'allenatore. Ha già cominciato quest'anno, come aiuto di David Moyes. Per continuare a collezionare trofei. Sono 35 finora, tra cui 12 campionati, due Champions League in 953 presenze con la maglia dei Red Devils. L'unica indossata in 22 anni di carriera, oltre a quella del Galles (64 presenze) e della nazionale britannica alle ultime Olimpiadi di Londra. Un prodigio di longevità, coltivata grazie ad un'altra sua passione, lo yoga. Professionista integerrimo, esemplare, persino noioso se non fosse per la vita familiare decisamente turbolenta. La rottura col padre e, un paio di anni fa, anche con il fratello Rhodri, tradito dalla moglie proprio con Ryan. Una storiaccia che non ha comunque offuscato - nè in campo nè fuori - lo stellone di Giggs, celebrato in questi giorni come il campione dalla classe infinita. «Quando ero giovane guardavo i compagni di 34 anni e mi sembravano reperti dell'antichità. Perciò adesso non voglio sapere cosa pensano i giovani di me». Mai preoccupazione fu più infondata.
Domenica, quando il Manchester United sarà ospite del Tottenham, Giggs potrebbe diventare il sesto giocatore quarantenne nella storia della Premier League. Una storia che si intreccia con quella del gallese, strappato al Manchester City ad una settimana dal 14/esimo compleanno. Merito di Sir Alex Ferguson, il suo mentore, che per convincere la mamma Lynne alla causa United, l'aveva invitata a pranzo in un ristorante thailandese. «Nel giro di tre anni gli faremo firmare il suo primo contratto da professionista», la promessa. All'epoca si chiamava ancora Ryan Wilson, primogenito di Danny, nazionale gallese di rugby. Poi i due avrebbero litigato e non si sono più parlati. Introverso, timido, diffidente. Ma determinato e pieno di talento, semplicemente un predestinato. Della stessa generazione di David Beckham, la classe del '92 (l'anno della loro promozione a titolari). Quella anche dei fratelli Neville, di Paul Scholes e Nick Butt. Una covata irripetibili di campioni, ma con un solo fuoriclasse. Così diverso da Becks. Meno telegenico, ancor meno glamour. Allergico alle luci della ribalta, diffidente del jet set che circonda il mondo del calcio. Che comunque continuerà ad essere il suo mondo, anche dopo l'inevitabile ritiro. Farà l'allenatore. Ha già cominciato quest'anno, come aiuto di David Moyes. Per continuare a collezionare trofei. Sono 35 finora, tra cui 12 campionati, due Champions League in 953 presenze con la maglia dei Red Devils. L'unica indossata in 22 anni di carriera, oltre a quella del Galles (64 presenze) e della nazionale britannica alle ultime Olimpiadi di Londra. Un prodigio di longevità, coltivata grazie ad un'altra sua passione, lo yoga. Professionista integerrimo, esemplare, persino noioso se non fosse per la vita familiare decisamente turbolenta. La rottura col padre e, un paio di anni fa, anche con il fratello Rhodri, tradito dalla moglie proprio con Ryan. Una storiaccia che non ha comunque offuscato - nè in campo nè fuori - lo stellone di Giggs, celebrato in questi giorni come il campione dalla classe infinita. «Quando ero giovane guardavo i compagni di 34 anni e mi sembravano reperti dell'antichità. Perciò adesso non voglio sapere cosa pensano i giovani di me». Mai preoccupazione fu più infondata.
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