"Quando diventai 'Il cigno di Grosseto'? Andavo verso i trent’anni, ma non è mai tardi per essere paragonato a Van Basten: erano i tempi di Parma, credo.
I gol spesso belli e difficili? Ma a fine carriera ho capito che serviva anche la manovalanza alla Inzaghi.
Gli inizi al Cagliari? Ero al Grosseto, feci un discreto provino con l’Inter ma il presidente Amarugi sparò alto, 50 milioni. Poi comprò il Cagliari e mi portò lì, stipendio da 65.000 lire al mese e neanche tutti i mesi. Così, se non ci accompagnava Reginato con la sua Due cavalli rossa o Nené con una macchina scassatissima, ad allenarci andavamo in pullman: se saliva il controllore, scendevamo. Allenatore Giagnoni, ma lì non metteva il colbacco perché era troppo caldo, e presidente Gigi Riva: a fine partitelle del giovedì si metteva la tuta e mi diceva 'Guarda come calciare'. Certe sassate...
L’Udinese? In squadra con Ciccio Graziani e Bertoni, quanti consigli: ero bravo tecnicamente, sapevano che erano parole spese bene. Feci anche un gol alla Juve marcato da Pasquale Bruno, ma non ricordo falli punitivi...
Perché alla Sampdoria non funzionò il triangolo Branca-Mancini-Vialli? Il Mancio mi voleva in campo, ma era difficile reggere tre punte così. Però nell’anno dello scudetto ci ho messo del mio: cinque gol quando mi sono stati chiesti, e quasi tutti decisivi.
(Alla Fiorentina una sola stagione, con avvio complicato) Vero: arrivai e Radice mi disse 'Tu porta il sacco dei palloni degli attaccanti'. Vero anche che non gli risposi: 'Ma certo, mister'. Con Dunga ci capivamo al volo, Batistuta era al primo anno e mi vedeva come un concorrente, ma eravamo diversi, io attaccante molto più duttile. Una volta a Cagliari, in dieci, Ulivieri mi fece fare pure il libero... Vittorio Cecchi Gori mi diceva: 'Lei è bello come un attore, le presenterò qualche mia attrice'. Attrici presentate? Zero.
Un po’ di burrasca anche a Parma? Giocavamo spesso io e Zola, eravamo in corsa per lo scudetto. Sacchi, allora ct, è annunciato al Tardini, ma la sera prima Scala mi bussa in camera: 'Domani gioca Asprilla: questioni tecniche'. Non fui gentile con lui, e da allora non ho giocato quasi mai.
(A Roma una parentesi breve) ma divertente: Totti aveva 19 anni e parlava esattamente come parla adesso, ci ammazzavamo dal ridere. Mazzone fu sincero: 'Con me, Balbo e Fonseca giocano pure zoppi. Però ti do una mano per convincere Sensi a venderti'.
Mazzola all'Inter disse: 'Abbiamo preso il Cantona italiano'? Eh, lui aveva una personalità più debordante, ma in qualche movenza potevo ricordarlo. Ero al top, l’avevo già fatto vedere all’Olimpiade di Atlanta: quattro gol dell’Italia, tutti miei. Quando segnai nel derby ero così sicuro di me da sentire che in quell’azione ci sarebbe stato un rimpallo: ero già in posizione per tirare in porta".
(Marco Branca, da un'intervista alla Gazzetta dello Sport)
📸 Branca ai tempi dell'Olimpica di Cesare Maldini. Purtroppo, quelle di Atlanta furono le sue uniche presenze in azzurro

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