giovedì 4 giugno 2026

André The Giant

 


Gennaio 1993.


Il mondo del wrestling piange la scomparsa di uno dei suoi più grandi protagonisti, l'ottava meraviglia del mondo Andre the Giant.


Il gigante se n'era andato mentre era in visita in Francia, il suo paese natale, dove 13 giorni prima avevano seppellito il suo stesso padre.


Come si può immaginare, i giorni immediatamente dopo la sua scomparsa non furono facili per quanto riguarda la gestione della sua dipartita.


L'ultimo desiderio di André era quello di farsi cremare e spargere le sue ceneri nel suo ranch americano di Ellerbe, dove aveva riposto il cuore, la pace e la serenità negli ultimi anni.


Per questa operazione, però, il corpo doveva essere trasportato per intero dall'Europa agli Stati Uniti, e poi lì finalmente completare la fase finale.


Pensò tutto l'amico di sempre, Frenchy Bernard. Frenchy nella vita era stato sostanzialmente il "braccio destro" del gigante, un pò autista, un pò tuttofare, totalmente amico.


C'era stato nelle dispute contrattuali, nelle risate e nelle bevute i dopo cena nei tour mondiali, nei momenti di dolore e sofferenza così come in quelli di gioia e felicità.


Ed ora era venuto l'ultimo, importante passo da fare insieme.


Fu fatta costruire una enorme bara per poterlo trasportare oltre oceano. Uno può pensare che, dovendo alla fine il corpo essere cremato, non fosse così importante l'aspetto esteriore del feretro, ma per Bernard non era così.


Non si trattava di bellezza, di sfarzo od ostentazione, ma di totale rispetto per qualcuno che aveva considerato tutta la vita quasi un fratello.


Arrivato negli States, fu organizzata una cerimonia. Niente di enorme, complesso o affollato, nonostante la popolarità della stella del wrestling. Un piccolo gruppo di persone, all'aperto, per riservare l'ultimo importante saluto al gigante.


Tra di essi, come si può vedere nella foto, il patron della World Wrestling Federation, Vince McMahon, affiancato da The Fabulous Moolah e persino "Macho Man" Macho Man Randy Savage, uno con cui André non aveva molto legato, ma che sicuramente rispettava per tutto quello che aveva fatto per questo business.


Poi, dopo la cerimonia di rito, il corpo di André fu trasformato in cenere, quasi 8 kg - anche qui, in qualche modo, aveva dimostrato la sua grandezza.


E per Frenchy fu l'ora di salutare, un'ultima volta, il suo caro amico.


Le ceneri furono sparse. Le persone si salutarono con strette di mano per poi tornare alla vita di tutti i giorni.


E mentre il ranch chiudeva i battenti un'ultima volta, sono sicuro che un sorriso dolceamaro ha attraversato il volto di Bernard.... un pensiero, a tutte quelle volte in cui i due avevano vissuto il mondo in lungo ed in largo.


Adesso, per il suo fratello André, era iniziato un altro viaggio.


Un viaggio in cui finalmente non aveva bisogno di nessuno.


#AndreTheGiant #anni80 #anni90 #wrestling #maestrozamo

Facebook 

Che governo indegno!

 


Che meraviglia. 


Ieri, con la pubblicazione dei decreti sulla sicurezza sul lavoro, la nostra fantastica ministra del lavoro Calderone ha confermato un meccanismo che oserei definire straordinario: lo Stato adesso premia le aziende che non — occhio alla parola — registrano infortuni. 


Che non registrano. Non che non hanno: registrano. 


L’effetto è superlativo: ora abbiamo un incentivo economico in più a non far emergere gli infortuni. Prima nasconderli poteva infatti servire a evitare controlli e responsabilità; adesso serve anche a ottenere sconti sui premi INAIL. Basta solo sembrare virtuosi, non esserlo. 


In più, non vale per i subappalti e dal bonus vengono escluse solo le aziende condannate in via definitiva (anni e anni). Così l’azienda X che lavora esclusivamente - o quasi - in subappalto potrà continuare a ingaggiare ditte canaglia dove agli operai saltano gambe e braccia su base settimanale, ben conscia di poterlo fare non solo senza alcun rischio, ma venendo anche premiata. 


Ci stanno riportando indietro di cinquant’anni. Un provvedimento alla volta.

Leonardo Cecchi 

Facebook 

Sono due mostri!

 


Sono morti 4 lavoratori ieri in Calabria, bruciati vivi. 

Perché chiedevano diritti, un giusto contratto e una giusta retribuzione. 

In una parola, dignità.


Fa inorridire il silenzio della Ministra del Lavoro (inesistente come sempre) e ancora di più quello della Presidente del Consiglio, che ha tempo di parlare di qualunque cosa, ma su queste vicende tace. Perché così non se ne parla. 


Forse pensa che siccome i lavoratori non sono di nazionalità italiana la vicenda non ci riguardi? Non mi stupirebbe se lo pensasse.

