È accaduto un fatto gravissimo ieri a Roma.
Un giornalista, Alessandro Sahebi, è stato aggredito fisicamente e verbalmente da tre neofascisti mentre si trovava assieme alla compagna e al figlio di sei mesi.
La sua “colpa”? Indossava una felpa antifascista.
Una felpa di Azione Antifascista, quella nella foto.
Sahebi stava facendo delle foto alla compagna e al figlio di sei mesi davanti al teatro Brancaccio quando è stato avvicinato dai tre neofascisti. Gli è stato intimato di togliersi la felpa, è stato minacciato ripetutamente, infine, di fronte al suo rifiuto di farlo, lo hanno afferrato per la felpa e colpito con degli schiaffi.
Allucinante il racconto di Sahebi.
“Mi hanno tirato prima un ceffone, poi un altro, che mi ha fatto saltare l'orecchino. Continuavano a dirmi che dovevo o togliere la felpa o capovolgerla, in modo che la bandiera antifascista non fosse visibile.
Per me non sono stati i due schiaffi il problema, ma il fatto che l'aggressione sia avvenuta davanti alla mia compagna e a mio figlio, mentre ero insieme alla mia famiglia".
Chissà, secondo Meloni e la destra-destra, qual è la “matrice” di questa ennesima aggressione.
Le do un indizio: fascista. Si chiama matrice fascista.
Eccola, la violenza, l’unica a cui continuiamo ad assistere quasi quotidianamente, protetta e alimentata da un clima e da un senso di generale impunità.
Oggi basta indossare un simbolo antifascista per diventare un bersaglio.
Solidarietà totale ad Alessandro, collega bravo e preparato, e alla compagna Francesca.
Aspettiamo con ansia che la politica TUTTA condanni questa violenza. Non solo quella che gli fa comodo.

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