Ma in realtà l’assassinio di Amendolara ci riguarda eccome.

E non solo perché tutto questo accade su suolo italiano. 

Ma anche perché i padroni che sfruttano e si avvantaggiano del caporalato e della schiavitù sono italiani.

Stanno in Calabria, come in Friuli, in Piemonte, come nel Lazio. 


E Il sistema di sfruttamento non riguarda solo l’agricoltura. Sta nella logistica, nel settore della moda, nel food delivery, nel turismo, nei servizi.

Ci sono milioni di persone in Italia che mandano avanti il paese e non hanno dignità.


E la responsabilità è anche di chi governa e non interviene.

Nicola Fratoianni

Facebook 

Ah generale ma vaffanculo!

 


Facebook 

Andrà cin Vannacci?

 


Pina Picierno lascia il PD “Non più riformista” 


Pina Picierno, la Vicepresidente del Parlamento Europeo, lascia il Partito Democratico che aveva contribuito a fondare da giovanissima. Se ne va come la freschezza della primavera davanti all’arsura dell’estate. Se ne va dopo una lunga riflessione, maturata lontano dalle polemiche e dai rituali della politica. Una scelta che non nasce da un episodio isolato, ma dall’accumularsi di divergenze profonde e dalla convinzione che il partito abbia ormai imboccato una strada incompatibile con la sua idea di riformismo. E dire che lei, 45 enne campana di Santa Maria Capua Vetere, il Pd lo aveva sognato, ragionato, voluto sin da ragazza. Era stata alla guida dei giovani della Margherita, lei sì vera prima donna alla guida di una organizzazione politica del centrosinistra. Dopo aver partecipato alla fondazione del Pd, era stata eletta deputata a 27 anni. Dal 2014 siede al Parlamento europeo e dal 2022 ne è vicepresidente.


La scelta di Picierno

Ma adesso la decisione è presa. Con la sua uscita si apre un nuovo capitolo nella crisi dell’area moderata e riformista del centrosinistra, sempre più insofferente rispetto all’evoluzione politica del Pd sotto la guida di Elly Schlein. La scelta esiziale arriva al termine di un percorso politico e personale segnato da crescenti distanze rispetto alla linea assunta dal partito negli ultimi anni: Europa, Ucraina, Difesa, Medio Oriente hanno segnato, una dopo l’altra, le tappe di un’autentica via crucis per l’esponente riformista. Una distanza che, secondo molti osservatori, riflette un disagio più ampio dell’area riformista democratica, sempre più critica nei confronti dell’impostazione impressa da Schlein. La quale aveva dichiarato, non più di una settimana fa: “Bene le idee di ciascuno, ma la linea è una”. Un ossimoro che ha portato Picierno alle conseguenze inevitabili.


Gli indizi

Le avvisaglie dell’addio c’erano tutte. Il Riformista aveva pubblicato nei giorni scorsi una cronaca attenta degli episodi (le chat dei parlamentari, quelle dei dirigenti dem) che l’avevano messa nel mirino. «Ieri c’è stata una escalation», dicono nel suo entourage. E la porta di uscita è stata varcata. Per sempre. Per andare dove? Qui lasciamo parlare i fatti. Pina Picierno che interviene, il 3 giugno, ad un evento organizzato da Azione al Senato e viene salutata dal calendiano Marco Lombardo con una frase eloquente: «Ho l’impressione che ci rivedremo spesso ». Dopo Elly Schlein, è un altro pezzo significativo della storia democratica a prendere le distanze dal partito così come si è trasformato negli ultimi anni. Una scelta che arriva al termine di un lungo percorso di dissenso politico e che segna simbolicamente la rottura tra il Pd attuale e una parte della sua tradizione riformista. 


Fuga dal Pd di Schlein

D’altronde Picierno non è la prima, né sarà l’ultima a lasciare il Pd. Prima di lei hanno lasciato Marianna Madia ed Elisabetta Gualmini. Tre donne. Tre percorsi diversi. Tre storie politiche accomunate dalla medesima conclusione: nel Pd guidato da Elly Schlein non hanno più trovato la loro casa. È il paradosso di questa stagione politica. La leader che ha fatto dell’inclusione la propria cifra vede allontanarsi, una dopo l’altra, alcune delle figure più rappresentative della tradizione riformista democratica. “Contro Picierno, le purghe digitali”, aveva titolato Il Riformista. Nessuna smentita. E nessuna telefonata dal Nazareno a Picierno, che forse l’avrebbe meritata. E certamente gradita. Da Schlein nessun segno. La donna più inclusiva le ha escluse tutte. Una a una. Ma Picierno non è certo una figura tra tante. La sua carica, la sua energia, la sua competenza ne hanno fatto una leader naturale. Oggi è una delle personalità italiane più autorevoli nelle istituzioni europee. Da anni vive sotto tutela. Da quando la Russia di Vladimir Putin l’ha trasformata in un bersaglio della propria propaganda, il suo nome e il suo volto sono diventati oggetto di campagne di intimidazione e delegittimazione alle quali non è seguita l’attesa presa di posizione del vertice dem.


Il Pd ha smesso di essere la casa dei Riformisti

La domanda che aleggia sulla sua uscita è semplice: quando il Pd ha smesso di essere la casa dei riformisti? La risposta di Picierno non individua una data né un congresso. «I processi politici più profondi raramente coincidono con un momento preciso. Credo piuttosto che il Pd abbia progressivamente smesso di essere la casa dei riformisti quando ha smarrito la tensione verso il governo della complessità e ha iniziato a considerare la tutela della propria identità come un obiettivo politico in sé».È qui che emerge la frattura.


Continua sul sito del Riformista  


Aldo Torchiaro

Facebook 

Luigi Galatina

 


⚠️ SCOMPARSO LUIGI ⚠️

Si chiama Luigi Galateria, ha 29 anni ed è scomparso da Roma, zona Pinciana, nella mattinata del 26 maggio 2026 intorno alle ore 8:30.

📍 Le ricerche sono attive in tutta Italia: Nord, Centro e Sud. Ogni segnalazione può essere fondamentale. Si prega di condividere. 


🔎 Descrizione:

• Altezza: 1,83

• Peso: 60 kg

• Capelli castani, lunghezza media

• Occhi azzurri, non porta più gli occhiali


👕 Al momento della scomparsa indossava:

• Maglia chiara

• Pantaloni della tuta scuri

• Berretto


⚠️ È considerato persona fragile.


Chiunque abbia visto Luigi o abbia informazioni utili è pregato di contattare immediatamente il 112 oppure il numero 3881894493.


Condividete ovunque, anche fuori dal Lazio. Un post può arrivare alla persona giusta e fare la differenza. 🙏


#Scomparso #LuigiGalateria #Roma #PersoneScomparse #CondivisioneMassima #ChiLHaVisto

Hulk Hogan campione IWGP

 


Il 2 giugno del 1983, Hulk Hogan conquistò la cintura del primo campionato dei pesi massimi International Wrestling Grand Prix sconfiggendo Antonio Inoki per knockout, dopo averlo colpito con una devastante "Axe Bomber" (il "braccio teso" che Tony Fusaro chiamava "Laccio Californiano" nelle sue telecronache) che lo fece cadere fuori dal ring. 

Inoki non fu più in grado di riprendere l'incontro. 

Avvenne ovviamente in Giappone, in un evento organizzato dalla New Japan Pro Wrestling. 🇯🇵


Il primo campione IWGP fu infatti assegnato al vincitore della IWGP League, un torneo all'italiana a dieci uomini, alla quale parteciparono lottatori provenienti da ogni angolo del pianeta, inclusi i campioni del mondo dei pesi massimi di altre promotion internazionali (quali il messicano El Canek, all'epoca campione mondiale dei pesi massimi UWA e l'austriaco Otto Wanz, campione mondiale dei pesi massimi CWA).

Alla fine a spuntarla fu proprio Hulk Hogan, che vinse il torneo battendo Antonio Inoki per KO e divenne così il primo campione dei pesi massimi IWGP nella sua versione originale.

Il titolo veniva difeso annualmente contro il nuovo vincitore della IWGP League.


Nel corso degli anni si è diffusa una leggenda metropolitana secondo la quale Hogan avrebbe vinto quell'incontro in modo inaspettato, infortunando Antonio Inoki dopo averlo colpito con quel tremendo "braccio teso" mentre si trovava fuori dalle corde, in modo tale che non riuscisse a rimettersi in piedi per tornare sul ring.

Ma in realtà le cose andarono esattamente come era stato previsto dal copione e fu lo stesso Inoki (fondatore e promoter della NJPW) a decidere il finale di quel match, inscenando sia l'intervento dei medici per curarlo, che il successivo trasporto all'ospedale in ambulanza.

Inoki aveva deciso che avrebbe dovuto essere Hogan il primo campione IWGP proprio perché voleva sorprendere il pubblico, visto che tutti davano per scontato che avrebbe vinto lui il torneo.


Le scelte di Inoki servirono per lanciare Hulk Hogan in orbita e promuoverlo come il wrestler più forte e temuto al mondo, l'uomo da battere. 

E funzionò alla grande. 

D'altronde Inoki, oltre che un ottimo wrestler, era anche un promoter molto intelligente ed ha sempre avuto grande rispetto e considerazione nei confronti di Hulk Hogan.

Possiamo dire che fu il primo a credere veramente in lui e nelle sue potenzialità.  


#NJPW #HulkHogan #AntonioInoki #Puroresu #JapanWrestling #Giappone #WWENetflix #HulkHoganRealAmerican #Japan  🇯🇵

Facebook